Giovedì mattina l’ufficiale giudiziario si presenterà ancora in via dei Transiti 28 per il tentativo di sfratto dell’Ambulatorio Medico Popolare, la proprietà degli spazi in cui svolgiamo attività da quasi 16 anni non si smentisce e ha nuovamente richiesto che venga concessa la forza pubblica per lo sgombero. Nella stessa mattinata per una singolare quanto allarmante coincidenza sono previsti lo sgombero di uno degli appartamenti occupati sempre in via dei Transiti 28 e lo sgombero del Circolo dei Malfattori e di un appartamento in Via Torricelli 19. In queste settimane abbiamo assistito ad un crescendo repressivo sproporzionato quanto delirante, in cui -solo per parlare della situazione milanese- abbiamo assistito ad arresti con plotone antisommossa per il una di risma di carta non pagata, arresti e pestaggi di studenti per un corteo un po’ disordinato, sadici sgomberi “a ripetizione” di famiglie di rom con bambini, o di studenti che chiedono solo di poter continuare a studiare. In questo contesto chiediamo a tutt* di non sottovalutare il rischio per la giornata del 26 e di fare il massimo sforzo per poter essere presenti ad entrambi i presidi organizzati davanti alle situazioni sotto sfratto a partire dalle 6. E’ importante e utile anche una presenza a rotazione ma continua nel corso della mattinata in modo da garantire un buon numero “dissuasorio” anche nella fascia oraria in cui solitamente si presenta l’ufficiale giudiziario (9-11). Ricordiamo che in entrambi gli spazi sarà possibile fermarsi a dormire dalla sera precedente. Vi aspettiamo numeros*, solidali e determinat* Ambulatorio Medico Popolare – Milano www.ambulatoriopopolare.org
Urgentissimo
25 Novembre 2009 · 1 Commento
→ 1 CommentoCategorie: Senza confine
Messo il tag: ambulatorio
Autofinanziamento
21 Novembre 2009 · Lascia un Commento
Asking help for self-funding: please, help us through this paying in slip in favour of Maurizio Benazzi, Via Amerigo Vespucci, 72 – 20025 Legnano (MI) Italy on this number account 30592190 (Italian “Poste” account). Another option is sending money to Maurizio Benazzi to this bank account of the Banca Popolare di Milano : IBAN IT62Y0558420200000000003084; from foreign countries: BIC BPMIITM1106 Finally you can recharge the “postpay card” number 4023 6004 6886 1754 registered to Maurizio Benazzi.
→ Lascia un CommentoCategorie: Diritti civili
Messo il tag: autofinanziamento
20 Novembre 2009 · Lascia un Commento
Per favore, iscrivetevi presto all’evento di Milano del 24 novembre a Milano ore 20 (via carducci 8 – Metro Cadorna) e fatelo via mail: info@officidellapsiche.it
Ciao Maurizio, mi chiamo Simone e sono un giovane di 25 anni protestante e aderisco al gruppo da cui ho ricevuto l’invito ad una lezione: “Da Lutero a Bonhoeffer, etica del lavoro nel mondo sempre più adulto” al quale mi sarebbe piaciuto partecipare. Io sono un delegato della CISL membro del consiglio generale del comparto FIT, la materia era per me 2 volte centrata come potrai intuire. Non potrò partecipare perchè sarò ad un corso sulla sicurezza lo stesso giorno. Però se create del materiale gradirei averne copia. Darei anche una piccola quota per aiutare nello sviluppo e per il lavoro sul sito come accennato in altre parti sulle discussioni e come rimborso per l’impegno svolto. Credo il lavoro esprima la dignità dell’individuo e un Cristiano dovrebbe essere in opere un ottimo operaio. Oggi però, l’assenza del lavoro ci porta alla riscoperta di vecchi dilemmi sull’identità dell’individuo privato della sua dignità a cui la società non educa a rispondere. Fede e lavoro, un argomento su cui approfondire oggi sarebbe importantissimo. Pace, Simone.
