pensiero del 22 del sesto mese

22 del sesto mese

Come le guardie attentamente custodiscono la fortezza, la custodiscono attorno le mura e dentro , così occorre ben sorvegliarsi, senza mai perdersi di vista; chi si perde di vista anche un solo minuto in tutta la vita, subito si trova sulla strada degli inferi

Dhammapada

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pensiero del 20 del settimo mese

20 del settimo mese

La vita autentica non è fuggevole, non è leggera e non viene mai meno.

Ogni vita vissuta con magnanimità lascia fili intrecciati con le cose del mondo e in questo modo si accresce vieppiù la potenza dell’umanità, con sane radici e rami che sempore più si spingono verso il cielo

John Ruskin

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Caro Gentiloni,Yemen,185/90: no armi a chi va contro principi dell’ articolo 11. E questo non lo giudicano ONU o UE

19.07.2017 Marco Palombo

Caro Gentiloni,Yemen,185/90: no armi a chi va contro principi dell’ articolo 11. E questo non lo giudicano ONU o UE

Alcuni rapporti di esperti e alcune ONG internazionali hanno denunciato all’ ONU violazioni del diritto internazionale umanitario da parte dell’Arabia Saudita nel suo intervento militare in Yemen.
Il Parlamento Europeo ha votato una mozione dove invita l’Unione Europea a vietare la vendita di armi all’ Arabia Saudita a causa della sua violazione del diritto internazionale umanitario nella guerra yemenita.

Il sottosegretario del Ministero degli esteri ha dovuto quindi ammettere nel dibattito alla Camera dei Deputati sulla guerra in Yemen : “Siamo consapevoli del moltiplicarsi delle notizie di vittime tra la popolazione civile e di infrastrutture di base prese di mira dalle azioni militari di tutte le parti coinvolte nel conflitto; notizie che, peraltro, trovano riscontro nei rapporti delle organizzazioni internazionali umanitarie”.

Tuttavia dopo aver ribadito che la vendita di armi italiane all’Arabia Saudita avviene nel rispetto delle leggi vigenti ha aggiunto che: “Naturalmente, ove in sede di Nazioni Unite o Unione europea fossero accertate eventuali violazioni, l’Italia si adeguerebbe immediatamente a prescrizioni”.

Pero’, come lo stesso Amendola ha spiegato, la vendita di armi e’ regolata anche dalla legge italiana 185/90, la quale vieta, e questo il sottosegretario non l’ha detto,  la vendita di armi a paesi che agiscono in contrasto con i principi delll’ articolo 11 della nostra Costituzione.

Infatti nella legge 185/90 troviamo:
Articolo 6) l’ esportazione ed il transito di materiali di armamento sono altresì vietati:
b) verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione.

Ebbene, questa condizione non può essere giudicata ne’ dall’ONU ne’ dall’Unione Europea, può essere valutata solo da istituzioni italiane e viste le “molteplici” accuse riferite anche all’Arabia Saudita sarebbe il caso che qualcuno esaminasse la questione e si pronunciasse su eventuali azioni di guerra dell’Arabia Saudita in contrasto con i principi dell’ articolo 11 della Costituzione.

E assolutamente vero quindi che,
– l’Italia non deve solo adeguarsi a eventuali decisioni di istituzioni internazionali
– ma dovrebbe autonomamente giudicare se la vendita di armi italiane contrasti con le leggi italiane.

Infine una domanda su un episodio di fine giugno:

In base a quale legge il Ministero della difesa ha chiesto alla Moby Lines il trasporto di un carico di esplosivi per l’Arabia Saudita da Olbia a Piombino?

Il governo italiano dovrebbe infatti spiegare in base a quale legge ha chiesto alla Moby Lines il trasporto di esplosivi destinati all’esercito dell’Arabia Saudita il 29 giugno 2017 dal porto di Olbia a quello di Piombino. La richiesta del Ministero della Difesa e’ stata resa nota da un comunicato della Moby Lines, ripreso anche dall’ agenzia di stampa Adnkronos il 1 luglio 2017, con queste parole: trasporto “su precisa richiesta del Ministero della Difesa”.

