Festeggiamo le 1.389 visite di ieri di quaccheri.it con 1029 visitatori unici e 1,33 pagine lette: un risultato storico di ogni epoca in Italia con…

Prima parte

Questo è un elenco di persone importanti associate alla Società religiosa degli amici , nota anche come Quaccheri, che hanno un articolo su Wikipedia. La prima parte è costituita da individui noti per essere o essere stati Quaccheri continuamente da un certo punto della loro vita. La seconda parte è costituita da individui i cui genitori erano quaccheri o che erano essi stessi quaccheri una volta nella loro vita, ma poi si sono convertiti a un’altra religione, o che formalmente o informalmente si sono allontanati dalla Società degli amici, o che sono stati rinnegati dal loro incontro di amici . Elenco dei quaccheri – https://it.qaz.wiki/wiki/List_of_Quakers

UN

Elisabeth Abegg (1882–1974), educatrice tedesca che ha salvato gli ebrei durante l’Olocausto

Damon Albarn ( nato nel 1968), musicista, cantautore e produttore discografico inglese

Harry Albright (vivente), ex redattore canadese di origine svizzera di The Friend , consulente per le comunicazioni per FWCC

Thomas Aldham (c. 1616-1660), inglese Quaker strumentale nella creazione del primo incontro nella Doncaster zona Horace Alexander (1889–1989), scrittore inglese sull’India e amico di Gandhi

William Allen (1770–1843), scienziato inglese, filantropo e abolizionista

Edgar Anderson (1897–1969), botanico americano

Charlotte Anley (1796–1893), romanziera e scrittrice inglese

Elizabeth Ashbridge (1713–1755), predicatrice e memoirist inglese quacchera

Ann Austin (XVII secolo), prima missionaria quacchera inglese

Iwao Ayusawa (鮎 沢 巌, 1894–1972), diplomatico giapponese

B

Edmund Backhouse (1824–1906), banchiere inglese e parlamentare per Darlington

James Backhouse (1794–1869), botanico e missionario australiano nato nel Regno Unito

Edmund Bacon (1910-2005), architetto americano Ernest Bader (1890–1982), uomo d’affari e filantropo inglese nato in Svizzera

Joan Baez (nata nel 1941), cantante folk americana e attivista per la pace

Eric Baker (1920–1976), cofondatore inglese di Amnesty International e della Campagna per il disarmo nucleare

Emily Greene Balch (1867-1961), vincitrice del premio Nobel per la pace americano

Chris Barber (1921–2012), uomo d’affari inglese e presidente di Oxfam

Robert Barclay (1648–1690), teologo scozzese

John Henry Barlow (1855-1924), statista quacchero inglese

Geoffrey Barraclough (1908-1984), storico inglese Florence

Mary Barrow (1876–1964), cooperante e attivista per la riforma abitativa

Bernard Barton (1784–1849), poeta inglese

John Barton (1755–1789), abolizionista inglese

John Bartram (1699–1777), botanico americano

William Bates (morto nel 1700), uno dei fondatori della Newton Colony, la terza colonia inglese nel West Jersey

Helen Bayes (nata nel 1944), attivista australiana per i diritti dei bambini nata nel Regno Unito

Joel Bean (1825-1914), ministro quacchero americano

Anthony Benezet (1713–1784), educatore americano, abolizionista Caleb P. Bennett (1758–1836), soldato e politico americano

Douglas C. Bennett (nato nel 1946), accademico americano, presidente dell’Earlham College

Lewis Benson (1906-1986), stampatore americano, esperto di primo quaccherismo, in particolare George Fox Hester Biddle (1629–1697 circa), scrittore di pamphlet e predicatore inglese Albert Bigelow (1906-1993), manifestante americano per le armi nucleari

J. Brent Bill (nato nel 1951), ministro americano e scrittore di religione

George Birkbeck (1776-1841), uno dei fondatori inglesi del London Mechanics Institute, ora Birkbeck, University of London Sarah Blackborow (fl. 1650-1660), tractarian inglese prominente nella discussione del ruolo delle donne nella società e delle questioni sociali

Barbara Blaugdone (c. 1609–1705), autobiografa e ministro inglese

Taylor A. Borradaile (1885–1977), chimico e uno dei quattro fondatori e primo presidente della confraternita Phi Kappa Tau ; due dei principi fondanti di Phi Kappa Tau sono anche due delle testimonianze quacchere : Integrity and Equality

Geoffrey Barraclough (1908-1984), storico inglese Florence Mary Barrow (1876–1964), cooperante e attivista per la riforma abitativa

Bernard Barton (1784–1849), poeta inglese

John Barton (1755–1789), abolizionista inglese

John Bartram (1699–1777), botanico americano

William Bates (morto nel 1700), uno dei fondatori della Newton Colony, la terza colonia inglese nel West Jersey

Helen Bayes (nata nel 1944), attivista australiana per i diritti dei bambini nata nel Regno Unito

Joel Bean (1825-1914), ministro quacchero americano

Anthony Benezet (1713–1784), educatore americano, abolizionista

Segue domani ancora la lettera B

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Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione per una Scuola Sconfinata

Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione per una Scuola Sconfinata

Abbiamo scritto al Ministro Bianchi.
“Ecco, signor Ministro, il progetto di Scuola Sconfinata di tutte e tutti che vi presentiamo è una proposta concreta, percorribile, che nata in questo tempo speciale guarda a una nuova stagione dell’educazione. Parliamone insieme, facciamola insieme.”
“Dedichiamo il mese di giugno ad una riflessione diffusa sulla Scuola Sconfinata coinvolgendo insegnanti e studenti e studentesse.”


