Un episodio interessante nella vita di Ragaz che riguarda il suo impegno etico non violento è tratto da una vicenda molto personale ma oggi largamente diffusa, che narra di un suo viaggio in treno di seconda classe (all’epoca era la classe del ceto borghese), tra Berna e Zurigo. Il professore rimase scandalizzato dalla cinica confessione di un giovane nell’aver sedotto, a Zurigo, una giovane del cantone di Grigioni. Dal 2 febbraio 1903, tra le sei e le otto del mattino – scrisse Ragaz nel suo diario inedito (e la precisazione della indicazione ha la solennità del resoconto di una conversione) – faccio datare un nuovo periodo della mia vita. Pochi anni dopo lascerà il ministero pastorale. Gli storici ecclesiastici hanno difficoltà ad interpretare questi eventi. Sono convinti nel loro profondo che il restare dentro una chiesa e il frequentare ad esempio i culti sia il segno della cristianità di un uomo. Nulla di più parziale. Ieri a Milano i giovani omosessuali cattolici e evangelici che si sono incontrati al Guado partivano dallo stesso punto di osservazione del secolo scorso. Dobbiamo rimanere dentro le chiese per cambiarle (sigh!) e quando le chiese diventeranno effettivamente un luogo di accoglienza per tutti allora non avrà più senso costituire dei gruppi cristiani. Quasi che l’essere cristiano possa essere identificato con l’essere membro di una chiesa. Non a caso dei Valdesi mi chiedevano al termine dell’incontro a quale chiesa facessi ora riferimento. La risposta è stata chiara: nessuna. Il regno di Dio è il regno dello Spirito, che si contrappone all’Istituzione in senso stretto. Lo Spirito è libertà, autodeterminazione della persona autonoma. Vi sono infatti due forme di religione: la prima è la religione dei riti, delle istituzioni ecclesiastiche, con la loro staticità delle cose; potremmo anche dire che è la religione del dogma e della teologia asservita a giustificare quelle cose. L’altra è la religione dello Spirito o la religione etica: la Fede nei valori del Regno di Dio e il loro servizio nell’ambito della società umana, oltre i confini di ciò che si è convenuto di chiamare religione e chiesa. L’essere cristiani non dipende quindi dall’appartenenza alla chiesa o ai gruppi satelliti. Che siano omoaffettivi oppure no. Dipende esclusivamente dalle scelte di vita etiche compiute. Non dalle chiacchiere sul c.d. sacro. Che interessano solo il programma televisivo delle Iene di Italia 1, presente per l’occasione.
Non si tratta infatti di forme, di caselle ma di sostanza. Non di attaccamento alle sottane ecclesiastiche ma di responsabilità nella propria vita ogni giorno. Senza deleghe o paraventi.
Un altro evento interessante della vita di Ragaz che lo porterà poi all’iscrizione del partito socialdemocratico fu lo sciopero generale per 24 ore del 12 luglio 1912 incentrato sulle rivendicazioni di orario di alcune categorie di operaie. La manifestazione si svolse con perfetta calma e compostezza. E il professore svizzero scrisse su Neue Wege: “Davanti alla forza del pensiero etico, che il movimento operaio porta in sé, tutti i demoni si sono dileguati”. Ma il padronato rispose con una serrata di due giorni al termine della quale la Casa del popolo fu occupata dalle truppe federali. Questa reazione sproporzionata – ispirata dalla paura della rivoluzione – di fatto sancì la nascita del socialismo biblico. Scelta che Ragaz confermò abbandonando pochi anni dopo anche la cattedra universitaria per dedicarsi ad un’opera di educazione popolare e predicazione sociale, schierandosi apertamente contro il servizio militare. Egli scrisse in quell’occasione “la mia rinuncia al professorato – in un documento autobiografico – fu il frutto di tutta la mia evoluzione. Io dovevo personalmente uscire dalla Chiesa, dovevo servire Cristo all’aria aperta, senza vincoli con lo stato la chiesa e la società.
Da lì in avanti i suoi furono anni di lotta , di apostolato, di predicazione laica in cui l’attività politica è sequela di Cristo. E solo questo. Ogni sabato Ragaz riuniva intorno a sé un gruppo di discepoli per un’istruzione biblica. Era la parola di quest’uomo ad indicare nuove vie (neue wege) per il Regno di Dio e contro i travestimenti dello stesso.
Così si possono anche interpretare le sue azioni concrete di protezione e dialogo con gli ebrei fuggiti in Svizzera durante le persecuzioni italiane e tedesche. Di questo vorremmo parlarne a Nizza il prossimo 18 e 19 ottobre, in occasione della festività delle capanne, coi nostri amici dell’Albero azzurro. Chi vuole aggregarsi può contattarmi per concordare il da farsi.
E’ tempo di dialogo. Anche per questa ragione il servizio della newsletter durante il prossimo mese sarà reso anche fuori dal web.
Maurizio Benazzi





