Conclusione del meeting

Conclusione

Ciascuno nell’evento che verrà creato su Facebook si senta libero e libera di esprimersi secondo la propria ispirazione e sia felice di condividere una meditazione, un pensiero o una preghiera con gli altri.
Il silenzio di meditazione ci accompagni in ogni circostanza.

Questo mese sono state costruite due pagine su Facebook Quaccheri cristiani e quella su Leonhard Ragaz e Clara Nadig rispettivamente con 63 e 80 adesioni.
Si consolida l’esperienza su whatsapp di meditazione giornaliera con Dietrich Bonhoeffer al 324666477 o nella inbox di Facebook. 24 persone ogni giorno sono raggiunte dal messaggio che creo appositamente per loro. Una iniziativa senza eguali in Italia.
Siamo sempre intorno alle 3080 adesioni alla newsletter ecumenici su Yahoo.
Sono stati raggiunti 70 gruppi lgbt di Facebook per fornire loro un telefono cristiano di aiuto nell’ascolto.

Domani verrà stilata una lettera che raccoglie i meeting svolti per una persona che non ha PC ma ama seguirci ed è andata a chiedere di noi alla Claudiana di Milano.

Colletta del mese

Aiutaci con un bollettino postale a favore di Maurizio Benazzi, con causale quaccheri, sul conto BANCO POSTA numero 30592190. Se preferisci il bonifico ecco l’IBAN: IT 16 K 07601 01600 0000 30592190 Filiale di Olgiate Olona – intestato a Maurizio Benazzi

Cerchiamo uno sponsor per sostenere le nostre attività.

Chiudiamo così l’incontro odierno, lieti di darvi il benvenuto al prossimo incontro del 26 settembre, sabato, nel meeting di preghiera Amici di Gesù custodi del Creato.
Ci aiuterà nella riflessione per il rispetto di tutte le forme esistenti di vita Albert Schweitzer, conosciuto anche come il medico della giungla e premio nobel per la pace contro il riarmo nucleare.

Trovò la soluzione del problema etico nel 1915 durante un viaggio intrapreso lungo il fiume Ogoouè,in Africa, per andare a curare dei malati: «La sera del terzo giorno, al tramonto, proprio mentre passavamo in mezzo a un branco di ippopotami, mi balzò d’improvviso in mente, senza che me l’aspettassi, l’espressione “rispetto per la vita”. Avevo rintracciato l’idea in cui erano contenute insieme l’affermazione della vita e l’etica.» (A. Schweitzer)

Elaborò a partire da questo momento un’etica che non si limitava al rapporto dell’uomo con i suoi simili, ma che si rivolgeva a ogni forma di vita; un’etica completa perché totalmente integrata e armonizzata in un rapporto spirituale con l’Universo.

Queste idee non verranno pubblicate che nel 1923, inizialmente in due volumi successivamente riuniti sotto il titolo di Kultur und Ethik (Cultura ed etica).

Se avete suggerimenti, idee e testimonianze teniamoci in contatto.

Sarete tutte e tutti invitati.

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No al silenzio degli onesti

Il Regno appartiene ai poveri e ai piccoli, cioè a coloro che l’hanno accolto con un cuore umile. Gesù è mandato per “annunziare ai poveri un lieto messaggio” ( Lc 4,18 ) [Cf Lc 7,22 ]. Li proclama beati, perché “di essi è il Regno dei cieli” ( Mt 5,3 ); ai “piccoli” il Padre si è degnato di rivelare ciò che rimane nascosto ai sapienti e agli intelligenti [Cf Mt 11,25 ]. Gesù condivide la vita dei poveri, dalla mangiatoia alla croce; conosce la fame, [Cf Mc 2,23-26; Mt 21,18 ] la sete[Cf Gv 4,6-7; Gv 19,28 ] e l’indigenza [Cf Lc 9,58 ]. Anzi, arriva a identificarsi con ogni tipo di poveri e fa dell’amore operante verso di loro la condizione per entrare nel suo Regno [Cf Mt 25,31-46 ].