LETTERA APERTA al Ministro Bianchi

Milano, 22 febbraio 2021

Egregio Signor Ministro Patrizio Bianchi,

Le scriviamo a nome di insegnanti, maestre e maestri di strada, educatrici ed educatori, operatrici e operatori sociali, pedagogiste e pedagogisti, genitori, cittadine e cittadini, attivisti del movimento “E tu da che parte stai?” che si è impegnato per far dialogare le personalità e le realtà più avanzate di questo Paese in fatto di educazione, consapevoli che solo un sistema educativo degno di questo nome generi democrazia e comunità, come è scritto chiaramente nella nostra Costituzione.

Abbiamo apprezzato le posizioni che ha espresso sui tagli alla scuola pubblica e sul contrasto alla povertà educativa e alla dispersione scolastica prima del suo nuovo prestigioso incarico e abbiamo gradito la sua predisposizione all’ascolto dimostrata nella sua nuova veste di Ministro.

Auspichiamo che la stessa disponibilità si manifesti anche per raccogliere il grande lavoro che interi settori della società civile hanno fatto in questi mesi difficili al fianco di bambini e bambine, di ragazzi e ragazze, per affrontare insieme le criticità esasperate dalla pandemia: povertà educative, disabilità, abbandono scolastico, precarietà abitative, distanze linguistiche. È stato davvero oneroso affrontare tutto questo per un sistema scolastico fiaccato dalle scelte dei Governi degli ultimi vent’anni: la scuola oggi è il laboratorio di cittadinanza più importante di una società inclusiva e multiculturale che già esiste e convive pacificamente fra i banchi e le va data la centralità che merita, a tutti i livelli, altrimenti quelle criticità diventeranno ferite e poi conflitti. La scuola di cui abbiamo bisogno non si fonda su soluzioni aleatorie né di corto respiro, né su dichiarazioni di principio.

La Scuola sconfinata di tutte e tutti è una proposta strategica in cui scuola e territorio lavorano insieme, moltiplicando le occasioni educative. È una scuola che attiva come parte integrante dello spazio-tempo scolastico la rete delle istituzioni culturali e artistiche, i luoghi della salute, le realtà innovative del terzo settore, i progetti di cittadinanza attiva che introducono buone pratiche per l’ambiente e la sostenibilità ambientale. È una scuola che assolve pienamente alla sua funzione educativa e formativa e mette le nuove generazioni al centro della vita pubblica, dove è giusto che siano.

Ma nessun cambiamento nella scuola può fare a meno della partecipazione attiva di docenti, dirigenti, studenti e studentesse, nostri indispensabili alleati: allora perché non dedicare il mese di giugno, anziché al prolungamento delle lezioni, proprio a una riflessione diffusa degli insegnanti sulla Scuola Sconfinata, in tavoli di quartiere, in presenza, all’aperto, con l’aiuto organizzativo degli enti locali?
Ecco, signor Ministro, il progetto di Scuola Sconfinata di tutte e tutti che vi presentiamo è una proposta concreta, percorribile, che nata in questo tempo speciale guarda a una nuova stagione dell’educazione. Parliamone insieme, facciamola insieme.

Per il movimento “E tu da che parte stai?”
Antonella Meiani, maestra elementare
Paolo Limonta, maestro elementare e Assessore all’Edilizia Scolastica del Comune di Milano

link al documento LA SCUOLA SCONFINATA DI TUTTE E TUTTI

link al documento elaborato con Fondazione Feltrinelli

Contatti:

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mail: etudachepartestai@gmail.com

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Myanmar, 137 ONG chiedono subito embargo su vendita di armi

24.02.2021 – Agenzia DIRE

Myanmar, 137 ONG chiedono subito embargo su vendita di armi

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve imporre “immediatamente” un embargo sulla vendita di armi al governo militare del Myanmar che ha preso il potere con un colpo di Stato lo scorso 1 febbraio. A richiederlo sono 137 ong locali e internazionali, tra le quali Burma Human Rights Network (Bhrn), diverse associazione della diaspora della minoranza Rohingya e la statunitense Human Rights Watch.

In un comunicato le organizzazioni sottolineano che a motivare la richiesta sono anche “le violazioni dei diritti umani per mano delle forze di sicurezza in corso e la storia di gravi abusi nei confronti dei critici del governo che caratterizza la storia dell’esercito”. Le ong hanno ricordato le parole del Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che a pochi giorni dal golpe aveva annunciato tutte le azioni possibili per “mobilitare la pressione della comunità internazionale” per “far fallire il colpo di Stato”.

Nei giorni scorsi diversi Paesi occidentali, tra i quali Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Europea, hanno imposto sanzioni individuali a esponenti dell’esercito, tra i quali il comandante in capo Min Aung Hlaing. Nel Paese proseguono da giorni le proteste contro il nuovo governo. A oggi almeno tre manifestanti hanno perso la vita durante i cortei.

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Meeting Minutes

Meeting Minutes

Forse sarà, forse non sarà, nel frattempo non è; tu spera nel meglio.

