pensiero del 22 del sesto mese

22 del sesto mese

Come le guardie attentamente custodiscono la fortezza, la custodiscono attorno le mura e dentro , così occorre ben sorvegliarsi, senza mai perdersi di vista; chi si perde di vista anche un solo minuto in tutta la vita, subito si trova sulla strada degli inferi

Dhammapada

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UNICEF: almeno 6.500 bambini uccisi in Yemen; preoccupazione per le nuove violenze a Hodeidah

22.09.2018 UNICEF

UNICEF: almeno 6.500 bambini uccisi  in Yemen; preoccupazione per le nuove violenze a Hodeidah

Dichiarazione del Direttore generale dell’UNICEF Henrietta Fore

22 settembre 2018 – “Le nuove violenze a Hodeidah rappresentano  l’ennesimo colpo agli sforzi di pace nello Yemen, un paese che scivola sempre più nel caos e nella miseria.  L’escalation di ostilità sta mettendo migliaia di bambini che vivono nella zona e nei dintorni a rischio imminente di essere feriti  o di morire. Gli attacchi aerei e i combattimenti a terra potrebbero anche portare a nuove ondate di sfollamenti e ad interruzioni nella fornitura di acqua potabile sicura.

Poiché l’accesso a beni e servizi essenziali è già fortemente limitato in gran parte dello Yemen, l’impatto di ulteriori violenze potrebbe essere catastrofico, con il porto di Hodeidah come punto critico di ingresso per le forniture umanitarie salvavita, il carburante e i beni commerciali da cui dipende gran parte del paese per la sopravvivenza.

Il mondo ha lanciato appelli forti e chiari affinché il porto sia risparmiato. Questi appelli devono essere onorati. Sono in gioco le vite di decine di migliaia di bambini. Non è troppo tardi per tornare al tavolo dei negoziati e riunirsi agli sforzi di pace dell’Inviato Speciale dell’ONU.

Almeno 6.500 bambini sono stati uccisi o feriti nello Yemen da quando il conflitto si è intensificato tre anni fa. Solo la pace può porre fine a questo spargimento di sangue. Fino a quando non arriverà, chiediamo alle parti la massima moderazione per risparmiare vite umane e consentire l’accesso umanitario”.

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Open Arms partecipa a Palermo Pride: bisogna combattere ogni forma di discriminazione

22.09.2018 – Palermo Redazione Italia

Open Arms partecipa a Palermo Pride: bisogna combattere ogni forma di discriminazione

Oggi, sabato 22 settembre, ore 15:00: il sindaco di Dusseldorf Thomas Geisel, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e il Comandante dell’Astral Riccardo Gatti, si incontreranno al NH Hotel – Foro Umberto I per discutere di immigrazione e della difficile situazione di chi opera nel Mediterraneo Centrale.

Seguirà il corteo che partirà dal Foro Italico alle ore 15:30.

Ringraziamo gli organizzatori del Palermo Pride che quest’anno hanno voluto invitare organizzazioni non governative come Proactiva Open Arms, SOS Mediterranée e il Forum Antirazzista di Palermo a partecipare al corteo che si terrà domani nella città di Palermo.

Proactiva Open Arms ha aderito con grande entusiasmo al Palermo Pride per ribadire che la lotta contro ogni forma di discriminazione e di intolleranza è una battaglia che riguarda il futuro dell’Europa e di tutti i suoi cittadini e le sue cittadine. Crediamo sia importante, oggi più che mai, battersi per salvaguardare le istituzioni democratiche grazie alle quali è stato possibile costruire nell’ultimo secolo un’Unione Europea fondata sul diritto e sul rispetto della dignità umana.

Per questo domani sfileremo accanto alla comunità LGBT+, per ribadire che riconoscere e rispettare la libertà di scegliere e decidere della propria vita deve essere la base della nostra società, e che l’autodeterminazione di tutte e tutti è un principio che va ribadito e difeso. Siamo convinti che i diritti o sono di tutti e tutte o non sono di nessuno e continueremo a batterci contro ogni forma di violazione e di limitazione delle espressioni personali e della libertà di perseguire il proprio progetto di vita, nel costruire comunità di uomini e donne liberi e solidali.

