Pensiero del 17 del primo delmese

17 del primo mese

Tutto il mondo è sottoposto alla stessa identica legge, e in tutti gli esseri razionali l’unica legge è la ragione. Unica è la verità e per gli esseri razionali la nozione di perfezione è parimenti unica.

Marco Aurelio

Non c’è bene che stia alla pari della verità; non c’è cosa dolce che stia alla pari con la dolcezza della verità; la beatitudine della verità supera incomparabilmente ogni altra gioia.

Dhammapada

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Non possiamo fare a meno della Giustizia

16.01.2017 Olivier Turquet

Non possiamo fare a meno della Giustizia

A un anno esatto dall’incarcerazione di Milagro Sala e dopo un anno di sistematica persecuzione di una persona, della sua organizzazione, della sua gente; dopo un anno di pronunciamenti di Commissioni, Organizzazioni, personalità e persone comuni per l’immediata scarcerazione della dirigente della Tupac Amaru; dopo un anno di spiegazioni sull’azione scorretta del potere politico a Jujuy rispetto al potere giudiziario, alla società civile e alla popolazione intera; dopo tutto questo non sapremmo più cosa dire.

Ma sappiamo che non possiamo tacere.

Sappiamo che l’uso improprio della Magistratura come strumento di azione politica è un uso antico e che dalle parti più svariate si levano critiche, più o meno giustificate, contro questa pratica. Abbiamo osservato come questa pratica sia diventata sempre più frequente contro i governi progressisti del Latinoamerica, contro Dilma, contro Cristina, contro Milagro, contro Maduro e si sta iniziando anche contro la revolucion ciudadana dell’Ecuador di Correa.

Ma forse, al di là di questi fenomeni congiunturali, dobbiamo chiederci se il pragmatismo neoliberale attualmente vigente non stia portando avanti, con la consueta viralità, una campagna globale contro la Giustizia, pericoloso baluardo in difesa di certi diritti fondamentali come la libertà, la presunzione di innocenza, il bene comune.

Un amico professore di diritto ricordava, anni fa in una conferenza contro la pena di morte, che se includiamo nel sistema di giustizia la vendetta, dichiariamo implicitamente inutile quel sistema umano che chiamiamo “magistratura” a cui deleghiamo, ragionevolmente, il compito di dirimere le dispute tra gli esseri umani. La vendetta è semplice: tu hai ucciso mio fratello, io ti uccido. La Giustizia, e la Magistratura che la amministra, prevedono un livello più elevato di soluzione del problema: che il reprobo riceva una punizione giusta, che si possa pentire, che possa essere reinserito nella società, che possa essere perdonato.

La giustizia è umana, è reversibile e tenta di essere giusta; ha come fine ultimo recuperare un cittadino alla società a cui appartien; è, sembra banale dirlo, “la giustizia è uguale per tutti”.

 

Che distanza da questa giustizia vendicativa che si amministra a Jujuy; che distanza dall’idea di ripristinare i CIE in ogni regione italiana; che distanza dai muri di contenimento dei migranti che si contano di ergere (o si sono già costruiti) in tante parti del mondo !! Che distanza dalla concezione zoologico-razzista per la quale ci sono esseri umani più importanti di altri, per nascita, per censo, per colore della pelle ecc.

 

Abbiamo urgente bisogno di Giustizia, nel senso profondo della parola; abbiamo urgente bisogno di una Magistratura formata da uomini di alto profilo morale, assolutamente indipendenti dal potere politico. Possiamo riconoscere tutte le difficoltà in cui versa quest’apparato della società nel mondo, possono esserci mille soluzioni pratiche per migliorarlo ma dobbiamo rimetterci al centro del problema e rimettere la Giustizia al centro della società, sempre più dominata dall’arbitrio.

Perché l’arbitrio ha conseguenze funeste su tutta la società, dato che nessuno è in grado di dire a che livello si possa fermare, in una specie di “si salvi ch può” dove non sarò più in grafo di riconoscere mio fratello e dove solo la convenienza guiderà la mia azione.

In questo senso vogliamo rendere omaggio a Milagro Sala che dell’anelito per la giustizia, per il riscatto dei diseredati ha fatto il senso della sua vita e che per questo è odiata e perseguitata dagli ipocriti e provvisori trionfatori della politica argentina.

#LiberenAMilagro e tutti i prigionieri politici a Jujuy e in qualunque parte del mondo !!