“Lettere a Lucilio”Lucio Anneo Seneca

L’amore è difficile perché lo attendiamo invece di darlo. Ma è difficile anche perché non sappiamo darlo e abbiamo bisogno di riceverlo, dagli altri.
Enrico Peyretti

  • 1991 Dopo 35 anni i paesi aderenti al Patto di Varsavia firmano l’accordo che scioglie l’alleanza politico-militare dell’Est Europa
  • Memoria di Antonio Valdivieso, martire della difesa degli Indios in Centroamerica nel XCI secolo.
  • 1969 Muore a Basilea Karl Jaspers, filosofo e psichiatra tedesco.
    “Il simbolo segno visibile di Dio nel mondo è la croce: questo è il meraviglioso tema, che terrorizza molti uomini, della Bibbia”
    Dietrich Bonhoeffer

I genitori di Giulio Regeni hanno invitato a TENERE UN PROFILO BASSO SUL CASO DI PATRUCK ZAKI. Li ascoltiamo nella speranza che il nuovo governo cessi di vendere armi al dittatore islamico, sia riturato il Console italiano e la Magistratura italiana non sia ostacolata da quella egiziana. Sapete che tutte le meditazioni sono dedicate a Zaki.

′′ Le maggioranza dei paesi europei vedono il sistema politico degli Stati Uniti come rotto e la politica dei loro paesi come in forma più sana. Il cinquantanove per cento degli europei ritiene che la Cina sarà più potente degli Stati Uniti nel giro di un decennio, e la maggior parte vedrà la Germania come un partner e leader internazionale più importante degli Stati Uniti. Solo il 17 % degli europei vuole rapporti economici più stretti con gli Stati Uniti, mentre anche meno, il 10 % dei francesi e tedeschi, pensa che i loro paesi abbiano bisogno dell’aiuto degli Stati Uniti per la loro difesa nazionale. Il rapporto ha anche rilevato che l’elezione di Biden non ha cambiato molto il punto di vista degli Europei rispetto a un precedente sondaggio nel 2019, perché vede il Trumpismo come un sintomo di problemi più radicati e di lunga data nella società americana.”

Buon 65° compleanno, Judith Butler (nata Feb. 24, 1956). Femminista. Filosofo. Teorico di genere. Attivista anti-guerra. Attivista per i diritti gay e lesbiche. Membro del consiglio consultivo della voce ebraica per la pace. In un saggio chiave del 1988, Judith ha proposto che il sesso sia performante — una ripetizione di atti associati a maschi o femmine. Autore di ′′ Guai di genere: femminismo e sovversione dell’identità ′′ (1990), ′′ Undoing Gender ′′ (2004) e ′′ La forza della nonviolenza ′′ (2020). tra molte altre opere. Nata a Cleveland, Ohio. Attualmente vive a Berkeley, California, con la loro compagna Wendy Brown e il figlio Isaac.~ La serie degli eroi di Marginal Mennonite Society

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26 febbraio: Non Una Di Meno lancia lo sciopero femminista e transfemminista dell’8 marzo

24.02.2021 – Non Una di Meno Torino – Redazione Torino

26 febbraio: Non Una Di Meno lancia lo sciopero femminista e transfemminista dell’8 marzo

Il 26 febbraio, in moltissime città, la rete italiana di NON UNA DI MENO lancia il countdown verso lo sciopero femminista e transfemminista dell’8 marzo, con azioni e conferenze stampa per presentare le iniziative della giornata dell’8 marzo dislocate nel paese.

A Torino vi invitiamo ad una conferenza stampa in Piazza Castello venerdì 26 febbraio alle ore 17.

Castello, durante la quale presenteremo gli appuntamenti di mobilitazione per la giornata dell’8 marzo e le iniziative del percorso di avvicinamento alla data. Seguirà alle 18.30 una performance di lancio dello sciopero e di denuncia dei femminicidi in continuo aumento nel nostro paese. Di seguito il comunicato stampa di lancio dello sciopero dell’8 Marzo.

Sul blog della rete nazionale l’appello di lancio e la cartella per la stampa.

Non Una di Meno – Torino

Perché in piazza l’8 marzo:

Anche quest’anno l’8 marzo sarà sciopero femminista e transfemminista: sciopero generale della produzione e della riproduzione, del consumo, dai ruoli sociali imposti dai generi. La sfida di uno sciopero generale nell’emergenza pandemica è ardua quanto urgente.

Diversi sindacati di base hanno già accolto l’appello di Non Una Di Meno e hanno proclamato lo sciopero generale di 24 ore. Sul blog di Non Una Di meno sarà reperibile un Vademecum dove reperire informazioni su come fare per scioperare. L’8 marzo interromperemo ogni tipo di lavoro, senza distinzioni di categoria e di contratto con pratiche alternative anche per chi non può formalmente scioperare. Lo scioperò coinvolgerà anche le figure non riconosciute del lavoro, chi con la pandemia ha perso ogni forma di reddito e le persone migranti che con il lavoro rischiano di perdere anche i documenti di soggiorno. Lo sciopero attraverserà lo spazio pubblico e i luoghi di lavoro ma anche la rete, con pratiche di disconnessione dall’homeworking; connetterà chi cura e chi è curato per un sistema sanitario pubblico, diffuso e territoriale; le studenti e le insegnanti per portare la scuola fuori dall’emergenza; avrà un impatto anche culturale, dando vita a “zone fuxia” nell’Italia segnata dai colori dell’emergenza.