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pensiero del 19 del settimo mese

19 del settimo mese

Comportatevi bene con la gente facendo conto di ricevere vantaggio dalla sua riconoscenza, e non riceverete il minimo ricambio per la vostra presunta bontà; comportatevi invece bene  senza prospettarvi alcun profitto egoistico e ne troverete vantaggio. E’ così in tutte le cose : “Chi vuol risparmiare la sua anima la perderà, chi perde la sua anima per me , la risparmierà”

John Ruskin

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“L’Italia ratifichi il Trattato per la proibizione delle armi nucleari accogliendo il diritto dell’Umanità alla sopravvivenza”

18.07.2017 Alfonso Navarra

“L’Italia ratifichi il Trattato per la proibizione delle armi nucleari accogliendo il diritto dell’Umanità alla sopravvivenza”
(Foto di Ralf Schlesener per ICAN)

“L’Italia ratifichi il Trattato per la proibizione delle armi nucleari accogliendo il diritto dell’Umanità alla sopravvivenza”

Il Senato, con il dibattito tenuto stamattina, 18 luglio 2017, e con il voto che ha respinto le mozioni, primi firmatari Roberto Cotti l’una (M5S), Loredana De Petris (Sinistra Italiana) l’altra (ce n’è poi anche una terza, non ancora votata, di Federico Fornaro del MDP – vedi testi sotto riportati), presentate per l’adozione del Trattato del 7 luglio 2017, trattato giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti alla loro totale eliminazione (A/CONF.229/2017/L.3/Rev.1), ha perso un’ occasione storica.

Le forze politiche principali del Parlamento italiano rifiutano di seguire quanto hanno già accolto positivamente nel Parlamento europeo (ottobre 2016) Popolari e Socialisti: dovrebbero ritenere la proibizione delle armi nucleari non “divisiva”, come è invece l’attuale posizione del governo Gentiloni, bensì un contributo fondamentale che spinge all’attuazione dell’art.VI del Trattato di non proliferazione nucleare. Vale a dire: trattative in buona fede per arrivare ad un effettivo disarmo nucleare totale.

Noi Disarmisti Esigenti, coalizione operativa formatasi in Italia aderendo all’appello di Stéphane Hessel ad “esigere un disarmo nucleare totale”, non demordiamo comunque: continueremo a lavorare perché l’Italia partecipi alla Conferenza di alto livello dell’ONU, stabilita in New York per il 2018 (data ancora da precisare) per mediare realmente tra le potenze nucleari “recalcitranti” e i 122 Stati non nucleari. Vale a dire i “ribelli” che, in nome di tutta l’ONU, ai sensi della Convenzione di Vienna, il 7 luglio a New York hanno aperto veramente la strada ad un mondo senza atomiche. Il Trattato del 7 luglio può essere firmato e ratificato dal 20 settembre 2017 in poi.

Mediare significa, a nostro parere, che sta nel solco della strategia seguita dalla società civile internazionale che ha spinto decisivamente per il risultato del 7 luglio a New York, considerare il Nuovo Trattato la cornice giuridica generale (metaforicamente: il codice) in cui può collocarsi l’aspetto positivo del TNP (una legge particolare da inglobare nel codice), tradito da quelle interpretazioni di comodo che ne fanno la base per la legittimazione dell’oligopolio atomico delle potenze rappresentate in modo permanente nel Consiglio di Sicurezza. E per essere credibili in questo ruolo occorrerebbe da subito ritirarsi, con decisione autonoma, dalla “condivisione nucleare NATO” che ci fa ospitare le atomiche USA a Ghedi ed Aviano e forse in transito negli 11 porti a rischio nucleare di cui usufruisce la VI Flotta USA.

La nostra posizione di movimenti di base, espressa ufficialmente alla Conferenza di New York, condivisa da componenti del movimento internazionale, è molto chiara: il diritto internazionale ambientale , con gli sviluppi quasi universalmente accettati che l’Italia riconosce (avendo sottoscritto e ratificato gli accordi di Parigi del dicembre 2015 contro il riscaldamento climatico globale), può, con i suoi nuovi principi, fornire una base politica e culturale risolutiva in senso positivo e costruttivo al conflitto che si va ad aprire tra la “rivoluzione disarmista” oggi possibile ed il vecchio, mortalmente pericoloso, disordine atomico. Si tratta di limitare la sovranità degli Stati in nome di una esigenza comune dell’Umanità ad essere liberata dalle minacce che pendono sulla sua sopravvivenza.