CS Proactive Open Arms

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L’Italia esca dall’ambiguità sul nucleare: migliaia di firme per la ratifica del TPAN

20.09.2018 WILPF (Women’s International League for Peace and Freedom)

L’Italia esca dall’ambiguità sul nucleare: migliaia di firme per la ratifica del TPAN
Una precedente manifestazione alla Farnesina (Foto di Pressenza)

Il 26 settembre, giornata  dedicata dall’ONU al disarmo nucleare, le Associazioni WILPF Italia, Donne in Nero, Disarmisti Esigenti, Pax Christi, Comboniani, IPPNW (medici contro il nucleare) consegneranno alle massime istituzioni  italiane le migliaia di FIRME  raccolte in più parti del Paese,  perché l’Italia firmi e ratifichi il TPAN (Trattato per la Proibizione delle Armi   Nucleari).  E’ l’epilogo di un iter durato vari mesi, con una corrispondenza con la Presidenza della Repubblica.

L’iniziativa ha preso il via  dalla “Carovana delle Donne per il Disarmo Nucleare,” promossa da WILPF Italia (Women’s International League for Peace and  Freedom) per rilanciare con forza il messaggio di pace di ICAN  (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons ) Premio Nobel  2017.  Pronta e concreta l’adesione di numerose associazioni  e movimenti che in più di 20 città italiane hanno promosso dibattiti, manifestazioni, proiezioni di film, presentazioni di libri,  incontri con i giovani delle scuole sul tema della follia della violenza nucleare.

La campagna per la messa al bando delle armi nucleari in Italia è nata con un duplice obiettivo:

1)  sollecitare l’Italia a firmare e ratificare il TPAN  adottato dall’ONU il 7 luglio 2017 con l’approvazione di 122 Stati;

2) far percepire a un’opinione pubblica sempre più vasta che una guerra nucleare può essere scatenata addirittura per caso, per incidente o per errore di calcolo,  facendo   comprendere che la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca sono contrarie al bene dell’umanità  e all’etica di ogni civile convivenza, oltre a rappresentare una  minaccia incombente sulla vita dei popoli e dell’ecosistema terrestre.

 

A distanza di un anno dalla sua adozione, il TPAN è stato firmato da 60 stati e ratificato da 14. E’ realistico pensare che entro il 2020 si arrivi alle 50 ratifiche necessarie per la sua entrata in vigore.

 

L’Italia non ha partecipato ai  negoziati in sede ONU che hanno portato  all’adozione del TPAN, né ha compiuto passi in direzione di  firma e ratifica.

La sorpresa e l’indignazione per questa “assenza” del nostro Paese, che in tal modo si allinea “di fatto”  con gli Stati nuclearisti che si sono opposti al TPAN, ha mobilitato tanti cittadini e cittadine ad opporsi  con determinazione  alla presenza delle bombe nucleari USA ospitate nelle basi militari di  Ghedi ed Aviano, incrementando  la raccolta di firme che il giorno 26 settembre verrà presentata alle massime istituzioni, affinché l’Italia esprima la propria firma e ratifica,  contribuendo all’entrata in vigore del TPAN .

 

La delegazione sarà accolta al Ministero per gli Affari Esteri alle ore 13.

