Festeggiamo le 1.389 visite di ieri di quaccheri.it con 1029 visitatori unici e 1,33 pagine lette: un risultato storico di ogni epoca in Italia con…

Prima parte

Questo è un elenco di persone importanti associate alla Società religiosa degli amici , nota anche come Quaccheri, che hanno un articolo su Wikipedia. La prima parte è costituita da individui noti per essere o essere stati Quaccheri continuamente da un certo punto della loro vita. La seconda parte è costituita da individui i cui genitori erano quaccheri o che erano essi stessi quaccheri una volta nella loro vita, ma poi si sono convertiti a un’altra religione, o che formalmente o informalmente si sono allontanati dalla Società degli amici, o che sono stati rinnegati dal loro incontro di amici . Elenco dei quaccheri – https://it.qaz.wiki/wiki/List_of_Quakers

UN

Elisabeth Abegg (1882–1974), educatrice tedesca che ha salvato gli ebrei durante l’Olocausto

Damon Albarn ( nato nel 1968), musicista, cantautore e produttore discografico inglese

Harry Albright (vivente), ex redattore canadese di origine svizzera di The Friend , consulente per le comunicazioni per FWCC

Thomas Aldham (c. 1616-1660), inglese Quaker strumentale nella creazione del primo incontro nella Doncaster zona Horace Alexander (1889–1989), scrittore inglese sull’India e amico di Gandhi

William Allen (1770–1843), scienziato inglese, filantropo e abolizionista

Edgar Anderson (1897–1969), botanico americano

Charlotte Anley (1796–1893), romanziera e scrittrice inglese

Elizabeth Ashbridge (1713–1755), predicatrice e memoirist inglese quacchera

Ann Austin (XVII secolo), prima missionaria quacchera inglese

Iwao Ayusawa (鮎 沢 巌, 1894–1972), diplomatico giapponese

B

Edmund Backhouse (1824–1906), banchiere inglese e parlamentare per Darlington

James Backhouse (1794–1869), botanico e missionario australiano nato nel Regno Unito

Edmund Bacon (1910-2005), architetto americano Ernest Bader (1890–1982), uomo d’affari e filantropo inglese nato in Svizzera

Joan Baez (nata nel 1941), cantante folk americana e attivista per la pace

Eric Baker (1920–1976), cofondatore inglese di Amnesty International e della Campagna per il disarmo nucleare

Emily Greene Balch (1867-1961), vincitrice del premio Nobel per la pace americano

Chris Barber (1921–2012), uomo d’affari inglese e presidente di Oxfam

Robert Barclay (1648–1690), teologo scozzese

John Henry Barlow (1855-1924), statista quacchero inglese

Geoffrey Barraclough (1908-1984), storico inglese Florence

Mary Barrow (1876–1964), cooperante e attivista per la riforma abitativa

Bernard Barton (1784–1849), poeta inglese

John Barton (1755–1789), abolizionista inglese

John Bartram (1699–1777), botanico americano

William Bates (morto nel 1700), uno dei fondatori della Newton Colony, la terza colonia inglese nel West Jersey

Helen Bayes (nata nel 1944), attivista australiana per i diritti dei bambini nata nel Regno Unito

Joel Bean (1825-1914), ministro quacchero americano

Anthony Benezet (1713–1784), educatore americano, abolizionista Caleb P. Bennett (1758–1836), soldato e politico americano

Douglas C. Bennett (nato nel 1946), accademico americano, presidente dell’Earlham College

Lewis Benson (1906-1986), stampatore americano, esperto di primo quaccherismo, in particolare George Fox Hester Biddle (1629–1697 circa), scrittore di pamphlet e predicatore inglese Albert Bigelow (1906-1993), manifestante americano per le armi nucleari

J. Brent Bill (nato nel 1951), ministro americano e scrittore di religione

George Birkbeck (1776-1841), uno dei fondatori inglesi del London Mechanics Institute, ora Birkbeck, University of London Sarah Blackborow (fl. 1650-1660), tractarian inglese prominente nella discussione del ruolo delle donne nella società e delle questioni sociali