In mancanza del numero legale la discussione in aula al Senato è stata rinviata nel pomeriggio. Grasso alle 16.30 ha fatto riprendere con all’odg il tema dei vaccini.

Con questo spirito e con questi contenuti saremo presenti con una nostra delegazione, accreditata dalla WILPF internazionale, alla COP 23 di Bonn indetta dall’ONU dal 6 al 17 novembre 2017 per l’attuazione degli accordi di Parigi sul clima globale.

 

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pensiero del 18 del settimo mese

18 del settimo mese

Affrettati a fare il bene, anche se insignificante , e rifuggi da ogni peccato; perché ogni cosa buona ne attira un’altra , e un peccato che genera un altro; il premio della virtù è la virtù, il premio del vizio, il vizio.

Talmud

Senza la decisione , nel vostro cuore, di fare il bene , fino a che la vostra mano destra non cada per la stanchezza, e di farlo senza badare se questo vi porti la vita o la morte, è impossibile qualsiasi vita degna di questo nome.

John Ruskim

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Lettera Aperta: “Fermare l’attracco della nave di Generazione Identitaria al porto di Catania”

17.07.2017 Redazione Italia

Lettera Aperta: “Fermare l’attracco della nave di Generazione Identitaria al porto di Catania”
(Foto di https://www.facebook.com/Rete-Antirazzista-Catanese-468545723307207/)

Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti,

Al Presidente della Regione Siciliana,

Al Prefetto di Catania,

Al Questore di Catania,

Al Presidente dell’Autorità Portuale di Catania,

Al Comandante della Capitaneria di Porto di Catania,

Al Sindaco di Catania

 

Intorno a martedì 18 luglio 2017, come reso noto dagli organi di stampa, è previsto l’arrivo al porto di Catania della nave C-Star, lunga 40 metri, costruita nel 1975, battente bandiera dello stato africano di Gibuti. Tale imbarcazione è stata noleggiata dal gruppo dichiaratamente razzista e xenofobo “Generazione Identitaria” per respingere, attraverso azioni paramilitari, i migranti che tentano di attraversare il Mar Mediterraneo, intralciando così i preziosi salvataggi delle ONG delle navi umanitarie, sempre più criminalizzate.

La sosta nel porto di Catania o di altri porti siciliani sarebbe funzionale all’imbarco delle provviste necessarie alla “missione” e all’imbarco di “volontari” arruolati nell’operazione paramilitare.

Le seguenti associazioni firmatarie chiedono alle Autorità in indirizzo di impedire l’utilizzo delle infrastrutture portuali alla nave C-Star attualmente nella disponibilità dell’organizzazione “Generazione Identitaria” e di prendere posizione in tal senso verso le autorità competenti. Sarebbe infatti a nostro avviso assai grave che si concedesse l’attracco e l’utilizzo delle infrastrutture pubbliche a organizzazioni che hanno l’intento di compiere azioni paramilitari nel Mar Mediterraneo, intercettando imbarcazioni di migranti e arrogandosi il diritto di intervenire consegnando i naufraghi alla guardia costiera libica e violando di fatto l’obbligo di legge che vuole l’accompagnamento verso il porto più sicuro, che non è certo quello libico.

Temiamo inoltre che la presenza di una nave non coordinata con la Guardia costiera possa ostacolare le operazioni di salvataggio con grave pericolo per i naufraghi e per il personale operante in mare. Si tratta di un’operazione razzista alimentata da una propaganda falsa e tendenziosa, che non possiamo avallare con alcun tipo di supporto logistico o silenzio istituzionale”.

Nella notte del 12 maggio, all’interno del porto di Catania, quattro fascisti di “Generazione Identitaria” a bordo di un gommone hanno tentato di fermare la nave “Aquarius” di SOS Mediterranèe in partenza per un’operazione di soccorso. Successivamente la stessa organizzazione ha iniziato da Catania “Defend Europe”, una odiosa campagna criminale che si pone apertamente l’obiettivo di impedire i salvataggi in mare con azioni paramilitari per il blocco delle navi umanitarie. Alla conferenza, che si è svolta in un rinomato albergo della scogliera catanese, hanno partecipato appena una ventina di individui, un vero e proprio flop, nonostante la diffusione capillare sul web del vergognoso evento.