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L’Italia esca dall’ambiguità sul nucleare: migliaia di firme per la ratifica del TPAN

20.09.2018 WILPF (Women’s International League for Peace and Freedom)

L’Italia esca dall’ambiguità sul nucleare: migliaia di firme per la ratifica del TPAN
Una precedente manifestazione alla Farnesina (Foto di Pressenza)

Il 26 settembre, giornata  dedicata dall’ONU al disarmo nucleare, le Associazioni WILPF Italia, Donne in Nero, Disarmisti Esigenti, Pax Christi, Comboniani, IPPNW (medici contro il nucleare) consegneranno alle massime istituzioni  italiane le migliaia di FIRME  raccolte in più parti del Paese,  perché l’Italia firmi e ratifichi il TPAN (Trattato per la Proibizione delle Armi   Nucleari).  E’ l’epilogo di un iter durato vari mesi, con una corrispondenza con la Presidenza della Repubblica.

L’iniziativa ha preso il via  dalla “Carovana delle Donne per il Disarmo Nucleare,” promossa da WILPF Italia (Women’s International League for Peace and  Freedom) per rilanciare con forza il messaggio di pace di ICAN  (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons ) Premio Nobel  2017.  Pronta e concreta l’adesione di numerose associazioni  e movimenti che in più di 20 città italiane hanno promosso dibattiti, manifestazioni, proiezioni di film, presentazioni di libri,  incontri con i giovani delle scuole sul tema della follia della violenza nucleare.

La campagna per la messa al bando delle armi nucleari in Italia è nata con un duplice obiettivo:

1)  sollecitare l’Italia a firmare e ratificare il TPAN  adottato dall’ONU il 7 luglio 2017 con l’approvazione di 122 Stati;

2) far percepire a un’opinione pubblica sempre più vasta che una guerra nucleare può essere scatenata addirittura per caso, per incidente o per errore di calcolo,  facendo   comprendere che la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca sono contrarie al bene dell’umanità  e all’etica di ogni civile convivenza, oltre a rappresentare una  minaccia incombente sulla vita dei popoli e dell’ecosistema terrestre.

 

A distanza di un anno dalla sua adozione, il TPAN è stato firmato da 60 stati e ratificato da 14. E’ realistico pensare che entro il 2020 si arrivi alle 50 ratifiche necessarie per la sua entrata in vigore.

 

L’Italia non ha partecipato ai  negoziati in sede ONU che hanno portato  all’adozione del TPAN, né ha compiuto passi in direzione di  firma e ratifica.

La sorpresa e l’indignazione per questa “assenza” del nostro Paese, che in tal modo si allinea “di fatto”  con gli Stati nuclearisti che si sono opposti al TPAN, ha mobilitato tanti cittadini e cittadine ad opporsi  con determinazione  alla presenza delle bombe nucleari USA ospitate nelle basi militari di  Ghedi ed Aviano, incrementando  la raccolta di firme che il giorno 26 settembre verrà presentata alle massime istituzioni, affinché l’Italia esprima la propria firma e ratifica,  contribuendo all’entrata in vigore del TPAN .

 

La delegazione sarà accolta al Ministero per gli Affari Esteri alle ore 13.

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International Day of Peace 2018

19.09.2018 Redazione Italia

International Day of Peace 2018

Giornata Internazionale per la Pace

21 settembre ore 17,30

Sala delle Carrozze Villa Niscemi

La Consulta per la Pace organizza quest’anno la Giornata internazionale per la Pace presso la Sala delle Carrozze a Villa Niscemi.  Le nuovissime generazioni verso un mondo di Pace e l’adozione internazionale i temi al centro dell’evento. La Pace non è un concetto astratto, passa attraverso azioni concrete portate avanti da donne e uomini che mettono davanti alle proprie esigenze quelle delle future generazioni, per crescere insieme verso un mondo migliore.

https://www.facebook.com/events/2299308183434954/?ti=icl

 

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Cile: approvato progetto di legge sull’identità di genere

18.09.2018 Redacción Chile

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Cile: approvato progetto di legge sull’identità di genere

Dopo cinque anni e quattro mesi di intensa discussione il progetto di legge sull’identità di genere ha concluso il suo iter nel Parlamento cileno. L’aula della Camera dei Deputati ha infatti approvato la relazione della Commissione Mista, che aveva il compito di risolvere le disparità con il Senato rispetto all’iniziativa.

