Diario del giorno

Diario del 18/1/2019
 
Solo il dolore insegna cos’è la vita senza il dolore.
Stefano Benni
 
* 1919 Don Luigi Sturzo fonda il partito Popolare italiano
* 2003 Si svolgono 600 manifestazioni nelle piazze di 70 paesi e in 32 capitali per il no alla guerra con lo slogan “Niente sangue per il petrolio”: la bandiera arcobaleno è il simbolo della protesta.
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Uccisi perchè gay

 

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Uccisi perché gay

In Cecenia è in corso una nuova ondata di attacchi contro persone “sospettate” di essere lesbiche o gay.

Secondo notizie verificate dalla Rete Lgbti della Russia, a partire dal 28 dicembre 2018, nella città di Argun le autorità cecene hanno arrestato almeno 40 persone, le hanno portate in un edificio governativo e le hanno sottoposte a maltrattamenti e torture.

Almeno due persone sarebbero state torturate fino alla morte.

Ferma ora la persecuzione in Cecenia.

FIRMA ORA

25 gennaio 2019: #3annisenzaGiulio

Alle 19:41 del 25 gennaio in oltre 100 piazze italiane mille luci saranno pronte ad accendersi per ricordare i 3 anni dalla sparizione di Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto.

Un’iniziativa aperta a scuole, associazioni, università e singoli per ribadire la nostra richiesta di verità e giustizia. Un impegno che continuerà fino a quando non ci sarà una verità giudiziaria che coincida con quella storica, che attesti quel “delitto di stato”, ne accerti le responsabilità individuali e le collochi lungo una precisa catena di comando.

A Roma l’evento si svolgerà in piazza Montecitorio. Scopri come aderire e trova la piazza più vicina consultando la mappa (in costante aggiornamento) con le adesioni che stiamo raccogliendo da tutta Italia.

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Un mese fa un italiano è scomparso in Burkina Faso. E non se ne sa nulla

 

16.01.2019 – Angelo Ferrari

Un mese fa un italiano è scomparso in Burkina Faso. E non se ne sa nulla
(Foto di Wikimedia Commons)

Il 16 dicembre scompariva in Burkina Faso Luca Tacchetto. Il suo sequestro è un mistero fittissimo.

Scomparsi nel nulla in Burkina Faso. Di Luca Tacchetto ed Edith Blais, non si hanno più notizie dal 16 dicembre scorso. L’italiano e la sua amica canadese avevano raggiunto il Burkina Faso in macchina – partendo dall’Italia – dopo aver attraversato la Mauritania e il Mali, per poi raggiungere il Togo. Erano diretti a Kpalimé, una cittadina del Togo, dove avrebbero dovuto unirsi a un’Organizzazione non governativa legata all’ambiente.

Massimo riserbo

Di loro non si sa nulla, un mese senza alcuna notizia. L’ultima volta sono stati visti nella città del sud-ovest del paese, Bobo Dioulassou. E a raccontarlo è stato il cittadino francese Robert Guilloteau, che li ha ospitati a casa sua il 15 dicembre 2018. I due giovani sono ripartiti la mattina del 16 dicembre e sarebbero stati diretti alla moschea di Bobo Dioullasou. Da lì sarebbero ripartiti per la capitale del Burkina Faso, sempre secondo il racconto del francese, dove avrebbero dovuto fare dei visti regolari e quelli per il Togo e il Benin. Il loro durava solo tre giorni. Da lì più nulla. L’ambasciata italiana in Costa d’Avorio, competente anche il Burkina Faso, sta seguendo con la massima attenzione e riserbo il caso.

Uno strano silenzio

Molte le ipotesi, che rimangono solo suggestioni. Non si esclude nulla. Potrebbero essere stati rapiti da gruppi terroristici, che infestano tutta la sub-regione, oppure da criminali comuni, ma nessuna rivendicazione è arrivata. I gruppi jihadisti, inoltre, hanno interesse ad attirare l’attenzione internazionale. Che non sia arrivata nessuna rivendicazione è un fatto molto strano. Ma non è arrivata nemmeno una richiesta di riscatto da parte di un gruppo di criminali comuni. Anche questo risulta essere improbabile. La vicenda, quindi, è avvolta dal mistero.

Il viaggio intrapreso dai due giovani ha toccato aree del continente africano molto pericolose. Tutta la fascia del Sahel, cioè dalla Mauritania al Mali, dal Niger al Ciad, compreso il Burkina Faso, è un’area di presenza terroristica e di continuo flusso migratorio dalla fascia sub-sahariana dell’Africa verso, appunto, il Sahel. Tra Niger, Mali e Burkina Faso sono 6 le persone nelle mani dei jihadisti, tra le quali anche il missionario italiano Luigi Maccalli, rapito in Niger il 17 settembre 2018.

L’ombra del jihadismo

Il Burkina Faso, che è rimasto a lungo immune da fenomeni terroristici, negli ultimi anni è diventato un paese a rischio e pericoloso dove si sono susseguiti numerosi attentati per mano di jihadisti. La pericolosità del paese, che sembrava essere “relegata” al nord, negli ultimi mesi si è estesa anche in altre regioni, comprese quelle dell’est, proprio al confine con il Togo e il Mali. Non è un caso che l’Assemblea nazionale del Burkina Faso abbia prolungato lo stato d’emergenza, proclamato dal presidente Roch Marc Kaboré lo scorso 31 dicembre, per altri 6 mesi. Motivando la dichiarazione dello stato di emergenza, il presidente ha spiegato: “Riteniamo molto insicure le regioni nel nord, come quelle meridionali al confine con Togo e Benin. I nostri soldati non riescono ancora a gestire il raggio d’azione dei militanti islamici, che sta diventando sempre più grande”.

Lo stato d’emergenza riguarda 14 provincie su 45, ripartite in sei regioni che hanno registrato attacchi terroristici, l’ultimo dei quali è avvenuto lo scorso 10 gennaio a Gasseliki, villaggio della regione del Sahel. E proprio in seguito a questo atto di guerra, che ha fatto numerose vittime tra i civili, il capo di stato maggiore dell’esercito è stato licenziato dal presidente burkinabé. Le incursioni jihadiste, che fino a qualche mese fa hanno riguardato il nord del paese si sono estese anche alle zone confinanti con il Togo e il Benin. Attentati, come quelli avvenuti nella capitale Ouagadougou (l’ultimo nel marzo del 2018), attributi ai gruppi jihdisti di Ansaroul Islam e al Gruppo di sostegno all’Islam e ai Musulmani (Gsim). Gli attacchi hanno provocato più di 270 morti dal 2015 ad oggi.

https://www.agi.it/estero

 

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Migranti, Giorgia Linardi (Sea Watch): “Siamo come delle ambulanze con gli ospedali chiusi”

15.01.2019 – Dario Lo Scalzo

Migranti, Giorgia Linardi (Sea Watch): “Siamo come delle ambulanze con gli ospedali chiusi”
(Foto di Pressenza)

Martedì 15 gennaio 2019 presso la sede dell’associazione della stampa estera di Roma ha avuto luogo la conferenza stampa “Non siamo pesci” – Sea Watch, Open Arms e la politica europea nel Mediterraneo.