Barbara Blaugdone (c. 1609–1705), autobiografa e ministro inglese

Taylor A. Borradaile (1885–1977), chimico e uno dei quattro fondatori e primo presidente della confraternita Phi Kappa Tau ; due dei principi fondanti di Phi Kappa Tau sono anche due delle testimonianze quacchere : Integrity and Equality

Geoffrey Barraclough (1908-1984), storico inglese Florence Mary Barrow (1876–1964), cooperante e attivista per la riforma abitativa

Bernard Barton (1784–1849), poeta inglese

John Barton (1755–1789), abolizionista inglese

John Bartram (1699–1777), botanico americano

William Bates (morto nel 1700), uno dei fondatori della Newton Colony, la terza colonia inglese nel West Jersey

Helen Bayes (nata nel 1944), attivista australiana per i diritti dei bambini nata nel Regno Unito

Joel Bean (1825-1914), ministro quacchero americano

Anthony Benezet (1713–1784), educatore americano, abolizionista

Segue domani ancora la lettera B

1 Commento

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Well, FU to Friends University: you Flunked the Freedom of Expression Exam Big Time. — A Friendly Letter

Someday, I’m thinking, there will be a historic marker on (or near) the campus of Friends University in Wichita, Kansas. Caitlyn Fox, Free Speech Advocate.And if I last long enough to see it go up, I gotta take a selfie standing next to it. And if I’m really lucky, maybe Caitlyn Fox will take one…

Well, FU to Friends University: you Flunked the Freedom of Expression Exam Big Time. — A Friendly Letter

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Amici di Avvenire

Stamani la notizia che potrei essere accolto da uno lungodegenza Caritas CEI e mondo correlato a Milano. Lo smanettone “figlio della luce” quacchero cristiano cercherà i modi consoni per ringraziare e dare frutto ad Avvenire gratis. Quale comunità informativa cristiana unità nella diversità. Una scelta profetica senza avere il torcicollo.

Maurizio Benazzi

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Soldato tedesco giusto fra le Nazioni

Wilhelm Hosenfeld. Capitano della Wehrmacht che salvò personalmente molti Ebrei fuggiaschi della Polonia, nascondendoli e aiutandoli con cibo e abiti, tra queste persone c’era il pianista Polacco Władysław Szpilman, che ha ispirato il film ” Il pianista”. Hosenfeld, catturato dall’Armata Rossa nel gennaio del 1945, fu condannato a 25 anni di lavori forzati per crimini di guerra per la sola appartenenza alla Wehrmacht e nonostante l’intervento di Szpilman e di molti altri sopravvissuti, i sovietici non vollero liberarlo. Hosenfeld morì sotto pestaggio o tortura nel 1952. Szpilman e poi suo figlio si batterono per farlo includere dei “Giusti”, riconoscimento che gli fu tributato nel 2008

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Intervista a Paolo Ricca, non tutti i valdesi la pensano così

Roma (NEV), – Il pastore e teologo Paolo Ricca porta una riflessione sulla politica, sull’economia, ma anche sulla dimensione spirituale e religiosa che stiamo vivendo. Dimensioni intrecciate, che coinvolgono direttamente la fede e che toccano i temi della vita, della morte, del creato di Dio.

Il contributo nasce in seno alla conferenza telematica organizzata dal Centro Studi Albert Schweitzer di Trieste, tenutasi a inizio mese e presentata dal pastore Peter Ciaccio, con titolo: “Quale futuro in un’ecumene sempre meno ospitale, tra scarsa attenzione alla natura, sfruttamento, pandemie?”.

Il teologo Paolo Ricca riprende alcune parole di Lutero: “Ci vuole altrettanta fede per credere nel Dio creatore quanta ce ne vuole per credere nel Dio redentore mediante la croce di Cristo”. Una frase che ci porta oltre la ragione. Oltre il ragionamento e la constatazione. Si parla di stupore e di fedeltà della Terra verso l’umanità. Citando Nietzsche, che disse agli uomini “siate fedeli alla Terra”, ma non dice il contrario, il teologo osserva come la Terra rinnovi ogni anno, con pazienza infinita, la fioritura degli alberi, il rinnovarsi delle foglie, e la primavera dove “tutto rivive”.