Caro Simone,
sono tantissime le lettere che sto raccogliendo di questa natura, tutte sparse per l’Italia e non solo nelle Valli. Basta leggere la bacheca dell’evento su Facebook Ti propongo però una cosa: scrivetemi appena riuscite ad organizzare un incontro di amici e persone interessante durante un fine settimana. Vediamo di organizzare in case private, studi professionali o luoghi pubblici come a Milano il prossimo 24 novembre alle ore 20 (Via Carducci 8 – MM Cadorna) degli incontri di carattere sociale e sul tema del lavoro visto da un punto di vista cristiano. Laddove l’Università o molte comunità non sono in grado o non vogliono far riflettere le persone proviamoci noi a seminare granelli di speranza, occasioni di approfondimento, per costruire una rete di amicizia e di impegno.
Persone come te sono sparse a migliaia in Italia…
Grazie ancora del tuo interessamento e anche alle tante persone che continuano a scrivere. Ecumenici è in realtà le mille e più parole interessanti che continuate a scrivermi ogni mese. Per me è un miracolo. Ed io credo nei miracoli perché li vivo. Mi avete mostrato tutti voi i dettagli di questi segni.
Dalla relazione:
(…) Vocazione non è uscire dal mondo, per entrare in clausura o in isolamento ma è un entrare nel mondo della vita di tutti i giorni.
L’idea di una chiamata, ruf in tedesco, che vuol dire anche vocazione, riguarda essenzialmente il fatto che Dio chiama a servirlo qui in questo mondo. Il lavoro deve essere visto come il più alto impegno per Dio. Fare qualche cosa per Dio, e farlo bene, è il contrassegno distintivo di una fede cristiana autentica. Qualsiasi lavoro umano può essere perfettamente rispettabile ed essere considerato della massima importanza agli occhi di Dio. Gesù era un lavoratore, forse proprio falegname come suo padre Giuseppe, e si guadagnava il pane con fatica, perciò nessuno disdegni di seguirlo esercitando un mestiere o una professione. Egli non solo ha benedetto la nostra natura umana assumendo la forma di uomo ma nella sua attività ha benedetto tutte le arti e i mestieri.
→ Lascia un CommentoCategorie: Etica
Messo il tag: Lavoro
Di cosa parliamo il prossimo 24 novembre a Milano? Di etica del lavoro
18 Novembre 2009 · Lascia un Commento
…Il Pastore luterano D. Bonhoeffer nella cella 92 della sua prigione scriveva in quell’epoca dei lager in una lettera alla fidanzata: non intendo (vivere) la fede che fugge dal mondo, ma quella che resiste nel mondo e ama e resta fedele (a Dio) e malgrado tutte le tribolazioni che essa ci procura. Il Convegno è anche un autofinanziamento alla newsletter… se non potete partecipare offrite un contributo per ricevere il testo scritto. Aspettiamo le Vostre richieste che verranno evase dopo l’evento.
Grazie
Maurizio Benazzi
→ Lascia un CommentoCategorie: Uncategorized
Ci vediamo !
15 Novembre 2009 · Lascia un Commento
Stimati amici,
mi permetto di informare le vostre comunità, i vostri gruppi, la cittadinanza milanese che nel quadro delle conferenze ETICA DELLE RELIGIONI: ALLA CONOSCENZA DELLE RELIGIONI – otto incontri da martedì 24 novembre a martedì 9 marzo 2010 – eventi organizzati dalla dottoressa Grazia Aloi, sono previste due serate per analizzare la questione del lavoro e la riforma luterana (martedì 24 novembre) e l’emergere dell’impegno etico nella riforma svizzera (15 dicembre).
Ulteriori informazioni saranno disponibili anche mediante contatto diretto e personale.
L’approccio alle tematiche si fonderà oltre che sul contributo scientifico e della letteratura anche sull’esperienza personale vissuta in ambito ecclesiastico.
Le attività della newsletter Ecumenici riprenderanno dopo il primo incontro. E’ attivo il sito http://www.officinadellapsiche.it/index.php
Ci vediamo a Milano la sera del 24 novembre in via Carducci nr. 8.
Un cordiale saluto di Pace.
Maurizio Benazzi
392 1943729 orario serale
http://www.officinadellapsiche.it/index.php?idsec=810&lg=italiano&idref=41
Etica delle Religioni
ALLA CONOSCENZA DELLE RELIGIONI
RELATORE DOTT MAURIZIO BENAZZI
CRISTIANESIMO MODERNO E ESPERIENZE DI VITA VISSUTA:
MARTEDI’ 24 NOV 2009 Da Lutero a Bonhoeffer: il mondo è diventato sempre più adulto
MARTEDI’ 15 DIC 2009 La riforma svizzera: l’emersione dell’impegno etico dalla societa’ dell’intolleranza religiosa al laicismo di oggi
MARTEDI’ 12 GENN 2010 Movimenti religiosi radicali e fenomeni attuali dell’integralismo, che attraversano anche le chiese storiche.