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19-21 gennaio 2017: portando amore & pace

15.01.2017 Codepink

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

19-21 gennaio 2017: portando amore & pace

Siamo rimaste inorridite quando il Presidente-eletto Donald Trump ha nominato Ministro della Giustizia  Jeff Sessions, un razzista spudorato. Sessions è contrario alla riforma del sistema penale e ha perfino votato contro la legge sulla violenza contro le donne. Ci siamo presentate alla sua audizione di conferma vestite di rosa e abbiamo mostrato cartelli contro l’islamofobia, per i diritti LGBTQ, per l’accoglienza agli immigrati e contro il razzismo.

Continueremo a diffondere questo stesso messaggio mentre intralceremo in tutti i modi la cerimonia di insediamento di Trump, per resistere all’intolleranza, all’islamofobia, al razzismo, al militarismo e alla misoginia e difendere i più vulnerabili tra noi, minacciati dalla nuova amministrazione.

Il giorno dell’insediamento, ci troveremo alle 7 del mattino a Union Station e parteciperemo al flash mob One Billion Rising, danzando per spezzare le catene della cultura dello stupro, dell’odio, del patriarcato, del militarismo e della violenza.

Fuori dai balli dell’inaugurazione e durante la  Women’s March on Washington porteremo berretti rosa e cartelli a forma di cuore, mostrando il nostro potere di creare il mondo in cui vogliamo vivere.

Il giorno dopo parteciperemo alle marce delle donne nel DC, a New York CityLos AngelesSan FranciscoLas VegasAsheville,  in NC e a Chicago.

Agendo con amore per creare un mondo di pace!
Ann, Ariel, Farida, Jodie, Mariana, Mark, Medea, Nancy, Paki, Paula e Samira

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pensiero del 16 del primo del mese

16 del primo mese

Il cavallo si salva dal suo nemico con la veloce corsa, ed è infelice non quando non può cantarte come un uccellinoi, ma quando aha perso quel che gli è stato dato, la sua veloce corsa.

Il cane ha il suo fiuto; quando è privato di quanto gli è stato dato, il suo fiuto , allora è infelice, non quando non può volare.

Cosiì anche l’uomo diviene infelice non quando non può prevalere sulla forza dell’orso e del leone, o dei malvagi, ma quando perde quel che gli è dato , la bontà e il senno. Costui davvero è infelice e degno di compassione.

Non si deve dispiacere che un uomo sia nato o muoia,che is aprivato del suo denaro, della casa , dei beni : tutto questo non appartiene all’uomo . Ci si deve dispiacere che un uomo perda quel che veramente gli appartiene, la sua dignità umana.

Epitteto

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Né protezionisti, né liberisti, ma per l’economia comune

15.01.2017 Francesco Gesualdi

Né protezionisti, né liberisti, ma per l’economia comune
Manifestazione al G8 di Genova, 2011 (Foto di Ares Ferrari)

Ad un tratto la grande America, quella che aveva inventato la globalizzazione per permettere alle proprie imprese di conquistare il mondo, ha scoperto che la concorrenza globale non è poi così conveniente e vuole tornare alla politica commerciale vecchia maniera, quella che per semplicità è definita protezionista, anche se  alla prova dei fatti è un ibrido che chiede obbligo di apertura per gli altri e diritto di chiusura per sé.

L’incredibile è che il cambio di rotta è capitanato da un esponente di spicco del capitalismo americano con l’appoggio della middle class nazionale. Persone, è vero, convinte del motto “lavora-guadagna-consuma”, ma pur sempre lavoratori che hanno pagato lo scotto della concorrenza con i colleghi cinesi e messicani, sotto forma di disoccupazione e di riduzione salariale.

Ma il guaio è che di fronte al tradimento, invece di rispolverare il senso di classe e formare un fronte   universale a difesa di salari e diritti, hanno preferito la scorciatoia nazionalista che li ha portati, dritti dritti, fra le braccia di quel pezzo di capitalismo americano che si sente più a suo agio dietro la protezione dei dazi doganali che in balia della globalizzazione aperta. Un tipo di alleanza che si fa sempre più strada anche in Europa, a giudicare dall’emergere di movimenti di destra estrema come la Lega di Matteo Salvini o il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, salvo vedere che piega prenderanno altri movimenti al momento non ben posizionati sul piano sociale ed economico.