Perciò il Regno viene, non in astratto, ma nella misura in cui ciascuno di noi entra nel progetto di Gesù e si fa in qualche modo uno con Gesù e instaura nella sua vita le relazioni con i fratelli e le cose del mondo, secondo il mandato e l’esempio di Gesù. E questo avviene non solo individualmente, ma collettivamente, anzitutto in tutte quelle situazioni nelle quali si rivive e si mette in pratica l’insegnamento e il modo di vivere di Gesù. L’insieme di coloro che vivono così e che attuano il Regno diviene, secondo la parola di Gesù, sale della terra, luce del mondo. E porta gli uomini a lodare il Padre che è nei cieli.

Come cristiani, preoccupati per l’aumento di episodi di intolleranza e violenza razzista verificatesi nel nostro paese negli ultimi mesi, abbiamo indetto questo evento di pienamente UMANI alla campagna contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro La nostra coscienza di cristiani/e che si fonda sulle Scritture e l’amore di Gesù verso il prossimo, ci spinge all’accoglienza dello straniero: “Quando qualche straniero abiterà con voi nel vostro paese, non gli farete torto. Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto. Io sono il Signore vostro Dio” (Levitico 19, 33-34). La cultura della solidarietà e dei diritti su cui abbiamo fondato la nostra democrazia non deve lasciare il posto alla cultura della dell’umiliazione dell’altro e della discriminazione.
Siamo convinti/e che ci sono momenti nella storia in cui siamo chiamati/e a decidere da che parte stare e quale legge seguire: la legge degli uomini o la legge di Dio?? Anche a questa domanda troviamo risposta nel libro degli Atti (cap.5,29): “Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini”, così come hanno risposto nel passato i tanti credenti perseguitati per la loro fedeltà alle Scritture.
Anche l’art. 16 della confessione di fede delle chiese Battiste in Italia è orientata in questo senso: “……Il ruolo della Chiesa di Cristo, distinto e separato da quello dello Stato, consiste nel perseguire la propria missione ora in coordinazione, con gli ordinamenti dello Stato, ora in contestazione delle sue degenerazioni che limitano la libertà e corrompono la giustizia”. Noi pensiamo che come cristiani siamo chiamati dalla Parola dell’evangelo a stare dalla parte degli ultimi, di quelle donne e quegli uomini, cui vengono negati i diritti, che vogliamo chiamare con i loro nomi: Abdul-Nabruka-Vira-Irina-Mohamed-Murabu-Lena…………
Perciò vogliamo rifiutare la logica prodotta da una strategia della paura che porta a una tragica anestetizzazione dei sentimenti e delle coscienze proprio a partire dall’elaborazione di quel dolore che proviamo per quelle storie di diritti negati, di vite spezzate e umiliate, di coscienze dilaniate, per cambiare questa società avvelenata, malata e anestetizzata. Invertiamo la rotta, è il tempo della disobbedienza civile.
Vorremmo anche, tramite queste parole che esprimono la nostra posizione, rivolgere un appello a tutte le comunità religiose, associazioni laiche e comitati impegnati sul territorio, che si sentono chiamate alla cultura della solidarietà e dell’inclusione, al fine di realizzare una rete di confronto, collaborazione e appoggio reciproco, sollecitati/e dalle parole di M.L.King “ Non ho paura delle parole dei violenti ma del silenzio degli onesti.

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Il Regno di Dio

“Tratterete lo straniero che abita fra voi come chi è nato fra voi. Tu lo amerai come te stesso (Levitico 19-34)”.
Combattere il razzismo e ogni forma di discriminazione sociale, politica e religiosa. Contro le nuove emergenti forme di emarginazione e di intolleranza.
Estendere lo spazio dei diritti e di contrastare quello dello sfruttamento e delle mafie come ci ricordano i tragici fatti di Rosarno, è un passo verso una società migliore e aperta