Rete Antirazzista Catanese, Comitato NoMuos/NoSigonella, Catania Bene Comune, USB fed.Ct, Città Felice, La RagnaTela, Cobas Scuola-Ct, PRC- Ct, PCI fed.Ct, ARCI-Ct

Per aderire alla “Lettera Aperta” e per informazioni scrivere a catanianofrontex@gmail.com

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pensiero del 17 del settimo mese

 

17 del settimo mese

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò riposo.

Prendete il giogo su di voi, e imparate da me, che sono mite e umile di cuoire e troverete quiete per le vostre anime. Perché il mio giogo è buono e il mio peso leggero.

Matteo 11, 28-30

Se, oppresso da cose sgradevoli, senti approssimarsi un accesso di collera o di sdegno , affrettati a rientrare in te stesso e non abbandonarti ad emozioni capaci di privarti del dominio di te stesso. Quanto più ti eserciti a tornare con la forza della volontà ad una calma disposizione d’animo, tanto più accresce la capacità di mantenere la tranquillità di spirito.

Marco Aurelio

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È fattibile uno spazio comune post-jugoslavo?

16.07.2017 Gianmarco Pisa

È fattibile uno spazio comune post-jugoslavo?
(Foto di Adattato da: Calànch [CC BY SA 4.0] via Wikimedia Commons.)

Note sul Vertice di Trieste

Dell’appena trascorso  Vertice di Trieste (12 luglio 2017), cui hanno partecipato paesi UE e dei Balcani Occidentali nel formato 6+6 (Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Slovenia, Croazia più Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia, Albania e il Kosovo), il primo risultato concreto riguarda la “connettività”: i partecipanti hanno raggiunto un accordo su, oltre quelli già vigenti, sette progetti di connettività per un investimento di oltre 500 milioni di euro, il che porta i fondi complessivamente stanziati dal 2015 nel settore ad oltre 1.4 miliardi, su un totale di venti progetti di investimento.

Inoltre per la prima volta lo strumento di connettività europea, il Connectivity Europe Facility (CEF), è stato attivato nella regione, portando un finanziamento europeo da 11.4 milioni di euro. Ancora più importante, il vertice ha registrato la firma, da parte dell’Unione Europea e dei paesi dei Balcani Occidentali, con l’eccezione della Bosnia che tuttavia ha successivamente rettificato la propria riserva, del “Trattato della Comunità dei Trasporti” (Transport Community Treaty). L’obiettivo è quello di costituire un sistema integrato di trasporti (una rete di mobilità) tra i Balcani Occidentali e l’Unione Europea e lavorare nella direzione della convergenza con le politiche e gli standard del sistema trasporti della UE.

Non ha registrato significativi passi avanti, invece, la costituzione di una vera e propria area regionale di libero scambio, tanto nella forma di un mercato comune dei Balcani Occidentali quanto in quella di una vera e propria unione doganale, per la quale i tempi non sono maturi, sebbene i Paesi dei Balcani Occidentali già registrino un certo livello di integrazione e interazione economica, rispettivamente sanciti dall’adesione alla CEFTA (l’Area di Libero Commercio dell’Europa Centrale), dall’agenda posta nei rispettivi SAA (Accordi di Associazione e Stabilizzazione) e dal progressivo avanzamento del percorso di adesione dei paesi interessati, candidati effettivi o potenziali. In questa cornice, il potenziamento del sistema d’impresa ha costituito l’altro principale risultato del Vertice di Trieste, dove, all’interno del cosiddetto Business Forum, sono state messe a confronto le piattaforme nazionali per il sistema delle piccole e medie imprese (SME) e messi a punto gli obiettivi prioritari che, anche in questo caso, riguardano essenzialmente i campi dell’energia, delle infrastrutture e dell’innovazione.