E siccome il collante è il nazionalismo, ossia “che nessuno tocchi la nostra roba”,  non deve sorprendere se la strategia comunicativa si basa sull’attacco congiunto a imprese straniere e immigrati, con particolare aggressività verso questi ultimi, già vissuti dall’opinione pubblica come gli usurpatori dei nostri posti di lavoro e del nostro welfare.

In conclusione il  panorama politico internazionale si va caratterizzando per la presenza di due schieramenti. Da una parte quello neo-liberista, che professando l’apertura ai mercati è più disponibile   anche al movimento delle persone, almeno formalmente. Dall’altra quello neo-protezionista, che professando la chiusura in ambito economico, si oppone drasticamente anche all’ingresso degli stranieri. A causa di questo diverso atteggiamento nei confronti degli immigrati, generalmente l’atteggiamento liberista è ritenuto più progressista, ma non sono pochi coloro che guardando le cose dal lato del lavoro vedono con maggior favore l’atteggiamento protezionista. Recentemente ho ricevuto commenti da parte di amici di indiscussa sensibilità sociale, che attribuiscono più meriti a Trump che al sindacato.

Dal mio punto di vista la scelta fra neo-protezionismo o neo-liberismo è una questione tutta interna al capitalismo, che rigetto in blocco. Volendo usare una metafora, non mi faccio trascinare nella disputa se sia meglio derubare i passanti con destrezza o con uno spintone. I passanti non vanno semplicemente derubati. Venendo al piano economico, dobbiamo cominciare a dire basta a modelli economici che ci costringono alla guerra fra poveri. Al contrario dobbiamo rivendicare nuove relazioni economiche, che garantiscano a tutti gli abitanti del pianeta di poter vivere dignitosamente. Il che non può essere raggiunto con le stesse strategie capitalistiche che hanno generato lo squilibrio, ma con altre logiche e altre scelte.

La mia ricetta di riequilibrio passa per una maggiore e diversa regolamentazione commerciale internazionale, in modo da garantire prezzi equi e stabili ai piccoli produttori dei paesi deboli, regole commerciali che impongano il rispetto dei basilari diritti dei lavoratori ovunque nel mondo, più cooperazione orientata a risolvere le  gravi deprivazioni umane, più fiscalità tesa a scoraggiare il consumo di risorse e produzione di rifiuti nei paesi opulenti, ovunque più intervento pubblico per garantire in ogni angolo del mondo un tipo di produzione che privilegi la soddisfazione dei bisogni fondamentali di ogni cittadino.

Dobbiamo smettere di pensare che la ricchezza possa essere prodotta solo dagli imprenditori privati per il mercato.  Il mercato è una formula che si basa sul principio “mors tua vita mea”, ossia “mi espando nella misura in cui riesco ad invadere i mercati degli altri”. E i risultati li vediamo: pur di ottenere un po’ di occupazione preghiamo che le nostre imprese riescano ad espandersi all’estero, ossia che riescano a generare disoccupazione altrove. Questa impostazione va bene per i mercanti che vedono gli esseri umani solo come salari da contenere o borselli da saccheggiare al supermercato, ma considerata dal punto di vista delle persone è follia allo stato puro. Vista dalla parte delle persone ciò che dobbiamo raggiungere è la possibilità per tutti di poter soddisfare almeno i bisogni fondamentali nel rispetto dei limiti del pianeta. Che significa rafforzamento, ovunque, dell’economia pubblica non orientata a produrre per mercati lontani, ma per soddisfare direttamente i bisogni dei propri cittadini. La comunità imprenditrice di se stessa che si organizza sul piano produttivo per rispondere ai bisogni dei propri cittadini è una delle risposte chiave per garantire occupazione e sicurezza di vita senza fare violenza agli altri popoli. E contemporaneamente più equità fiscale, più regolamentazione bancaria e finanziaria, più accordi internazionali ispirati alla cooperazione e alla difesa dei diritti. “Globalizzazione dei diritti” si gridava a Genova nel 2001. Questo continua ad essere il mio slogan.

Per concludere, credo che solo recuperando chiarezza sui principi, potremo trovare vere soluzioni per il genere umano, altrimenti ci rinchiuderemo negli spazi angusti dei nazionalismi vecchia maniera, dove la guerra per la supremazia dei mercati si farà anche con i cannoni. E siccome a me non piace né la violenza economica, né quella bellica, rivendico il diritto di non appiattirmi sulla visione degli aguzzini-mercanti, per attuare altre formule economiche, totalmente nuove, al servizio della persona

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Milano, ciclo di film sulla nonviolenza

12.01.2017 – Centro di Nonviolenza Attiva Redazione Italia

Milano, ciclo di film sulla nonviolenza

Sabato 14 gennaio 2017 alle 20.30

DANCING WITH MARIA

Centro di Nonviolenza Attiva, via Mazzali  5 – Milano (MM2 Udine).

