Ecumenici

Ma non tutti i cattolici la pensano come a Roma o a quelli del PD

13 Novembre 2009 · Lascia un Commento

Accanimento terapeutico sul Crocifisso

di don Paolo Farinella

«Cattolici, seguite l’esempio di don Milano, staccate voi il Crocifisso dalle scuole»

 

Ancora una volta devo cambiare argomento perché, inattesa, la Corte europea di Strasburgo ha sentenziato che il Crocifisso nelle aule scolastiche configura «una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni». A sentenza ancora calda, «s’ode a destra uno squillo di tromba, / a sinistra risponde uno squillo» e agli squilli striduli rispondono le campane dell’Osservatore Romano e limitrofi. Che strano mondo! Tutti parlano del Crocifisso come segno unificante dell’identità culturale del nostro Paese, il governo addirittura ricorre contro la sentenza e ognuno usa il Crocifisso come una clava: e tutti vanno a Messa a pregare Dio, ma tu ti preghi il tuo ed io mi prego il mio. Povero Crocifisso! Tutti lo vogliono, nessuno la calcola, e ognuno lo usa per il proprio brodo e la propria indecenza. Se io fossi il Crocifisso – absit iniuria verbi –  tra le due e le tre di notte (orario canonico legale), mi riprenderei la croce e me ne andrei su Plutone.

Veniamo da una estate in cui chi faceva i gargarismi con «i valori cristiani» ha fatto scempio di minorenni, di prostitute, di famiglie e di mercato di cariche in cambio di sesso.  Si assassinano immigrati con una legge infame in nome della «civiltà cristiana». Non si è lesinato fango immorale sui propri nemici o presunti tali per conto ella dignità della persona. Si è visto un presidente del consiglio screditato moralmente e civilmente, ma in cerca disperata di preti e vescovi complici per  risalire almeno in facciata la china dell’immondizia. S’è potuto ascoltare anche l’assordante silenzio dei vescovi che pure avrebbero dovuto essere rappresentanti affidabili di quel Crocifisso schiodato, rinchiodato e riucciso sull’altare degli interessi dei «doveri istituzionali», svendendolo come merce di scambio e prestandosi a quel gioco delle parti che padre Ernesto Balducci così denunciava: «A tenere  buona l’anarchia ci pensano i poliziotti, a tenere buone le inquietudini evangeliche ci pesano i burocrati di Dio».

Abbiamo, siamo, restiamo allibititi perché per noi credenti di strada, il Crocifisso non sarà mai un «simbolo di civiltà cristiana», tragica bestemmia teologica, ma «scandalo, stoltezza e debolezza di Dio» (1Cor 1,23), il cuore del mistero stesso della Trinità che nessuno può ridurre a cultura, a morale, a valori, pena lo svuotamento del senso cristiano che annuncia al mondo la gratuità assoluta di un Dio che si svuota di se stesso per un amore senza confini, a perdere, per tutta l’umanità e che san Paolo chiama «Agàpē» (Fil 2,1-11 e 1Cor 13,1-8). Permettere che il Crocifisso sia difeso da cavalieri atei perché espressione della cultura dominante significa solo trasformare il «mysterium crucis» in «mysterium iniquitatis», diventandone complici e ancora carnefici. 

Sono convinto che il Crocifisso, appeso alle pareti dei luoghi pubblici da un re ateo e da un governo che definiva Gesù «sporco ebreo», non avrebbe mai dovuto starci e oggi dovrebbero essere gli stessi cattolici a staccarlo dalle pareti, spolverarlo e in ginocchio riportarlo nel cuore della fede che è una proposta e mai una imposizione. Nel 1953 nel 1° giorno di scuola popolare, don Lorenzo Milani, ucciso da quella stessa gerarchia che oggi lo annette al sistema, tolse il crocifisso dalla parete della sala parrocchiale «perché non doveva esserci neppure un simbolo che facesse pensare che quella fosse una scuola confessionale», spiegando: «se uno mi vede eliminare un crocifisso non mi darà dell’eretico, ma si porrà piuttosto la domanda affettuosa del come questo atto debba essere cattolicissimamente interpretato perché da un cattolico è posto» (Lett. 20-5-1953 a A. Parigi). Sì, i cattolici dovrebbero amare così il Crocifisso da essere loro stessi a levare i crocifissi dallo stato comatoso di ornamento impolverato.

 

Ecumenici abbraccia fraternamente questi cattolici perseguitati da Roma con ogni strumento e mezzo, diretto e indiretto. Oltre che dal potere sciagurato e dai loro portaborse di opposizione.

A queste persone coraggiose rivolgiamo il nostro silenzio di adorazione a Dio e Le ricordiamo nelle preghiere e nei sospiri quotidiani di pace.

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Ehsan Fattahian

12 Novembre 2009 · Lascia un Commento

Ehsan Fattahian aveva  28 anni, nato a Kermanshah, colpevole anche di appartenere a una  minoranza curda che vive nel Kurdistan iraniano. Fu arrestato per apostasia due anni fa, fu condannato a dieci anni di carcere, ma poi la Corte Suprema ha commutato la pena e lo ha condannato a morte. E’ stata anticipata anche la corda intorno al collo, di almeno 24 ore. Non sto parlando del Civil gioco di ruolo dell’Impiccato, esiste: “E’ il classico gioco dell’impiccato che si faceva alle elementari. Riuscirai a scoprire la parola prima che l’impiccato venga ucciso? La sua sorte dipende solo da te!”

Avevano suonato i tamburi d’ Iran, i canti del Kurdistan anche  in Italia…Morte e carcere non hanno confini e colori. Alla libertà e alla giustizia si offrono muri e cappi. Potete raccontare  quello che vi pare, sull’Iran, sugli Usa, i Servizi Segreti ed Israele, potete raccontare quello che vi pare su Allah e Cristo, musulmani e cattolici,  Budda e Zoroastro, su tutti i profeti del mondo , la Pace e la Guerra, il nucleare e la giustizia, la resistenza e la sicurezza, il petrolio e il capitale, la borghesia e il proletariato, gli intellettuali e i contadini, l’ Occidente e il Medio Oriente  ma io  e non sono sola, piango questa morte, l’amico che non conoscevo,un figlio non mio,  il ragazzo che nell’ultima lettera dalla prigione di Sanandaj ha scritto: «Non voglio parlare della morte; vorrei porre domande sulle ragioni dietro essa. Oggi, quando la punizione è la risposta per coloro che cercano libertà e giustizia, come può uno temere la propria sorte. Quelli di “noi” che sono stati condannati a morte da “loro” sono colpevoli solamente di cercare una strada per un mondo più giusto e migliore. E “loro”, sono consapevoli dei propri gesti?».
Doriana Goracci

 