Non sono casuali i numeri INAIL che riportano un dato di 7 donne ogni 10 persone contagiate, numero che sale a 8 sulle persone straniere. La crisi sanitaria, sociale e economica ha colpito e colpirà ancora una volta il lavoro femminile, migrante, non tutelato, precario, gratuito. La gestione dell’emergenza ha fatto leva sull’assenza completa della tutela della salute in particolare nei settori essenziali e femminilizzati; sull’intensificarsi di forme di lavoro a distanza non normato e sul sovrapporsi del carico di lavoro produttivo e di cura nello spazio domestico sulle spalle delle donne. La casa diventa quindi luogo prediletto per il multitasking imposto alle donne, ma più che mai anche luogo di violenza per le donne e le soggettività lgbtqia+. I centri anti-violenza si sono trovati a gestire un’emergenza nell’emergenza, i numeri dei femminicidi delle ultime settimane lo testimoniano e impongono misure urgenti e strutturali di cui non ha parlato nessuno nell’ultimo anno. L’8 marzo in piazza ricorderemo e lotteremo per le nostre 11 sorelle uccise dai loro mariti e compagni.

I dati Istat mostrano come il crollo dell’occupazione riguardi soprattutto le donne (a dicembre 2020, 99mila posti di lavoro persi su 101mila sono di donne). L’8 marzo ci troveremo alla vigilia dello sblocco dei licenziamenti e nel pieno della definizione del Recovery Plan. I 209 miliardi per la “ricostruzione” arriveranno in Italia, ma sul loro impiego lo scontro è aperto. La gestione dei fondi europei ha determinato la caduta del governo Conte bis e l’insediamento del governo Draghi. Le politiche di inclusione di genere sono uno dei punti chiave del programma di rilancio e resilienza. Ma al di là di ogni falsa retorica sull’inclusione lavorativa e sulle politiche di conciliazione vita-lavoro, sono e saranno le donne, le migranti e le soggettività lgbtqia+ a pagare il prezzo più alto.

Alla prospettiva di un piano di ricostruzione patriarcale e confindustriale, vogliamo opporre un piano femminista di trasformazione sociale: un salario minimo europeo e reddito di autodeterminazione, socializzazione della cura, welfare universale e non familistico, un permesso di soggiorno europeo non condizionato al lavoro e alla famiglia, diritto alla salute e all’autodeterminazione, priorità della salute ecosistemica rispetto ai profitti.

Le politiche economiche europee di gestione della crisi ci hanno definite “essenziali” per intensificare il nostro sfruttamento. Noi l’8 marzo dimostreremo che essenziale è la nostra lotta, essenziale è il nostro sciopero.

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Germania, funzionario del governo siriano condannato per crimini contro l’umanità

24.02.2021 – Riccardo Noury

Germania, funzionario del governo siriano condannato per crimini contro l’umanità
(Foto di Amnesty International)

Il 24 febbraio l’Alta Corte Regionale di Coblenza, in Germania, ha condannato il funzionario della sicurezza del governo siriano Eyab al-Gharib a quattro anni e mezzo di carcere per crimini contro l’umanità.

Esercitando la giurisdizione universale, il tribunale tedesco ha processato e giudicato colpevole al-Gharib per le torture commesse nella sede 251 dei servizi per la sicurezza dello Stato (conosciuta come al-Khatib) nei confronti di manifestanti arrestati nella capitale siriana Damasco.

Al-Gharib era stato arrestato nel febbraio 2020 in Germania.  Un suo collega, Anwar Raslan, arrestato nello stesso periodo, è a sua volta sotto processo.

Quella emessa nei confronti di al-Gharib è la prima condanna per crimini di diritto internazionale commessi da un funzionario del governo siriano.

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Armi europee nella guerra in Yemen: decisione importantissima del Tribunale di Roma

24.02.2021 – Rete Italiana Pace e Disarmo

Armi europee nella guerra in Yemen: decisione importantissima del Tribunale di Roma

GIP di Roma respinge archiviazione: l’indagine su RWM Italia e UAMA deve continuare

Con enorme soddisfazione oggi le nostre Organizzazioni annunciano che il Giudice per le Indagini Preliminari di Roma ha stabilito che la Procura di Roma deve continuare l’indagine penale sui dirigenti di RWM Italia SpA, una filiale italiana del produttore di armi tedesco Rheinmetall AG, e sugli alti funzionari dell’Autorità nazionale per l’esportazione di armamenti (UAMA) italiana per il loro ruolo in un attacco aereo mortale della coalizione militare guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi a Deir al-Hajari, nel nord-ovest dello Yemen.

Nell’ottobre 2019 la Procura italiana aveva chiesto l’archiviazione della denuncia penale presentata nell’aprile 2018 dal Centro europeo per i diritti costituzionali e umani ECCHR di Berlino, dalla ONG yemenita Mwatana for Human Rights e dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e che ha visto poi coinvolte RWM Italia e UAMA. Le tre Organizzazioni della società civile si erano opposte all’archiviazione e in questi giorni il GIP ha confermato le ragioni di tale opposizione, aprendo la strada a un’indagine approfondita sulla responsabilità dei produttori di armi e dei funzionari dell’UAMA nel mortale attacco aereo che ha ucciso una famiglia di sei persone nell’ottobre 2016.

Accogliamo con favore la decisione di continuare l’indagine penale relativa all’attacco mortale a Deir al-Hajari. Questa decisione dà speranza a tutti i sopravvissuti agli attacchi aerei mortali senza un obiettivo militare identificabile e che hanno invece ucciso e ferito civili“, hanno detto le organizzazioni della società civile in una dichiarazione congiunta.