L’incontro ha visto come interventi Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto, Riccardo Gatti, capomissione di Open Arms, Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch Italia, Lucia Gennari, avvocato di Mediterranea Saving Humans,  Christiane Groeben, vice presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei) e il pastore Marco Fornerone della Chiesa valdese.

La conferenza è stata aperta da Luigi Manconi che ha ricordato come, a fronte della cosiddetta chiusura dei porti italiani, durante i 7 mesi dell’attuale governo, il flusso dei migranti sulle nostre coste è continuato ad un ritmo di 45-50 persone al giorno secondo la stima molto attendibile dell’Ispi. Ciò conferma come il flusso migratorio non sia un fenomeno facilmente controllabile, né da motovedette né tanto meno con la chiusura dei porti, ha proseguito Manconi, sottolineando infine l’importanza di analizzare piuttosto la migrazione partendo dalle sue profonde cause di diseguaglianza e povertà.

Riccardo Gatti, ormai vaccinato ai bassi colpi dell’ultima ora, ha raccontato del provvedimento di blocco in porto della nave di Open Arms degli scorsi giorni da parte della Capitaneria di Barcellona e del ricorso che l’Ong è stata costretta a fare per essere autorizzati a rimettersi in mare in tempi brevi. Una strategia che in maniera intuitiva mira a far sparire chiunque dal Mediterraneo. “Senza le navi delle Ong ci saranno molti più morti ma non si saprà” ha concluso il capomissione di Open Arms.

Giorgia Linardi ha emozionato i giornalisti presenti con la testimonianza di un paio di storie drammatiche di alcuni tra i migranti recentemente salvati dalla Sea Watch e vittime dell’estenuante e disumana maratona delle ultime settimane prima del sospirato sbarco a Malta. “Siamo come delle ambulanze con gli ospedali chiusi” ha dichiarato la portavoce dell’Ong che ha proseguito ricordando che la loro missione nasce per colmare un vuoto sul soccorso in mare e per tenere alta la pressione sull’Europa in merito al grande problema umanitario legato alla migrazione.

Lucia Gennari ha messo in evidenza come sia il diritto di soccorso che quello di asilo vengano aggirati abilmente e quindi non vengano rispettati dagli Stati membri dell’UE e come si sia creato un pericoloso contesto d’illegalità nella gestione dei flussi migratori. Questo, però, potrebbe aprire la porta delle vie legali tramite ricorsi alla Corte Europea.

Un’altra via di speranza giunge dall’intervento di Christiane Groeben che auspica la creazione di una piattaforma europea che possa anticipatamente pianificare i prossimi sbarchi. In questo le chiese possono giocare un ruolo importante incentivando queste tipologie di accordi. Nella vicenda delle 49 persone salvate in mare da Sea Watch e Sea Eye, le Chiese evangeliche hanno preso posizione dando la disponibilità al governo italiano di accogliere sino a una quindicina di persone. La Groeben ha ricordato infine che, grazie alla collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, si sono potuti creare dei corridori umanitari che hanno portato in Italia 1.500 persone. La Fcei auspica quindi che quel modello possa adesso essere riproducibile su grande scala.

Infine il pastore Marco Fornerone ha ribadito come l’accoglienza allo straniero e quindi il rispetto della dignità umana debbano essere centrali nel dibattito sulle migrazioni anziché lasciar il passo ad altre deformazioni.

Abbiamo avuto la possibilità d’intervistare alcuni degli intervenenti della conferenza stampa. Vi proponiamo il breve video qui di seguito che raccoglie alcune loro riflessioni

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Diario del 16/1/2019

Per arricchire questo momento della tua vita, “G.N. ” (Giorni nonviolenti) ti consiglia di leggere:

Mundi Mara, Mi chiamo Danilo e faccio domande. Progetto educativo di Dolci , Aracne, Ariccia 2016, pp. 160, euro 10,00.

Riportiamo un Salmo sufi che pubblichiamo in prima pagina o home page di http://www.quaccheriecumenici.it da anni e ci porta bene come numero di visitatori.

Non ho altri che te

Non ho altri che Te
cui rivolgere la mia preghiera.
Solo in Te confido
per riporre le mie speranze
e in nessun’altra volontà che la Tua
troverò la mia protezione
da ciò che non sei Tu
e in cui mi lascerei andare.
Chi potrei invocare io,
se non Ti conoscessi?
E di chi potrei avere fiducia
dopo averTi conosciuto?

(Du-l-Num)

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Massacro mediatico

I media multinazionali calunniano WikiLeaks e Julian Assange

14.01.2019 Countercurrents

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

I media multinazionali calunniano WikiLeaks e Julian Assange

Diversi media multinazionali hanno iniziato l’anno pubblicando attacchi scurrili e derisivi contro WikiLeaks e il suo fondatore Julian Assange.

Questa copertura ha il carattere di una campagna politica coordinata, con le motivazioni più sinistre. Il suo scopo è quello di legittimare la crescente persecuzione di Assange da parte dei governi americano e britannico, che perseguono il giornalista a causa della denuncia da parte di WikiLeaks dei crimini di guerra, degli intrighi diplomatici e dello spionaggio illegale sulla popolazione americana e mondiale.

Articoli praticamente identici sono stati pubblicati questa settimana in alcune delle più importanti testate di tutto il mondo, tra cui London Times, Washington Post e Australian. Tutti gli articoli erano incentrati su attacchi personali contro Assange e su tentativi di minimizzare l’immensa minaccia ai diritti democratici rappresentata dalla vendetta contro di lui guidata dagli USA.

Il pretesto per queste sbavature velenose è stata la pubblicazione di un’e-mail confidenziale inviata da WikiLeaks a organi d’informazione, che confuta 140 falsità su Assange apparse sulla stampa. Il documento chiedeva che i destinatari dell’e-mail si astenessero dal presentare le dichiarazioni diffamatorie come fatti.

Una versione dell’e-mail è stata pubblicata per la prima volta online il 7 gennaio da Emma Best, una sedicente “attivista per la trasparenza”. L’”attivismo” della Best ha incluso numerose denunce di WikiLeaks che riecheggiano i punti di discussione del governo statunitense e delle sue agenzie di spionaggio. L’anno scorso la Best arrivò alla ribalta mediatica “facendo trapelare” discussioni private online tra i sostenitori di WikiLeaks.