Teheran, 11 nov. – (Adnkronos/Aki) – Il giovane oppositore curdo Ehsan Fattahian e’ stato impiccato questa mattina. Lo ha annunciato il presidente del tribunale della regione Kurdistan, Ali Akbar Garrusi, spiegando che Fattahian, condannato dalla Corte d’appello per attentato alla sicurezza nazionale e oltraggio ad Allah, e’ stato impiccato in presenza delle autorita’ giudiziarie competenti nella prigione centrale di Sanandaj, capoluogo della regione del Kurdistan.
Come ricorda ‘Radiozamaneh’, Fattahian, che aveva 28 anni e risiedeva a Sanandaj, era stato arrestato la primavera scorsa con l’accusa di aver attentato alla sicurezza nazionale. Il govane era un oppositore della Repubblica islamica con idee di stampo secolare e per questo era stato condannato in primo grado a 10 anni di carcere. Il procuratore di Sanandaj aveva fatto ricorso alla Corte d’appello, che ha condannato Fattahian alla pena capitale.
L’accusa principale che ha indotto il giudice a emettere la sentenza e’ stata quella di ‘Moharebeh’ (oltraggio ad Allah), rivolta a chi nutre sentimenti contrari alla religione islamica, sostenendo uno stato laico e secolare. Negli ultimi giorni diverse ong internazionali si erano attivate al fine di fermare l’esecuzione della sentenza. Ieri, il vice direttore generale per il Medio Oriente della Farnesina aveva compiuto un passo presso l’incaricato d’affari iraniano a Roma a nome del governo, “esprimendo preoccupazione in merito al caso di Fattahian e chiedendo un gesto di clemenza”.

 

La vera prigione di Ken Saro-Wiwa
Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
E’ il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E’ questo
E’ questo
E’ questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

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Caro fratello valdese impegni di più la sua comunità per la vita

8 Novembre 2009 · Lascia un Commento

Altrachiesa

Fratelli cattolici perché tacete?

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L’ultimo in ordine di tempo è stata la censura dei 41 preti firmatari dell’appello di MicroMega sulla libertà di coscienza in merito al ‘testamento biologico’. Ma gli atti di normalizzazione da parte del Vaticano verso quella parte di Chiesa che si muove lungo il solco tracciato dal Concilio non si contano più. Perché i cattolici, anche i più avvertiti e sensibili al tema del pluralismo e alla cultura conciliare, continuano a tacere? La lettera aperta di un protestante ai fratelli cattolici.

di Daniele Garrone, da MicroMega 5/2009, in edicola

Cari fratelli e care sorelle,
scrivendo queste righe ho davanti agli occhi le centinaia di cristiani cattolici con cui negli ultimi decenni ho avuto la gioia di condividere il cammino ecumenico: laici impegnati, docenti universitari, sacerdoti, vescovi, religiosi e religiose, teologi, giornalisti. Potrei rivolgermi ad alcuni di questi, ma il mio intento non è di sfidare qualcuno, ma di sollevare con franchezza un problema, a mio avviso drammatico.
Con molti di voi ho più volte verificato come siate a disagio di fronte alla piega presa dalla curia e dai vertici della Chiesa cattolica italiana, ad esempio riguardo alle questioni del fine vita e al testamento biologico, alla reintroduzione della messa tridentina, alla riabilitazione dei lefebvriani. […] Eppure tacete. Veniamo a sapere che – mentre l’episcopato cattolico tedesco ha approntato, in collaborazione con la «Chiesa evangelica in Germania», un «Testamento biologico cristiano» già sottoscritto da quasi 2 milioni di credenti (dunque, presumibilmente, da circa 1 milione di cattolici) – in Italia è stato avviato un provvedimento disciplinare contro 41 sacerdoti e religiosi che hanno espresso una posizione del tutto simile; eppure tacete. Vi viene imposto di accettare che quello che è possibile a un cattolico in Germania, in Italia è non solo vietato, ma anatemizzato, e che chi manifesta il suo dissenso dev’essere rimesso in riga. Viene così negato ogni pluralismo all’interno della Chiesa (quel pluralismo reale che è sotto gli occhi di tutti, ma che alla fine non si manifesta) e l’Italia viene sempre più ridotta a un orticello vaticano, certo anche grazie alla interessata e solerte (e nel caso della sinistra, oltretutto totalmente vana, perché nessuna «messa» le procurerà mai nessuna «Parigi») acquiescenza della classe politica. Eppure tacete. Avete davanti agli occhi uno strategico e massiccio processo di normalizzazione delle aperture che il Concilio Vaticano II al tempo stesso esprimeva e avviava, e che so essere un elemento centrale del vostro modo di vivere il cristianesimo. Eppure tacete.
Vi scrivo perché non voglio concludere affrettatamente, da protestante, che nella Chiesa di Roma è giocoforza che avvenga così, visto che per voi l’obbedienza alle gerarchie – anche molto tormentata – è, se non proprio una virtù, un dovere. Vi chiedo però di riflettere su un punto: chi pretende di vincolare le vostre coscienze esercita un potere di cui Dio non fa uso. Di più: nella fede Dio ci costituisce come soggetti liberi, e responsabili solo nei suoi confronti e nei riguardi del prossimo.
La maggior parte di voi sono personalità pubbliche, anche con incarichi importanti: una vostra parola chiara (ad esempio un appello per la sottoscrizione di una versione italiana del «testamento biologico cristiano» della Germania; oppure la rivendicazione della liceità delle posizioni espresse dai 41 preti) farebbe del bene alla vostra Chiesa, che amate, alla cultura italiana, a cui contribuite, e, ne sono certo, anche a voi, che vorreste rivolta alla città e ai credenti un’altra parola cristiana. Questa parola potete dirla voi, alzate la vostra voce. La vostra fede ve ne dà il diritto. Non vi fate conculcare dagli uomini la libertà che Dio vi ha donato. Pensate al vostro battesimo come suggello di questa libertà.

Fraternamente
Daniele Garrone

(22 ottobre 2009)

Leggendo queste righe del Decano della Facoltà valdese di teologia  sorge in me, come cristiano protestante senza chiesa, da un lato la condivisione di molte posizioni “storiche” qui espresse ma anche l’amarezza e forse  l’esasperazione di incrociare,  da anni ormai, appelli a senso unico della chiesa valdese ai cattolici. In altri termini quelli delle valli alpine (il resto conta poco o nulla) sembrano ormai diventati una succursale del Partito radicale o ex rosa nel pugno. Lo dico col massimo rispetto ma anche la massima presa di distanza col liberismo politico, che essi rappresentato di fatto. Molto di più del PDL e di certe correnti governative. E non è casuale la radice di appartenenza e riferimenti di base (perfino su facebook!). Il mostro liberale e liberista, canaglia e sfruttatore delle classi ultime, senza ormai adeguata rappresentanza parlamentare, fa la voce del padrone senza incontrare resistenze. Nemmeno negli ambienti minoritari intellettuali dell’area evangelica che in passato si erano contraddistinti per certe prese di posizione coraggiose e innovative (mi riferisco ad Agape o all’azione di  pastori illuminati). Ora rimangono immense  distese di sabbia, dove non cresce più nulla se non la presenza di immigrati generalmente di cultura ultra conservativa e ai bordi del fondamentalismo. Non è quindi una sorpresa l’impegno sincero  degli evangelici in quella direzione.