Ogni anno, riferisce Ricca, 170 miliardi di animali finiscono sulle nostre tavole, a livello mondiale. La narrazione viene traslata su un altro piano, che racconta anche le nostre contraddizioni.

Vegetarianesimo, veganesimo, nutrimento… sono tutti elementi che si combinano con la nostra percezione della vita, e sul valore che a essa possiamo dare. “Non possiamo nutrirci senza mangiare la vita altrui” dice Ricca, e riguardo alla consapevolezza delle contraddizioni aggiunge: “Dio non si è mai pentito di aver creato il mondo, si è pentito di aver creato l’uomo, questo sì. Ma il suo giudizio sul Creato resta positivo”.

Questo Dio che si pente e si addolora in cuor suo è il preambolo di un “Giudizio positivo che dobbiamo fare nostro. Per dire che il mondo è molto buono, malgrado le sue contraddizioni. Dio non ha solo dichiarato che il mondo è buono, ma ha anche rinnovato un patto di vita con la natura, con le stagioni, con l’alternarsi del giorno e della notte, il patto con Noè cioè con l’umanità”.

Questo, continua Paolo Ricca, “Vuol dire che il mondo è ancora buono oggi” e che Dio non colpirà più l’essere umano. Dio, conclude il teologo, si “converte” alla nonviolenza. E nel riconoscere la Terra come a noi fedele, Ricca invita ad “andare” con Francesco d’Assisi, per “cantare” insieme il Cantico delle Creature.

 

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Testimonianze veraci

25 aprile 1945: la liberazione

GIOVANNI GALBERSANINI (vivente)

“Un po’ di giorni prima si sentiva che c’era già qualche cosa per aria e abbiamo cominciato a prepararci; io le armi le conoscevo già perché avevo fatto l’addestramento in Germania.

Gli avieri che erano nella Villa Restelli avevano paura, i tedeschi non uscivano più dal magazzino….allora siamo andati su a Fagnano e a Solbiate a fare l’addestramento con il Lago, per andare all’attacco dello stabilimento.”

ANGELO BORSETTA

“Nessuno di noi si aspettava che sarebbe successo qualcosa quel giorno. Al mattino presto io e la Signorina Amelia Castiglioni siamo partiti in bicicletta per Milano allo scopo di chiedere al CNLAI (Comitato Nazionale di Liberazione Alta Italia) che cosa si doveva fare del magazzino tedesco, una volta arrivato il momento giusto.

Allora si poteva percorrere in bicicletta l’autostrada che aveva una sola corsia e alla quale si poteva accedere per mezzo di una rampa che era stata approntata quando il Re e Mussolini erano venuti a Busto.

A Legnano abbiamo avuto l’occasione di vedere una delle tante scene che capitavano in quei giorni: un gruppo di partigiani stava assalendo la caserma delle Brigate Nere e tutti saccheggiavano, anche gli operai che andavano al lavoro.

Vedendo questo noi ci siamo impauriti temendo l’arrivo dei fascisti e dei tedeschi che avrebbero fatto sicuramente una rappresaglia.

Arriviamo a Milano e andiamo dal prof. Gasparini, in Viale Sardegna e gli spieghiamo la nostra situazione perché non volevamo che si ripetesse il saccheggio dell’8 settembre 1943.

Egli allora ci presentò ad un pittore che era uno dei capi del CLN e che accettò di aiutarci, dopo che il Prof. Gasparini  si fece garante per noi.

Il pittore ci accompagnò presso la ditta Borletti, dove c’era una scuola industriale nella quale insegnava un capo partigiano che si chiamava Franchi, come nome di battaglia.

Gli spiegammo tutto e lui ci disse che si era appena riunito il CNLAI e che a mezzogiorno avrebbe interpellato i dirigenti e ci avrebbe dato una risposta.

Lasciammo lì la bicicletta, prendiamo il tram per andare da una mia cugina a mangiare qualche cosa; mentre andiamo, improvvisamente si fermano tutti i tram: passava una colonna di autoblindo e di camionette tedesche che andava all’Arcivescovado.

Su una di quelle c’era Mussolini che fuggiva per espatriare.