In particolare:

  • Già il PM nel corso della propria indagine aveva confermato che l’anello di sospensione prodotto da RWM Italia e trovato sulla scena dell’attacco di Deir al-Hajari potrebbe essere stato esportato nel novembre 2015; in quel momento gli organismi delle Nazioni Unite, le ONG internazionali e le organizzazioni yemenite avevano documentato ripetute violazioni della coalizione a guida saudita.
  • Ci sono ampie prove dell’uso di armi europee – comprese le bombe della serie MK 80 prodotte da RWM Italia, e i jet Eurofighter Typhoon parzialmente prodotti da Leonardo SpA – nei presunti crimini di guerra commessi dalla coalizione militare guidata da Arabia Saudita ed Emirati in Yemen.

Inoltre, con una decisione storica, il Governo italiano ha recentemente deciso di revocare definitivamente le licenze di esportazione di missili e bombe d’aereo verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, annullando così la spedizione di oltre 12.700 bombe.

Dal 2015, migliaia di civili sono stati uccisi nel conflitto armato in Yemen; molti altri sono morti per carestia e malattie. Mentre le violazioni dei diritti umani sono commesse da tutte le parti in conflitto, una delle cause principali delle vittime civili sono gli attacchi aerei della coalizione militare a guida saudita, la cui flotta aerea è in gran parte composta da jet da combattimento, bombe e missili di fabbricazione europea.

“Esortiamo ora anche la Corte Penale Internazionale a cooperare con i procuratori nazionali per indagare sulla responsabilità legale degli attori aziendali e politici di Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito“, hanno aggiunto le organizzazioni.

Per garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere del loro ruolo nei crimini di guerra, nel dicembre 2019 ECCHR ha presentato una comunicazione congiunta alla CPI insieme a Mwatana per i diritti umani, Amnesty International, la Campaign Against Arms trade, il Centro Delàs di Barcellona e la Rete Italiana Pace e Disarmo.

Le nostre organizzazioni terranno una conferenza stampa virtuale oggi alle 11:00 (ora di Roma) per fornire maggiori dettagli sulle motivazioni di questa innovativa decisione del Giudice per le indagini preliminari di Roma. La conferenza stampa si terrà via Zoom in italiano e inglese. Il link può essere inviato su richiesta a tutti i giornalisti interessati.

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Le mille e una scoria 4 – La maledizione del Deposito unico

23.02.2021 – Giorgio Ferrari

Le mille e una scoria  4 – La maledizione del Deposito unico
Fusti di scorie radioattive (Foto di Archivio Pressenza)

Secondo il Dlgs 31/2010 per Deposito Nazionale si intende “il deposito nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività … ed all’immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato…”. Basterebbe questa definizione a rendere l’idea di come sia stata resa incomprensibile la questione dei rifiuti radioattivi nel nostro paese. Che vuol dire infatti “ a titolo provvisorio di lunga durata” e i rifiuti ( di bassa, media e alta attività) stanno tutti insieme oppure no? Come ammoniva Quelo in una delle sue gags: “La risposta è dentro di te. E però, è sbagliata.”

Intanto occorre aver chiaro che nella normativa internazionale un sito di “smaltimento” è un luogo dove si effettua la definitiva sistemazione dei rifiuti, mentre in un sito di “immagazzinamento” i rifiuti permangono solo temporaneamente, ma mentre non è raccomandabile smaltire rifiuti in un sito le cui caratteristiche risultano adeguate per il solo immagazzinamento, niente impedisce il contrario, ovvero che in un sito di smaltimento siano immagazzinati temporaneamente rifiuti da destinare successivamente allo smaltimento.

In aggiunta a ciò va precisato che con la nuova classificazione dei rifiuti radioattivi del 2015, quelli a media attività sono stati suddivisi in due sottogruppi, il più “pericoloso” dei quali subisce lo stesso trattamento dei rifiuti ad alta attività e quindi non sarà smaltito, ma immagazzinato insieme a questi.

Dove? Nello stesso sito destinato ad ospitare tutti i rifiuti, ma in due edifici distinti: uno per quelli a bassa e bassissima attività, ed uno per quelli ad alta attività insieme alla parte più “pericolosa” di quelli a media attività. Il primo edificio è alto dieci metri e una volta pieno, verrà ricoperto di terra ed altri materiali; il secondo invece è alto 20 metri e resterà in funzione fino a quando non sarà disponibile un deposito geologico (dove non si sa), presumibilmente entro 50 anni.