Fra non molto e gradatamente quegli stessi immigrati metteranno in discussione non solo il matrimonio dei gay ma anche la consacrazione femminile, l’uso personale di contraccettivi,  ecc. Del resto la  domenica in certi templi sembra di assistere al mercato delle vanità delle nuove maggioranze dei “fedeli”: gioielli, ori e vestiti di seta esibiti spavaldamente. Sembra sociologicamente sviluppatasi in Italia con molto ritardo una  concezione della formalità cultuale borghese  mentre in Germania il crollo fra le file protestanti e’ drastico e irreversibile (anche per i cattolici a dir il vero).

Come cristiano preferisco in ogni caso  sfuggire alle monotematiche che ossessionano il panorama delle discussioni di certe “menti” religiose: motivi personali mi spingono ogni giorno a cercare le ragioni di vita piuttosto che a pormi interrogativi sul finevita, pur essendo consapevole che chi decide su tutto e su tutti rimane Dio. Lo farà anche su una persona ormai invalida che amo più di me stesso e cerco di stargli vicino fra mille difficoltà di ogni genere (spirituali, psicologiche , economiche, assistenziali,…).

Comprendete allora  la ragione per la quale invito questo signorotto valdese a farsi un esame di coscienza serio e a ripensare certi comportamenti che di fatto trasformano il suo pastrano nero come quello di un altro tipo di onesti lavoratori…

Di certo da lui ci congediamo definitivamente.  Andate pure a leggerlo su altre pagine. Io continuo ad adorare il Dio della vita, ad esercitarmi nell’autodisciplina e  nel  sacrificio  che ho dimostrato anche a me stesso  in questi tre ultimi mesi tremendi della mia vita. Sono solo un servo di Dio e ringrazio l’Eterno per avermi scelto fra i suoi, indegnamente, per regalarmi la libertà del Cristo che esce anche dalle altre religioni. Quello che il marito della moderatora conosce forse poco, ha forse poca esperienza… nonostante l’età avanzata.

Grazie al Cielo conosco invece molti evangelici che non la pensano come i loro esponenti e faticano ogni giorno come me fra mille domande di senso, sforzi di ogni tipo e problemi pratici. Non hanno slogan di partito da proporvi e nemmeno maschere, dietro le quali nascondere la debolezza di Dio e di noi seguaci. Di fronte all’Amore e alla vita

E se domani non riusciremo ad uscire come newsletter sapete che nessuno si e’ arreso. Nessuno qui e’ valdese. Lottiamo per la vita e oltre la morte, compagna di vita anch’essa.

Pace e Grazia

Maurizio Benazzi

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Zucche vuote

7 Novembre 2009 · Lascia un Commento

 “Dove nascono, in fin dei conti, i diritti umani universali? In posti piccoli, vicino casa. In posti così piccoli e vicini che non possono essere visti in nessuna mappa. Eppure questi luoghi sono il mondo dell’individuo: il quartiere in cui vive, la scuola o l’università che frequenta, la fabbrica o l’ufficio in cui lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cerca la parità senza discriminazioni nella giustizia, nelle opportunità e nella dignità. Se questi diritti non hanno significato là, significano poco ovunque e se non sono applicati vicino casa non lo saranno nemmeno nel resto del mondo.”
Eleanor Roosevelt, 1958

 

 

7 novembre 2009

7 novembre 1962   Muore Eleanor Roosevelt, “madre” della Dichiarazione Universale

 

 

Una signora finlandese, sposata a un italiano, con figli italiani ed essa stessa cittadina italiana, si è messa in testa di educare i suoi ragazzi all’ateismo. La sua pretesa, per quanto “disdicevole”, non è un reato nel nostro paese, ma si scontra con l’abitudine che hanno le autorità di impiantare in ogni luogo scolastico pubblico, e quindi pagato anche dalle tasse degli atei, il simbolo della religione ritenuta, a torto o a ragione, dominante in questo paese.

La signora protesta perché, secondo lei, la presenza del simbolo religioso può indurre i suoi figlioli a ritenere che quanto viene loro insegnato a casa non sia poi così vero e ne chiede la rimozione. Le autorità scolastiche se ne guardano bene e la signora si rivolge a numerosi tribunali della Repubblica. Tribunali che si esibiscono in una serie di sentenze una più surreale dell’altra.  

http://www.osservatoriosullalegalita.org/06/acom/02feb2/1633ritastatolaico.htm

A questo punto la testarda signora continua la sua lotta fuori dai confini nazionali e ottiene udienza presso la Corte Europea dei Diritti Umani del Consiglio d’Europa: organismo questo, non poi così finto, di cui fanno parte tutti i paesi del continente europeo (manca solo il Belarus) e da non confondere con l’Unione Europea che conta 27 membri su 47. La Corte ascolta sia lei che il governo italiano e sentenzia quello che sa ogni persona intellettualmente onesta che ha a cuore il rispetto dei Diritti Umani: cioè che l’esposizione di simboli religiosi nei luoghi pubblici è una chiara violazione delle norme internazionali.

http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?action=html&documentId=857724&portal=hbkm&source=externalbydocnumber&tabl

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/04/la-signora-lautsi-contro-il-governo-italiano/

Il resto sono solo zucche vuote.

Claudio Giusti

 

 

P.S.

La signora italo-finlandese ha gestito la causa a suo nome, in modo da garantire un minimo di anonimato e di protezione ai suoi cari, fatti segno di aggressioni anche fisiche da parte dei nostri cattolicissimi fascisti.

 

 

Dott. Claudio Giusti

Via Don Minzoni 40, 47100 Forlì, Italia
Tel.  39/0543/401562     39/340/4872522
e-mail  giusticlaudio@aliceposta.it

Claudio Giusti si è laureato, in tempi non sospetti, con una tesi sul dissenso in URSS. Ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al primo congresso della sezione italiana di Amnesty International ed è stato uno dei fondatori della World Coalition Against The Death Penalty. Fa parte del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti, ma considera ormai conclusa la sua attività sui diritti umani ed è felicemente tornato ad occuparsi di fumetti e cartoni animati.

 

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Crocefissi? No grazie. La nostra Fede non è quella pagana!