Il tram ci porta oi in corso Buenos Aires, andiamo da mia cugina, mangiamo qualche cosa e lasciamo i bollini del pane che servivano per comprare altro.

Ritorniamo alla Borletti dove ci dicono di tornare subito a Olgiate perché c’era l’ordine di insurrezione armata contro i tedeschi; al magazzeno avrebbero provveduto dopo.”

GIUSEPPE MENZAGHI

“Ero lì tranquillo; chi sapeva che succedesse qualcosa?

Ad un certo punto stavo lavorando dal mio principale, che mi nascondeva, … sento un movimento e sento gridare …sono saltato fuori.

Sono andato a casa, mi sono cambiato, sono andato in paese subito e mi sono organizzato lì in palestra col Castiglioni Ambrogio, quello lì al cimitero.”

AMBROGIO CASTIGLIONI

“Io allora ero dispensiere al Circolo Verdi e tenevamo nascosti dei moschetti sotto la tettoia della legnaia; il 25 aprile li abbiamo tirati fuori.”

CARLO FERRARI

“Il 25 aprile io ero pronto; lo sapevo che sarebbe successo qualche cosa perché avevo la radio in casa e ascoltavo tutte le notizie.

Sono andato dal presidente del CNL, rag. Macchi, dicendo  che ero pronto coi miei uomini.

Li disposi in gruppetti, parte sulla stradina dell’Oratorio vecchio, parte erano qui in giro, altri erano sulla costa di S. Antonio.

Si andava come passeggeri qualsiasi per non dare nell’occhio.

Altri erano sulla via Diaz dove c’era la stazione radio là prima dell’incrocio con Via Fagnano.

Aspettavamo i partigiani che dovevano arrivare lì; infatti arrivarono   i partigiani della Val d’Ossola.

None eravamo armati, tranne io che avevo una rivoltella della prima guerra mondiale.

Quel giorno Don Zappa era andato giù allo stabilimento per chiedere ai tedeschi di arrendersi perché da lì non potevano muoversi.”

AMBROGIO CASTIGLIONI

“Mi ricordo che quel giorno Don Zappa era sceso giù allo stabilimento per parlare coi tedeschi e per convincerli ad arrendersi ma non riuscì nell’intento.”

GIUSEPPE MENZAGHI

“Noi eravamo del tutto armati.

Abbiamo trovato uno con la macchina, un certo Mario Farioli, e gli abbiamo chiesto di portarci giù alla Canazza di Legnano per rifornirci delle armi; ne abbiamo prese mica male e siamo scesi al Piegnone.

Allora si sparava giù perché i tedeschi erano lì dal Tognella però non si sapeva che c’era un piccolo fortino sulla costa di Prospiano, sopra i bunchers, con una mitragliera da 22 mm.”

ANGELO BORSETTA

“La mattina del 25 aprile il CNL entrò in Comune, ne prese possesso e allontanò immediatamente il Commissario Prefettizzio e sua figlia ma confermò la fiducia al Segretario Comunale, rag. Giovanni Capozza, e ai suoi collaboratori.

RAG. GIOVANNI CAPOZZA

“Non appena veniamo al corrente dei fatti che stavano precipitando, radunai i miei collaboratori chiedendoci  che cosa dovevamo fare. La risposta fu: “Continuiamo il nostro lavoro!”.

Ad una certa ora del mattino si presentarono in Comune il rag. Macchi, i signori Carlo Ferrari, Nino Merelli e Leopoldo Borsetta.

Noi ci alzammo tutti in piedi per sentire che cosa dovevano dirci.

Il rag. Macchi si avvicinò a me e, stringendomi la mano disse: “Continui pure il suo lavoro coi suoi collaboratori”.

Fui felice di questo atto di correttezza e di stima nei miei confronti.”

LUIGI ALBE’

“Il rag. Macchi Albé, che durante la resistenza si era dovuto tenere nascosto presso la zia Luigina di Olgiate, il giorno 25 aprile venne dalla via Diaz con un gruppo di partigiani per prendere ordini dal CNL che aveva occupato il Municipio… .”

