Shabbat shalom a tutt*

Dobbiamo esser pronti a lasciarci interrompere da Dio
D. Bonhoffer
Viene diffusa tutti i giorni a tutti e tutte

Salmi 29: preghiamo per la ripresa delle attività del Lessico Cristiano, la meditazione giornaliera e il Meeting del 28 maggio; Iddio ci accompagni nella testimonianza in tempi dove dobbiamo confrontarci anche con altre fedi viventi. E non solo a Londra.
1 Salmo. Canto per la festa della dedicazione del tempio.
Di Davide.
2 Ti esalterò, Signore, perché mi hai liberato
e su di me non hai lasciato esultare i nemici.
3 Signore Dio mio,
a te ho gridato e mi hai guarito.
4 Signore, mi hai fatto risalire dagli inferi,
mi hai dato vita perché non scendessi nella tomba.
5 Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
rendete grazie al suo santo nome,
6 perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera sopraggiunge il pianto
e al mattino, ecco la gioia.
7 Nella mia prosperità ho detto:
«Nulla mi farà vacillare!».
8 Nella tua bontà, o Signore,
mi hai posto su un monte sicuro;
ma quando hai nascosto il tuo volto,
io sono stato turbato.
9 A te grido, Signore,
chiedo aiuto al mio Dio.
10 Quale vantaggio dalla mia morte,
dalla mia discesa nella tomba?
Ti potrà forse lodare la polvere
e proclamare la tua fedeltà?
11 Ascolta, Signore, abbi misericordia,
Signore, vieni in mio aiuto.
12 Hai mutato il mio lamento in danza,
la mia veste di sacco in abito di gioia,
13 perché io possa cantare senza posa.
Signore, mio Dio, ti loderò per sempre.
Ho camminato nella notte, alla luce delle fiaccole,
ho anticipato l’aurora ed ho affrontato le tenebre,
talvolta mi sono lasciato guidare
solo dal chiarore delle stelle e della luna.
Ma il buio più consistente, l’oscurità più densa,
mi sono piombati addosso nei momenti di smarrimento,
quando non sapevo più dove andare e cosa fare
e l’angoscia diventava una cattiva consigliera.
È allora, Gesù, che ho apprezzato la tua luce discreta
che non abbaglia e non ferisce,
la tua luce benevola che non umilia, né giudica,
la tua luce misericordiosa che ridona speranza e fiducia.
Si, tu sei la luce vera che illumina ogni uomo ed ogni donna
desiderosi di trovare la strada della vita.
Tu sei la luce che abbatte ogni pregiudizio ed ogni sospetto
e dona uno sguardo limpido,
capace di cogliere i prodigi dell’amore.
Tu sei la luce che accompagna ogni ricerca sincera
di fraternità, di giustizia e di pace.
(Roberto Laurita)

Lessico cristiano:

Adixos o empio, peccatore, ingiusto, anche falso

A. Storia semantica di Adixos
1. In senso lato è Adixos colui che viola il diritto. Questa è la definizione di Aristotele (Eth Nic V 2 p. 1129 a 32 s) Analoga è quella di Senofonte (Mem. IV 4,13). Allo stesso modo anche Plutarco (Apophth. Lac. Ag. Ult., II 216 d) associa adixos e paranomes. Come dixaios anche adixos è in rapporto coi concetti di diritto, legge, costume, convenienza. To adixos non indica solo genericamente ciò che è ingiusto o avverso ma più esattamente, ciò che non è conforme alla legge, alla convenienza infine all’ethos, come attesta esplicitamente Epitteto, dove adixos equivale a “selvaggio”.
Si badi che il concetto di “scostumato” è chiaramente distinto da quello di “empio”. Adixos indica ciò che non è conforme all’ordine sociale e giuridico, distinto da quello religioso. Si veda inoltre, sempre in Senofonte che nella concezione ellenica che rispecchia di questi passi la sfera dell’ethos è autonoma rispetto a quella religiosa in quanto non poggia sulla divinità come su fondamento sovrano.
Come dixaios così anche adixos ha potuto passare dall’uso comune a quello biblico essendo un concetto sostanzialmente giuridico. Anche nei LXX adixos è usato come sinonimo di asebes. E’ significativo che questo accostamento dei due concetti sia stato oi ripreso soprattutto dai padri apostolici. Secondo Sap 14,31 è la parabasis che caratterizza gli adixos. Allo stesso modo in Filone sono le azioni non conforme alla legge, che però in Filone è spesso legge naturale. E’ il perverso che trasgredisce il nomos phuseos. Come su dixaios è imperniata la teoria delle virtù, così su adixos quella dei vizi. In Abr 103, Sobr 42, Gig 2 e passim adixos è inserita senz’altro nel catalogo dei vizi accanto a altri.
2. Nondimeno adixos può assumere talvolta timbro religioso. Tale è il caso di lat. Dove il termine è sinonimo di “non conforme”, “contrario “ a Dio. Analogo è l’uso di Adixos come sinonimo di asebes che si riscontra in epigrafi già del II sec a.C..
Ma ben poco rilievo hanno questi accenni isolati di fronte alla spiccata impronta religiosa che adixos assume nel mondo giudaico-cristiano sotto l’influsso dell’A.T. La differenza sostanziale tra la concezione greca e quella giudaica sta nel fatto che secondo quest’ultima il criterio di valutazione di ogni atto umano è esclusivamente il suo rapporto con la volontà divina.
Questo influsso dell’A.T. si avverte chiaramente anche quando giudaismo ed ellenismo si fondono. Ecclus 10,7 può usare adoxon in riferimento tanto a Dio che all’uomo. In realtà anche i giudei più imbevuti di ellenismo e più aperti all’etica greca risentono pur sempre dell’influsso veterotestamentario. Si veda in Ios Ant. VIII 251 dove adixos e asebes sono sinonimi. Qui in Ant X 83 adixos è l’opposto tanto di osios (verso Dio) che di epieixes (verso gli uomini).Una forte accentuazione religiosa si nota in Conf. Ling. 129. La stessa concezione di fondo si trova in Vit Mos II 107. Anche il libro della Sapienza usa adixos in senso prettamente religioso. Gli Adixoi non sono sottomessi al Creatore come la xtisis uperetousa (16,24) ma una triste fine li attende.