5 Novembre 2009 · Lascia un Commento

Comunicato della XXXI Ottobre sulla sentenza della Corte europea sul crocifisso

Una sentenza giusta e opportuna quella della Corte europea sul crocifisso nelle scuole italiane che ha dato ragione a una genitrice finlandese che con coraggio e caparbietà, dopo avere inutilmente ricorso al TAR e al Consiglio di Stato, ha ottenuto finalmente giustizia da un prestigioso tribunale internazionale. Una sentenza che in definitiva mira a sprovincializzare il nostro paese di fronte all’Europa.
Nell’apprendere tale notizia l’Associazione XXXI Ottobre manifesta soddisfazione e sollievo anche e soprattutto per le motivazioni della sentenza che danno ragione alle posizioni assunte nel tempo dall’Associazione nella difesa della laicità della scuola pubblica: la prima riguarda la necessità di garantire la parità tra le fedi, inclusa la libertà di non credere; la seconda focalizza i diritti dei genitori a una didattica esente da ipoteche confessionali. Dopo il pronunciamento del TAR del Lazio sfavorevole ai crediti scolastici agli avvalentisi dell’Irc vi è materia per sperare che le cose possano mutare.
Il coro di anatemi e dichiarazioni bellicose che si è levato trasversalmente non solo dal Vaticano e dalla ministra Gelmini, che conferma ancora una volta di non rappresentare tutta la scuola italiana, ma anche della maggior parte delle forze politiche italiane, scontando l’integralismo estremistico di Lega e UDC, conferma la difficoltà per molti di distinguere la tradizione da ciò che è lecito, la difesa del potere della maggioranza dai diritti delle minoranze.
Sostenere che il crocifisso è un simbolo per tutti e, in ogni caso, non “fa male a nessuno” come l’ora di religione cattolica e che esso costituisce un dato culturale e storico più che religioso, connaturato all’italianità, è dire il falso e forzare l’evidenza dei fatti. Si dimentica che esso è stato imposto dal fascismo assieme al ritratto del Duce e alla dichiarazione del cattolicesimo come religione di stato con tutte le perniciose conseguenze che ne sono derivate per la libertà del nostro paese. Si dimentica altresì che la revisione del Concordato del 1984 ha modificato sensibilmente la situazione, cancella ndo la religione di stato e rendendo facoltativo l’Irc. Sappiamo che molto difficilmente vedremo i crocifissi rimossi dalle aule nel prossimo futuro ma resta intatto il riconoscimento di un principio sacrosanto in una società moderna e multiculturale, quello per cui nozioni, simboli e riti di una determinata fede religiosa non possono abitare nei luoghi aperti a tutti, che siano scuole, ospedali, uffici o tribunali.

                                                 Nicola Pantaleo
            (Presidente dell’Associazione XXXI Ottobre per una scuola laica e pluralista)

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Il Don e tutti noi

1 Novembre 2009 · Lascia un Commento

POSTA in breve

Convegno di Officina della Psiche a Milano

Cari colleghi
Non è un po’ strano ritrovarsi in un presidio militare in giacca e cravatta?
Cordiali saluti
Marina Frigerio

 

Io risponderei come quacchero….perché no?
I quaccheri italiani li trovi fra i carri armati israeliani e davanti le case dei palestinesi. Il problema e’ che non ci sono gli altri.

Al programma dei forcaioli di Telelombardia col Vicesindaco De Corato di Milano contro la pena di morte non c’erano cattolici o protestanti e nemmeno gli Amici di Amnesty… c’ero io. Hanno tentato invano di prendere un “topo” con mille gatti …ma gli e’ andata male.
Ma cara Marina preferisco girare il quesito alla dottoressa Aloi. Buona domenica

Maurizio Benazzi

 

Non so bene che cosa rispondere, Caro Maurizio e cara Marina, perchè, razionalmente, non vedo contraddizione: si tratta di un Circolo militare situato in uno dei più prestigiosi palazzi di Milano, Palazzo Cusani, appunto; forse un po’ di forma non guasta, che si può tradurre in rispetto, rispetto per le regole, le usanze, le istituzioni.
da psicoanlista, posso invece aggiungere che  – proprio perchè presidio militare – non può non esserci un “intervento” superegoico che  prescrive la norma. mi sembra che siamo in linea.
Inoltre, ascoltare una conferenza sugli “scherzi” della psiche può evidenziare un aspetto assertivo che, magari, si scontra con quello libidico e che non fa altro che dare pane per i denti al convegno stesso.
Non temere,Marina, ammesso che sia pure una contraddizione, esse sono sempre le benvenute: solo così possiamo, ad esempio, fare i conti con la libertà interiore.
comunque, ci sarai?
Grazia Aloi

 

 

—————————–

In merito a questa posizione espressa e che riflette sicuramente lo stato d’animo e il c.d. sentire delle comunità di base ci poniamo una domanda che presumiamo rimarrà inevasa: ma le chiese servono ancora ? E a chi esattamente? Pensate veramente che il Risorto frequenti certi posti ? O forse sono gli italiani, in particolare, che hanno bisogno di questi?…  E perché?

Enzo Mazzi

SE LA CHIESA VA CONTRO IL VANGELO

Ieri don Alessandro Santoro è stato «sollevato dalla cura pastorale» della Comunità delle Piagge per decisione dell’arcivescovo monsignor Giuseppe Betori dell’Arcidiocesi di Firenze. E questo dopo che don Santoro ha sposato con rito cattolico, ma  senza usare la formula canonica, Sandra Alvino nato uomo e ora donna, con il compagno Fortunato Talotta.

La comunità delle Piagge, una periferia fiorentima in estremo disagio sociale, affidata alla cura pastorale di don Alessandro Santoro, è una delle realtà di base più vive che ci siano a Firenze. Trae la propria vitalità dalla forza che emana dal prendersi per mano di tante esistenze che non si rassegnano all’emarginazione propria e degli altri, non si acquattano nell’assistenzialismo, non si contentano di protestare, ma attuano una specie di dissenso positivo e creativo. Mentre denunciano le ingiustizie al tempo stesso prendono in mano il proprio destino e orientano concretamente la loro vita su valori opposti a quelli che generano esclusione, disagio sociale, povertà. La Comunità di base delle Piagge è una fucina di iniziative sociali fra cui un fondo di solidarietà tipo banca dei poveri, piccola imprenditoria cooperativistica, attività di economia alternativa, piccola produzione editoriale e tanto altro. Tutto questo trae forza e ispirazione anche e forse soprattutto dal Vangelo e da una fede cristiana nel Dio incarnato che s’immedesima con il povero, non per assisterlo ma per rivelarne il protagonismo nella storia, il Dio che si spoglia della sua onnipotenza per assumere la condizione della vittima delle ingiustizie, il condannato a morte a causa delle sue scelte contro il potere e il peccato, come protagonista di una nuova umanità liberata dal dominio.

 E’ questa vitalità della Comunità delle Piagge che si vuol colpire e si colpisce duramente sollevando don Alessandro dalla cura pastorale. Chi ha deciso il provvedimento ha un’idea di Chiesa preconciliare, come realtà di sudditanza verso la gerarchia e di controllo totale da parte del potere. Il “Popolo di Dio” per loro non esiste. La vicenda del matrimonio di Alvina, la donna che ha cambiato sesso, la ritengo marginale rispetto al provvedimento contro il prete delle Piagge.

E comunque è in sé una vicenda anch’essa grave e inquietante.

E’ inquietante questa rigidità e durezza della Curia vescovile fiorentina che nega il matrimonio a Sandra Alvino a causa del fatto che in sede canonica non è risconosciuta l’eterosessualità della coppia, sancita invece dallo stato civile.

