pensiero del 27 del quarto mese

27 del quarto mese

Alcuni cercano il bene o la felicità nel potere , altri nella scienza , altri ancora nei piaceri. Le persone che sono effettivamente prossime al bene capiscono che non può essere in quello di cui solo alcuni e non tutti possono disporre . Essi comprendono che il vero  bene degli uomini è tale che possono possederlo tutti insieme , senza invidia e senza divisione; esso è tale che nessuno può perderlo, se egli stesso non lo vuole.

Blaise Pascal

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Rapporto sulla libertà di stampa 2017

26.04.2017 Redazione Italia

Rapporto sulla libertà di stampa 2017
(Foto di rsf.org)

Pubblicato da Reporters Senza Frontiere il Rapporto mondiale sulla libertà di stampa, giunto alla sua 16° edizione. Nella classifica dei 180 paesi esaminati l’Italia è al 52° posto, guadagnando 25 posizioni dal 77° posto in classifica dello scorso anno. Norvegia, Svezia e Finlandia ai primi posti, ultima la Corea del nord. Tuttavia il rapporto rileva un crescente numero di paesi in cui la libertà di stampa è gravemente indebolita dall’erosione della democrazia, e non solo in paesi sotto regimi dittatoriali o autoritari: “Abbiamo raggiunto l’era della post-verità, della propaganda e della soppressione delle libertà – specialmente nelle democrazie”, afferma il rapporto.

I criteri utilizzati per la compilazione del rapporto sono il pluralismo e l’indipendenza dei media, l’autocensura, il quadro normativo di riferimento, la trasparenza e la qualità dell’infrastruttura a supporto della produzione di notizie e informazione. I dati vengono acquisiti grazie a un questionario tradotto in 20 lingue e inviato a giornalisti e specialisti del settore nei 180 paesi coinvolti dalla ricerca. Esiste anche un indicatore relativo all’intensità degli abusi e delle violenze esercitati contro operatori del settore nel periodo valutato. Un colore diverso è assegnato a ogni categoria: bianco (buono), giallo (abbastanza buono), arancio (problematico), rosso (non buono), nero (pessimo).

La situazione in Italia, secondo il rapporto, vede i giornalisti messi sotto pressione dai politici, oltre che da gruppi mafiosi e bande criminali locali, e sempre più portati all’autocensura, con una nuova legge che punisce con 6-9 anni di carcere chi diffama politici, giudici o pubblici funzionari. In Italia, inoltre, “il livello di violenza – includendo intimidazioni verbali e fisiche – è allarmante”.

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pensiero del 26 del quarto mese

26 DEL QUARTO MESE

Finché non avrai distrutto alla radice l’attaccamento vizioso alla donna il tuo spirito sarà legato alla terra, come il vitello è legato a sua madre.

Le persone legate alla brama si dimenano come una lepre presa in trappola; strette ai legami della sete, sempre nuovamente soo sottoposte lungamente alle sofferenze.

Dhammapada

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Presidenziali francesi: vince il Gattopardo

26.04.2017 Riccardo Petrella

Presidenziali francesi: vince il Gattopardo
(Foto di wikipedia.org (modificata))

Non c’è molto di che gioire: Le Pen ottiene un milione di voti in più dell’ultima volta, e Macron sembra uscito dal cilindro del Potere.

 

Come  Europei dobbiamo essere contenti che i due candidati finali non siano Marine le Pen e François Fillon. Si tratta però di una contentezza limitata, perché la candidata del FN non solo si ritrova nuovamente al secondo turno ma anche ha ottenuto un milione di voti in più dell’ultima volta. Inoltre, il vincitore del primo turno, Emmanuel Macron, non rappresenta alcuna garanzia di essere un presidente capace di contribuire a liberare la Francia, e l’Unione Europea, dai gravi problemi in cui si trovano.