Il fatto centrale del Regno di Gesù è la comunione con gli altri e l’amore, in quanto segni del discepolo e della sequela. La salvezza individuale (secondo lo schema di Agostino) prende valore quando si mette al servizio della redenzione sociale, della liberazione di un mondo imprigionato nel peccato, nel pericolo, nella guerra, nella povertà ma ugualmente oggetto di una promessa di un cielo nuovo e di una terra nuova.
Dio rinnova senza far cessare il mondo, rivoluzionandolo in permanenza,verso un Regno di Dio che abolisce il capitalismo (Moloch) e il militarismo (Baal) nella prospettiva della Speranza che attende la venuta di Dio. Oltre il nostro individualismo.
Il metodo di teologi grandi come Leonhard Ragaz, si ispira a Matteo 6,33: “Cercate prima di tutto il Regno e la sua giustizia”, la comprensione delle Scritture, di Cristo, dell’uomo,ecc. vi saranno date per conseguenza.
Il capitalismo è visto da lui come il regno di Mammona, conducente alla distruzione dell’attività creatrice di Dio, della vera libertà individuale ma anche delle antiche solidarietà.
Non tutto ciò che si dichiara ecclesiastico o cristiano viene sempre da Dio. Teniamolo presente nel nostro quotidiano. Aspiriamo a un nuovo cielo e una nuova terra nei quali abita la giustizia.
Solo attraverso sofferenza e sacrificio il singolo, ma anche il mondo, avanza verso la fratellanza, amore, solidarietà, giustizia e anche pace. Conto menzogna, egoismo, violenza, cinismo, odio, infedeltà…
Il regno di Dio, invece, comincia già qui, è presente in mezzo a noi ovunque venga realizzata la volontà di Dio. Ragaz sottolinea spesso il fatto che, nel Padre Nostro non preghiamo: “Prendici nel tuo regno!” ma “Venga il tuo regno!”. Non basta perciò lasciarci confortare dalla speranza del regno di Dio nella fede interiore; dobbiamo anche orientarci, nel comportamento, al regno di Dio futuro e già presente in Gesù.
La fede chiama alla sequela e la sequela rinforza la fede.
Nell’unione di fede e sequela, Ragaz ha trovato, attraverso gravi crisi, la strada verso una fede liberatrice, aperta e non dogmatica ma profonda, e ha così aiutato molti in crisi di fede.

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Il padre nostro

Il termine razzismo, nella sua definizione più semplice, si riferisce ad un’idea, spesso preconcetta e comunque scientificamente errata, come dimostrato dalla genetica delle popolazioni e da molti altri approcci metodologici, che la specie umana possa essere suddivisibile in razze biologicamente distinte, caratterizzate da diverse capacità intellettive, valoriali o morali, con la conseguente convinzione che sia possibile determinare una gerarchia secondo cui un particolare, ipotetico, raggruppamento razzialmente definito possa essere definito superiore o inferiore a un altro.

Il padre nostro
Ci domandiamo spesso quale sia il fine della preghiera e se possiamo pregare per noi personalmente ma anche per le cose. Nella preghiera che ci è stata trasmessa da Gesù che è la preghiera per il Regno per eccellenza includiamo tutto e tutti. Se cercheremo la giustizia del Regno che significa anche misericordia il resto ci viene dato semplicemente in più.

C’è nel Padre nostro una semplicità e una brevità stupefacente che racchiude un’infinita ricchezza e una profondità abissale. Era una preghiera di fatto già in uso nella spiritualità ebraica sia pur con forme diverse, più stringate ma ben radicate. Cipriano, teologo del III secolo, la definiva il riassunto della fede cristiana ma ignorava quanto ora qui ricordato. All’epoca la fase antigiudaica del cristianesimo era un elemento distintivo. I nostri peccati di cristiani contro l’ebraismo sono stati del resto sempre presenti e non solo nel secolo scorso. Peccati spesso anche di falsità o di omissioni nel dire la verità.

Nell’invocazione della preghiera del padre nostro ci si rivolge veramente a Dio, Padre (o meglio papà, traducendo il termine aramaico di riferimento) e Signore. Il suo Nome – ossia il suo Essere – deve essere santificato. Si prega quindi per il suo Regno e non meramente per cose puramente personali. Per questo si dice del continuo, non “mio” o “me” ma “nostro” e “noi”. Il nostro bisogno individuale è incluso nella richiesta del Regno di Dio e proprio per questo riceve il suo pieno diritto. Quindi prima viene la causa di Dio e non ad esempio quello delle religioni. E’ infatti il suo Regno che deve avvenire prima del giudizio finale e della risurrezione dei morti. Non è – come generalmente si pensa – la terra a dover essere attirata su in cielo ma il cielo sulla terra.