In un dibattito che ha visto gruppi a favore della proposta e altrettanti detrattori, l’Assemblea ha ratificato il testo già approvato dal Senato la scorsa settimana, con 95 voti favorevoli e 46 contrari (il quorum minimo per l’approvazione era di 87 voti a favore). Il progetto adesso passa nelle mani dell’Esecutivo, pronto per essere promulgato come legge della Repubblica.

La votazione ha posto fine a un ampio dibattito in cui si sono confrontate le differenti posizioni dei parlamentari dell’emiciclo. I legislatori che si sono manifestati a favore hanno reclamato la necessità di avanzare nel riconoscimento di un diritto umano che riguarda un insieme di cittadini discriminati in Cile e hanno evidenziato vari punti specifici della cornice legale del progetto.

Qui di seguito proponiamo un estratto dell’intervento in Aula del deputato umanista del Frente Amplio, Tomás Hirsch:

“Signora Presidente, per cominciare esprimo il mio completo e assoluto sostegno a questo progetto di legge, in tutti i suoi articoli.

Sono profondamente dispiaciuto per la decisione del Senato di respingere il diritto al riconoscimento dell’identità di genere per i minori di 14 anni. Speriamo che possa essere presto regolarizzato il pieno diritto di ogni persona, indipendentemente dalla sua età, al riconoscimento legale della sua identità.

Durante molti anni, le persone trans del nostro Paese hanno dovuto vivere senza il riconoscimento legale della propria identità di genere, patendo discriminazioni e maltrattamenti ogni volta che dovevano esibire documenti d’identità che mostravano un nome o un sesso diversi da quelli con cui la persona si identifica e si esprime. Solamente da pochi anni alcuni tribunali hanno iniziato a riconoscere il diritto delle persone a cambiare il proprio nome o sesso nei registri dell’anagrafe, ma sempre a seguito di processi farraginosi e soggetti al criterio di ciascun giudice, che tra l’altro spesso includeva procedimenti lunghi e arbitrari, e la necessità di esami medici che esponevano i richiedenti ad un trattamento vessatorio.

È un diritto basilare di ogni persona il riconoscimento della propria identità, in base al modo che egli o ella sceglie di presentarsi di fronte al mondo. È fondamentale che vengano adeguate tutte le norme necessarie a garantire a ogni persona il diritto di vivere la propria vita nella maniera che preferisce, senza imposizioni da parte della società.

I princìpi dell’Umanesimo stabiliscono il rifiuto di ogni forma di violenza, intendendo la violenza come la negazione dell’intenzionalità dell’altro. Ebbene, signora Presidente, cosa ci può essere di più violento che negare a una persona il diritto a presentarsi al mondo con il genere con cui si identifica?

Il riconoscimento dell’identità di genere è necessario, affinché nessuna persona sia costretta ad affrontare una discussione pubblica sul “chi è?” per il semplice fatto che i suoi documenti mostrano un sesso o un nome diversi da quelli che ognuno riconosce come propri.

Né gli organismi pubblici, né quelli privati possono negare a nessuno il diritto alla propria esistenza. È ingiusto e violento pretendere di imporre all’altro una forma di vita, un aspetto, un nome o un’identità di genere che coincida con il proprio sesso biologico. È inumano esigere da una persona che sopporti umiliazioni e discriminazioni, rendere difficile il suo acceso al mondo del lavoro, ai servizi pubblici, a una vita familiare propriamente detta, alla salute e all’istruzione, per il fatto che la sua identità legale non coincida con l’identità autopercepita. Tutto questo è violenza.

Celebriamo quindi questa legge come un passo avanti verso l’uguaglianza di diritti di tutte le persone. Restano ancora molti aspetti nei quali avanzare per giungere a un pieno riconoscimento dell’uguaglianza di diritti per tutti, ma si tratta senza dubbio di un grande avanzamento. Per tutte queste ragioni, il mio voto sarà a favore dell’approvazione di questo progetto di legge.”