Un anno fa pochissimi conoscevano l’esistenza di Macron eppure in sei mesi, senza nessun partito politico a sostegno, egli ha ottenuto quasi il 24% dei suffragi, cosa ma accaduta nel passato. Un successo così straordinario è dovuto verosimilmente al fatto che una parte importante degli elettori francesi (soprattutto fra le classi agiate, la borghesia delle grandi città -Parigi in testa- , in breve: i gruppi sociali ed economici più forti) non vuole più sentir parlare di crisi o della necessità di cambiare, vuole che si sproni la gente ad avere fiducia nel sistema, a sperare, a credere in una Francia ‘in marcia’, competitiva, che recupera la sua forza economica attraverso la flessibilità del mercato del lavoro e una fiscalità favorevole all’innovazione per la produttività, e attraverso la sua potenza politica e militare.
Accompagnati in questo anche da segmenti delle frange sociali più deboli, vittime, che hanno paura per oggi e per il loro futuro, i gruppi più forti vogliono sbarazzarsi della politica, al cui discredito hanno largamente contribuito.

La candidatura di Macron e il suo personaggio (espressione giovane, promettente, di una Francia che ha fiducia in se stessa ma in un mondo sempre più conflittuale) costituiscono un’occasione unica in questa direzione.

Macron promette stabilità per coloro che stanno bene, non cambiamenti per la giustizia.
Macron parla di una Francia più efficace, più efficiente, più potente, non più uguale.
Macron promette un’Europa ancor più tecnocratica, non la trasformazione  dell’Unione Europea.
Il tutto nella linea del trasferimento del potere pubblico ad uno Stato governato dai gruppi privati, dalle grandi istituzioni e organizzazioni economico-finanziarie oligarchiche in seno alle quali, dice Macron, la Francia occuperà un ruolo chiave. 

La “pertinenza” della soluzione Macron è coerente con l’altro risultato maggiore del primo turno: la quasi sparizione del partito socialista e la frantumazione del partito della destra, le due formazioni che hanno dominato la scena politica francese negli ultimi cinquant’anni. Sullo stesso registro va considerata la totale sparizione dalla scena politica nazionale del “partito” ecologista.

I cambiamenti rivelati dal primo turno sono lungi dall’essere incoraggianti.

Unico elemento incoraggiante è il voto ottenuto da “France insoumise”” (Jean-Louis Melenchon). La questione è se le dinamiche socio-economiche e politiche legate all’elezione presidenziale giocheranno in senso  altrettanto favorevole nel contesto ben diverso delle dinamiche legate alle elezioni legislative politiche territoriali. 

Per il momento, appuntamento al 7 maggio sera.

Riccardo Petrella,  Aix-en-Provence, 25 aprile, in Italia Festa della Liberazione dal Fascismo.

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pensiero del 25 del quarto mese

25 del quarto mese

Con tutti, come volete che si comporti con voi la gente , così comportatevi anche voi con loro; perché in questo sta la legge e i profeti.

Matteo7,12

Domandarono a un saggio : esiste una parola che sia possibile mettere in poratica, per il proprio bene, sino alla fine della vita?

Disse il saggio: questa parola è shu, il suo senso è questo: qual che non vogliamo ci facciano, non bisogna farlo agli altri.

Sapienza cinese (Lung- yu)

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“Non una di meno” partecipa al 25 aprile

24.04.2017 – Milano Redazione Italia

“Non una di meno” partecipa al 25 aprile
(Foto di Foto: https://www.flickr.com/photos/cameradeideputati/17246442225/in/photostream/)

“Non una di meno” nasce dalla recente ondata di mobilitazione contro la violenza maschile e contro tutte le forme di violenza di genere, partita dall’Argentina al grido di “Ni una menos” e diffusa nel mondo con lo sciopero globale dell’8 marzo, LottoMarzo.

A 72 anni dalla Liberazione dal fascismo e dal nazismo, “Non una di Meno Milano” vuole ricordare tutte le donne che hanno fatto la Resistenza e la Costituzione e rimarcare la connessione tra antifascismo e libertà femminile.