Il tenore degli articoli che hanno fatto seguito ai post del blog di Best è riassunto da un campione di titoli dei media: “Julian Assange non supera la prova dell’odore” (Washington Post), “WikiLeaks non vuole che i reporter scrivano sulla ‘scarsa igiene personale’ di Julian Assange” (Observer), “WikiLeaks vuole che la gente smetta di dire che Julian Assange si sbianca i capelli, mangia con le mani, o ha una cattiva igiene” (Business Insider Australia), e “WikiLeaks non vuole che tu dica che Julian Assange vive in un armadio ‘sotto le scale’” (Mashable).

In altre parole, una serie di pubblicazioni colte nell’e-mail come l’opportunità per strombazzare alcune delle bugie più umilianti che gli stessi media avevano precedentemente diffuso su Assange, per minare il sostegno di massa di cui egli gode.

Da quegli articoli non si avrebbe idea che il loro soggetto è uno dei più importanti prigionieri politici del mondo, il cui diritto di asilo è stato sostenuto dalle Nazioni Unite. O che i medici hanno ripetutamente avvertito che la perdurante detenzione involontaria di Assange nella piccola ambasciata ecuadoriana a Londra comporta gravi rischi per la sua salute che è in rapido peggioramento.

E gli individui che hanno pubblicato i loro articoli per diffamare Assange non si preoccupano che i tentativi degli USA di perseguirlo abbiano lo scopo di eliminare la libertà di stampa e di creare un precedente legale per rinchiudere qualsiasi giornalista o informatore che contesti i poteri.

Essi rappresentano quello che il giornalista e regista John Pilger ha giustamente definito “giornalismo Vichy”, dal nome del regime francese che collaborò con l’occupazione nazista della Francia durante la seconda guerra mondiale. Il loro scopo è quello di sopprimere la verità, diffamare coloro che denunciano i crimini dei governi e difendere lo status quo.

L’atteggiamento dei media dell’establishment nei confronti di WikiLeaks è ben riassunto nell’articolo del Times, ripubblicato con grande evidenza nell’ Australian. Vi si denunciava Assange per la sua “lunga carriera rivelando segreti altrui”. L’ Observer ha anche condannato “gli integralisti della trasparenza dei governi”.

Gli autori degli articoli, e le organizzazioni che pubblicano le loro porcherie, non tentano nemmeno di nascondere il fatto di identificarsi a cuore aperto con le agenzie di spionaggio, i governi e le società la cui corruzione e i cui crimini sono stati denunciati da WikiLeaks. Si lamentano del fatto che le pubblicazioni di WikiLeaks hanno documentato crimini di guerra di portata storica in Iraq e Afghanistan, l’ingerenza imperialistica statunitense in tutto il mondo e lo spionaggio della CIA, per citare solo alcune delle rivelazioni più importanti.

La stessa e-mail di WikiLeaks indicava il rapporto tra gli interessi dei governi e la circolazione di diffamazioni contro Assange.

Nella sua email WikiLeaks dichiara di aver pubblicato: “Le più grandi e più accurate rivelazioni nella storia della CIA, del Dipartimento di Stato, del Pentagono, della politica statunitense e dell’Arabia Saudita, tra tante altre. Come prevedibile, data la natura di alcune di quelle entità, sono state successivamente diffuse numerose falsità su WikiLeaks e sul suo editore”.

l’e-mail osserva che le falsità dei media contro Assange sono aumentate dal marzo dello scorso anno, quando l’Ecuador ha interrotto le comunicazioni di Assange, il suo accesso a internet e il suo diritto di ricevere gran parte dei visitatori. WikiLeaks ha osservato che l’aumento degli attacchi contro il suo fondatore si spiega “forse perché c’è un’opinione errata che il signor Assange non abbia i mezzi per difendere la sua reputazione da falsità in circostanze così gravi”.

WikiLeaks ha evidenziato in particolare un articolo del Guardian dello scorso novembre in cui si afferma che Assange abbia incontrato il lobbista e consulente politico americano Paul Manafort presso l’ambasciata ecuadoriana nel 2013, 2015 e all’inizio del 2016. L’accusa era volta a legare il fondatore di WikiLeaks a Manafort, che in seguito è stato consulente nella campagna elettorale di Trump ed è stato uno dei principali obiettivi di un’indagine di un Consiglio Speciale degli USA sulla presunta collusione tra Trump e il governo russo.

Da novembre, quell’articolo è stato completamente screditato. L’editore del Guardian Kath Viner e gli autori del pezzo -in particolare il giornalista anti-WikiLeaks Luke Harding- hanno eluso tutte le domande sul carattere fraudolento delle loro accuse e non hanno fatto alcun tentativo di documentarle.

Nonostante questo, molti dei commenti all’email di WikiLeaks hanno ripetuto le bugie del Guardian, notando solo di passaggio che erano state contestate. Molti degli articoli hanno affermato, senza alcuna prova, una relazione tra WikiLeaks e la Russia. Business Insider Australia ha dichiarato allegramente: “Alcuni considerano WikiLeaks come uno strumento dell’intelligence russa, data l’interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali del 2016 negli Stati Uniti e il ruolo di WikiLeaks nel pubblicare e-mail private di John Podesta, aiutante di Hillary Clinton”.

In realtà, WikiLeaks pubblicò documenti trapelati nel 2016 che rivelano che il Comitato Nazionale Democratico cercò di truccare le primarie del partito contro il senatore Bernie Sanders per conto della guerrafondaia e grande faccendiera Hillary Clinton. WikiLeaks pubblicò anche discorsi segreti pronunciati dalla Clinton ai banchieri di Wall Street, in cui si impegnava a far passare le loro proposte.

Nessuno degli articoli calunniosi contro Assange si è preoccupato di menzionare che WikiLeaks ha pubblicato centinaia di migliaia di documenti provenienti dalla Russia, molti dei quali hanno messo in mostra il regime autoritario di Vladimir Putin.

Il fatto che le ultime calunnie contro Assange siano state pubblicate dall’Australian e dal Sydney Morning Herald non fa che sottolineare il ruolo vergognoso dei media australiani negli attacchi contro l’editore di WikiLeaks, che è un cittadino australiano.

La complicità dell’establishment politico e mediatico australiano sottolinea l’importanza delle manifestazioni indette dal Partito per l’Uguaglianza Socialista (SEP) a Sydney e a Melbourne nel mese di marzo. Il SEP si batterà per mobilitare la classe operaia intorno alla richiesta che il governo australiano utilizzi i suoi poteri diplomatici e la sua discrezionalità giuridica per assicurare il passaggio sicuro di Assange in Australia, con una garanzia incondizionata contro l’estradizione negli USA.