 

Per effetto di questa legge ogni persona si intende titolare dei seguenti diritti:
a) Diritto al riconoscimento e alla protezione dell’identità e dell’espressione di genere.
b) A essere riconosciuta e identificata conformemente alla propria identità ed espressione di genere nei titoli pubblici e privati che accreditano la propria identità.
c) Al libero sviluppo della propria personalità, conformemente alla sua identità ed espressione di genere, consentendo la massima realizzazione spirituale e materiale possibile.

Il diritto all’identità di genere riconosce, inoltre, i seguenti princìpi: la non patologizzazione; la non discriminazione arbitraria; la riservatezza dei procedimenti eseguiti dinanzi alle autorità amministrative o giurisdizionali; la dignità del trattamento; il superiore interesse del minore e la sua autonomia progressiva (ogni minore potrà esercitare egli stesso il proprio diritto, in base allo sviluppo delle sue facoltà, alla sua età e al suo livello di maturazione).

 

Traduzione dallo spagnolo di Domenico Musella

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Cile: approvato progetto di legge sull’identità di genere

18.09.2018 Redacción Chile

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Cile: approvato progetto di legge sull’identità di genere

Dopo cinque anni e quattro mesi di intensa discussione il progetto di legge sull’identità di genere ha concluso il suo iter nel Parlamento cileno. L’aula della Camera dei Deputati ha infatti approvato la relazione della Commissione Mista, che aveva il compito di risolvere le disparità con il Senato rispetto all’iniziativa.

In un dibattito che ha visto gruppi a favore della proposta e altrettanti detrattori, l’Assemblea ha ratificato il testo già approvato dal Senato la scorsa settimana, con 95 voti favorevoli e 46 contrari (il quorum minimo per l’approvazione era di 87 voti a favore). Il progetto adesso passa nelle mani dell’Esecutivo, pronto per essere promulgato come legge della Repubblica.

La votazione ha posto fine a un ampio dibattito in cui si sono confrontate le differenti posizioni dei parlamentari dell’emiciclo. I legislatori che si sono manifestati a favore hanno reclamato la necessità di avanzare nel riconoscimento di un diritto umano che riguarda un insieme di cittadini discriminati in Cile e hanno evidenziato vari punti specifici della cornice legale del progetto.

Qui di seguito proponiamo un estratto dell’intervento in Aula del deputato umanista del Frente Amplio, Tomás Hirsch:

“Signora Presidente, per cominciare esprimo il mio completo e assoluto sostegno a questo progetto di legge, in tutti i suoi articoli.

Sono profondamente dispiaciuto per la decisione del Senato di respingere il diritto al riconoscimento dell’identità di genere per i minori di 14 anni. Speriamo che possa essere presto regolarizzato il pieno diritto di ogni persona, indipendentemente dalla sua età, al riconoscimento legale della sua identità.

Durante molti anni, le persone trans del nostro Paese hanno dovuto vivere senza il riconoscimento legale della propria identità di genere, patendo discriminazioni e maltrattamenti ogni volta che dovevano esibire documenti d’identità che mostravano un nome o un sesso diversi da quelli con cui la persona si identifica e si esprime. Solamente da pochi anni alcuni tribunali hanno iniziato a riconoscere il diritto delle persone a cambiare il proprio nome o sesso nei registri dell’anagrafe, ma sempre a seguito di processi farraginosi e soggetti al criterio di ciascun giudice, che tra l’altro spesso includeva procedimenti lunghi e arbitrari, e la necessità di esami medici che esponevano i richiedenti ad un trattamento vessatorio.

È un diritto basilare di ogni persona il riconoscimento della propria identità, in base al modo che egli o ella sceglie di presentarsi di fronte al mondo. È fondamentale che vengano adeguate tutte le norme necessarie a garantire a ogni persona il diritto di vivere la propria vita nella maniera che preferisce, senza imposizioni da parte della società.