E’ incomprensibile per chi orienta la propria vita senza fare riferimento alla fede religiosa ed è inaccettabile per chi fa riferimento al Vangelo. “Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”: questa fondamentale affermazione del Vangelo vale anche anzi a maggior ragione per il Diritto Canonico e vale per le stesse regole “naturali” che l’ordinamento ecclesiastico ritiene di interpretare. Chi ha redatto il testo canonico dimostra di averne tenuto conto almeno in parte. Tant’è vero che proprio il Diritto canonico prevede stati di necessità nei quali le regole sono sospese. “In caso di necessità – è scritto nell’Indice analitico del Testo ufficiale del Nuovo Codice di Diritto Canonico a pag.1056 – si può assistere al matrimonio di determinate persone senza la licenza richiesta all’Ordinario”. E il canone 1116 recita: “Se non si può avere o andare senza grave impedimento dall’assistente competente a norma del diritto, coloro che intendono celebrare il vero matrimonio possono contrarlo validamente e lecitamente alla presenza dei soli testimoni”. Le autorità diocesane vogliono essere più rigide e impietose del Diritto?

L’amore di Sandra e Fortunato è sacro dall’intimo. Riconoscerlo è compito delle relazioni comunitarie che essi stabiliscono, prima e più che dell’autorità.

Ritengo che la comunità ecclesiale, la “Ecclesia”, abbia il dovere di far sentire la propria voce nei modi che si riterranno opportuni perché si sospenda il provvedimento e si convochino gli organismi della partecipazione per consentire a don Santoro e alla comunità delle Piagge di socializzare i problemi che si sono creati e per far sentire loro che la Chiesa non è un organismo burocratico ma una comunità di persone credenti nell’amore che si parlano, si sostengono, si amano.

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Officina della psiche: un grande rilancio

31 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

Ecumenici è lieta di presentare questo primo convegno di Officina della Psiche: in futuro è stato programmato col sito http://www.officinadellapsiche.it/ un ponderoso programma di conferenze a Milano sul cristianesimo moderno e sulle religioni orientali.

Dopo decenni di cammino personale attraverso chiese, templi, sinagoghe è venuto il tempo di esporre le esperienze vissute: le sofferenze e la gioia; entrambe possono servire a tutt*, non solo per comprende gli aspetti chiaro oscuri della teologia e delle dottrine, dell’arroganza di pastori e teologi incontrati, dei sistemi fallimentari di gestione del denaro pubblico e privato. Insomma si vuol parlare in modo diverso della riforma luterana, calvinista, anglicana, popolare, dei movimenti integralisti (che condizionano lo scenario a livello trasversale) ma anche di Islam, Buddismo e Induismo, con le varie frange fondamentaliste. Un viaggio dentro il mondo religioso visto con gli occhi di un quacchero. Una credente che vede ormai con occhi diversi. Non quelli di un invasato ma di un semplice laico che parla di storia e di etica, senza apologetica.

Che offre insomma un aiuto per capire e far conoscere quello che non viene scritto o detto sui libri o giornali.

Per godere della libertà di essere cittadini oltre che discepoli. Anche oggi 31 ottobre, festa della Riforma, dell’uomo che diventa sempre piu’ adulto.

INVITO AL CONVEGNO:

“Officina della Psiche: come, quando, perché……. ne abbiamo necessità”

GRAZIA ALOI , mercoledì 11 novembre 2009 ore 20,00

Salone Radetzky del Circolo di Presidio di Milano – Via del Carmine, 8.

seguirà  buffet. contributo euro venti (all’ingresso)

Il Circolo Ufficiali è Presidio Militare: presentarsi con documento d’identità. Richieste giacca e cravatta.

Confermare la propria partecipazione entro e non oltre domenica 8 novembre per la convalida dei nominativi.  info@officinadellapsiche.it

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Riflessioni buddiste condivise

27 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

“Soprattutto dobbiamo capire qual è la relazione fra di noi, per esempio fra me e il Buddha. Se pensi che il Buddha sia una realtà totalmente avulsa, senza alcun tipo di relazione con te, che tu ti trovi quaggiù e il Buddha è seduto lassù, allora la tua preghiera o la tua prosternazione non è reale, perché si basa su una percezione erronea, la percezione di un sé separato. Una prosternazione fondata sulla percezione che il Buddha abbia un sé separato dal tuo e che tu abbia un sé separato da quello del Buddha può essere definita solo un atto di superstizione. Quando sei in piedi con le mani giunte davanti a un’immagine dell’Onorato dal mondo, il Buddha, oppure all’immagine del destinatario delle tue preghiere, chiunque sia, devi compiere una visualizzazione. Quell’immagine davanti a te, quella statua di ottone, stucco, giada o diamante che sia, non è altro che un simbolo; stando alle apparenze, quella statua esiste al di fuori di te. Il Buddha però non è qualcuno che esiste al di fuori di te. Dobbiamo essere capaci di visualizzare la connessione che ci lega a quell’immagine. Nel buddhismo una breve poesia o preghiera si chiama gatha. Ecco l’inizio della gatha per la visualizzazione, che si recita nella mia tradizione: Colui che si inchina e colui al quale è rivolto l’inchino per natura sono entrambi vuoti. Significa che la natura di Buddha e la natura degli esseri viventi è vuota. Questa idea, che colui che si inchina e colui al quale è rivolto l’inchino siano per natura entrambi vuoti, è una cosa che alcuni credenti cattolici trovano stranissima; qualcuno ne rimane scosso. Come può esserci una religione che osi dire al suo fondatore «Tu sei vuoto, non hai un sé separato»? Ma “vuoto” (in sanscrito shunyata) non significa che non ci sia niente, significa “non dotato di realtà separata”. Tu e il Buddha non siete due realtà separate: tu sei nel Buddha e il Buddha è in te. Questi semi di comprensione possono trovarsi anche nella tradizione cattolica e in tutte le altre religioni; il buddhismo, però, li esprime in un modo molto chiaro e diretto: colui che si inchina e colui che riceve l’inchino sono entrambi vuoti. Nessuno possiede un sé separato. Dunque, per rispondere alla quinta domanda, quando preghiamo noi buddhisti rivolgiamo la preghiera allo stesso tempo a noi e a ciò che è al di fuori di noi: non c’è alcuna distinzione. In verità, praticando ci possiamo rendere conto che siamo fatti della stessa sostanza di amore, consapevolezza e comprensione di tutti i grandi esseri. Dio e noi siamo della stessa sostanza; fra Dio e noi non c’è differenza né separazione. Quella della consapevolezza è un’energia reale, e ogni volta che si applica un’energia si verifica un cambiamento: per esempio l’energia del sole può cambiare la vita sul pianeta terra. Il vento è un’energia e anche la nostra consapevolezza è un’energia in grado di modificare la condizione del mondo e delle specie umane. Per questo, noi siamo in grado di pregare solo quando generiamo l’energia della consapevolezza.” (Thich Nhat Hanh, L’energia della preghiera, Milano, Mondadori 2006, pp. 12-13)

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Italia Indù

26 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

Per gentile concessione dell’amico sostenitore Giorgio Saglietti di Tempi di fraternità : per contatti e abbonamenti scrivere a giorgio.saglietti@libero.it  di www.tempidifraternita.it