Dunque il Deposito nazionale è da intendersi “unico” non solo perché è previsto di costruirne uno per tutto il territorio nazionale, ma anche perché raggruppa nello stesso sito rifiuti a bassa, media ed alta attività. Questa “unicità” è oggetto di decise contestazioni: si sostiene, ad esempio, che invece di spostare tutti i rifiuti in un solo luogo, con l’evidente conseguenza di effettuare innumerevoli e rischiosi trasporti di materiali radioattivi, sarebbe meglio mettere in sicurezza i siti dove attualmente si trovano le scorie. Un’altra contestazione riguarda la soluzione ipotizzata che rappresenterebbe una anomalia nel panorama internazionale in quanto raggruppa insieme rifiuti di bassa attività con quelli di alta attività che invece, secondo le raccomandazioni IAEA, andrebbero sistemati in un deposito geologico. A parte il fatto che la soluzione del deposito di superficie unico per tutti i rifiuti era stata individuata fin dal 1999, per cui appare singolare che alcune organizzazioni ambientaliste la critichino solo oggi, non si può dire che le succitate contestazioni siano prive di fondamento: purché tengano conto della situazione reale in cui si trovano i rifiuti radioattivi. Attualmente questi sono distribuiti in 18 località (comprese le 4 centrali nucleari), di cui più della metà ospita rifiuti di bassa e bassissima attività, mentre in 4 località, insieme a questi, sono presenti anche rifiuti di alta e media attività: Saluggia; Casaccia; Trisaia; Ispra (quest’ultimo in fase di decommissioning). Dunque quella situazione anomala che si verrebbe a creare con il Deposito unico, è in realtà già operante in 4 località del nostro paese da più di trenta anni e, qualora si optasse per il prolungamento della loro attività, significherebbe che Saluggia, Casaccia e la Trisaia diverrebbero i siti collettori di tutti i rifiuti radioattivi presenti in Italia. In questo modo è vero che si ridurrebbe il numero degli spostamenti dei rifiuti rispetto alla soluzione del Deposito unico, ma si moltiplicherebbero per tre tutti gli altri problemi, e cioè messa in sicurezza, sorveglianza e manutenzione degli impianti/depositi. In realtà le cose sono ancora più complicate perché queste località non sono state selezionate sulla base di quei criteri tecnici, scientifici e socio-ambientali che si applicano ai siti di stoccaggio e quindi sono costantemente a rischio di incidente: il sito di Saluggia, esposto agli straripamenti della Dora Baltea, ne è l’esempio più noto ma non tutti sanno che, oltre al problema della Dora, c’è quello delle acque di falda la cui quota massima riscontrata è di 170,60 m s.l.m, mentre il rilevato su cui poggiano i depositi dei rifiuti si trova a quota 171,80 m, vale a dire appena 1, 2 metri più in alto! Tuttavia, si dice, si potrebbero migliorare le loro condizioni di sicurezza, ma a ciò si oppongono tre ordini di motivi: il primo è che qualunque intervento di tipo ingegneristico non potrebbe modificare le loro caratteristiche idro-geologiche che ne fanno siti non adatti ad ospitare rifiuti nucleari; il secondo è che gli eventuali nuovi depositi sarebbero comunque temporanei sia per i rifiuti di bassa attività (per i motivi suddetti), sia per quelli ad alta attività che in ogni caso dovrebbero essere destinati ad un deposito geologico; il terzo motivo è che in questi siti non c’è spazio per ospitare adeguatamente la massa di rifiuti proveniente da altri siti, né gli impianti necessari al loro trattamento. Maledetta dunque è la sorte di questi rifiuti, come maledette sono le loro origini, segnate dall’insidia e dal mistero che da sempre le accompagnano, come è il caso delle barre di Elk River che giacciono in Trisaia da quasi cinquanta anni. Chi le portò, perché e come son giunte fino a noi? Sarà un racconto da mozzare il fiato e perciò meglio riposare la mente, almeno per una notte.

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Meeting Minutes

Meeting Minutes

SENECA, Lettere a Lucilio, 62/65 d.C.

Non è felice, credimi, chi dipende dal benessere materiale. Poggia su fragili basi e gode di beni che vengono dal di fuori: la gioia, come è venuta, se ne andrà. Quella che scaturisce dall’intimo, invece, è durevole e stabile, cresce e ci accompagna fino all’ultimo: gli altri beni, apprezzati dalla massa, durano un giorno. “Ma come? Non possono essere utili e piacevoli?” Chi dice di no? Ma solo se dipendono loro da noi, non noi da loro.

Donare amore è di per sè formazione personale.
Eleanora Roosevelt

  • 1990 Nicaragua: sconfitta elettorale del Fronte Sandinista
  • 1917 nasce a Manchester Anthony Burges, romanziere, saggista e giornalista inglese
    “Cristo sa che , nell’ora della tentazione, perde tutte le sue forze : perciò la tentazione , perde tutte le sue forze: perciò la tentazione è la sua ora più nera, che può essere irrevocabile. Dunque non cerca una prova di forza, ma prega: Non indurci in tentazione”
    Dietrich Bonhoeffer

Il governo USA ha speso 1.5 miliardi di dollari in 20 anni per una flotta di aerei. Ops! Loro non funzionano. Indovina un po ‘? Ora bisognerà spendere molto per quelli che lo fanno. Hanno sempre un sacco di trilioni per uccidere la gente. Ma quando hai bisogno di 2,000 dollari delle tue tasse indietro in una pandemia una volta nella vita? No, facciamo 1400. dollari.FORBES: Sì, stiamo parlando dell’F-35. L ‘ aereo da guerra stealth da 25 tonnellate è diventato il problema stesso che doveva risolvere. E ora l’America ha bisogno di un nuovo pugile per risolvere quel problema F-35, hanno detto i funzionari.Con un prezzo adesivo di circa 100 milioni di dollari per aereo, compreso il motore, l’F-35 costa molto. Pur essendo furtivo e brillante con sensori ad alta tecnologia, è anche manutentore, calesse e inaffidabile. ′′ L ‘ F-35 non è un combattente leggero e low-cost,” ha detto Dan Ward, ex direttore del programma dell’Air Force e autore di libri d’affari popolari tra cui The Simplicity Cycle.L ‘ F-35 è una Ferrari, Brown ha detto ai giornalisti mercoledì scorso. ′′ Non guidi la tua Ferrari al lavoro tutti i giorni, la guidi solo la domenica. Questo è il nostro ′′ fascia alta ′′ [combattente], vogliamo essere certi di non usare tutto per la lotta di fascia bassa.”