ANGELO BORSETTA

“Quel giorno il CNL telefona giù al Comando tedesco intimando la resa ma i tedeschi rispondono che non possono rendere decisioni dato che il loro Comando di Legnano non rispondeva  alle chiamate.

Ad un certo punto un soldato tedesco rimane ferito: allora il Comando telefona in Municipio chiedendo l’intervento di un medico.

Viene chiamato il dottor Fraenza che si fa accompagnare dal Don Zappa.

Mentre però iniziano la discesa, portando un grande lenzuolo bianco in segno di riconoscimento, vengono fatti segno a colpi d’arma da fuoco per cui sono costretti a ritornare indietro.”

GIOVANNI GALBERSANINI

“C’era dalla parte di Prospiano, sulla costa sopra i bunkers, una mitragliera che proteggeva il Comando tedesco e il magazzino.”

ANGELO BORSETTA

“C’erano alcuni punti di osservazione partigiana: uno era a Est sul campanile della Chiesa Madonna di Marnate; un altro sulla costa del Pignone (lato Ovest); un terzo era sul campanile della Chiesetta di Sant’Antonio (lato Nord). Qualcuno entrò nel bustese guardando l’Olona.”

CARLO FERRARI

“Allora una parte dei partigiani l’ho mandata giù per entrare nello stabilimento della Sanitaria ed anch’io sono entrato di lì. Qualcuno di Fagnano era entrato dal cancello e ci siamo trovati di fronte.”

GIOVANNI GALBERSANINI

“E siamo arrivati giù dalla discesa della S. Antonio, poi siamo girati dietro alla casa operaia (Pignone).

Tanti sono passati dall’Olona, noi invece siamo passati dal cancello perché i tedeschi potevano vederci.”

ANGELO BORSETTA

“Alla sera del 25 aprile i partigiani erano già entrati nello stabilimento.

C’erano quelli di Olgiate e quelli di Fagnano; uno di Fagnano era stato colpito a morte mentre passava da un riparo all’altro.”

OLGA BANFI

” Quel partigiano ferito a morte l’ho tamponato io, l’ho fasciato e l’ho portato all’Ospedale  di Busto.”

AMBROGIO CASTIGLIONI

“Il portinaio del Tognella allora era il genero del “Ninola” ci faceva segno di andare avanti ma noi avevamo paura che i tedeschi fossero nascosti da qualche parte.

Tra l’altro era stato ferito uno di Fagnano.”

ANGELO BORSETTA

“Verso sera un camion di tedeschi venne da Legnano e incominciò a sparare lungo la strada, poi scese per via Isonzo.

I tedeschi non trovarono resistenza perché i partigiani erano già dentro lo stabilimento ed erano rimasti intrappolati là,”

GIOVANNI GALBERSANINI

“Alla sera venne giù dalla discesa un camion di tedeschi che sparavano all’impazzata; buttarono anche due bombe a mano nella palestra poi sono scesi nello stabilimento.

Meno male che non hanno sparato come dovevano sparare!

Dopo sono entrai e sono rimasti chiusi dentro con i partigiani.”

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seste Orazione di santa Brigida

(molto meglio recitare a memoria per 12 anni altro…)

Sesta Orazione

CROCIFISSIONE DI GESU’.

Eterno Padre, per le mani purissime di Maria e per il Cuore Divino di Gesù, Ti offro tuo Figlio inchiodato sulla Croce e innalzato su essa, le sue ferite alle mani e ai piedi e il Prezioso Sangue che da essa uscì per noi, i suoi terribili tormenti del Corpo e dello Spirito, la sua preziosa Morte e l’incruento suo rinnovarsi in tutte le Sante Messe celebrate sulla terra. Ti offro tutto questo in espiazione di tutte le mancanze fatte ai voti e alle regole negli ordini religiosi, in riparazione di tutti i miei e altrui peccati, per i malati e i moribondi, per i sacerdoti e per i laici, per le intenzioni del Santo Padre riguardanti la costruzione della famiglia cristiana, il rafforzamento della Fede, il nostro Paese, l’unità in Cristo fra le nazioni e all’interno della sua Chiesa, e per la Diaspora. Pater, Ave.