TENETE PRESENTE CHE ECUMENICI HA DOVUTO SOSTENERE UNA SPESA INPREVISTA PER IL PC UTILIZZATO. RINGRAZIAMO FIN DA ORA CHI VORRA’ DARCI UNA MANO ATTRAVERSO DONAZIONI,  CONFERENZE PUBBLICHE E SEMINARI, PUBBLICAZIONE DI UN LIBRO, … SIAMO ANCHE IN RICERCA DI UN ACCESS POINT E DI UN ROUTER COMPATIBILE CON TISCALI PIRELLI. GRAZIE

 

VISITA AL MONASTERO INDÙ

GITANANDA ASHRAM DI ALTARE (SV)

di Mario Arnoldi / mario.arnoldi@tempidifraternità.it

 

Verso il Monastero Indù di Altare

La salita dalla riviera ligure verso il Monastero Gitananda Ashram, situato lassù, proprio dove le Alpi lasciano il passo all’Appennino, mi dava una qualche apprensione. Forse l’abitudine a percorrere quei luoghi attorno al Colle di Cadibona dal versante piemontese, forse il bosco fitto fitto, la strada sterrata solitaria e selvaggia sopra Altare, la presentazione telefonica sempre disturbata, o l’idea di visitare per la prima volta un monastero indù mi ponevano diversi interrogativi ma anche la speranza di  un incontro nuovo e proficuo. Mi accorgo d’essere finalmente giunto quando la strada termina davanti a un cancello grande, sulle cui ante spiccano a colori vivaci i due stemmi del Monastero e della Unione Induista Italiana che lì ha sede. Due grandi leoni in pietra, ai lati del cancello, seduti sulle zampe posteriori, parevano offrire una prima accoglienza di segno forte.

Ho suonato e, dopo qualche minuto di attesa, mi ha aperto e ricevuto una monaca, vestita con il saio arancione, il capo rasato, con il saluto tipico delle mani unite e dell’inchino. Dopo l’ingresso e lo scambio di notizie su di me e sul viaggio, la monaca mi ha accompagnato attraverso i luoghi più significativi del Monastero, spiegandomi il senso delle realtà che incontravamo e rispondendo con disponibilità alle mie domande. Era il 24 luglio scorso, giorno feriale, senza solennità e frequentazioni esterne. Questa circostanza ha dato alla visita una tonalità di particolare serenità e la possibilità di approfondire gli aspetti principali della comunità (ashram, monastero), rimandando a prossimi incontri pubblici l’esperienza concreta delle realtà conosciute.

 

Il Monastero

Con una delle prime domande, chiedo quale fosse il significato della parola gita, che ritorna spesso, sola o composta con altre parole, nelle tradizioni indù e nel titolo della comunità stessa. 

Gita vuol dire “canto” mi risponde la monaca, quasi illuminandosi in volto.

Ed effettivamente la sensazione immediata che ho avuto, appena varcato il cancello, è stata di un grande canto che saliva verso l’alto, modulato dagli animali presenti in gran numero e dalle persone della comunità che incontravamo, che si dedicavano a lavori diversi, e che mi salutavano con parole sobrie e viso gioioso. A questo si univa il “canto dei profumi” che emanava dalla vegetazione della montagna e dai fiori che ornavano i monumenti, le statue e i luoghi lungo il percorso che stavamo facendo. E ancora il “canto dei colori” del tempio grande e degli altri tempietti, tra i quali spiccavano il giallo, il rosso, il blu, tinte forti ma armoniosamente combinate, in un piacevole contrasto col verde intenso del bosco. E il “canto del contatto fisico”, quando mi sentivo libero di toccare qualche statua o altri oggetti che incontravo. Ho accarezzato altri due leoni in pietra, simili a quelli dell’ingresso, situati all’inizio dello spazio delle manifestazioni pubbliche: e stavano a indicare, così mi dice la monaca, la forza che anima l’universo nella sua pienezza e che deve essere canalizzata verso finalità di bene contro il male. Infine il“canto dei gusti”, di cui ho avuto un assaggio quando, al congedo, mi è stata offerta una tazza di the che mi ha strappato istintivamente la frase “è molto buono”, un po’ in contrasto con la compostezza di tutta la visita.

Presso l’ashram soggiornano tredici residenti, dei quali sei tra monaci e monache, e il fondatore e maestro della comunità. I fedeli assidui sono un centinaio e i simpatizzanti fra i trecento e i seicento. La monaca che mi accompagna, di origine italiana, è tra le cofondatrici dell’ashram, dove risiede dal 1984, alternando diversi soggiorni in monasteri induisti in India.

 

La tradizione ortodossa monastica dell’ordine dei Giri

 Il racconto della mia accompagnatrice si snoda, entrando sempre più nel merito. Paolo Valle, un italiano appassionato di Induismo, incontra negli anni ’70 un maestro del Tamil Nadu, Svami Gitanada Giri (1905-1993) nato in India, al quale è intitolato il Monastero, ed è da questi iniziato all’ordine monastico Giri, uno dei dieci ordini ortodossi, assumendo il nome di Yogananda Giri.

Egli apre l’ashram induista di Altare nel 1984, dove sorge quello che per ora è l’unico Tempio induista in Italia, e uno dei più grandi d’Europa. Lì risiede, guida ed insegna. La tradizione religioso filosofica Giri, che ispira il fondatore e tutto il Monastero, – continua la monaca – non è dualista, ma  comporta una visione ed una pratica  di assoluta unitarietà della divinità e dell’universo. Ogni elemento del creato, anche la più piccola particella, rimanda a un’altra realtà e tutte si richiamano specularmente in un’armonia che dalla terra sale al cielo, movimento ascendente del tutto verso Dio, del tutto che è Dio. La gioia interiore è uno degli atteggiamenti che accompagnano gli appartenenti alla comunità, coscienti di questa partecipazione al tutto.  Nelle cerimonie sia private che pubbliche, la danza, il canto, i riti che sono celebrati riflettono questa consapevolezza di non essere elementi isolati del mondo. Il bene è l’ordine dell’universo creato da Dio e da ogni altro elemento e dalla persona umana, il male è il disordine dell’universo creato dall’uomo. L’Ayurveda, scienza antichissima dell’India, che ugualmente guida il Monastero, ha i suoi fondamenti nelle scritture sacre, ha una concezione totalizzante di mente, corpo e spirito, e ricorda alla persona umana che il fine ultimo della vita è la libertà dalla dipendenza dal mondo esterno.

Centrale per la vita dell’ashram è il satsangha, “l’assemblea nella verità”, durante il quale i fedeli dialogano con il maestro e ricevono ampie risposte.

 

Shiva come Dio assoluto e la Madre Divina

La mia accompagnatrice parla del volto maschile e femminile della divinità. Domina, all’inizio dello spazio dedicato alle celebrazioni pubbliche, la statua del Dio Shiva danzante. È un vortice di braccia e di gambe e di persone che attorno a lui danzano. Shiva, attraverso la sua danza, secondo le scritture antiche, crea tutto l’universo e per questo è il signore della danza, manifestazione dell’energia che pervade il mondo e che lo mantiene unito in tutte le sue parti. Gli insegnamenti di Shiva derivano dai testi sacri denominati Agama e dalle istruzioni trasmesse attraverso la linea dei diciotto “mistici siddha”. Sono proposti dai maestri dell’ashram nelle celebrazioni private e nelle feste pubbliche attraverso la pratica del siddhanta yoga, un sistema all’interno del quale ogni tecnica yoga è sviluppata alle sue massime potenzialità, per mantenere in armonia il corpo e la mente. Sono considerate e praticate innumerevoli tecniche per tutte le possibili necessità della persona, a seconda della sua condizione fisica, salute, livello spirituale, sete di conoscenza, aspirazione e devozione. Diverse sessioni yoga sono praticate, sia continuativamente, sia in occasioni delle feste aperte ai fedeli e agli interessati. Sono inoltre importante lo studio della medicina ayurvedica e l’astrologia indiana jyotisha. La meditazione interiorizza ogni atto.