Buon compleanno, Maud Leonard McCreery (Feb. 24, 1883-10 aprile 1938). Pacifista. Femminista. Suffragista. Scrittrice. . Predicatrice Educatrice. Organizzatore del lavoro. Editore di giornali. Nata a Wauwatosa, Wisconsin. Morta a Milwaukee, Wisconsin.~ La serie degli eroi di Marginal Mennonite Society

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′ Un’indagine che coinvolge circa 3,700 persone ha scoperto che le pratiche che dovrebbero minimizzare l’ego tendono ad allargarlo e che coloro che si impegnano in più per valorizzare la spiritualità – ritiri di mindfulness, lettura aura, regressione della vita passata – sono i contrabbandieri, il più autoaggrandizzante e insopportabile di tutti. Tali persone si aggrappano a rivendicazioni inconfutabili e inconfutabili sulla loro innata superiorità, come maggiori intuizioni sulla condizione umana, più profonda compassione per gli altri e capacità psichiche più avanzate. La maggior parte di noi si sarà imbattuta in persone così. Queste persone si lamentano in pantaloni da yoga, sbattendo su ′′ pace interiore ′′ e sul ′′ vero sé.” sorridendo con occhi tristi e saggi alle tue preoccupazioni terrestri e, il più grande ′′ racconto ′′ di tutti, ti rimproverano per aver fatto battute.”

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NATO 2030 – United for a New Era

22.02.2021 – Manchester, United Kingdom 

NATO 2030 – United for a New Era
The Geopolitical Implications of COVID-19 – Speech by NATO Secretary General Jens Stoltenberg at the German Institute for Global and Area Studies (GIGA)

By CND and peace activist Rae Street.

NATO recently commissioned a report on the future of NATO from ten experts appointed by the Secretary General, Jens Stoltenberg.   It opens with congratulations to themselves, as according to the authors, NATO is the ‘most successful alliance in history’.  I guess it depends on how you define ‘success’.  Provoking conflict by expansion?  Not short on arrogance, the report claims that it is ‘indispensable’ with its ‘peace ensuring role’ in a world of ‘competing great powers’. Throughout the document there are references to ‘shared principles among the democratic institutions of the Atlantic community’.  You might ask yourself about these shared values which include say from the USA positioning military bases in almost every country on the globe or looking to develop weapons in space or internally still in many states carrying out the death penalty.

The report identifies 13 challenges and threats of which top of the list are Russia and China.   The whole report is steeped in Cold War thinking.   Russia is a ‘declining power’ by ‘economic and social measures’ but it takes an aggressive stance and is ‘the main threat facing NATO in this decade’.  An even bigger threat is China which poses ‘important challenges to our security’.  There is also a need to ‘assess Russia and China cooperation’.  While in no way being apologists for the regimes in Russia and China, talking up the military threats will not lead to stability in the world.  The world this report says is characterised by ‘authoritarian states seeking to expand power and influence’.  At the same time NATO is looking itself to further expansion: to bring in Ukraine, Georgia, and Bosnia into the alliance.  It continues to make agreements with countries around the Pacific and Indian Ocean to face out China.  The UK’s part in this will be to send an aircraft carrier to the Asia Pacific this spring, while the USA is increasing its military presence in the region.  The US Trident nuclear armed fleet (Trident is ‘integrated’ into NATO) is now mainly based at Bangor on the west coast of the USA, having moved from the east coast, with China in its sights. There is also mention of the threat from the ‘South’.  But nowhere is it made clear what this vague mention of the ’South’ means.  Is that a reference to asylum seekers?  It was NATO which was involved in wars against Libya, Afghanistan, in Iraq and Syria from where people now flee.

Even more chilling is the report on future of its nuclear forces.  It proposes strengthening its forces in Europe on its eastern flank, providing them with ‘adequate nuclear capabilities, suitable for the situation created with the end of the Treaty on Intermediate Nuclear Forces’. What is omitted is that it was the USA under President Trump which tore up the Treaty.  In other words, the ten experts have asked the USA to speed up the deployment in Europe not only of the new B6-12 nuclear bombs, but also new medium-range nuclear missiles, similar to the 1980s Euromissiles.

The experts also want in future to ‘continue and revitalize nuclear sharing agreements’, which allowed non-nuclear countries – Belgium, Germany, the Netherlands, Italy and Turkey – to be ready for the use of nuclear weapons under US command.  This has always been against the Nuclear Non-Proliferation Treaty, but as with all the other contradiction is the report, the experts claim they are committed to the NPT.  The NPT states that the nuclear armed states should disarm in ‘good faith’. There is no good faith in NATO.   Moreover, NATO blocked its member states from joining the negotiations for the UN Treaty for the Prohibition of Nuclear Weapons which came into force on 22nd January thus making nuclear weapons illegal under international law.  NATO cares not a jot for that – they claim it is not international law.