 

Nel concreto, la Commissione Europea ha annunciato un ulteriore finanziamento nel settore pari a 48 milioni, attraverso lo strumento per l’innovazione e lo sviluppo d’impresa nei Balcani Occidentali (Western Balkan Enterprise Development and Innovation Facility) e ha inaugurato, proprio in occasione del Vertice di Trieste, il Segretariato delle Camere di Commercio dei Balcani Occidentali, quale «parte di uno sforzo comune per rafforzare il contributo del settore privato allo sviluppo dei legami commerciali e al rafforzamento della crescita economica».

È stato dato ulteriore respiro, sulla base dello schema pilota per giovani funzionari (Young Civil Servants pilot scheme), introdotto durante il Vertice di Parigi del 2016, al programma che nei prossimi due anni consentirà a trenta giovani funzionari all’anno, da ciascun paese dei Balcani Occidentali, di prendere parte a training nell’Unione Europea e a scambi regionali nel settore della pubblica amministrazione. Inoltre, l’inserimento dei Balcani Occidentali nel Portale Europeo della Gioventù (European Youth Portal) intende costituire uno degli strumenti per consentire ai giovani della regione di cogliere opportunità di studio, lavoro e volontariato nell’Unione Europea.

Come valutare tutto questo? Si tratta di risultati significativi ma parziali, molto limitati se misurati sul metro dell’ambizione della Serbia e, per altro verso, della Germania, di costituire un vero e proprio mercato unico regionale “post-jugoslavo” (senza la Slovenia e la Croazia, già facenti parte dell’Unione Europea, ma aperto all’Albania), ma piuttosto rilevanti se letti in parallelo con dichiarazioni ostili, spesso utili solo in termini di politica interna, fatte circolare alla vigilia del Vertice: dal timore kosovaro (ma anche croato) per una rinnovata egemonia serba in un contesto regionale di tipo post-jugoslavo, alla minaccia albanese di dare corso al progetto della “Grande Albania”, la controversa e provocatoria unificazione con il Kosovo, se dovessero fallire le proprie ambizioni di entrare nell’Unione Europea. Sullo sfondo resta la debolezza di un progetto comunitario e di un’unità europea oggi più in crisi che mai: del resto, come ha messo in luce Alberto Negri in un suo lucido reportage («Se l’ombra di Mosca torna ad allungarsi», Il Sole 24 Ore, 13 luglio 2017), «su questa pacificazione dei Balcani, filtrata attraverso l’orizzonte o il miraggio dell’integrazione europea, opportunamente oliata da aiuti per centinaia di milioni di euro, […] punta il vertice di Trieste: dove passano le merci – è il mantra – non passano i soldati. Il problema è che nei Balcani, sia pure in direzioni diverse, passa anche ben altro.>>

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pensiero del 16 del settimo mese

16 del settimo mese

Se tu sapessi da quale fonte provengono i giudizi e l’interessamento della gente, smetteresti di brigare per averne l’approvazione e le lodi.

Marco Aurelio

Ora e prima d’ora si deride colui che siede in silenzio , si deride sia chi parla molto sia chi parla poco: non v’è alcuno sulla terra che non sia stato biasimato.

Non c’è stato mai alcuno , non ci sarà e non c’è , che sia stato sempre biasimato, come anche nessuno che sia stato sempre lodato

Dhammapada

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Per combattere la violenza sulle donne non bastano le campagne di sensibilizzazione

14.07.2017 Action Aid Italia

Per combattere la violenza sulle donne non bastano le campagne di sensibilizzazione
(Foto di http://www.actionaid.it)

Per combattere la violenza sulle donne non bastano le campagne di sensibilizzazione. Servono risposte adeguate a chi denuncia la violenza e opportunità concrete di riscatto 

Omicidio Maria Tino: per rompere il ciclo della violenza non basta la consapevolezza, è indispensabile fornire alle donne ascolto, interventi di supporto, e la possibilità di partecipare alla vita sociale e politica delle loro comunità.