In questo il Regno di Dio dice una cosa molto diversa dal cristianesimo tradizionale in cui si separa un settore interno e uno esterno, riservando il primo a Dio e il secondo al “principe di questo mondo”. Chi domandava a Gesù quando ci sarà il regno, lui rispondeva quando l’interno sarà come l’esterno e il visibile come l’invisibile. In Luca 17,20 e seguenti è scritto il Regno di Dio è in mezzo a voi e non dentro di voi! E la famosa frase detta a Pilato, espressione della realtà imperiale, “il mio Regno non è di questo mondo” non vuol affatto dire che il Regno sia nell’al di là ma che è il Regno del mondo “che viene” e che “verrà”, diverso da questo mondo.

Sembrano frasi apparentemente insignificanti ma proprio queste impediscono la fuga da questo mondo e la necessità dell’impegno nella realtà civile, politica e sociale. Il messaggio realmente cristiano non è spiritualistico ma possiamo dire materialistico, di un materialismo sacro, che attraverso la Parola rende il pane di domani ossia quello necessario un pane sacramento senza rito nel senso più ampio del termine ossia simbolico e universale. In cui la vera comunione con Dio è data da quella degli uomini nella solidarietà e nella mutua remissione delle colpe. Non si dice infatti nella preghiera noi “rimettiamo” ma “abbiamo rimesso” i peccati, le colpe dei nostri fratelli e sorelle. Solo dopo aver compiuto ciò è possibile vivere e riconoscere veramente il Padre e il suo ordine d’amore: non è quindi una questione di nozioni apprese a catechismo ma di vita vissuta e reale. Personalmente. La liberazione da ogni angustia (tentazione) di questo tempo in cui il Regno non è pienamente realizzato è quindi una messa in guardia dalle fughe verso lo spiritualismo o la complicità delle logiche imperanti di ingiustizia, di creazione di nemici, di idoli.

Certo sconfiggere le nostre paure umane non è semplice e non lo sarà nemmeno per le prossime generazioni. Basti pensare alla paura del bisogno, del vuoto, della morte, del destino… ma non è certo la sete di possesso che può o potrà colmare la nostra angoscia di sprofondare nel vuoto della distruzione fisica personale, di una guerra, della povertà, di una malattia.

La protesta credente davanti alla morte si radica in modo altrettanto chiaro nei Vangeli. A chi immaginasse una qualunque complicità di Dio con l’opera della morte i quattro testi dei redattori dei Vangeli (che non sono quattro ma si tratta di opere a più voci e a più mani) offrono una flagrante smentita. Gesù non scende mai a patti con la morte, non vi si arrende, la affronta. Dalla rianimazione della figlia di Iairo, del figlio della vedova di Nain, coi suoi pianti e la sua lotta di fronte alla morte di Lazzaro si mostra sempre da che parte sta: non già nella disgrazia o nella distretta ma nella lotta. Dio non è sovrano della morte bensì il maestro dei viventi. Figuriamo se il suo Regno possa essere confinato dopo la morte!

La menzogna di molti cristiani ( non di tutti) continua anche in questo secolo che viviamo.

Ragaz ci ha insegnato che vivere il cristianesimo all’aria aperta significa liberarci da questi schemi o modi di pensare che rinunciano all’evangelo sociale e che si può e si deve non avere vincoli con lo Stato, la Chiesa e la società.