 

Traduzione dall’inglese di Leopoldo Salmaso

Originariamente pubblicato da WSWS.org

L’articolo originale può essere trovato sul sito web del nostro partner qui

 

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Diario del 15/1/2019

L’ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia ovunque.

Marthin Luther King
* 2011 Tunisia: cade il regime di Ben Ali

* 1929 Ad Atlanta, negli U.S.A., nasce Martin Luther King

Ci credete che Facebook ci ha bloccato l’attività di aggiornamento delle nostre pagine fra cui Quaccheri cristiani ancora stasera da ieri (hackerate e denunciate regolarmente alla Polizia Postale di Milano) perchè postiamo troppo velocemente le meditazioni o gli articoli della notizia del giorno? Fanno quello che vogliono perchè hanno sede legale negli USA mi hanno detto i poliziotti quando gli ho riferito delle vane proteste per l’hacheraggio o i blocchi momentanei. Possibile associarsi come utenti e organizzare un evento contro gli abusi e le omissioni di controllo di Facebook? Non rispetto a non meglio identificate regole della Comunity, dicono loro, ma della legge italiana e del rispetto della libera espressione a mezzo media digitali?

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Insieme coi lontani

Insieme per la Nonviolenza con i lontani
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Segnaliamo questa interessante newsletter nonviolenta che come noi partecipa al movimento dal basso per il cambiamento della società. Il fatto che ci troviamo in ambiti religiosi differenti (noi non abbiamo nessuna Chiesa, nessun otto per mille o contributi pubblici, nessun rito, nessun dogma se non la Guida interiore, nessun sacramento o Ministri ordinati) è un fatto indiscutibile ma che spesso e volentieri ci sentiamo in sintonia con l’opera costante della redazione in oggetto è un dato di fatto. Noi diamo spazio a queste realtà interessanti. Fanno un servizio importante per modificare lo stato delle cose sia pur nel piccolo. Spesso sono citati dalla Agenzia di stampa Preesenza, da cui noi attingiamo le notizie pur non essendo umanisti o iscritti al Partito Umanista, che conta come il dure di picche, nonostante i volontari.

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de “La nonviolenza e’ in cammino” (anno XX)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt@gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Numero 497 del 13 gennaio 2019

In questo numero:
1. Severino Vardacampi: Cosa significa il 27 gennaio
2. Una lettera aperta al Commissario europeo Avramopoulos
3. E’ il governo che viola la legge, mentre i sindaci difendono legalita’ e umanita’

1. HIC ET NUNC. SEVERINO VARDACAMPI: COSA SIGNIFICA IL 27 GENNAIO

I.

Il 27 gennaio 1945 fu il giorno
della liberazione dei superstiti
del campo di sterminio di Auschwitz

Il 27 gennaio e’ oggi
il giorno della memoria
di tutte le vittime dei lager
di tutte le vittime del nazismo
di tutte le vittime del fascismo

Il 27 gennaio e’ quindi
il giorno che ricorda all’umanita’
di opporsi sempre al fascismo assassino
di opporsi sempre al razzismo
che del fascismo hitleriano
e’ stato nucleo e motore

Il 27 gennaio e’ quindi anche
e innanzitutto giorno che chiama
alla lotta contro il razzismo
alla lotta contro ogni ideologia ed ogni prassi
che nega l’eguaglianza di dignita’ e diritti
di tutti gli esseri umani
giorno che chiama
alla lotta contro ogni violenza
che rapina opprime devasta assassina
alla lotta contro ogni violenza
che nega la fraternita’ e la sorellanza
fra tutti gli esseri umani
e la cura comune per il mondo vivente di cui siamo parte

Il 27 gennaio e’ quindi il giorno
di una memoria attiva e resistente
che sa che ogni essere umano ha diritto alla vita
che sa che il primo dovere e’ salvare le vite

Il 27 gennaio e’ quindi il giorno
in cui nel ricordo delle vittime
l’intera umanita’ e’ chiamata alla lotta
in difesa della vita della dignita’ dei diritti
di ogni essere umano
lotta comune per il bene comune
e per il riconoscimento dell’umanita’
dell’intera umanita’ passata presente ventura

II.

Oggi qui il 27 gennaio ci chiama
ad opporci al governo razzista e golpista
ad opporci al governo della disumanita’

Oggi qui il 27 gennaio ci chiama
ad opporci ai criminali dell’omissione di soccorso
che lasciano morire in mare i naufraghi

Oggi qui il 27 gennaio ci chiama
ad opporci ai criminali che istigano all’odio razzista
e che politiche razziste comandano ed eseguono

Oggi qui il 27 gennaio ci chiama
ad opporci ai criminali che impongono in Italia
segregazione e persecuzione

Oggi qui il 27 gennaio ci chiama
ad opporci ai criminali che violano la Costituzione
ed impongono un regime di apartheid

Oggi qui il 27 gennaio ci chiama
ad insorgere con la forza della verita’
ad insorgere con la scelta della nonviolenza
ad insorgere in difesa
dei diritti umani di tutti gli esseri umani

Oggi qui il 27 gennaio ci chiama
ad insorgere con la forza della verita’
ad insorgere con la scelta della nonviolenza
ad insorgere in difesa
della legalita’ che salva le vite

Oggi qui il 27 gennaio ci chiama
ad insorgere con la forza della verita’
ad insorgere con la scelta della nonviolenza
ad insorgere in difesa
della Costituzione repubblicana
del diritto e della democrazia
della civilta’
dell’umanita’ che e’ una

Oggi qui il 27 gennaio ci chiama
ad insorgere con la forza della verita’
ad insorgere con la scelta della nonviolenza
per salvare tutte le vite

III.