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L’ecologia

(ve/pt) In Svizzera è in corso un ampio dibattito, riacceso da tre iniziative popolari, volto a ridefinire le relazioni con il mondo animale. A livello federale, l’iniziativa sull’allevamento intensivo vuole vietare questa pratica in Svizzera. Nel semi-Cantone di Basilea Città, il prossimo 13 febbraio si deciderà se tutelare nella Costituzione cantonale i diritti fondamentali dei primati. E lo stesso giorno, l’elettorato elvetico voterà sull’iniziativa denominata “Sì al divieto degli esperimenti sugli animali e sugli esseri umani” la quale, oltre a chiedere quanto indica il titolo, si propone anche di proibire l’importazione di prodotti sviluppati ricorrendo, in modo diretto o indiretto, alla sperimentazione animale.

Monoteismi sotto accusa

In un articolo pubblicato dal mensile protestante romando “Réformés”, la teologa Line Dépraz, pastora alla cattedrale di Losanna in un ministero che collega la spiritualità alle questioni sociali, ha ricordato che negli ultimi anni le religioni monoteiste sono state nuovamente accusate di affermare la superiorità degli esseri umani sugli animali attraverso i loro racconti della creazione del mondo. Quei racconti, dicono i critici, giustificherebbero di fatto il dominio dei primi sui secondi.

Difficile convivenza

Nel suo intervento, la teologa afferma che il maltrattamento degli animali, causato in particolare dalla massiccia industrializzazione dell’allevamento, è un fatto e uno scandalo. “Nel quadro delle nostre società, caratterizzate dalla tendenza all’iperconsumo”, prosegue, “alcune tradizioni religiose hanno senza dubbio una responsabilità intellettuale e morale per lo ‘specismo’ che giustifica, per alcuni, questi abusi”. Detto questo, è tuttavia possibile – secondo Line Dépraz – interpretare anche in altro modo i testi fondatori, in particolare quelli contenuti nella Bibbia ebraica, ovvero in quello che per le cristiane e i cristiani è l’Antico Testamento.

Dobbiamo pensare ai viventi nel loro insieme. E all’interdipendenza fondamentale che ci lega.

 — Line Dépraz

Un’altra lettura della Genesi

Il racconto della creazione, contenuto nel libro della Genesi, suggerisce che gli animali e poi gli uomini sono stati creati nello stesso giorno. Hanno quindi una “convivenza” da sviluppare in uno spazio comune preesistente. “È solo in una fase successiva”, nota Dépraz, “che Dio dà un potere particolare all’uomo. Il verbo usato, tuttavia, non legittima la predazione, ma incoraggia la cura dell’altro. Da questa storia emerge inoltre chiaramente che nel giardino dell’Eden l’animale non è un oggetto di consumo”.

Da Noè a Qohelet

Gli esseri umani hanno sempre avuto la tendenza a volere più di quello che viene loro offerto. “Ce lo ricorda ad esempio l’episodio del diluvio”, sostiene la pastora della cattedrale di Losanna. “Quando Noè lascia l’arca, Dio gli permette di mangiare gli animali. Ma insiste che la sua alleanza si applica – come affermato chiaramente in Genesi, al capitolo 9 – a tutte le creature viventi”. Altrettanto chiaro è il quesito posto nel libro del Qohelet: “Il destino finale dell’essere umano è lo stesso di quello della bestia. Lo stesso alito di vita anima gli uomini e le bestie, ed entrambi devono morire. L’essere umano non ha nessun vantaggio sulla bestia, poiché alla fine tutto va in fumo… Chi può dire che il soffio della vita degli umani sale verso l’alto mentre quello delle bestie scende sulla terra?”. Un testo antico che mantiene tuttavia un forte significato anche per l’epoca moderna.

Per un equilibrio globale

Concludendo l’articolo di “Réformés”, Line Dépraz afferma: “Mi azzardo a dire che la sfida di oggi è quella di allontanarsi dalla classificazione delle specie. Dobbiamo pensare ai viventi nel loro insieme. E all’interdipendenza fondamentale che ci lega: noi umani; loro animali; lei, la terra che ci accoglie.