I teologi che sono venuti dal dopoguerra in avanti ci hanno fatto capire che la creazione continua ed è affidata anche nelle nostre mani. Lo Spirito non ha mai smesso di soffiare e si avvale anche delle nostre piccole man

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La famiglia umana

Contribuire a realizzare l’unità della famiglia umana, arricchita dalle diversità tipiche della nostra società multiculturale e multireligiosa. Questo è un impegno che possiamo condividere coi cattolici del movimento dei focolari, in un momento di crisi delle Chiese e delle Istituzioni in generali. Gesù può unire tramite lo Spirito Santo quello che la Storia umana ha diviso. L’impegno contro il razzismo deve vedere uniti tutti i cristiani di qualsiasi confessione religiosa, ebrei e le altre religioni impegnate nel Dialogo. Un compito non facile ma che deve essere testimoniato in un’epoca contrassegnata dall’intolleranza e disprezzo per il diverso. Gesù non ha distinto nella sua missione della pelle il colore della pelle, la razza, la nazionalità, l’orientamento sessuale, la cultura o lo stato sociale. Ha liberato dal male chi lo chiedeva. Ha pagato con la croce il prezzo per il riscatto dei suoi nemici. A noi è chiesto di seguirlo in questo Regno di Amore fra gli uomini e le donne. A noi tocca decidere da che parte stare. La Fede in Lui è una risposta concreta nella vita di fronte all’odio, il pregiudizio e l’ingiustizia.

La prima cosa che salta agli occhi nello scorrere la galleria degli orrori razzisti a partire dalle tracce lasciate un po’ ovunque in Italia dalla propaganda razzista e dalle campagne politiche condotte in particolare contro gli immigrati, è il carattere decisamente maniacale, ossessivo, paranoico che contraddistingue un buon numero dei materiali repertoriati, accomunati dal considerare l’immigrazione alla stregua di una “invasione” di massa o di una “occupazione” militare, o le due cose allo stesso tempo. Il limite lo ho letto quando l’europarlamentare Bonanno chiede fili spinati con la corrente elettrica per contrastare gli immigrati. Simili ai nazisti che usavano quel tipo di filo per i campi di concentramento.
L’agire umano, se vuole essere come Dio l’ha pensato quando ci ha creati, e quindi autenticamente umano, deve essere animato dall’amore. Il cammino – metafora della vita – per giungere alla sua meta deve essere guidato dall’amore.
L’apostolo Paolo rivolge questa esortazione ai cristiani di Efeso, come conclusione e sintesi di quanto ha appena scritto loro sul modo di vivere cristiano: passare dall’uomo vecchio all’uomo nuovo, essere veri e sinceri gli uni con gli altri, non rubare, sapersi perdonare, operare il bene…, in una parola “camminare nella carità”. (Ef 5, 2)
Più precisamente si legge: «Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore».
Camminare qui equivale ad agire, a comportarsi, come a dire che ogni nostra azione deve essere ispirata e mossa dall’amore. Ma forse non a caso Paolo impiega questa parola dinamica per ricordarci che amare si impara, che c’è tutta una strada da percorrere per raggiungere la larghezza del cuore di Dio.

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Essere umani pienamente

essere umani significa vivere in una rete di relazioni tra uguali
La legge deve stabilire solamente che la diffamazione pubblica a motivo della razza, della cultura, della religione e dell’appartenenza etnica è punibile. Ma sta a noi praticare la giustizia fra gli essere umani. L’ingiustizia è fonte infatti di violenza.
Le chiese e numerosi movimenti ecclesiastici hanno svolto un ruolo importante nella lotta contro l’apartheid e sono stati decisivi nel rovesciamento del regime razzista. Ma alcune di esse erano schierate per l’apartheid se non erano in silenzio vergognoso.
La discriminazione oggi è dovuta soprattutto alla nazionalità e alla provenienza ed è particolarmente frequente sul mercato del lavoro e nella vita professionale. Gli uomini ne sono vittima più delle donne, i giovani più degli anziani.
Dobbiamo interrogarci su cosa concretamente possiamo fare individualmente e nella società per costruire un futuro accogliente per tutte e tutti. La riflessione lascia il posto al silenzio di meditazione e preghiera.
Ci aiuta in questo l’evangelista