Ogni giorno e’ il 27 gennaio
ogni giorno il tuo dovere e’ opporti
al razzismo al fascismo ad ogni violenza

Ogni giorno e’ il 27 gennaio
ogni giorno e’ il giorno in cui devi dare aiuto
ad abbattere i cancelli dei lager
a liberare i superstiti di Auschwitz

Ogni giorno e’ il 27 gennaio
ogni giorno e’ il giorno in cui sai
che ogni essere umano ha diritto alla vita alla dignita’ alla solidarieta’
che occorre soccorrere accogliere assistere ogni persona bisognosa di aiuto
che salvare le vite e’ il primo dovere

Ogni giorno e’ il 27 gennaio
non cessa mai la lotta tra l’umanita’ e il fascismo
l’umanita’ che vuole vivere
il fascismo che vuole annientarla
non far mancare il tuo braccio all’umanita’
non far mancare il tuo cuore contro il fascismo

Ogni giorno e’ il 27 gennaio
nel ricordo di tutte le vittime
la Resistenza continua
la nonviolenza e’ in cammino

2. REPETITA IUVANT. UNA LETTERA APERTA AL COMMISSARIO EUROPEO AVRAMOPOULOS

Al Commissario europeo per le migrazioni, on. Dimitris Avramopoulos
Oggetto: per pregarla di non avallare i crimini razzisti commessi dal governo italiano
Egregio commissario europeo,
ho letto sui mezzi d’informazione che lunedi’ 14 gennaio lei incontrera’ alcuni esponenti del governo italiano, e tra essi il ministro dell’interno.
Ed ho ritenuto mio dovere di cittadino italiano scriverle questa lettera.
*
Le scrissi gia’ mesi addietro, il 20 ottobre 2018, per segnalarle (cito testualmente):
“che il governo italiano da mesi sta attuando una politica di omissione di soccorso nei confronti di naufraghi in pericolo di morte, e di sabotaggio dei soccorritori volontari che salvano vite umane nel Mediterraneo, negando loro approdo in porti sicuri in Italia;
che esponenti di primario rilievo del governo italiano da anni conducono una forsennata propaganda xenofoba e di istigazione al razzismo;
che il recente decreto-legge n. 113/2018 del governo italiano (cosiddetto “decreto sicurezza”) intende introdurre nell’ordinamento italiano misure di discriminazione razzista palesemente incompatibili con la Costituzione della Repubblica Italiana, con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, con la Dichiarazione universale dei diritti umani, con lo stato di diritto, con la civilta’ giuridica e il diritto internazionale”.
*
Cosi’ le scrivevo lo scorso ottobre: tre mesi dopo, quei crimini continuano e si accrescono:
– non solo il governo non ha cessato di commettere il reato di omissione di soccorso, ma ha perseverato in esso, ogni giorno esponendo al massimo pericolo naufraghi innocenti, gia’ vittime superstiti degli orrori dei lager libici;
– non solo il ministro dell’interno e i suoi sodali non hanno cessato di istigare all’odio razzista, ma nella loro ripugnante criminale propaganda razzista persistono fino al parossismo;
– non solo quel decreto razzista incostituzionale e disumano non e’ stato revocato, ma pur violando flagrantemente la Costituzione della Repubblica Italiana e’ stato convertito in legge (la n. 132/2018) da una maggioranza di parlamentari complici pervertiti o insipienti del governo fedifrago e razzista.
Come certo gia’ sapra’, i sindaci di importanti citta’ italiane (da Palermo a Milano, da Firenze a Napoli) e i presidenti di importanti Regioni italiane hanno denunciato l’incostituzionalita’ e la disumanita’ di quel decreto, da autorevolissime voci smascherato e denunciato come “criminale e criminogeno”, come scellerato esempio di “apartheid giuridico”, ed hanno chiesto il tempestivo intervento della Corte Costituzionale italiana affinche’ cassi quelle barbare misure violatrici di fondamentali diritti umani.
*
Egregio commissario europeo,
la stampa italiana annuncia che lunedi’ lei interloquira’ col governo italiano sul tema della “ricollocazione” di alcuni migranti.
Questo significa che tacera’ sui flagranti crimini razzisti commessi dal governo italiano, un governo che per commettere quei crimini razzisti non ha esitato a violare la legge fondamentale del suo stesso paese, la Costituzione della Repubblica Italiana?
Se cosi’ fosse, se lei – e il cielo non voglia – accettasse di essere indifferente, ovvero omertoso, ovvero corrivo, in merito ai crimini razzisti del governo italiano, mi chiedo e le chiedo se questo incontro non rischi di divenire, al di la’ delle sue migliori intenzioni, una sorta di avallo da parte dell’Unione Europea, che lei rappresenta, alla barbarie razzista del governo italiano, ergo una effettuale complicita’ con il razzismo, e per cosi’ dire una nuova mostruosa epifania della “banalita’ del male” di arendtiana memoria.
*
Egregio commissario europeo,
mi permetta di usare un tono solenne, ed eloquenti espressioni.
Lei incontrerebbe Mussolini, chiudendo gli occhi sui crimini del suo regime? Io credo di no.
Lei incontrerebbe Hitler, chiudendo gli occhi sui crimini del suo regime? Io credo di no.
Lei incontrerebbe i rappresentanti di un regime criminale, chiudendo gli occhi sui loro crimini? Io credo di no.
Lei incontrerebbe i rappresentanti di un regime razzista, chiudendo gli occhi sui loro crimini? Io credo di no.
Io credo che lei si ricorderebbe delle Termopili e di Maratona.
*
Egregio commissario europeo,
non dubito che in cuor suo lei condanni la violenza razzista.
Non dubito che in cuor suo lei condanni l’omissione di soccorso.
Non dubito che in cuor suo lei condanni l’istigazione all’odio razzista.
Non dubito che in cuor suo lei condanni un governo che viola la stessa Costituzione del suo paese, che perseguita esseri umani innocenti, che attua una politica razzista.
Ebbene, questi sentimenti, questi convincimenti che devono essere propri di ogni essere umano ed a maggior ragione di ogni persona investita della rappresentanza di una istituzione democratica, la prego di esprimerli pubblicamente, e quindi la prego di negare ogni omerta’ ed ogni complicita’ a ministri che tradiscono la Costituzione cui giurarono fedelta’, a ministri che istigano all’odio razzista, a un governo che nega soccorso a persone in pericolo di morte, a un governo che attua una politica di segregazione e persecuzione razzista.
La prego di una saggia decisione.
Voglia credermi suo amico, e amico della verita’.
Augurandole ogni bene,
Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo
Viterbo (Italia), 12 gennaio 2019