“Il femminismo non è una lotta di settore, ma è la proposta di una diversa lettura dell’esistente, dai rapporti sociali a quelli personali e anche dei momenti cruciali della storia come la liberazione del nazi-fascismo” dicono dalla rete “Non Una di Meno Milano”.

“Vogliamo ricordare il ruolo centrale delle donne partigiane nella Resistenza e immaginare una liberazione dalle guerre, da ogni forma di colonialismo, dall’occupazione della terra e delle sue risorse, dai fondamentalismi, dai femminicidi e dalla violenza, dalla cultura misogina, fascista, sessista, razzista e dall’ordine patriarcale neoliberista. Per questo abbiamo deciso di esserci a modo nostro con questi appuntamenti”. 

Appuntamenti 25 aprile 2017

  • 9.30 Piazzale Cimitero Maggiore. Presenza al presidio Porta un fiore al partigiano con una corona d’alloro alla Resistenza delle partigiane, le foto e le storie di partigiane milanesi e delle madri costituenti, racconti e poesie
  • 13:30 incontro in Piazza Duomo sul sagrato e formazione delle “staffette resistenti” della rete “Non una di meno” che, in bicicletta o a piedi, distribuiranno volantini e manifesti e che rinomineranno le strade dedicandole a donne partigiane. Distribuzione delle stoffe su cui scrivere il proprio messaggio. Le stoffe saranno poi legate insieme a formare un’unica striscia
  • 17:00 appuntamento sul sagrato del Duomo con gli striscioni, le foto delle donne partigiane e delle madri costituenti, i cartelli, la lunga striscia dei messaggi legati insieme.
  • 17:30 partenza del corteo della Rete non una di meno dal sagrato del Duomo per raggiungere l’Arco della Pace, dove si svolge “Partigiani in ogni quartiere”.

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pensiero del 24 del quarto mese

24 del quarto mese

Se la lingua è buona , non c’è niente di meglio se è cattiva , nulla di più ripugnante.

Talmud

Tutto il mio secolo ho trascorso tra i saggi e non trovai per l’uomo nulla di meglio del silenzio.

Non evita il peccato di chi parla troppo.

Se la prarola vale una moneta , il silenzio ne vale due.

Se il silenzio si addice al saggio, tanto più allo stolto.

Talmud

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Festival antirazzista a Pontida: “Terroni di tutto il mondo unitevi”

23.04.2017 Redazione Italia

Festival antirazzista a Pontida: “Terroni di tutto il mondo unitevi”
(Foto di Davide Schmid)

L’ordinanza del sindaco di Pontida Luigi Carrozzi aveva fatto chiudere negozi, scuole e uffici comunali, sostenendo che il “Festival Antirazzista, Migrante e Terrone” previsto sabato 22 aprile avrebbe costituito “motivo di grave pregiudizio per l’incolumità pubblica per la sicurezza urbana in genere, in quanto favorisce l’insorgere potenziale di episodi criminosi, quali fenomeni di insicurezza urbana, di vandalismo e di turbativa della quiete pubblica”.

Non è successo niente di tutto questo e anzi il prato appena fuori dal paese, teatro in passato di raduni leghisti e negato in un primo momento dalle Ferrovie dello Stato agli organizzatori dell’evento, il gruppo napoletano Insurgencia, alla fine si è riempito di migliaia di persone (tra cui molti migranti e tante famiglie, bambini compresi), di striscioni, musica, tornei di calcio, panini e interventi. Tutti a ribadire che non c’è posto per il razzismo, che l’accoglienza e la solidarietà sono l’unica risposta.

L’idea sorta dopo la discussa visita di Salvini a Napoli si è concretizzata in una giornata allegra e pacifica, in un festival che ora ha anche un suo inno: “Gente d’ ‘o Sud”, opera dei 99 Posse e di altri artisti che hanno inciso tutti insieme un CD doppio, firmandosi “Terroni uniti”.