Il testo più rivoluzionario al mondo si trova nel vangelo di Matteo: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare. Ero in prigione e mi avete visitato. Avevo sete e mi avete dato da bere”
Partiamo da Cristo per capire il senso della nostra testimonianza oggi.
Senza fughe nel pietismo personale o nelle dottrine degli uomini.
Accettiamo l’altro nello Spirito della Pace come Cristo accoglie noi. Ma cambiamo il mondo dopo aver cambiato noi stessi.
Lo scrittore francese Georges Bernanos scrive: “Dio non ha altre mani che le mie”. O rovesciamo noi l’ordine mondiale cannibale che costringe milioni di persone a divenire profughi e fuggire da fame, guerre o disperazioni o non lo farà nessuno.
“Chi è mai l’uomo perché ti ricordi di lui?” (Salmo 8,5), dice il Salmista e parla, subito dopo, del ruolo assegnato all’essere umano nel creato e della sua dignità. Tre aspetti devono essere qui sottolineati. Il primo, che la dignità è riconosciuta a tutti gli esseri umani. Il secondo, che essa è riconosciuta senza condizioni a ogni essere umano. Il terzo, che essa è riconosciuta dal Creatore stesso a ogni essere umano, indipendentemente dalle sue qualità.

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La confessione di fede di Martin Luther King

Confessione di fede di Martin Luther King
Oslo 10 dicembre 1964

Oggi, nella notte del mondo e nella speranza della Buona Notizia, affermo con audacia la mia fede nell’avvenire dell’umanità.

Mi rifiuto di credere che le circostanze attuali rendano gli uomini incapaci di fare un terra migliore.

Mi rifiuto di credere che l’essere umano non è che un pizzico di paglia sballottato dalla corrente della sua vita, senza che abbia la possibilità d’influenzare ciò che sia il corso della sua vita

Rifiuto di condividere l’idea di colore che pretendono che l’uomo è a questo punto della notte prigioniero della notte senza stelle, del razzismo e della guerra che l’aurora radiosa della pace e della fraternità non possano mai divenire una realtà.

Io rifiuto di fare la stessa predica cinica che i popoli scendano l’uno dopo l’altro nel vortice del militarismo verso l’inferno e la distruzione termonucleare

Credo che la verità e l’amore senza condizioni abbiano l’ultima parola effettiva. La vita, anche se vissuta provvisoriamente, dimora sempre più forte che l’amore

Credo fermamente che , anche se in mezzo a dei fragori che scoppiano e dei cannoni che tuonano, resta di sperare di un mattino radioso.

Oso credere che un giorno tutti gli abitanti della terra possano ricevere tre pasti al giorno per la vita dei loro corpi, l’educazione e la cultura per la salute del loro spirito, l’eguaglianza e la libertà per la vita del loro cuore

Io credo egualmente che un giorno tutta l’umanità riconoscerà in Dio la fonte del suo amore. Io credo che la bontà salvatrice e pacifica diventerà un giorno la legge. Il lupo e l’agnello potranno riposarsi insieme, ogni uomo potrà sedersi sotto il suo fico, nella sua vigna e nessuno avrà ragione di aver paura.

Credo fermamente che noi prevarremo.

Amen.

Questo mese condividiamo l’invito alla preghiera comune proposta da Claudia, per tutti i fuggitivi del nostro tempo, segno indelebile delle cronache quotidiane sia come migranti che rifugiati dalla guerra o dalla fame.
Vi invito a pregare per la costruzione di corridori umanitari ovunque servano.

Ciascuno preghi secondo il proprio sentire nella libertà dello Spirito Santo.

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4 milioni di rifugiati dalla guerra siriana