I princìpi dell’Umanesimo stabiliscono il rifiuto di ogni forma di violenza, intendendo la violenza come la negazione dell’intenzionalità dell’altro. Ebbene, signora Presidente, cosa ci può essere di più violento che negare a una persona il diritto a presentarsi al mondo con il genere con cui si identifica?

Il riconoscimento dell’identità di genere è necessario, affinché nessuna persona sia costretta ad affrontare una discussione pubblica sul “chi è?” per il semplice fatto che i suoi documenti mostrano un sesso o un nome diversi da quelli che ognuno riconosce come propri.

Né gli organismi pubblici, né quelli privati possono negare a nessuno il diritto alla propria esistenza. È ingiusto e violento pretendere di imporre all’altro una forma di vita, un aspetto, un nome o un’identità di genere che coincida con il proprio sesso biologico. È inumano esigere da una persona che sopporti umiliazioni e discriminazioni, rendere difficile il suo acceso al mondo del lavoro, ai servizi pubblici, a una vita familiare propriamente detta, alla salute e all’istruzione, per il fatto che la sua identità legale non coincida con l’identità autopercepita. Tutto questo è violenza.

Celebriamo quindi questa legge come un passo avanti verso l’uguaglianza di diritti di tutte le persone. Restano ancora molti aspetti nei quali avanzare per giungere a un pieno riconoscimento dell’uguaglianza di diritti per tutti, ma si tratta senza dubbio di un grande avanzamento. Per tutte queste ragioni, il mio voto sarà a favore dell’approvazione di questo progetto di legge.”

 

Per effetto di questa legge ogni persona si intende titolare dei seguenti diritti:
a) Diritto al riconoscimento e alla protezione dell’identità e dell’espressione di genere.
b) A essere riconosciuta e identificata conformemente alla propria identità ed espressione di genere nei titoli pubblici e privati che accreditano la propria identità.
c) Al libero sviluppo della propria personalità, conformemente alla sua identità ed espressione di genere, consentendo la massima realizzazione spirituale e materiale possibile.

Il diritto all’identità di genere riconosce, inoltre, i seguenti princìpi: la non patologizzazione; la non discriminazione arbitraria; la riservatezza dei procedimenti eseguiti dinanzi alle autorità amministrative o giurisdizionali; la dignità del trattamento; il superiore interesse del minore e la sua autonomia progressiva (ogni minore potrà esercitare egli stesso il proprio diritto, in base allo sviluppo delle sue facoltà, alla sua età e al suo livello di maturazione).

 

Traduzione dallo spagnolo di Domenico Musella

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Tribute to Silo: “The future is open, a future of all for all”.

18.09.2018 Pressenza Berlin

This post is also available in: Spanish, German

Tribute to Silo: “The future is open, a future of all for all”.
(Image by Miguel Ángel Invarato)

16/9/18

Today marks the eighth anniversary of the death of Argentine thinker and writer Mario Rodríguez Cobos, who wrote under the pen name Silo. The founder of Universalist Humanism or New Humanism described himself simply as a writer and thinker.

That his legacy goes far beyond that is beyond doubt. On this occasion we would like to publish excerpts from the preface of the book “Silo a cielo abierto” by his friend Dario Ergas.

“Silo would insist many times after that, one thing is pain and another suffering. Pain is overcome with the advance of science and justice, but suffering is mental, it is proper to consciousness and cannot be overcome by scientific or political progress; it requires an evolutionary effort to differentiate the essential engine of human life from desires, which trap us and distract us from true meaning. The noblest tasks of the human being, I would repeat in many ways, are the overcoming of pain and suffering. […]