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Pensiero del 23 del quarto mese

23 del quarto mese

La vera fede è volta a non procurare la pace, ma a far forza per operare . Lavora continuamente, non considerare il lavoro come una sventura o un fardello, e non desiderare per questo lodi e interesse. Il bene comune, ecco che cosa devi desiderare.

Marco Aurelio

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Il 25 aprile e la Resistenza in prosa

23.04.2017 Rocco Artifoni

Il 25 aprile e la Resistenza in prosa
(Foto di Andrea via Flickr.com)

Il 25 aprile è la festa della Liberazione. Perché quel 25 aprile del 1945 ha segnato una fine e soprattutto un inizio: la fine della dittatura fascista e, quindi, l’inizio che ha reso possibile una stagione di democrazia. Pertanto il giorno del 25 aprile di ogni anno ci invita a rendere testimonianza pubblica e collettiva di volere tenere insieme memoria antifascista e impegno democratico nelle scelte delle nostre vite.

Il 25 aprile è una ricorrenza che si fonda sulla memoria. Negli anni drammatici della guerra, uomini e donne sono stati chiamati ad una lotta di resistenza e di liberazione, che ci ha insegnato come, in realtà, ogni tempo chiama ogni persona a rendere conto della giustizia e della libertà di tutti. Proprio l’intelligenza della memoria oggi ci spinge a cercare le forme, vive, della sua trasmissione. Vuol dire essere capaci di non imbalsamare antifascismo e resistenza nella retorica di una narrazione soltanto celebrativa. Significa anche conservare salda la necessità di distinguere le responsabilità e di chiamare le cose con il loro nome. Così la memoria tiene fermo il senso della storia.

Il 25 aprile è un’occasione per rileggere le parole della lettera agli amici che Giacomo Ulivi, un giovane partigiano, pochi giorni prima di essere fucilato dai fascisti, ha scritto dal carcere: “Dobbiamo guardare ed esaminare insieme: che cosa? Noi stessi. Per abituarci a vedere in noi la parte di responsabilità che abbiamo dei nostri mali. Per riconoscere quanto da parte nostra si è fatto, per giungere ove siamo giunti. (…) Al di là di ogni retorica, constatiamo come la cosa pubblica sia noi stessi, la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro mondo, insomma, che ogni sua sciagura è sciagura nostra, come ora soffriamo per l’estrema miseria in cui il nostro paese è caduto: se lo avessimo sempre tenuto presente, come sarebbe successo questo? (…) Oggi bisogna combattere contro l’oppressore. Questo è il primo dovere per noi tutti: ma è bene prepararsi a risolvere quei problemi in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi ed il ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su di noi”.

Oggi la vita e la memoria di chi si è sacrificato per la libertà interroga anche il nostro presente, il nostro impegno attuale. Ogni giorno siamo chiamati a prendere la parola e ad agire coerentemente contro le forme, talvolta striscianti e suggestive, della violenza e dei soprusi di oggi.  Parafrasando Primo Levi, il fascismo può essere di nuovo possibile, se cessiamo di essere presenti e protagonisti nell’esercizio della democrazia; se non prendiamo posizione quotidianamente contro il razzismo, l’esclusione e ogni forma di ingiustizia; se non agiamo ogni giorno e dovunque per l’esercizio dei diritti di tutte le persone, per difendere l’autodeterminazione della società, per fare vivere nelle istituzioni e nelle pratiche i valori di una Costituzione democratica fondata sul lavoro. 

La contrapposizione tra fascismo e Costituzione è evidente, come ha sottolineato la costituzionalista Barbara Pezzini: “Il fascismo assume la discriminazione come propria categoria fondante (sino all’estrema abiezione delle leggi razziali); la Costituzione assume l’eguaglianza e l’universalità dei diritti  come principio fondamentale.  Il fascismo sopprime il pluralismo e concentra il potere nelle mani di un capo supremo; la Costituzione ha una struttura istituzionale fondata sulla divisione, la distribuzione, l’articolazione e diffusione massima dei poteri.