La Madre Divina ha un posto speciale all’interno del Monastero, a lei è dedicato il Tempio principale dell’ashram, ricco di colori sia nella sua parte esterna sia nell’interno, in cui spiccano diversi simboli della Madre Divina, di Shiva, dell’unione dell’elemento maschile e femminile che guidano il mondo. La foto in bianco e nero che accompagna l’articolo purtroppo non rende conto della fantasmagoria dei colori e degli oggetti. Alla Madre, nel tempio è celebrato ogni giorno un rituale (puja), e il venerdì, la domenica e durante le principali festività dell’anno, il rituale ha una particolare solennità. Il tempio della Madre Divina è al servizio sia delle comunità di induisti immigrati in Italia sia di praticanti italiani, e vi si celebrano i principali riti legati al culto induista, come le iniziazioni, i matrimoni ed altri sacramenti.

 

Le festività

Tra le tante feste che caratterizzano il Monastero, particolare solennità ha il Ganesha Chaturthi, che si svolge tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Ganesha è la divinità che possiede il potere di rimuovere ogni difficoltà e ostacolo. Viene invocato per primo in ogni adorazione, il suo nome viene ripetuto prima di iniziare ogni lavoro come buon auspicio. Alla sua festa partecipano, oltre a numerosi fedeli da tutta Italia e dall’Europa, anche le più importanti autorità, famosi artisti e danzatori. La statua di Ganesha è portata in processione dai devoti lungo i sentieri dell’ashram fino alle porte del tempio. Segue un rito in onore della divinità, sono dedicate danze sacre e canti devozionali, sono gettate offerte in un fuoco appositamente allestito. Si prepara ed è consumato un pranzo durante le celebrazioni, con specialità della cucina indiana e tamilica.

 

I saluti e un arrivederci.

La visita volge al termine. Ho rubato molto tempo al suo lavoro, dico alla monaca che mi ha accompagnato. Mi risponde che l’ospitalità è sacra. Mi informa anche sulle attività sociali che i monaci e le monache svolgono negli ospedali, per esempio alle Molinette di Torino, o nelle scuole e in occasione di manifestazioni quali Torino Spiritualità. Dopo questa prima visita verrà anche alle giornate aperte ed alle feste, mi dice la monaca, per poter avere un’esperienza più piena della vita dell’ashram. Spero di poterlo fare insieme con altri.                                  (per saperne di più vedi il sito:  www.ashramgita.com , e, sull’Induismo, gli articoli TDF, nn. 3 e 4, 2009).

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Ospitalità

21 Ottobre 2009 · 1 Commento

Ecumenici ritiene per il futuro di orientarsi a ridimensionare lo spazio offerto a persone o organizzazioni di cui non si hanno rapporti stretti e soprattutto contatti anche a livello personale: preferiamo essere comunità. Conosciamoci dunque…

 

MARTEDI’ 27 OTTOBRE, ORE 21,00
“LA NAVE DEI FOLLI”
CORSO BETTINI, 57
ROVERETO

Presentazione del libro
Difendere la razza.
Identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini
(edizioni Sensibili alle foglie, 2009)
 
con l’autrice, Nicoletta Poidimani

 
Le leggi e l’immaginario razzisti forgiati durante il lungo e feroce colonialismo in Africa (bombardamenti con il gas in nome della civiltà, campi di concentramento, deportazioni) sono tutt’ora operanti nei discorsi e nelle pratiche del razzismo democratico (che oggi bombarda in nome dei diritti umani e colpisce gli immigrati in nome della sicurezza). A partire dallo spoglio dei numeri de “La Difesa della Razza” – rivista ufficiale del razzismo fascista –, dall’analisi di un ampio materiale medico, giuridico, antropologico, giornalistico, letterario, iconografico e da una ricerca sul campo condotta per anni in Eritrea, l’autrice mostra come il razzismo italiano non sia stato una breve parentesi dovuta all’alleanza con la Germania nazista, ma una costante e autonoma giustificazione delle politiche coloniali e delle sue ricadute sociali. Aggiungendo agli studi sul colonialismo una prospettiva di genere, il libro mostra come la costruzione del Diverso e del Nemico proceda di pari passo con una concezione delle donna quale “utero della nazione”.      

 

 

“AlterLes di Naussa”, il Forum di Spiritualità Lesbica
evoluzione di Progetto Naussa – Laboratorio Lesbico di Spiritualità

Ad un anno dal varo di Progetto Naussa, Laboratorio Lesbico di Spiritualità su internet … ecco che si cominciano a raccogliere i primi frutti: quest’estate, in particolare, il progetto – quale potenziale luogo di raccordo su valori affini – ha richiamato l’attenzione di altre donne, da Sud a Nord. Si è sviluppata una fitta rete di scambi mail, telefonici, fino all’organizzazione di incontri reali.

Progetto Naussa nasce a Bari e quindi parecchie siamo di qui … e ci conosciamo già di persona, con altre ci siamo conosciute su luoghi vari di internet,  e qualcun’ altra ancora l’abbiamo conosciuta quest’ estate in Masseria Santanna, in occasione della Settimana Lesbica di Agosto, e così via… da cosa nasce cosa!
Il desiderio di poterci confrontare in tempo reale e in un luogo ‘nostro’, soprattutto ’sereno’ e tematico, è aumentato, fino al punto di decidere di aprire un forum,  rispondente alle nostre aspirazioni.

Ed ecco: NaussaForum di AlterLes – in rodaggio da fine luglio – apre ora, ufficialmente, le porte alle donne che vogliano conoscere questa Rete Spirituale Lesbica nascente in territorio italiano.

Parliamo di ‘Spiritualità’, perché prediligiamo un tipo di ricerca indipendente e non dogmatica delle dimensioni imponderabili della Vita, dei suoi perché, su di un piano che, per sua caratteristica, non può che essere ‘trascendente’ le comuni logiche di pensiero, impegnate ad occuparsi, invece, del livello pratico e ‘materiale’ della vita.

Per Spiritualità intendiamo il vasto dominio della ricerca trascendente, senza nessun pregiudizio verso le ‘tradizioni culturali religiose’ di provenienza di ognuna.

L’unica condizione richiesta per una proficua permanenza nel forum è rispondere a tre valori-base del comportamento e confronto umano:

Amore – Verità – Giustizia

1) Cioè si richiede a chi voglia entrare in questo forum l’aspirazione a condividere l’Amore spirituale, nel senso di andare oltre il proprio ego e i propri interessi personalistici.