Un’altra donna che aveva aderito alla campagna di ActionAid per dire no alla violenza sulle donne ha perso la vita per mano di un uomo. La nostra associazione, suo malgrado, si trova di nuovo citata perché Maria Tino, come Antonietta Di Nunno lo scorso maggio e Arianna Rivara a gennaio, aveva deciso di partecipare alla mobilitazione sui social lanciata il 25 novembre scorso dalla nostra organizzazione cambiando l’immagine del suo profilo Facebook. Se i numeri della campagna sono stati incoraggianti  – 1,4 milioni di utenti hanno modificato la loro foto del profilo per sostenere la l’iniziativa – la sequenza di femminicidi registratasi negli ultimi mesi mostra un paese dove diritti e dignità delle donne sono spesso calpestati e la strada per prevenire e sconfiggere la violenza contro le donne è ancora lunga.

“La violenza di genere si combatte non solo con le leggi e le campagne di sensibilizzazione, ma anche garantendo risposte concrete alle donne che denunciano la violenza e offrendo opportunità di riscatto economico e sociale. In particolare, è necessario cambiare i comportamenti delle persone e aiutare le donne ad abbattere le barriere socio-culturali che sono all’origine della violenza, identificando i cambiamenti che vorrebbero vedere nelle loro case, scuole e comunità. Crediamo sia indispensabile educare al rispetto della persona e dei diritti delle donne e contrastare gli stereotipi di genere che sono alla base di una visione errata del ruolo di donne e uomini nella società”, dichiara Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid Italia.

I fatti di cronaca e le statistiche rivelano che la parità tra donne e uomini resta un traguardo lontano per tutti i paesi, indipendentemente dal loro grado di ricchezza e sviluppo. Ancora oggi in tutto il mondo povertà e ingiustizie colpiscono le donne in modo sproporzionato a causa di squilibri di potere e di pregiudizi che superano i confini geografici, dall’Europa al più piccolo villaggio dell’India.

Secondo gli ultimi dati dell’ISTAT[1], in Italia il 31,5% delle donne tra 16 e 70 anni (6 milioni e 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, mentre il 16,1% ha subito stalking. Nell’Unione Europea, secondo l’ultima indagine della European Union Agency For Fundamental Rights[2], circa l‘8 % delle donne è stata vittima di violenza fisica e/o sessuale nei 12 mesi precedenti l‘intervista condotta nell’ambito dell’indagine, mentre una donna su tre ha subito una forma di violenza fisica e/o sessuale dopo i 15 anni. Più in generale, conclude l’Agenzia, nell’UE la violenza contro le donne rappresenta una violazione dei diritti umani di vaste proporzioni, che in larga misura non viene denunciata.

 

 L’Impegno di ActionAid

ActionAid è impegnata per garantire i diritti delle donne su più fronti. Attraverso il progetto We GO! l’organizzazione lavora per rafforzare i servizi a supporto delle donne vittime di violenza in Europa, con particolare attenzione a quelli promossi dai centri antiviolenza a favore dell’indipendenza economica. La violenza e la paura della violenza limitano infatti la mobilità delle donne e il loro accesso alle opportunità di formazione e lavoro, al tempo libero e alla partecipazione alla vita sociale e politica delle loro comunità.

Altrettanto importante è il lavoro di prevenzione. Per superare gli stereotipi di genere che danno origine alla violenza ed educare i futuri adulti fin dalla scuola primaria, ActionAid ha ideato  il kit didattico “Nei panni dell’altra”. Il kit offre ai giovani studenti spunti di lavoro e riflessione utili a contrastare i meccanismi che possono dare origine a fenomeni di bullismo o di violenza di genere, favorendo l’accettazione delle diversità e l’integrazione.

ActionAid lotta inoltre contro pratiche tradizionali come i matrimoni forzati e precoci e le mutilazioni genitali femminili. Il Progetto AFTER ha l’obiettivo di combattere quest’ultimo fenomeno, che si sta diffondendo sempre di più anche in Europa tra le comunità di migranti originarie di paesi dove vengono culturalmente praticate, e di accrescere la consapevolezza tra i politici e le istituzioni del rischio esistente. ActionAid chiede che ovunque nel mondo siano rispettati i diritti sessuali e riproduttivi delle donne e che sia garantito loro l’accesso ai servizi di pianificazione famigliare.

[1] Indagine ISTAT sulla Sicurezza delle donne: https://www.istat.it/it/archivio/194779

[2] Violence against women: an EU-wide survey – European Union Agency For Fundamental Rights: http://fra.europa.eu/en/publication/2014/violence-against-women-eu-wide-survey-main-results-report

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