MARTEDI’ 26 GENN 2010 Anglicanesimo e movimenti pre riforma e post riforma in Europa e nel mondo
ORTODOSSIA:
MARTEDI’ 2 FEBBR 2010 - Le sostanziali differenze che emergono fra il cristianesimo d’Occidente e quello d’ Oriente, in una miriade di chiese autocefale
ISLAM:
MARTEDI’ 16 FEBB 2010 – Il Dio che arriva dall’Oriente: l’islam.
BUDDISMO:
MARTEDI 23 FEBB 2010 – Il buddismo: una religione senza Dio
INDUISMO:
MARTEDI’ 9 MARZO 2010 – La lunga vita dell’ induismo.
COSTO:
SINGOLO INCONTRO: EURO 20,00
SINGOLO INCONTRO CON TESSERA PREPAGATA: EURO 15,00
INTERO CICLO OTTO INCONTRI PREPAGATI : EURO 110,00
MINIMO 10 PARTECIPANTI
ISCRIZIONI PRESSO info@officinadellapsiche.it NON OLTRE 7 GIORNI DALLA DATA di inizio
prenotazioni tessere prepagate: info@officinadellapsiche.it ; ritiro presso Officina della Psiche – via Carducci, 8 (dott. Grazia Aloi);
→ Lascia un CommentoCategorie: Eventi
Messo il tag: Maurizio Benazzi, religioni
Ma non tutti i cattolici la pensano come a Roma o a quelli del PD
13 Novembre 2009 · Lascia un Commento
Accanimento terapeutico sul Crocifisso
di don Paolo Farinella
«Cattolici, seguite l’esempio di don Milano, staccate voi il Crocifisso dalle scuole»
Ancora una volta devo cambiare argomento perché, inattesa, la Corte europea di Strasburgo ha sentenziato che il Crocifisso nelle aule scolastiche configura «una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni». A sentenza ancora calda, «s’ode a destra uno squillo di tromba, / a sinistra risponde uno squillo» e agli squilli striduli rispondono le campane dell’Osservatore Romano e limitrofi. Che strano mondo! Tutti parlano del Crocifisso come segno unificante dell’identità culturale del nostro Paese, il governo addirittura ricorre contro la sentenza e ognuno usa il Crocifisso come una clava: e tutti vanno a Messa a pregare Dio, ma tu ti preghi il tuo ed io mi prego il mio. Povero Crocifisso! Tutti lo vogliono, nessuno la calcola, e ognuno lo usa per il proprio brodo e la propria indecenza. Se io fossi il Crocifisso – absit iniuria verbi – tra le due e le tre di notte (orario canonico legale), mi riprenderei la croce e me ne andrei su Plutone.
Veniamo da una estate in cui chi faceva i gargarismi con «i valori cristiani» ha fatto scempio di minorenni, di prostitute, di famiglie e di mercato di cariche in cambio di sesso. Si assassinano immigrati con una legge infame in nome della «civiltà cristiana». Non si è lesinato fango immorale sui propri nemici o presunti tali per conto ella dignità della persona. Si è visto un presidente del consiglio screditato moralmente e civilmente, ma in cerca disperata di preti e vescovi complici per risalire almeno in facciata la china dell’immondizia. S’è potuto ascoltare anche l’assordante silenzio dei vescovi che pure avrebbero dovuto essere rappresentanti affidabili di quel Crocifisso schiodato, rinchiodato e riucciso sull’altare degli interessi dei «doveri istituzionali», svendendolo come merce di scambio e prestandosi a quel gioco delle parti che padre Ernesto Balducci così denunciava: «A tenere buona l’anarchia ci pensano i poliziotti, a tenere buone le inquietudini evangeliche ci pesano i burocrati di Dio».