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La chiesa valdese ci parla

di Fabio Traversari

«Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù»

“Io sono libero!” Posso scegliere liberamente, posso viaggiare liberamente, posso prendere decisioni per la mia vita senza essere condizionato da niente o da nessuno.  Ma è veramente così?

In realtà se osservo bene noto sempre che la mia vita è condizionata da qualcosa: il luogo e la famiglia dove sono nato, la situazione politica del paese dove vivo, l’istruzione che ho ricevuto. Sembra proprio non esserci una via d’uscita: io non sono libero, ma sono schiavo di molti condizionamenti.

La società, però, con i suoi modelli mi propone di provare a liberarmi, a non essere più schiavo. “Basta guadagnare abbastanza soldi” – dicono alcuni – “così posso comprarmi quello che voglio, posso viaggiar e andare dove voglio, vivere come voglio”. Hanno forse ragione?

Leggendo la Bibbia devo rispondere di no. La Bibbia afferma che non è possibile liberarsi da soli. La Bibbia parla della libertà non come di qualcosa che sono capace di raggiungere io con le mie forze, ma della libertà come un dono di Dio. Il popolo d’Israele, che era schiavo in Egitto, viene liberato da Dio.

La Bibbia racconta di Dio, come di colui che dona la libertà. Sì, Dio è colui che libera anche me.
Da solo non posso proprio farcela: alla fine divento schiavo di me stesso, del mio lavoro, del mio successo o insuccesso, dei soldi, della fama e forse anche della religione stessa. Qualche volta queste cose sembrano promettermi la libertà, mi fanno forse sognare di essere libero, ma non sono in grado di rendermi veramente libero. Solo Dio mi può far uscire dal mio Egitto, solo Dio può liberarmi dalle mie schiavitù.

Dal sito ufficiale

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Sciopero scolastico a Torino

La mattina di Martedì 1 Febbraio le studentesse e gli studenti del Liceo Gioberti hanno deciso di occupare la sede di via Sant’Ottavio per costruire una risposta unitaria ai fatti avvenuti in piazza Arbarello il 28 Gennaio e alla morte di Lorenzo Parelli, studente diciotenne schiacciato da una trave durante l’alternanza scuola-lavoro a Udine Venerdì 21 Gennaio.

Durante questa occupazione abbiamo avuto modo di confrontarci e discutere riguardo diverse tematiche relative al sistema scolastico, rispetto alla gestione della piazza da parte delle forze dell’ordine e alla repressione violenta avvenuta nei confronti degli studenti manifestanti.

Abbiamo deciso insieme a tantissime altre scuole di Torino di tornare in piazza Venerdì 4 Febbraio alle 10 in piazza XVIII Dicembre per riproporre le stesse rivendicazione che avevamo intenzione di portare avanti Venerdì 28 Gennaio, ma che non ci è stato possibile manifestare a causa della
violenta repressione da parte delle forze dell’ordine.

Nella mattinata e anche durante le ore pomeridiane gli occupanti del Liceo Gioberti hanno svolto e stanno svolgendo attività autogestite con l’obbiettivo di ideare proposte alternative che arrivano direttamente da noi studenti per creare un modello di scuola che dia spazio al nostro potenziale soggettivo, un modello di scuola che sostenga l’innovazione e il cambiamento partendo dalle richieste degli studenti.

I laboratori trattano temi di attualità in modo inclusivo, lavorano sulla sensibilizzazione dei rapporti interpersonali e dei problemi che riguardano la nostra società. Ai ragazzi sono stati proposti corsi di educazione sessuale, di poesia politica, dibattito, lezioni tenute da docenti universitari e giornalisti, di moda, musica ad altre attività al fine di dare spazio alla creatività degli studenti, sviluppare la loro capacità critica e renderli protagonisti dell’ambiente scolastico, tutte cose che il nostro attuale modello di scuola non propone.

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Auguri alla Fuci della Cattolica

Nella giornata nazionale degli universitari cattolici desideriamo porgere i migliori auguri di buon lavoro. 20 anni fa e oltre come luterano mi invitarono a relazionare su Gesù nelle loro aule che a 18 anni erano anche le mie. Come studente di Economia aziendale/bancarie

Buon lavoro dunque. Lottiamo insieme per un Gesu nella croc e e non della gloria

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