“To Humanize the Earth”, this was the impulse that developed a worldwide humanist movement and gave rise to the most diverse cultural, political and social organizations. As the action of the Humanist Movement strengthened, Silo outlined the theses of Universalist Humanism or New Humanism. They put existence first before any idea, generality or superstructure that could be said about the particular and concrete human being. From the existential analysis Silo rescues a common basic attitude of the human being independently of their epoch and culture that he calls the humanist attitude. This attitude is characterized by placing the highest value on human life and human freedom and finds them in historical moments in which

1) the human being is the maximum value over money, religion, the State, social models and systems;

2) Freedom of thought is promoted;

3) equality of rights and opportunities for all human beings is promoted;

(4) The diversity of customs and cultures is recognised and encouraged;

(5) All discrimination is opposed;

6) Non-violence is enshrined as a methodology of change and all forms of violence, whether physical, economic, racial, religious, sexual, psychological or moral, are repudiated.

From different angles Silo would develop during the following decades these themes of suffering, death, transcendence and the human project. In psychology with “Guided Experiences”, “Psychology of the Image”, and “Psychology Notes”; in Historiology, with “Historiological Discussions”; in sociology and politics with “Letters to my Friends”; in cultural anthropology with “Universal Roots Myths”; in morality and mysticism with different talks compiled in “Silo Speaks”; in literature with the stories of the “Day of the Winged Lion”; in humanism with the “Dictionary of New Humanism”. Above all, through action, not only as a theoretical outline, but in the setting in motion of a worldwide movement for human development, for the convergence of cultures, for the end of wars, for political and social change, for good knowledge, for peace and non-violence. […]

In the same speech [May 4, 1999 in Punta de Vacas, ed.] he announced the approaching change of era, the birth of a new spirituality and the first planetary civilization that hints at the horizon of humanity.

It is the announcement of a new spirituality that abandoned its external support and is making its way into the interior of every human being. It is a response to the personal and collective imbalance due to the upheaval suffered by the most ingrained cultural beliefs. While this great change takes place, the Parks of Study and Reflection are prepared to be places of psychological recomposition and encounter with oneself and others.

Silo’s Message helps those who need to find the transcendent meaning of life and orient themselves towards internal unity; the Humanist Movement creates channels of participation to transform social models at the same time as everyone seeks a profound change in themselves. The future is open and approaching from the longed-for Universal Human Nation of all and for all.”

 

Translated from Spanish by Pressenza London

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Trenta chiede chiarimenti sulle armi all’Arabia Saudita

18.09.2018 Redazione Italia

Trenta chiede chiarimenti sulle armi all’Arabia Saudita
(Foto di Pagina FB di Elisabetta Trenta)

A seguito delle numerose e ripetute denunce sulle forniture delle armi all’Arabia Saudita, armi che poi vengono utilizzate nel conflitto in Yemen (denunce tra l’altro reiterate più volte da Roberto Cotti, ex senatore M5s) anche l’attuale Ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha deciso di chiedere chiarimenti.

Sul suo profilo FB privato ha dichiarato ieri “come sapete sono una persona che prima di parlare preferisce studiare e prendere contezza dei problemi nel loro complesso. È un mio modo di essere e ne vado fiera. Ma davanti alle immagini di quel che accade in Yemen ormai da diversi anni, non posso restare in silenzio. Se lo facessi, sarei un’ipocrita. Ecco perché ho chiesto un resoconto dell’export, o del transito – come rivelato in passato da alcuni organi di stampa e trasmissioni televisive, che ringrazio – di bombe o altri armamenti dall’Italia all’Arabia Saudita.”

Trenta sottolinea che la competenza di questi atti non è sua ma del ministero degli Affari Esteri (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento-UAMA) e di avergli dunque inviato venerdì scorso la richiesta di chiarimenti “sottolineando – laddove si configurasse una violazione della Legge 185 del 1990 – di interrompere subito l’export e far decadere immediatamente i contratti in essere”.

Trenta conclude la nota: “la mia è una sana preoccupazione, politica e da essere umano, peraltro condivisa da ONU e Parlamento europeo. Affrontiamo il tema, non possiamo girarci dall’altra parte!”.