Abbiamo, siamo, restiamo allibititi perché per noi credenti di strada, il Crocifisso non sarà mai un «simbolo di civiltà cristiana», tragica bestemmia teologica, ma «scandalo, stoltezza e debolezza di Dio» (1Cor 1,23), il cuore del mistero stesso della Trinità che nessuno può ridurre a cultura, a morale, a valori, pena lo svuotamento del senso cristiano che annuncia al mondo la gratuità assoluta di un Dio che si svuota di se stesso per un amore senza confini, a perdere, per tutta l’umanità e che san Paolo chiama «Agàpē» (Fil 2,1-11 e 1Cor 13,1-8). Permettere che il Crocifisso sia difeso da cavalieri atei perché espressione della cultura dominante significa solo trasformare il «mysterium crucis» in «mysterium iniquitatis», diventandone complici e ancora carnefici.
Sono convinto che il Crocifisso, appeso alle pareti dei luoghi pubblici da un re ateo e da un governo che definiva Gesù «sporco ebreo», non avrebbe mai dovuto starci e oggi dovrebbero essere gli stessi cattolici a staccarlo dalle pareti, spolverarlo e in ginocchio riportarlo nel cuore della fede che è una proposta e mai una imposizione. Nel 1953 nel 1° giorno di scuola popolare, don Lorenzo Milani, ucciso da quella stessa gerarchia che oggi lo annette al sistema, tolse il crocifisso dalla parete della sala parrocchiale «perché non doveva esserci neppure un simbolo che facesse pensare che quella fosse una scuola confessionale», spiegando: «se uno mi vede eliminare un crocifisso non mi darà dell’eretico, ma si porrà piuttosto la domanda affettuosa del come questo atto debba essere cattolicissimamente interpretato perché da un cattolico è posto» (Lett. 20-5-1953 a A. Parigi). Sì, i cattolici dovrebbero amare così il Crocifisso da essere loro stessi a levare i crocifissi dallo stato comatoso di ornamento impolverato.
Ecumenici abbraccia fraternamente questi cattolici perseguitati da Roma con ogni strumento e mezzo, diretto e indiretto. Oltre che dal potere sciagurato e dai loro portaborse di opposizione.
A queste persone coraggiose rivolgiamo il nostro silenzio di adorazione a Dio e Le ricordiamo nelle preghiere e nei sospiri quotidiani di pace.
→ Lascia un CommentoCategorie: chiese
Messo il tag: crocefisso
Ehsan Fattahian
12 Novembre 2009 · Lascia un Commento
Ehsan Fattahian aveva 28 anni, nato a Kermanshah, colpevole anche di appartenere a una minoranza curda che vive nel Kurdistan iraniano. Fu arrestato per apostasia due anni fa, fu condannato a dieci anni di carcere, ma poi la Corte Suprema ha commutato la pena e lo ha condannato a morte. E’ stata anticipata anche la corda intorno al collo, di almeno 24 ore. Non sto parlando del Civil gioco di ruolo dell’Impiccato, esiste: “E’ il classico gioco dell’impiccato che si faceva alle elementari. Riuscirai a scoprire la parola prima che l’impiccato venga ucciso? La sua sorte dipende solo da te!”
Avevano suonato i tamburi d’ Iran, i canti del Kurdistan anche in Italia…Morte e carcere non hanno confini e colori. Alla libertà e alla giustizia si offrono muri e cappi. Potete raccontare quello che vi pare, sull’Iran, sugli Usa, i Servizi Segreti ed Israele, potete raccontare quello che vi pare su Allah e Cristo, musulmani e cattolici, Budda e Zoroastro, su tutti i profeti del mondo , la Pace e la Guerra, il nucleare e la giustizia, la resistenza e la sicurezza, il petrolio e il capitale, la borghesia e il proletariato, gli intellettuali e i contadini, l’ Occidente e il Medio Oriente ma io e non sono sola, piango questa morte, l’amico che non conoscevo,un figlio non mio, il ragazzo che nell’ultima lettera dalla prigione di Sanandaj ha scritto: «Non voglio parlare della morte; vorrei porre domande sulle ragioni dietro essa. Oggi, quando la punizione è la risposta per coloro che cercano libertà e giustizia, come può uno temere la propria sorte. Quelli di “noi” che sono stati condannati a morte da “loro” sono colpevoli solamente di cercare una strada per un mondo più giusto e migliore. E “loro”, sono consapevoli dei propri gesti?».