3. REPETITA IUVANT. E’ IL GOVERNO CHE VIOLA LA LEGGE, MENTRE I SINDACI DIFENDONO LEGALITA’ E UMANITA’

Gli apologeti del razzismo dicono molte scellerate menzogne in questi giorni.
Occorre una volta di piu’ replicare con la forza della verita’, praticando l’antica virtu’ civile della parresia, opponendoci nonviolentemente alla menzogna, alla violenza, alla barbarie.
*
Ripristiniamo la verita’.
1. E’ il governo che viola la legge commettendo il reato di omissione di soccorso dei naufraghi negando loro salvezza in un porto sicuro.
2. E’ il governo che viola la legge pretendendo di negare diritti costituzionalmente garantiti a tutte le persone che si trovano in Italia.
3. E’ il governo che viola la legge con atti e proclami che configurano il reato di istigazione all’odio razziale.
4. E’ il governo che viola la legge violando la Costituzione della Repubblica Italiana cui ha giurato fedelta’.
*
Ripristiniamo la verita’.
5. I sindaci che rispettano la Costituzione cui hanno giurato fedelta’ stanno compiendo il loro dovere, stanno difendendo e applicando la legge a fondamento dell’ordinamento giuridico italiano.
6. I sindaci che nell’applicare per quanto di competenza le leggi ordinarie lo fanno interpretandole alla luce della Costituzione stanno semplicemente compiendo il loro dovere.
7. I sindaci che denunciano la disumanita’ di misure disumane e rifiutano di essere complici di crimini, stanno compiendo il loro dovere di cittadini, di pubblici amministratori, di rappresentanti della popolazione.
8. I sindaci e i presidenti delle Regioni che denunciano alla magistratura l’incostituzionalita’ del cosiddetto “decreto sicurezza” stanno compiendo il loro dovere di pubblici ufficiali.
*
Ripristiniamo la verita’.
9. Per sapere che un crimine e’ un crimine – ad esempio un omicidio, ad esempio omettere di soccorrere un naufrago in pericolo di morte, ad esempio spogliare un innocente dei suoi diritti umani fondamentali, ad esempio istigare a commettere persecuzioni razziste – non c’e’ bisogno di attendere che si pronunci ogni volta la magistratura: ogni persona pensante, ogni persona civile, ogni persona onesta lo sa.
10. Per sapere che e’ un delitto negare i diritti umani fondamentali a degli esseri umani che non hanno compiuto nulla di male, per sapere che e’ un delitto gettare delle persone innocenti nella miseria e in un baratro di disperazione e negli artigli dell’economia schiavista e della criminalita’ organizzata, non c’e’ bisogno del latinorum di Azzeccagarbugli: ogni persona pensante, ogni persona civile, ogni persona onesta lo sa.
11. E’ dovere di ogni persona, ed a maggior ragione di ogni pubblico ufficiale, rispettare la legge ed agire per salvare le vite: per rispettare la legge fondamentale del nostro paese, la Costituzione della Repubblica Italiana, e per salvare le vite innocenti che il governo italiano sta esponendo alla morte e alle persecuzioni, occorre che tutte le misure razziste volute dal governo siano revocate; occorre che il governo razzista traditore della Costituzione si dimetta; occorre che i ministri responsabili di gravissimi crimini siano processati e condannati.
12. La legalita’ salva le vite. Il razzismo e’ un crimine contro l’umanita’. L’Italia e’ una repubblica democratica, uno stato di diritto, un paese civile. Un governo razzista che viola la Costituzione e i diritti umani non e’ ne’ democratico ne’ legittimo: e’ un’associazione a delinquere.
*
Ripristiniamo la verita’.
13. E’ dovere di ogni persona difendere l’umanita’ e opporsi alla barbarie.
14. Bene fanno i sindaci e i presidenti delle Regioni ad avviare le procedure affinche’ la Corte Costituzionale si pronunci sulla flagrante incostituzionalita’ delle scandalose misure razziste contenute nel cosiddetto “decreto sicurezza”.
15. Si adoperi subito e senza esitazioni ogni persona di buona volonta’, ogni associazione democratica, ogni istituzione fedele alla Costituzione della Repubblica Italiana, per far cessare i disumani crimini razzisti che il governo pretende di realizzare e imporre nel nostro paese.
16. Salvare le vite e’ il primo dovere.

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de “La nonviolenza e’ in cammino” (anno XX)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
Numero 497 del 13 gennaio 2019
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Processo ILVA, emergono le complicità politiche. Ma oggi il governo garantisce l’immunità penale

12.01.2019 – Taranto – Alessandro Marescotti

Processo ILVA, emergono le complicità politiche. Ma oggi il governo garantisce l’immunità penale
(Foto di wikipedia.org)

A Taranto il tribunale va avanti a ritmi forsennati, tre udienze ogni settimana. Sono stati ascoltati tutti i testimoni. Tantissimi. Adesso arriva il passaggio decisivo.

La prossima settimana infatti il processo ILVA (nato dalle indagini di “Ambiente Svenduto”) entra nel vivo con l’esame degli imputati. Si incomincerà con quelli dell’ILVA per poi passare agli imputati che ricoprivano cariche politiche. Nelle prossime settimane saranno quindi interrogati anche gli allora presidenti della Regione e della Provincia (Nichi Vendola e Gianni Florido) e l’allora sindaco di Taranto (Ippazio Stefano). Tutti esponenti di spicco di SEL, PD e centrosinistra.

La mia testimonianza nel processo ILVA

Questa settimana sono stato nuovamente sentito come testimone in tale processo. Ho dovuto ripercorrere, davanti alla Corte e agli avvocati, la lunga sequenza di fatti di cui sono stato testimone e che hanno portato alla scoperta della diossina a Taranto. Mentre ricostruivo quella storia nei suoi dettagli, mi stupivo nuovamente io stesso dell’inerzia della politica di fronte all’emergenza ambientale di Taranto. Nella mia deposizione emerge infatti che già dal 2001 la Commissione Europea sollecitava le varie nazioni, fra cui l’Italia, a individuare le fonti di diossina, a monitorarle, a informare la popolazione e a controllare che la popolazione avesse compreso l’informazione sulla diossina in modo da collaborare essa stessa alla soluzione del problema.

La Commissione Europea agiva in tal modo nel 2001 allarmata dal fatto che le dosi tollerabili di diossina fossero in molti casi superate e inoltre sottolineava che il problema era stato sottovalutato. La Commissione Europea metteva in evidenza l’importanza di monitorare una particolare fonte emissiva di diossina: gli impianti di sinterizzazione degli stabilimenti siderurgici. E a Taranto vi era l’impianto di sinterizzazione più grande d’Europa: quello dell’ILVA.

Perché non hanno controllato l’ILVA?

Sarebbe stato un atto doveroso e conseguenziale – se i governi italiani fossero stati diligenti – attivare un controllo sull’ILVA come principale fonte di diossina in Europa. Infatti il Ministero dell’Ambiente disponeva dal 2002 di un database (di nome INES) in cui veniva riportata la quantità di diossina emessa dall’ILVA stessa. E in quel database emergeva una emissione di diossina che non aveva pari in Italia e, addirittura, in Europa. Perché i governi italiani allora non hanno controllato la diossina dell’ILVA dopo la richiesta della Commissione Europea del 2001? E inoltre: perché la popolazione non è stata informata della presenza di diossina?