2) Essere in spirito di Verità – l’onestà nelle relazioni.

3) Ascoltare il proprio senso ‘profondo’ di Giustizia e tentare,  progressivamente, di metterlo in pratica.

La decisione di aprire un forum specifico deriva dall’assenza tuttora di un luogo simile e specifico in internet e nella comunità lesbica, dove potersi confrontare su questi temi, nella libertà, che è propria di ogni cammino vero di ricerca!
C’è molto pregiudizio verso la religione, da parte del mondo lesbico politico, per ovvi motivi storici e sociali giustificabilissimi, … ma – per mancanza di elaborazione specifica in quest’area – si finisce pure per confondere i due termini, spiritualità e religione.
Motivo per cui si rende necessario sottolineare chiaramente la differenza tra i due termini, spiegando cosa s’intende in Progetto Naussa per Spiritualità.
Il tentativo è superare le barriere provenienti dalle tradizioni culturali e storiche, in cui le religioni affondano le loro radici , essendo noi convinte che la dimensione spirituale sia oltre la storia, la temporalità… che la dimensione spirituale sia accessibile, nel silenzio …, oltre le verbalizzazioni e quindi le teologie.
Di conseguenza, rifuggiamo da riti e dogmi, da ricette religiose ‘preconfezionate’ …, convinte che la vera Spiritualità sia nel fondo: pratica dell’ Amore Universale e silenziosa ricerca dell’ Anima.

Stiamo nel forum per condividere, scambiare pareri ed esperienze, confrontarci umilmente in questo tipo di ricerca spirituale…, e anche per conoscerci, solidarizzare, e vivere momenti di sincera condivisione e gioia, organizzando periodicamente possibilità di incontri ‘reali’!!

Le donne lesbiche, che vogliano condividere o cimentarsi su questi valori e obiettivi, sono le ‘benvenute’!
I contenuti e le discussioni di NaussaForum di AlterLes sono accessibili e leggibili solo a chi si iscrive; infatti, dall’esterno è possibile ’solo visionare i titoli’ delle Sezioni e dei Topics.
Questa scelta è stata fatta per garantire maggior serenità possibile all’interno del forum.
E’ in lavorazione la preparazione di un settore del forum, accessibile a tutte e tutti, dove aprire la discussione anche all’esterno, per chi desideri avere un confronto allargato.

Gi Cris, di Gruppo Naussa – Bari, 21 ottobre 2009

Qui il link del forum AlterLes di Naussa:

http://naussa.mastertopforum.com

 

 

 

VIII Giornata del dialogo cristiano-islamico 

27 ottobre 2009 

 

La Giornata del dialogo cristiano islamico è giunta alla sua ottava edizione. Le sei prime edizioni sono sempre state celebrate l’ultimo venerdì del mese di Ramadan. Ma per ragioni pratiche legate al calendario lunare islamico, dal 2008 l’evento è stato fissato per il 27 ottobre – data che ricorda l’incontro di Assisi del 1986 in cui rappresentanti di diverse religioni mondiali si sono uniti in una preghiera per la pace.

 

La Giornata fu ideata nel 2001, all’indomani della strage dell’11 settembre, come iniziativa tesa a contrastare il clima di incomprensione e talvolta di contrapposizione che si era determinato tra musulmani e cristiani. Da allora ogni anno centinaia di eventi vengono promossi in tutta Italia, ciascuno organizzato secondo specifiche modalità locali.

La Giornata di dialogo cristiano islamico del 2009 avviene in un periodo particolarmente difficile. La questione della “sicurezza” che in quest’ultimo anno ha monopolizzato il dibattito politico e culturale – non sempre pacato – in Italia ha dato luogo ad una legge che in alcuni suoi provvedimenti ostacola l’integrazione degli immigrati, di cui un terzo circa è di origine islamica.

I promotori della Giornata (cristiani e musulmani) invitano istituzioni politiche e religiose, società civile e cittadini ad impegnarsi affinché la logica e la pratica del dialogo prevalgano sullo scontro tra le culture.

In una sua lettera del 27 ottobre 2008 al direttore della rivista Confronti – una delle promotrici della Giornata – il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sottolineato l’importanza del dialogo tra le religioni nei “singoli paesi, intorno a valori e impegni comuni, al fine di difendere il principio della libertà religiosa e di combattere l’emergere di pericolose tendenze razziste e xenofobiche”.

 

L’iniziativa nazionale che si apre il 27 ottobre prevede a Roma tre appuntamenti*

 

*Incontro istituzionale pubblico

 “La libertà religiosa, un diritto universale garantito da uno Stato laico”

 

(accredito presso redazione@confronti.net o tel. 06 4820503 – obbligo di giacca e cravatta per i signori

– per la stampa: accreditarsi via fax al n° 06 6783082, ingresso Via della Missione, 8)

 

Camera dei Deputati

27 ottobre alle 13

Palazzo Montecitorio

Sala del Mappamondo

Via della Missione, 4

 

 

 

 intervengono

Maria Bonafede, pastora e moderatora della Tavola valdese

Stefano Ceccanti, senatore Pd e costituzionalista

Gian Mario Gillio, giornalista e direttore della rivista “Confronti” (introduce l’incontro)

Giuseppe Giulietti, deputato gruppo misto, Commissione cultura, scienza e istruzione

don Giovanni Cereti, Conferenza mondiale delle religioni per la pace

Lucio Malan, senatore Pdl e segretario della Presidenza del Senato

Giorgio Merlo, deputato Pd e vicepresidente della Commissione di vigilanza Rai

Paolo Naso, giornalista e docente di scienza politica

Abdellah Redouane, segretario generale del Centro Islamico Culturale d’Italia

 

In occasione dell’incontro verrà letto il messaggio inviato agli organizzatori della Giornata

 dal Presidente della Camera

On. Gianfranco Fini

 

 

*Incontro tra giovani cristiani e musulmani

Vivere la città nella diversità

Martedì 27 ottobre, ore 19 

Programma:

Preghiera serale islamica

nella Moschea di Centocelle, Via dei Frassini 4

“Passeggiata in dialogo”

fino alla chiesa battista di Via delle Spighe 6

 

Cena conclusiva

organizzata dai movimenti giovanili islamici e cristiani

 

per informazioni

3336055320

0657287347

 

*Incontro alla Moschea “della Magliana” Al Fath

Via della Magliana 78/f

Giovedì 29 ottobre, ore 19

La figura dell’Altro nelle scritture

con

Gianni Novelli

Imam Sami Salem

Antonio Guaglione

 

per informazioni

0657287347

O64820503

 

 

 

 

Oltre a

Confronti e il CIPAX

aderiscono all’iniziativa:

 

Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei)

Tavola valdese

Pax Christi, gruppo di Roma

SAE (Segretariato attività ecumeniche -

gruppo di Roma)

Commissioni giustizia e pace dei domenicani

e dei carmelitani

Conferenza mondiale delle religioni per la pace

Comunità di base di San Paolo

Servizio Rifugiati e Migranti (della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia)

 

 

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