Doriana Goracci
Teheran, 11 nov. – (Adnkronos/Aki) – Il giovane oppositore curdo Ehsan Fattahian e’ stato impiccato questa mattina. Lo ha annunciato il presidente del tribunale della regione Kurdistan, Ali Akbar Garrusi, spiegando che Fattahian, condannato dalla Corte d’appello per attentato alla sicurezza nazionale e oltraggio ad Allah, e’ stato impiccato in presenza delle autorita’ giudiziarie competenti nella prigione centrale di Sanandaj, capoluogo della regione del Kurdistan.
Come ricorda ‘Radiozamaneh’, Fattahian, che aveva 28 anni e risiedeva a Sanandaj, era stato arrestato la primavera scorsa con l’accusa di aver attentato alla sicurezza nazionale. Il govane era un oppositore della Repubblica islamica con idee di stampo secolare e per questo era stato condannato in primo grado a 10 anni di carcere. Il procuratore di Sanandaj aveva fatto ricorso alla Corte d’appello, che ha condannato Fattahian alla pena capitale.
L’accusa principale che ha indotto il giudice a emettere la sentenza e’ stata quella di ‘Moharebeh’ (oltraggio ad Allah), rivolta a chi nutre sentimenti contrari alla religione islamica, sostenendo uno stato laico e secolare. Negli ultimi giorni diverse ong internazionali si erano attivate al fine di fermare l’esecuzione della sentenza. Ieri, il vice direttore generale per il Medio Oriente della Farnesina aveva compiuto un passo presso l’incaricato d’affari iraniano a Roma a nome del governo, “esprimendo preoccupazione in merito al caso di Fattahian e chiedendo un gesto di clemenza”.
La vera prigione di Ken Saro-Wiwa
Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
E’ il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E’ questo
E’ questo
E’ questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.
→ Lascia un CommentoCategorie: Diritti civili
Messo il tag: curdi, impiccagione, Iran
Caro fratello valdese impegni di più la sua comunità per la vita
8 Novembre 2009 · Lascia un Commento
Altrachiesa
Fratelli cattolici perché tacete?
Articoli Correlati
· Biotestamento, “Noi Siamo Chiesa” critica la linea della CEI
· Io, laica adulta, aderisco all’assemblea pubblica sul fine-vita
· Roma, 23 ottobre: Libertà di dialogo nella Chiesa
· “Metodi da Sant’Uffizio”. Don Farinella, inquisito per la firma dell’appello di MicroMega sul fine-vita, risponde al card. Bagnasco
· A chi appartiene la tua vita, a te o a Ratzinger?
L’ultimo in ordine di tempo è stata la censura dei 41 preti firmatari dell’appello di MicroMega sulla libertà di coscienza in merito al ‘testamento biologico’. Ma gli atti di normalizzazione da parte del Vaticano verso quella parte di Chiesa che si muove lungo il solco tracciato dal Concilio non si contano più. Perché i cattolici, anche i più avvertiti e sensibili al tema del pluralismo e alla cultura conciliare, continuano a tacere? La lettera aperta di un protestante ai fratelli cattolici.
di Daniele Garrone, da MicroMega 5/2009, in edicola
Cari fratelli e care sorelle,
scrivendo queste righe ho davanti agli occhi le centinaia di cristiani cattolici con cui negli ultimi decenni ho avuto la gioia di condividere il cammino ecumenico: laici impegnati, docenti universitari, sacerdoti, vescovi, religiosi e religiose, teologi, giornalisti. Potrei rivolgermi ad alcuni di questi, ma il mio intento non è di sfidare qualcuno, ma di sollevare con franchezza un problema, a mio avviso drammatico.