4 milioni di rifugiati dal conflitto siriano sono un motivo di forte preoccupazione umana: cerchiamo come cristiani di renderci consapevoli di questo dramma e poniamo delle basi per contrastare gli istinti populisti che animano politici contro l’accoglienza dei migranti. Ognuno nel proprio piccolo.
Io ad esempio cancello dai miei contatti tutte le persone che diffondono messaggi razzisti mascherati da presunti interessi nazionali. Per tanti decenni anche noi italiani ci siamo cimentati sia prima del fascismo in Libia che durante il fascismo nell’Africa orientale in campagne di aggressione militare colonizzatrice nel più assoluto disprezzo dei diritti umani e della salvaguardia delle popolazioni locali. Alla faccia della cattolicità sbandierata.
Serve un ripensamento mondiale sulla Pace e la salvaguardia della giustizia con primo obiettivo combattere la fame.
Aver fame non è un reato e cercare di soddisfare il bisogno è un obiettivo di ogni creatura umana. Tutte degne di essere figli e figlie dell’Unico Dio. Anche se di religioni diverse o di pelle diverse.
Gesù, prima di Adamo come recita il Vangelo di Giovanni, ci ha creato senza carta d’identità o passaporto e ci rende degni del suo amore solo per la sua volontà. Non dovremmo mai dimenticare che dipendiamo in ogni istante della vita da Lui.
Apparteniamo a questo mondo ma non siamo di questo mondo significa concretamente che essere cristiani è impegnarsi per un’etica della vita che va oltre i disvalori di questo mondo e orientarsi verso il Regno di Dio, annunciato dai Vangeli.
4 milioni di rifugiati pesano enormemente sulle nostre coscienze e sulla nostra indifferenza.
Di questo dobbiamo farci carico per i nostri limiti. Del mancato amore verso il prossimo dobbiamo rispondere al Giudizio di Dio, che ciascuno di noi è chiamato al termine dell’esistenza terrena.
Quanto abbiamo amato è la domanda che ci verrà posta. Non altro è chiesto per la Misericordia del perdono che riceviamo.

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Ricordiamo l’Esodo

Una delle letture bibliche più illuminanti per noi è un passo dal libro dell’Esodo: il racconto del popolo d’Israele che fuggendo dall’oppressione politica egiziana si è messo in cammino verso la terra promessa. Abbiamo dunque sentito parlare della peregrinazione del popolo d’Israele – durata quarant’anni – e di come gli ebrei in fuga – infreddoliti, vulnerabili, esclusi – si siano costruiti una “tenda del convegno” per Dio. La Bibbia spiega che quel luogo d’incontro con Dio – una tenda – si trovava fuori del campo.

I rifugiati dell’antichità, così come quelli del presente, hanno attraversato acque pericolose alla ricerca di una vita migliore. Entrambi trovandosi in un ambiente ostile e poco accogliente. Forse la gente li definiva uno “sciame”, proprio come fa oggi David Cameron, premier inglese anglicano. In realtà l’unico riferimento ad uno sciame nell’Esodo è uno “sciame di mosche”. Non stupisce se il popolo si sentisse offeso da questo paragone.

Il cristianesimo ha attecchito proprio nel Corno d’Africa fin dal primo secolo dopo Cristo. E l’ebraismo da molto tempo prima – e molti ritengono che una delle tribù perdute d’Israele si stabilì in Etiopia. È questo il motivo per cui, nel 1991, il governo israeliano portò in salvo 14.500 ebrei etiopi – minacciati e sotto attacco – nel giro di sole 36 ore. Ma non sembra esserci lo stesso sentimento di solidarietà fra i cristiani occidentali e i loro fratelli e sorelle in Cristo dell’Etiopia.
Lo scorso aprile un gruppo di cristiani etiopi, in viaggio da Addis Abeba attraverso la Libia, è stato rapito da miliziani dell’Isis. Quei cristiani sono stati decapitati sulla spiaggia e il video della loro esecuzione ha fatto il giro della rete. Secondo le loro famiglie, alcuni di loro speravano di riuscire ad arrivare nel Regno Unito.

Il primo ministro David Cameron sostiene che l’Inghilterra sia un paese cristiano. Ma lo fa solo quando può trarre un vantaggio elettorale da simili affermazioni. Mentre invece si rifiuta di sostenere i migranti cristiani quando non può trarne vantaggio. Un esperto di diritto dell’immigrazione una volta chiese a Gesù: “Chi è il mio prossimo?” Cameron sa che la risposta data da Gesù non è gradita alla classe media inglese.

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contro il razzismo

Preoccupati dal razzismo attuale in Italia, affermiamo il nostro comandamento di amare il prossimo e accogliere lo straniero. Siamo per il riconoscimento del diritto di cittadinanza italiana ai bimbi nati nel nostro Paese.