Il fascismo aggredisce le autonomie individuali e sociali; la Costituzione fissa un perimetro invalicabile di libertà individuali e di autonomia sociale.  Il fascismo celebra la politica di potenza e di guerra, nel disprezzo del diritto internazionale; la Costituzione ripudia la guerra, negando alla radice la legittimità della politica di potenza”.

Per dirla con le parole usate da Piero Calamandrei già nel 1946, si tratta di attuare la “Resistenza in prosa”, dopo la “Resistenza eroica” dei partigiani. La “Resistenza in prosa” oggi sta anzitutto nella difesa attiva della Costituzione: nei principi fondamentali, nei diritti e doveri e nelle forme istituzionali che separano i poteri per dare garanzie. È l’architettura del sistema costituzionale che fa la differenza ed impedisce ogni trasformazione autoritaria o dittatura della maggioranza; questo spiega l’insofferenza e i reiterati attacchi alla Costituzione da parte di chi persegue il disegno di restaurare  l’onnipotenza dei decisori politici o economici. La difesa della Costituzione deve essere praticata anche contro insidie più sottili e insinuanti, ma altrettanto pericolose: la tentazione di una verticalizzazione del potere, il rischio di delegare ad un leader carismatico la soluzione dei problemi, la scorciatoia di scegliere un capo politico rispetto al quale il partito o il movimento diviene solo una macchina elettorale, uno strumento plebiscitario.

Il divieto di riorganizzare il disciolto partito fascista, posto dalla XII disposizione finale, non è un frammento di Costituzione isolato ed obsoleto, rivolto al passato: è la cifra fondamentale della nostra Costituzione antifascista, non a-fascista, come ben sapevano i Costituenti; quel divieto non serviva solo a chiudere i conti con il regime fascista, dice molto di più: con quel divieto la Costituzione indica che cosa è la sovranità popolare di cui parla l’art. 1. La sovranità appartiene al popolo, perché nessun individuo, nessun partito e nessun potere possano appropriarsene. E il popolo sovrano si esprime nella pluralità dei poteri che la Costituzione organizza e pone in equilibrio, nella loro dialettica, magari faticosa ma irrinunciabile, e si esprime direttamente nell’esercizio delle libertà, individuali e collettive, dei cittadini.

Questa è oggi la “Resistenza in prosa”: diritti individuali e collettivi affermati dalla Costituzione e sostenuti e vivificati dalla capacità dei cittadini e delle formazioni sociali di difenderne la pratica quotidiana. Non va dimenticato che la Costituzione, come e più di ogni norma, si regge se – e solo se – attorno ad essa rimane viva la tensione etica e se essa è continuamente incarnata e riconfermata da una cittadinanza vigile e consapevole. Perciò prestiamo ascolto alle voci dei partigiani, che hanno scelto con il loro sangue da che parte stare, consapevoli che nessuna libertà è conquistata per sempre, nessun diritto è garantito soltanto perché è scritto in una Costituzione; la libertà è possibile perché viene esercitata continuamente ed effettivamente, perché è protetta e custodita dalla pratica di coloro che hanno a cuore la giustizia e i diritti, per tutte e per tutti.

Giuseppe Dossetti, resistente e costituente, rivolgendosi ai giovani, negli ultimi anni della sua vita diceva: “non abbiate prevenzioni rispetto alla Costituzione del ’48, solo perché opera di una generazione ormai trascorsa. Non lasciatevi neppure turbare da un certo rumore di fondo, che accompagna l’attuale dialogo nazionale. Perché, se mai, è proprio nei momenti di confusione o di transizione indistinta che le Costituzioni adempiono la più vera loro funzione: cioè quella di essere per tutti punto di riferimento e di chiarimento”. Questa è la “prosa” che rende il 25 aprile una data sempre attuale.

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