Con molti di voi ho più volte verificato come siate a disagio di fronte alla piega presa dalla curia e dai vertici della Chiesa cattolica italiana, ad esempio riguardo alle questioni del fine vita e al testamento biologico, alla reintroduzione della messa tridentina, alla riabilitazione dei lefebvriani. […] Eppure tacete. Veniamo a sapere che – mentre l’episcopato cattolico tedesco ha approntato, in collaborazione con la «Chiesa evangelica in Germania», un «Testamento biologico cristiano» già sottoscritto da quasi 2 milioni di credenti (dunque, presumibilmente, da circa 1 milione di cattolici) – in Italia è stato avviato un provvedimento disciplinare contro 41 sacerdoti e religiosi che hanno espresso una posizione del tutto simile; eppure tacete. Vi viene imposto di accettare che quello che è possibile a un cattolico in Germania, in Italia è non solo vietato, ma anatemizzato, e che chi manifesta il suo dissenso dev’essere rimesso in riga. Viene così negato ogni pluralismo all’interno della Chiesa (quel pluralismo reale che è sotto gli occhi di tutti, ma che alla fine non si manifesta) e l’Italia viene sempre più ridotta a un orticello vaticano, certo anche grazie alla interessata e solerte (e nel caso della sinistra, oltretutto totalmente vana, perché nessuna «messa» le procurerà mai nessuna «Parigi») acquiescenza della classe politica. Eppure tacete. Avete davanti agli occhi uno strategico e massiccio processo di normalizzazione delle aperture che il Concilio Vaticano II al tempo stesso esprimeva e avviava, e che so essere un elemento centrale del vostro modo di vivere il cristianesimo. Eppure tacete.
Vi scrivo perché non voglio concludere affrettatamente, da protestante, che nella Chiesa di Roma è giocoforza che avvenga così, visto che per voi l’obbedienza alle gerarchie – anche molto tormentata – è, se non proprio una virtù, un dovere. Vi chiedo però di riflettere su un punto: chi pretende di vincolare le vostre coscienze esercita un potere di cui Dio non fa uso. Di più: nella fede Dio ci costituisce come soggetti liberi, e responsabili solo nei suoi confronti e nei riguardi del prossimo.
La maggior parte di voi sono personalità pubbliche, anche con incarichi importanti: una vostra parola chiara (ad esempio un appello per la sottoscrizione di una versione italiana del «testamento biologico cristiano» della Germania; oppure la rivendicazione della liceità delle posizioni espresse dai 41 preti) farebbe del bene alla vostra Chiesa, che amate, alla cultura italiana, a cui contribuite, e, ne sono certo, anche a voi, che vorreste rivolta alla città e ai credenti un’altra parola cristiana. Questa parola potete dirla voi, alzate la vostra voce. La vostra fede ve ne dà il diritto. Non vi fate conculcare dagli uomini la libertà che Dio vi ha donato. Pensate al vostro battesimo come suggello di questa libertà.
Fraternamente
Daniele Garrone
(22 ottobre 2009)
Leggendo queste righe del Decano della Facoltà valdese di teologia sorge in me, come cristiano protestante senza chiesa, da un lato la condivisione di molte posizioni “storiche” qui espresse ma anche l’amarezza e forse l’esasperazione di incrociare, da anni ormai, appelli a senso unico della chiesa valdese ai cattolici. In altri termini quelli delle valli alpine (il resto conta poco o nulla) sembrano ormai diventati una succursale del Partito radicale o ex rosa nel pugno. Lo dico col massimo rispetto ma anche la massima presa di distanza col liberismo politico, che essi rappresentato di fatto. Molto di più del PDL e di certe correnti governative. E non è casuale la radice di appartenenza e riferimenti di base (perfino su facebook!). Il mostro liberale e liberista, canaglia e sfruttatore delle classi ultime, senza ormai adeguata rappresentanza parlamentare, fa la voce del padrone senza incontrare resistenze. Nemmeno negli ambienti minoritari intellettuali dell’area evangelica che in passato si erano contraddistinti per certe prese di posizione coraggiose e innovative (mi riferisco ad Agape o all’azione di pastori illuminati). Ora rimangono immense distese di sabbia, dove non cresce più nulla se non la presenza di immigrati generalmente di cultura ultra conservativa e ai bordi del fondamentalismo. Non è quindi una sorpresa l’impegno sincero degli evangelici in quella direzione.
Fra non molto e gradatamente quegli stessi immigrati metteranno in discussione non solo il matrimonio dei gay ma anche la consacrazione femminile, l’uso personale di contraccettivi, ecc. Del resto la domenica in certi templi sembra di assistere al mercato delle vanità delle nuove maggioranze dei “fedeli”: gioielli, ori e vestiti di seta esibiti spavaldamente. Sembra sociologicamente sviluppatasi in Italia con molto ritardo una concezione della formalità cultuale borghese mentre in Germania il crollo fra le file protestanti e’ drastico e irreversibile (anche per i cattolici a dir il vero).