Il 28 agosto del 1963, MARTIN LUTHER KING, davanti al Lincoln Memorial di Washington, al termine di una marcia di protesta per i diritti civili, pronuncia il celebre discorso: I HAVE A DREAM.

« Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per ciò che la loro persona contiene. Ho un sogno, oggi! »

A distanza di 51 anni possiamo dire che molti passi sono stati fatti in quella direzione come ad esempio l’elezione di un presidente americano di colore sebbene le violenze della polizia bianca colpiscono i quartieri afroamericani ma qui in Italia direi proprio di no. I sentimenti razzisti sono molto diffusi e i neri non occupano nessun ruolo di rilevanza se non per rare eccezioni circoscritte.

Partiamo oggi da questo sogno che ancora ci fa sperare in un futuro radioso come avremo modo di dire nella Confessione di fede di Martin Luther King che per la prima volta usiamo in un meeting mensile.

Siamo cristiani e non dobbiamo temere di osare il Regno qui ed ora.
Amen

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Il Nobel per la Pace

Il 14 ottobre 64 il parlamento norvegese (Storting) dichiarò Martin Luther King vincitore del Premio Nobel per la pace. Il reverendo affermò che non si trattava di una premiazione alla singola persona, ma che ad ottenere il premio «Nobel» erano state tutte le «nobili» persone che avevano lottato nel movimento per i diritti civili. Quando il 10 dicembre 1964 a Oslo ottenne il premio, King, all’epoca trentacinquenne, era il più giovane nella storia del Nobel; non essendovi a quel tempo la consuetudine di dare la motivazione per l’assegnazione del premio, si fa riferimento all’incarico che aveva:

« Capo della Southern Christian Leadership Conference, attivista per i diritti civili. »

Alla ricezione del premio, Martin Luther King nel suo discorso comunica la speranza di vedere tutte le genti ottenere, oltre ai pasti per il corpo, «istruzione e cultura per la loro mente e dignità uguaglianza e libertà per il loro spirito». I 54.000 dollari del premio vennero divisi nei vari movimenti, CORE, Southern Christian Leadership Conference, NAACP, SNCC (Student Nonviolent Coordinating Committee), National Council of Negro Women (consiglio nazionale delle donne nere) e l’American Foundation on Nonviolence (fondazione americana sulla nonviolenza).

Ispirato dal successo dell’attivismo nonviolento che aveva ottenuto Gandhi, King si recò in India a visitare la famiglia del Mahatma nel 1959, con l’assistenza del gruppo quacchero dell’American Friends Service Committee.
Il viaggio indiano toccò nel profondo King, accrescendo la sua conoscenza sul concetto di resistenza nonviolenta ed il suo impegno nella lotta per i diritti civili negli Stati Uniti. In un discorso radiofonico fatto durante la sua ultima sera in India, King si espresse così: “Da quando sono in India, sono sempre più convinto che il metodo della resistenza non-violenta sia l’arma più potente a disposizione degli oppressi nella loro lotta per la giustizia e la dignità umana. Veramente il Mahatma Gandhi ha incarnato nella sua vita principi universali certi che sono ineluttabili quanto la legge di gravità”.

La sua vicinanza alle idee di Gandhi fu possibile anche grazie alla profonda influenza che ebbero gli insegnamenti evangelici sui due: seppure King fosse un religioso mentre Gandhi citasse il pensiero di Cristo come una grande influenza (al pari di quella buddhista, induista e islamica), entrambi vedevano un collegamento tra la nonviolenza e gli insegnamenti di Cristo. In particolare Gandhi si riferiva al discorso della montagna: “Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche la sinistra” (Matteo 5,39). L’attivista afroamericano per i diritti civili Bayard Rustin, quacchero, che studiò a fondo gli insegnamenti gandhiani,consigliò a King di dedicarsi ai principi della nonviolenza. Rustin fu principale consigliere e mentore nei primi anni di attivismo di King e organizzatore della Marcia su Washington del 1963.

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