I dati presenti nel registro INES, dal 2002 in poi, erano dati di stima della stessa ILVA. Quindi l’ILVA sapeva di produrre diossina, lo comunicava alle istituzioni ma le istituzioni non lo comunicavano alla popolazione. E non facevano verifiche ufficiali sull’ILVA. Le istituzioni non hanno quindi svolto quell’azione di informazione della popolazione che la Commissione Europea richiedeva nel 2001.

Nella mia deposizione in qualità di testimone ho letto l’abbondante documentazione che attesta questa anomalia.

E’ del tutto evidente che a Taranto la sollecitazione della Commissione Europea del 2001 andò a vuoto: le istituzioni e la politica non raccolsero quel grido d’allarme. La dimostrazione di tale inerzia sta nel fatto che l’unica voce che sollevò il problema nel 2005 fu quella di PeaceLink.

Nell’aprile del 2005 infatti scrissi io stesso – in qualità di portavoce di PeaceLink – un comunicato stampa che indicava nell’Ilva la più importante fonte emissiva di diossina in Europa. Nonostante la RAI avesse ripreso e rilanciato tale comunicato, il giorno dopo non vi fu nessuna reazione politica o sindacale. E la cosa mi stupì tantissimo.

Giungemmo poi alla sconcertante scoperta che quella fonte emissiva di diossina non era mai stata monitorata dalle istituzioni preposte, nonostante la sollecitazione del 2001 della Commissione Europea. Le istituzioni preposte non avevano neppure comprato l’apparecchiatura per monitorare la diossina! Assurdo ma vero.

Il limite di legge “dimenticato”

A ciò si aggiunge che in Italia le istituzioni preposte avevano “dimenticato” che a Taranto doveva essere applicato il limite di legge per un potente cancerogeno emesso dall’ILVA: il benzo(a)pirene. E anche qui sono i cittadini a scoprire quella “dimenticanza” delle istituzioni e a mobilitarsi per chiedere il rispetto della legge. Le intercettazioni telefoniche disposte nel 2010 dalla Procura della Repubblica fanno emergere tutto il nervosismo di Archinà, l’uomo dell’ILVA che tesseva i rapporti con il mondo della politica. E partono le richieste di “aiuto” dell’ILVA alla Regione Puglia.

L’inerzia delle istituzioni e il ruolo di supplenza dei cittadini

Ma ritorniamo all’altro potente cancerogeno dell’ILVA, la diossina. L’inerzia delle istituzioni emerge con chiarezza in quanto i primi controlli sulla diossina dell’ILVA non scattano nel 2005, dopo il comunicato di PeaceLink. Scattano solo due anni dopo nel 2007 quando – constatando l’immobilismo della Regione Puglia – PeaceLink passa alla denuncia pubblica che giunge sulla copertina dell’Espresso.

Vendola viene attaccato da me: “La pazienza non è infinita. Il livello di guardia è ormai superato, i veleni ci entrano in casa. Non chiedeteci più tempo: ora dovete rispondere pubblicamente del vostro operato”.

Dopo una sollecitazione così forte iniziano i primi controlli nel 2007 per misurare la diossina. Sull’ILVA viene montata una sonda di titanio per fare i primi prelievi istituzionali di quella micidiale sostanza cancerogena che da tempo contaminava Taranto senza che i cittadini venissero neppure informati dalla istituzioni italiane.

Pecorino alla diossina

Dopo questa mossa vincente, PeaceLink passa nel 2008 a quella successiva: il controllo della diossina nella catena alimentare. E’ una vera e propria azione di supplenza delle istituzioni. PeaceLink giunge a commissionare a proprie spese l’analisi di un formaggio locale: a quel punto emerge che la diossina è purtroppo entrata nella catena alimentare.

Da allora in poi – grazie a un esposto di PeaceLink alla Procura della Repubblica – scattano le indagini della magistratura che confermano la presenza di diossina e di PCB nelle masserie attorno all’ILVA. Come si può notare, ancora una volta l’allarme non parte dalle istituzioni ma dai cittadini che pagano di tasca propria un laboratorio specializzato per avere i dati della contaminazione. Nasce “Ambiente Svenduto”, la prima indagine sull’ILVA che mette a fuoco non solo l’inquinamento dei camini ma anche l’intreccio con la politica.

Questa è in breve la storia che ho ricostruito in tribunale.

Le omissioni politiche

E nei prossimi giorni – dopo tanto tempo – il processo entra nel vivo con l’interrogatorio degli imputati. I magistrati dovranno cercare di capire come mai una storia così incredibile e paradossale sia potuta accadere. La cosa incredibile e paradossale è che siano stati i cittadini che a segnalare un problema alle istituzioni quando invece dovevano essere le istituzioni a informare i cittadini. Era stata la Commissione Europea che aveva chiesto all’Italia di informare i cittadini, ma nessuno lo aveva fatto. Chi aveva ricoperto cariche istituzionali aveva omesso di informare i cittadini. Il problema della presenza di diossina a Taranto, ripeto, doveva essere affrontato almeno dal 2001, ossia da quando la Commissione Europea aveva lanciato l’allarme.

La mancata bonifica a Taranto

Ma le cose paradossali e incredibili arrivano ai giorni nostri. L’inerzia della politica si ripete oggi in forme nuove: tutti sanno che Taranto va bonificata ma nessuno lo fa. Infatti, nonostante la tanto propagandata legge sugli ecoreati (varata dal PD e dal M5S), nessuna bonifica dei pascoli è partita a Taranto. La vasta contaminazione della diossina è ancora lì, come una grande velo di zucchero velenoso caduto dal cielo. Il territorio è contaminato da diossina e per 20 chilometri dall’ILVA è vietato il pascolo libero in aree incolte. Ma nessuno risponde della mancata bonifica. Anche il “governo del cambiamento” è inerte. Non ha neppure “annunciato” la bonifica del territorio. Tutto è rimasto contaminato come prima. Compreso il mare. I divieti riguardano anche le cozze contaminate. Il governo non ha neppure reagito al nuovo allarme europeo sulla diossina che per l’EFSA (l’autorità europea per la sicurezza alimentare) dovrebbe essere ridotta di almeno 7 volte nell’alimentazione.

Come il PD aveva rinunciato a bonificare Taranto, anche il M5s rinuncia all’azione. Non è stata adottata neppure la norma a tutela dei pascoli per ridurre il limite massimo di diossina nei terreni. E’ questa rinuncia ad agire che sgomenta.