Come cristiano preferisco in ogni caso sfuggire alle monotematiche che ossessionano il panorama delle discussioni di certe “menti” religiose: motivi personali mi spingono ogni giorno a cercare le ragioni di vita piuttosto che a pormi interrogativi sul finevita, pur essendo consapevole che chi decide su tutto e su tutti rimane Dio. Lo farà anche su una persona ormai invalida che amo più di me stesso e cerco di stargli vicino fra mille difficoltà di ogni genere (spirituali, psicologiche , economiche, assistenziali,…).
Comprendete allora la ragione per la quale invito questo signorotto valdese a farsi un esame di coscienza serio e a ripensare certi comportamenti che di fatto trasformano il suo pastrano nero come quello di un altro tipo di onesti lavoratori…
Di certo da lui ci congediamo definitivamente. Andate pure a leggerlo su altre pagine. Io continuo ad adorare il Dio della vita, ad esercitarmi nell’autodisciplina e nel sacrificio che ho dimostrato anche a me stesso in questi tre ultimi mesi tremendi della mia vita. Sono solo un servo di Dio e ringrazio l’Eterno per avermi scelto fra i suoi, indegnamente, per regalarmi la libertà del Cristo che esce anche dalle altre religioni. Quello che il marito della moderatora conosce forse poco, ha forse poca esperienza… nonostante l’età avanzata.
Grazie al Cielo conosco invece molti evangelici che non la pensano come i loro esponenti e faticano ogni giorno come me fra mille domande di senso, sforzi di ogni tipo e problemi pratici. Non hanno slogan di partito da proporvi e nemmeno maschere, dietro le quali nascondere la debolezza di Dio e di noi seguaci. Di fronte all’Amore e alla vita
E se domani non riusciremo ad uscire come newsletter sapete che nessuno si e’ arreso. Nessuno qui e’ valdese. Lottiamo per la vita e oltre la morte, compagna di vita anch’essa.
Pace e Grazia
Maurizio Benazzi
→ Lascia un CommentoCategorie: chiese
Messo il tag: Testamento biologico, vita
Zucche vuote
7 Novembre 2009 · Lascia un Commento
“Dove nascono, in fin dei conti, i diritti umani universali? In posti piccoli, vicino casa. In posti così piccoli e vicini che non possono essere visti in nessuna mappa. Eppure questi luoghi sono il mondo dell’individuo: il quartiere in cui vive, la scuola o l’università che frequenta, la fabbrica o l’ufficio in cui lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cerca la parità senza discriminazioni nella giustizia, nelle opportunità e nella dignità. Se questi diritti non hanno significato là, significano poco ovunque e se non sono applicati vicino casa non lo saranno nemmeno nel resto del mondo.”
Eleanor Roosevelt, 1958
7 novembre 2009
7 novembre 1962 Muore Eleanor Roosevelt, “madre” della Dichiarazione Universale
Una signora finlandese, sposata a un italiano, con figli italiani ed essa stessa cittadina italiana, si è messa in testa di educare i suoi ragazzi all’ateismo. La sua pretesa, per quanto “disdicevole”, non è un reato nel nostro paese, ma si scontra con l’abitudine che hanno le autorità di impiantare in ogni luogo scolastico pubblico, e quindi pagato anche dalle tasse degli atei, il simbolo della religione ritenuta, a torto o a ragione, dominante in questo paese.
La signora protesta perché, secondo lei, la presenza del simbolo religioso può indurre i suoi figlioli a ritenere che quanto viene loro insegnato a casa non sia poi così vero e ne chiede la rimozione. Le autorità scolastiche se ne guardano bene e la signora si rivolge a numerosi tribunali della Repubblica. Tribunali che si esibiscono in una serie di sentenze una più surreale dell’altra.
http://www.osservatoriosullalegalita.org/06/acom/02feb2/1633ritastatolaico.htm
A questo punto la testarda signora continua la sua lotta fuori dai confini nazionali e ottiene udienza presso la Corte Europea dei Diritti Umani del Consiglio d’Europa: organismo questo, non poi così finto, di cui fanno parte tutti i paesi del continente europeo (manca solo il Belarus) e da non confondere con l’Unione Europea che conta 27 membri su 47. La Corte ascolta sia lei che il governo italiano e sentenzia quello che sa ogni persona intellettualmente onesta che ha a cuore il rispetto dei Diritti Umani: cioè che l’esposizione di simboli religiosi nei luoghi pubblici è una chiara violazione delle norme internazionali.