L’ingresso è a contributo libero

Il Centro di Nonviolenza attiva inaugura un “Ciclo di Film sulla Nonviolenza”, selezionando alcune produzioni per approfondire il tema della nonviolenza anche da altri punti di vista. La prima è un docufilm presentato al Festival del cinema di Venezia e passato purtroppo solo in qualche sala cinematografica.

TRAMA

Maria Fux ha 93 anni e ancora oggi danza e insegna a danzare. I suoi seminari nella sua casa-studio di Buenos Aires sono frequentati da persone provenienti da tutto il mondo per poter conoscere il suo particolare metodo di danza, nato nel 1942 vedendo una foglia staccarsi da un albero. Secondo Maria Fux non è solo seguendo la musica che si danza, ma imparando a seguire il proprio ritmo interno. Dunque tutti possono farlo. Nella sua casa-studio di Buenos Aires Maria Fux ha una missione: quella di trasformare i limiti di ognuno in risorse con la danza e la simbiosi con la musica.

Nei suoi corsi ballano insieme persone di qualsiasi condizione ed estrazione sociale, uomini e donne con malattie fisiche e mentali, tutti alla scoperta di se stessi e degli altri. Perché “la danza è l’incontro di un essere con gli altri”.

IL FILM E LA NONVIOLENZA ATTIVA

“Al primo impatto loro sentono che io non rifiuto le diversità perché tutti siamo diversi”, dice Maria Fux nel film; nel nostro contesto quotidiano le disuguaglianze e le diversità, anche fisiche, possono generare una violenza che si manifesta come discriminazione.

Maria Fux ha cambiato la vita di molte persone: ha fatto scoprire il linguaggio del corpo a chi non può camminare, a chi non vede, a chi non sente.  Attraverso la danzaterapia ha rafforzato la fiducia di chi avrebbe potuto sentirsi diverso e insegnato a vivere in armonia con se stessi e con gli altri, un atteggiamento che è alla base della nonviolenza.

Non giudicare gli altri permette di abbassare il giudizio verso noi stessi e rafforza la fiducia di base. È la fiducia profonda nel nostro corpo, nel nostro ritmo interno, che ci permette di sentirci bene in tutte le circostanze, ci dà un sentimento di forza e di sicurezza interiore. Questo ci permette di non aver paura e di far diminuire la violenza interna, che porta alla violenza esterna riversata sugli altri. La fiducia in se stessi è un ingrediente fondamentale per realizzare le nostre aspirazioni e per la nostra felicità.

La danza segue il ritmo della musica e il nostro ritmo interno. Nel film è chiaro come il corpo abbia lo stesso valore e la stessa dignità delle altre caratteristiche dell’essere umano, emotività ed intelletto, che spesso sono invece ritenute più importanti.

E’ richiesta la prenotazione: laboratori@centrononviolenzattiva.org

SCHEDA DEL FILM

Titolo: Dancing With Maria

Regia: Ivan Gergolet

Genere: Documentario

Titolo Originale: Dancing With Maria

Distribuzione: EXIT Med!a

Produzione: Transmedia

Data di uscita al cinema: 2015

Durata: 72’

Sceneggiatura: Ivan Gergolet

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Abu Mazen: “Che gli altri Stati seguano il Vaticano”

14.01.2017 Dario Lo Scalzo

Quest’articolo è disponibile anche in: Tedesco

Abu Mazen: “Che gli altri Stati seguano il Vaticano”
(Foto di Dario Lo Scalzo)

14 gennaio 2017 – Il Presidente palestinese Abu Mazen è stato ricevuto da Papa Francesco poco prima dell’inaugurazione dell’ambasciata di Palestina presso la Santa Sede. Un incontro quello con il Pontefice durato poco meno di 25 minuti durante i quali Sua Santità ha ufficialmente riconosciuto la Palestina come Stato indipendente.

È quanto riferito dal Presidente Abu Mazen ai giornalisti che lo attendevano presso l’ambasciata da inaugurare. “Gli Stati seguano l’esempio del Vaticano riconoscendo la Palestina” ha detto davanti ai microfoni.