La contaminazione continua

Il “governo del cambiamento” aveva promesso una svolta per Taranto. Una svolta che non è arrivata anche perché se venisse bonificato il pascolo contaminato è altamente probabile che tutto sarebbe vano se dall’ILVA fuoriuscisse altra diossina in quantità tali da ricontaminare il terreno. La falda superficiale e profonda resta compromessa, anzi, la contaminazione dei metalli pesanti e delle sostanze cancerogene continua a scendere sempre più in profondità. Avete mai sentito dire una sola parola del governo per fermare tutto questo? Io no. Ecco perché non concordo con chi ritiene che l’ILVA sia stata un punto a favore di questo governo. E’ stato solo concluso da Di Maio ciò che Calenda aveva cominciato. Con l’aggravante che con il governo pentaleghista assisteremo ad un aumento dell’inquinamento dell’ILVA mentre con i governi precedenti era stato contenuto con una produzione ridotta.

Aumento della produzione e dell’inquinamento

Invece Di Maio ha dato il via libera all’incremento di produzione da 4,8 milioni a 8 milioni di tonnellate annue. Un incremento del 66% della produzione ILVA, a fronte di una promessa di Arcelor Mittal di tagliare del 30% le emissioni convogliate, che non sono tra l’altro la minaccia principale in quanto sono le “non convogliate” quelle che inquinamento maggiormente Taranto (ad esempio la cokeria è fonte di notevoli e visibili emissioni non convogliate). Ma se venissero tagliate del 30% anche le emissioni non convogliate, quale vantaggio avrebbe la popolazione con un aumento del 66% della produzione (e quindi anche delle emissioni) a fronte di una promessa di contenimento delle emissioni del 30%? L’inquinamento quindi aumenterà inevitabilmente.

La copertura dei parchi minerali ridurrà l’imbrattamento da polveri grossolane ma non le emissioni cancerogene delle polveri sottili provenienti dagli impianti dell’area a caldo (cokeria, sinterizzazione, altoforni, convertitori). Le polveri sottili provenienti dalla combustione siderurgica sono molto più pericolose delle polveri che verranno coperte nel parco minerali: se vengono inalate sono capaci di intaccare in profondità i polmoni. Quelle finissime (PM 0,1) possono addirittura di superare la barriera degli alveoli polmonari, entrare nel flusso sanguigno e penetrare anche negli organi vitali.

L’apriscatole nel cassetto

Il via libera all’aumento di produzione contiene i suoi dettagli in un addendum ambientale allegato al contratto di affitto firmato da Arcelor Mittal. Come il contratto di affitto, tale addendum non è pubblico. Alla faccia della trasparenza. I pentastellati dovevano aprire il parlamento come una scatoletta di tonno, ricordate? Ma una volta arrivati al governo i pentastellati hanno fatto il contrario, riponendo nel cassetto l’apriscatole e blindando di riservatezza le carte importanti dell’ILVA. Infatti chi richiede la nuova versione dell’addendum riceve un diniego dal governo. Infatti è un addendum considerato collegato al contratto in affitto, che non è pubblico. Vige una clausola di riservatezza confezionata da chi agitava l’apriscatole.

L’impatto sanitario dell’ILVA

Ma c’è qualcosa di ancora più stridente in questa storia. Di Maio, Costa e la Grillo – a capo dei ministeri chiave di economia, ambiente e salute – avrebbero potuto tranquillizzare la popolazione tarantina commissionando uno studio preventivo di impatto sanitario dell’ILVA, calcolando l’impatto con lo scenario attuale e con quello dell’incremento produttivo del 66%. Ma questo studio preventivo è così scomodo che non lo vogliono fare. Questo significa che non si vuole sapere cosa accadrà, nonostante oggi la scienza fornisca gli strumenti per conoscere in anticipo. Il governo può conoscere ma non vuole conoscere.

E se questa operazione al buio porterà danni per la salute, chi ne risponderà? Nessuno: c’è l’immunità penale per l’ILVA.

L’attuale processo all’ILVA ha messo in evidenza i gravi impatti dell’inquinamento sulla salute di operai e cittadini quando la fabbrica produce a pieno regime. Perché allora dare il via libera ad un ritorno a quei livelli produttivi senza uno studio preventivo?

Il governo attuale non dà una sola risposta a questa domanda. Con buona pace del Principio di Precauzione.

Il governo mantiene l’immunità penale e le leggi salva-ILVA

Fino al 2023 l’ILVA produrrà in regime di “immunità penale” nel lasso di tempo in cui si realizzano gli interventi di messa a norma.

Oggi l’ILVA gestisce impianti ritenuti pericolosi dalla magistratura (sono ancora formalmente sotto sequestro penale) ma chi li gestisce gode di un’immunità penale. Un privilegio che ai Riva non fu concesso. Una cosa non concessa oggi a nessuna fabbrica italiana ma solo all’ILVA.

Mentre testimoniavo in aula al processo ho avvertito la sensazione di aver fatto tutto quello che era nelle mie poteri di cittadino attivo. Ma ho anche sentito l’incertezza del futuro. Questo governo infatti non vuole cittadini attivi perché rompono le scatole e creano problemi. Non a caso ha conservato tutte le leggi Salva-Ilva, compresa l’immunità penale. Peggio di così non poteva andare per i cittadini attivi.

Dov’è il cambiamento?

Spiegatemi adesso dove è il cambiamento del “governo del cambiamento” se l’ILVA potrà godere delle leggi votate dal PD e contestate dal M5s. Il M5s conserva intatte le leggi che aveva contestato. E’ incredibile, sembra fantascienza ma è la realtà. E spiegatemi quale protezione hanno oggi i cittadini di Taranto che attendono con il fiato sospeso l’aumento di produzione ILVA senza sapere che effetto sanitario avrà. E che sanno fin da ora che nessun magistrato potrà difenderli.

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Diario del 13/1/2019

Gli invii da domani avverranno di sera: impegni di corso professionale
Ascoltare ed ascoltarsi, perchè solo quando si ascolta il rumore che si porta dentro, si può essere pronti ad accogliere la parola altrui.

Michela Marzano
* 2001. E’ scoperto nel bresciano il primo caso italiano di “mucca pazza”. Ma più che mucche, non sono forse gli uomini ad essere impazziti?
Si è chiarito ieri definitivamente che il gruppo italiano quacchero non fa parte dell’area liberal londinese ma conservative (esclusivamente cristiana) dell’Ohio alla novarese Marisa Johnson, presuntuosa e in privato arrogante in forma scritta, che non ci riconosce come quaccheri liberali in Italia. Ha ben ragione. Siamo esclusivamente cristiani e non ci riconosciamo come chiesa ma solo laici amici della Società degli Amici. (Si legga la pagina facebook Quaker Renewal UK (post di ieri delle h. 15.06) in cui invitiamo a scrivere tutti sul nostro sito inglese http://www.ecumenics.eu.

Per iscriversi/disdire l’iscrizione alla Mailing List quacchera su Yahoo o qualsiasi info: quaccheri@quaccheri.it

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