Le forniture in questione sono ovviamente state approvate dal precedente governo; la Legge 185 vieta che i sistemi d’arma italiani possano essere venduti a paesi in conflitto o che violano gravemente i diritti umani. L’interpretazione contrastante della legge è stata negli anni soggetto di numerose polemiche. Da più parti è stato sottolineato che l’Arabia Saudita corrisponde a queste due caratteristiche e che quindi non dovrebbero essere vendute ai sauditi né armi italiane né armi prodotte sul territorio italiano come nel caso delle delle micidiali bombe aeree  prodotte a Domusnovas in Sardegna dall’azienda tedesca Rwm Italia.

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“Sembra mio figlio”, avvincente vicenda vera di profughi Hazara la cui persecuzione è ignorata

16.09.2018 Bruna Alasia

“Sembra mio figlio”, avvincente vicenda vera di profughi Hazara la cui persecuzione è ignorata

Ispiratore della storia di “Sembra mio figlio” di Costanza Quatriglio è Mohammed Jan Hazad, profugo Hazara, partito dall’Afghanistan e arrivato in Italia da bambino dopo aver attraversato il Pakistan, L’Iran, la Turchia e la Grecia per mettersi in salvo dai talebani. Dal giorno della sua fuga non ebbe più notizie di sua madre. La comunità di Jan Hazad è una delle più perseguitate del globo. Gli Hazara nei secoli scorsi costituivano la maggiore etnia dell’Afghanistan, ma a causa delle continue vessazioni oggi approssimativamente rappresentano circa il 9% della popolazione afghana. Ricordate i famosi Buddha di Bamiyan, distrutti agli inizi del millennio dai talebani? Furono, secondo alcuni, edificati dagli Haraza. Purtroppo la stampa diede più risalto alla distruzione delle statue che alle sofferenze dei loro discendenti in carne e ossa.

Nel film di Costanza Quatriglio Jan si chiama Ismail ed è interpretato da un non professionista, Basir Ahang, vero Hazara, giovane dai lunghi capelli e dai tratti mongoli come i protagonisti delle avventure di Gengis Khan da cui, secondo alcuni, proviene questo popolo. Certi dialoghi, con sottotitoli, sono nella suggestiva autentica loro lingua. Il racconto narra come Ismail, in Italia con il fratello Hassan provato dalle torture dei talebani, abbia raggiunto un equilibrio faticoso con dignità. Il suo attuale cruccio è riuscire a rivedere la madre che, dopo oltre un ventennio, ha rintracciato per caso. Quando in Afghanistan infuriava la guerra, la povera donna aveva supplicato i due figli di scappare: unica soluzione atta a salvare la pelle. Ora Ismail vorrebbe incontrarla. Ma quando la chiama lei non lo riconosce.

Il lungometraggio della Quatriglio, oltre che documento utile e mancante alla conoscenza dei più, è l’appassionante avventura di un figlio disgiunto dalla propria madre, di un uomo diviso tra due culture e due mondi dei quali sente più vicino quello che ora soddisfa la sua identità. Film che, aperto a molte soluzioni possibili, diventa emblema universale. La regista lo ambienta a Trieste, città di frontiera che, più che il confine italiano, rappresenta quello europeo. “Sembra mio figlio” è storia di esseri umani e di continenti che s’incontrano e scontrano, mescolando culture che richiedono sintesi per tradursi in crescita. Alla conferenza stampa è stato più volte rilevata la speranza che l’opera possa essere occasione di dibattito sull’assurdità del genocidio di ogni popolo e sulla comprensione delle cause della migrazione.

DATA USCITA: 20 settembre 2018
GENERE: Drammatico
ANNO: 2018
REGIA: Costanza Quatriglio
ATTORI: Hazara Basir Ahang, Dawood Yousefi, Tihana Lazovic
PAESE: Italia, Croazia, Belgio
DURATA: 103 Min
DISTRIBUZIONE: Ascent Film

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