Il resto sono solo zucche vuote.
Claudio Giusti
P.S.
La signora italo-finlandese ha gestito la causa a suo nome, in modo da garantire un minimo di anonimato e di protezione ai suoi cari, fatti segno di aggressioni anche fisiche da parte dei nostri cattolicissimi fascisti.
Dott. Claudio Giusti
Via Don Minzoni 40, 47100 Forlì, Italia
Tel. 39/0543/401562 39/340/4872522
e-mail giusticlaudio@aliceposta.it
Claudio Giusti si è laureato, in tempi non sospetti, con una tesi sul dissenso in URSS. Ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al primo congresso della sezione italiana di Amnesty International ed è stato uno dei fondatori della World Coalition Against The Death Penalty. Fa parte del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti, ma considera ormai conclusa la sua attività sui diritti umani ed è felicemente tornato ad occuparsi di fumetti e cartoni animati.
→ Lascia un CommentoCategorie: chiese
Messo il tag: crocefisso, diritti umani
Crocefissi? No grazie. La nostra Fede non è quella pagana!
5 Novembre 2009 · Lascia un Commento
Comunicato della XXXI Ottobre sulla sentenza della Corte europea sul crocifisso
Una sentenza giusta e opportuna quella della Corte europea sul crocifisso nelle scuole italiane che ha dato ragione a una genitrice finlandese che con coraggio e caparbietà, dopo avere inutilmente ricorso al TAR e al Consiglio di Stato, ha ottenuto finalmente giustizia da un prestigioso tribunale internazionale. Una sentenza che in definitiva mira a sprovincializzare il nostro paese di fronte all’Europa.
Nell’apprendere tale notizia l’Associazione XXXI Ottobre manifesta soddisfazione e sollievo anche e soprattutto per le motivazioni della sentenza che danno ragione alle posizioni assunte nel tempo dall’Associazione nella difesa della laicità della scuola pubblica: la prima riguarda la necessità di garantire la parità tra le fedi, inclusa la libertà di non credere; la seconda focalizza i diritti dei genitori a una didattica esente da ipoteche confessionali. Dopo il pronunciamento del TAR del Lazio sfavorevole ai crediti scolastici agli avvalentisi dell’Irc vi è materia per sperare che le cose possano mutare.
Il coro di anatemi e dichiarazioni bellicose che si è levato trasversalmente non solo dal Vaticano e dalla ministra Gelmini, che conferma ancora una volta di non rappresentare tutta la scuola italiana, ma anche della maggior parte delle forze politiche italiane, scontando l’integralismo estremistico di Lega e UDC, conferma la difficoltà per molti di distinguere la tradizione da ciò che è lecito, la difesa del potere della maggioranza dai diritti delle minoranze.
Sostenere che il crocifisso è un simbolo per tutti e, in ogni caso, non “fa male a nessuno” come l’ora di religione cattolica e che esso costituisce un dato culturale e storico più che religioso, connaturato all’italianità, è dire il falso e forzare l’evidenza dei fatti. Si dimentica che esso è stato imposto dal fascismo assieme al ritratto del Duce e alla dichiarazione del cattolicesimo come religione di stato con tutte le perniciose conseguenze che ne sono derivate per la libertà del nostro paese. Si dimentica altresì che la revisione del Concordato del 1984 ha modificato sensibilmente la situazione, cancella ndo la religione di stato e rendendo facoltativo l’Irc. Sappiamo che molto difficilmente vedremo i crocifissi rimossi dalle aule nel prossimo futuro ma resta intatto il riconoscimento di un principio sacrosanto in una società moderna e multiculturale, quello per cui nozioni, simboli e riti di una determinata fede religiosa non possono abitare nei luoghi aperti a tutti, che siano scuole, ospedali, uffici o tribunali.
Nicola Pantaleo
(Presidente dell’Associazione XXXI Ottobre per una scuola laica e pluralista)
→ Lascia un CommentoCategorie: chiese
Messo il tag: crocefisso