In the report there is a section entitled, Women, Peace and Security. But its idea of including women is to increase more women in the military exercises and operations. It ignores other aspects of the UNSC resolution 1325 which proposed more women in decision making on conflict, on conflict prevention, conflict resolution, and peace building.  But then it is a military alliance which is not going to be genuinely concerned with conflict resolution even though at the end of the report there is a brief reference to solving conflicts peacefully.  There is also a reference in the report to climate change.  In future NATO wants to adopt ‘green technologies’.  Yet another contradiction in terms.  Surely expanding its military hardware, building new planes can only increase carbon emissions?

Last, but not least, there has never been a NATO report which didn’t demand more money from member states.  The report is no exception.  It is essential that all allies maintain their commitment, made in 2014, to increase their military spending to at least 2% of GDP by 2024.  There is no acknowledgement of the fact that increasingly people round the world are looking to decrease military funding and redirecting the money to health, social welfare and the climate change emergency.  More and more people can see that the replacement of Trident, costing the people of the UK £205 billion, can do nothing against the threat of the corona virus.  But, of course, NATO would want more money as behind it stands the military industrial complex.  War is good business.  Member states should pay up to enjoy what the report calls ‘the benefits of being under the NATO umbrella’.  That ‘umbrella’ is not a benefit to the world, but a grave danger.

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Amnesty: rapporto sullo stato del sistema giudiziario ungherese

22.02.2021 – Amnesty International

Amnesty: rapporto sullo stato del sistema giudiziario ungherese

Nonostante i cambiamenti ai vertici dell’organo amministrativo del sistema giudiziario ungherese dopo le dimissioni del precedente, e controverso, presidente, i problemi strutturali e le criticità riguardo l’indipendenza e l’imparzialità del potere giudiziario restano. Lo ho denunciato Amnesty International in un rapporto che fornisce aggiornamenti e approfondimenti sullo stato del sistema giudiziario ungherese, sulla percezione riguardo l’imparzialità e l’indipendenza dei tribunali e riassume i principali sviluppi dal 2020.

Il rapporto “Lo stato del sistema giudiziario ungherese” mostra che il governo del paese non ha compiuto alcun tentativo di correggere la situazione e che lo squilibrio di poteri del presidente dell’Ufficio giudiziario nazionale continua a minare l’indipendenza del sistema giudiziario, nonostante i continui appelli da parte di diverse istituzioni europee e delle organizzazioni della società civile. Il neoeletto presidente ha tenuto un approccio diverso rispetto al suo predecessore; invece di intraprendere battaglie pubbliche contro l’organo di governo autonomo della magistratura (il Consiglio nazionale della magistratura) tende a comunicare in maniera notevolmente meno provocatoria, e questo atteggiamento è stato ben accolto dai giudici intervistati da Amnesty International nel corso della ricerca.

Tuttavia, Amnesty International ha concluso che un semplice cambiamento personale nell’amministrazione giudiziaria e il conseguente allentamento delle tensioni tra i due organi della magistratura non risolve i problemi principali: lo squilibrio di potere che esiste tuttora tra di essi e che compromette l’indipendenza del sistema giudiziario.

Gli attacchi politici e dei media al potere giudiziario ungherese sono proseguiti nel 2020 e hanno sortito effetti negativi sull’indipendenza giudiziaria. Il presidente dell’Ufficio giudiziario nazionale  non è stato coerente quando si è trattato di condannare pubblicamente gli attacchi di media e politici nei confronti di tribunali o giudici: in alcuni casi, ha scelto di schierarsi apertamente in difesa del sistema giudiziario, faccia a faccia con alcuni soggetti politici, ma in altre occasioni ha evitato di farlo, suscitando dubbi sull’imparzialità della carica.

I vertici del sistema giudiziario ungherese sono rimasti per la maggior parte in silenzio in occasione di tali attacchi, contribuendo quindi al loro effetto dissuasivo: i giudici ordinari hanno avuto paura di esprimere liberamente le proprie opinioni e posizioni in merito a temi inerenti al sistema giudiziario per timore di ritorsioni sul posto di lavoro o nella vita pubblica.

L’atmosfera nei tribunali e l’effetto dissuasivo continuano a presentare dei problemi, nonostante siano stati fatti alcuni passi in avanti. Il presidente dell’Ufficio giudiziario nazionale non ha sostenuto i giudici nell’espressione pubblica della propria opinione in merito a nessun tema e il suo approccio incoerente nell’avvio di indagini sui vertici dei tribunali ha compromesso la percezione dell’indipendenza e dell’imparzialità del potere giudiziario, sollevando interrogativi sia all’interno che all’esterno del suo ambito.

Una delle principali preoccupazioni per l’indipendenza del sistema giudiziario riguarda il presidente della Corte suprema ungherese, la Kúria, recentemente eletto – per nove anni – dalla maggioranza di governo in parlamento, con i requisiti per la candidatura solo grazie a due recenti emendamenti normativi che hanno aperto la strada alla sua elezione attraverso un ampliamento del bacino di candidati ammissibili.

L’organo autonomo della magistratura, attraverso un parere non vincolante, ha votato 13-1 contro il candidato, a causa del fatto che non aveva mai esercitato la professione di magistrato e della mancanza di esperienza in materia di amministrazione giudiziaria. Inoltre, a dicembre il parlamento ha adottato numerosi emendamenti che rafforzano ancora di più i poteri del presidente della Kúria, sollevando ulteriori domande sul possibile futuro ruolo del massimo tribunale ordinario ungherese e sul suo impatto sull’indipendenza del sistema giudiziario.

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