Rispondendo poi alla domande dei giornalisti il Presidente palestinese ha anche fatto cenno all’imminente insediamento di Donald Trump e alla sua dichiarata posizione in merito alla questione della capitale israeliana.

“Abbiamo sentito che l’amministrazione americana intende trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Non possiamo parlare finché ciò non avverrà, però questa decisione non aiuterebbe la pace, speriamo che questo non accada.” Sono le parole conclusive del brevissimo incontro con la stampa del Presidente Abu Mazen.

La chiara e netta presa di posizione della Santa Sede è di certo un momento significativo e storico anche perché precede solo di qualche ora la Conferenza internazionale per la Pace che si terrà il 15 gennaio a Parigi.

Che sia il primo atto per un riconoscimento ufficiale della Palestina anche da parte di altri Stati e che sia il primo atto di apertura a una nuova fase di dialogo e di riconciliazione per la risoluzione del conflitto tra Israele e Palestina e per una pacificazione delle regioni mediorientali.

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Happy birthday, Abby Kelley Foster #quaker

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Marginal Mennonite Society

Happy birthday, Abby Kelley Foster (Jan. 15, 1811 – Jan. 14, 1887)! #Quaker. #Pacifist. #Abolitionist. #Suffragist. Radical social reformer. Lecturer. Tax resister. She and her husband, Stephen Symonds Foster, lived on a small farm in Worcester, Massachusetts. Their property was an important station on the Underground Railroad. The house (at 116 Mower Street) is now a National Historic Landmark. Abby was born in Pelham, Massachusetts. Died in Worcester, Massachusetts. Abby and Stephen are both buried in Hope Cemetery, 119 Webster Street, Worcester.
~The Marginal Mennonite Society Heroes Series.

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pensiero del 15 del primo del mese

 

15 del primo mese

La semplicità di vita, delle abitudini, conferisce forza a una nuova nazione; il lusso , la leziosità della lingua e i costumi rilassati apportano debolezza e rovina

John Ruskin

La vera economia politica è quella che insegna ai popoli a non desiderare, anzi a disprezzare ed eliminare tutto quello che la conduce a rovina.

John Ruskin

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“365 giorni senza Giulio”: a Roma il 25 gennaio manifestazione nazionale

13.01.2017 Amnesty International

“365 giorni senza Giulio”: a Roma il 25 gennaio manifestazione nazionale

“365 GIORNI SENZA GIULIO”: A ROMA IL 25 GENNAIO, A UN ANNO DALLA SCOMPARSA AL CAIRO, MANIFESTAZIONE NAZIONALE DI AMNESTY INTERNATIONAL PER CONTINUARE A CHIEDERE “#VERITÀ PER GIULIO REGENI”

Mercoledì 25 gennaio sarà trascorso un anno esatto dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo. Nonostante siano passati 365 giorni, la verità sull’arresto, la sparizione, la tortura e l’uccisione del giovane ricercatore italiano è ancora lontana.

Per continuare a chiedere “Verità per Giulio Regeni” Amnesty International Italia ha organizzato una manifestazione a Roma all’Università La Sapienza.

La manifestazione si aprirà alle 12,30 con il saluto del Rettore, prof. Eugenio Gaudio, e sarà condotta da Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3.

Interverranno Stefano Catucci, del Senato Accademico Sapienza; Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia; Luigi Manconi, presidente di A buon diritto e della Commissione straordinaria diritti umani del Senato; Patrizio Gonnella, presidente della Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili; Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana; Carlo Bonini, giornalista de La Repubblica.

Nel corso della manifestazione saranno letti estratti dei diari di viaggio di Giulio Regeni e interverranno, in collegamento telefonico, i suoi genitori.

Queste le prime adesioni ricevute: A buon diritto, ARCI, Articolo21, Associazione Italiana Turismo Responsabile, AOI – Associazione delle Organizzazioni Italiane di Cooperazione e Solidarietà Internazionale, Cild, Coordinamento della Rete della Pace, Cospe, CPS, Focsiv, FSNI – Federazione nazionale della stampa italiana, Iran Human Rights Italia, Legambiente, Nexus Emilia Romagna, Un ponte per…

Per seguire e partecipare all’iniziativa è possibile utilizzare l’hashtag #veritàpergiulioregeni

L’evento su facebook è online qui:
https://www.facebook.com/events/1848674908711019/

Per firmare l’appello per chiedere “Verità per Giulio Regeni”:
https://www.amnesty.it/appelli/corri-con-giulio/

Roma, 13 gennaio 2017

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