B. I VARI USI DI ADIXOS, SOPRATTUTTO NEL NUOVO TESTAMENTO
Quanto è più forte è l’influsso dell’A.T., tanto più chiaramente l’adixos è concepito come il trasgressore del diritto divino. Così avviene nel N.T. dove:
1. L’uso del termine è soprattutto in funzione della tipica antitesi veterotestamentaria giusto/empio.
A quanto dimostra p. es. Eict Diss II 11,5 III 1,8, questa antitesi non era estranea al pensiero greco, dove però non riceve mai quella vigorosa caratterizzazione religiosa che abbiamo trattato in A.2. Nei XXL adixos traduce spesso rasa, l’empio, il peccatore. Anche Giuseppe conosce l’antitesi dixaios/adiXos (Bell II 239; V 407) e così pure Filone ( Abr 33 passim).
Nel N.T. l’antitesi fra dixaioi (saddiqim) e aadixoi ( r sa im) si trova in Mt 5,45 e ritorna in Act 24,15.
Nell’ossimoro 1 Cor 6,1 i gentili sono definiti “ingiusti” perché trasgressori della legge divina e quindi incapaci di rendere ingiustizia. In 1 Cor 6,9 il termine significa schiavi del peccato, empi. Ciò che rende singolare e in qualche modo problematico l’uso di adixoi in questo passo è il suo evidente richiamo a 6,8 e il contrasto con teou che vien subito dopo. Affermare che qui Paolo riprende il tema sinottico della necessità della “penitenza” , accantonando la dottrina della giustificazione , non è una spiegazione soddisfacente. Il passo adombra invece tutta la problematica del rapporto fra la dottrina della giustificazione e quella del giudizio. In 1 Petr 3,18 l’immagine di Cristo rappresentante dell’umanità si sovrappone all’antitesi giusto/ingiusto mentre in 2 Pet 2,9 gli adixoi sono gli appartenenti al “mondo” che persevera nel male ed è maturo per il giudizio.
2. Adixos significa inoltre ingiusto in senso specifico, riferito ai sovrani, giudici e – in preposizioni negative – a Dio. In PS 17,24 è detto del Messia. Le parole di Rom 3,5 respingono la stolta insinuazione che Dio, scatenando la sua ira, venga meno alla sua giustizia, mentre Heb 6,10 ribadisce che Dio , anche quando è giusto giudice, non dimentica le opere compiute nell’amore.
Altri significati specifici di adixos sono ingannatore , fallace, calunniatore, inservibile.
In Lc 16,10 l’adixos ossia il disonesto che è infedele nella amministrazione dei beni affidatigli, viene contrapposto al pistos, all’uomo fidato e sicuro. Nella preghiera del fariseo in Lc 18,11 gli adixoi sono in particolare i falsi.
3. Adixos ricorre nei LXX come attributo di nomi concreti e astratti. Come per la disonestà nel commercio, l’acquisizione illegale, il guadagno illecito, il possesso ingiusto. Nei papiri il termine ricorre come ingiustificato, inadatto, inesatto, falso ecc.
Il cod. D in Lc 16,9 si tratta della contrapposizione fra bene reale e bene fallace, perché il contrario del bene vero e effettivo.
4. Per adixos cfr Ios Ant II 50 In 1 Petr 2,19 è il contrario esatto di dicaios
5. Il neutro esprime in contrario ed è molto frequente in Filone. Notevole è l’antitesi fra dicaios e aleteia. L’antitesi ritorna con particolare insistenza in 1 Esd 3,1-4,63 dove la “verità” è in ultima analisi anche la rivelazione attuatasi nella religione ebraica. Anche Giuseppe contrappone adixon all’aleteia: la verità è la forza suprema.

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(Primitive Quakers)

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Some Quaker FAQs – Part 7 — A Friendly Letter

Ecumenics and Quakers

Some Quaker FAQs – Part 7[Links to the previous segments in this series are here. ]Q. What About Hell?I don’t believe in hell. Just don’t. But why not, after all it’s in the Bible?Well, I don’t believe that women are inferior, that gays should be killed, or that slavery is acceptable; all of which are in the…

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Adixos o empio, peccatore, ingiusto, anche falso — lessicocristianoblog

Adixos in formato .pdf Adixos in formato .doc Adixos o empio, peccatore, ingiusto, anche falso Storia semantica di Adixos 1 . In senso lato è Adixos colui che viola il diritto. Questa è la definizione di Aristotele (Eth Nic V 2 p. 1129 a 32 s) Analoga è quella di Senofonte (Mem. IV 4,13). Allo […]

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Happy birthday, Cyrus Pringle (May 6, 1838 – May 25, 1911)! ‪#‎Quaker‬. Botanist.

Ecumenics and Quakers

Happy birthday, Cyrus Pringle (May 6, 1838 – May 25, 1911)! ‪#‎Quaker‬. Botanist. Conscientious objector during the Civil War. After being drafted, friends urged him to pay the “commutation money” so he wouldn’t have to go. But he refused, saying it was “a means we held even more sinful than that of serving ourselves, as by supplying money to hire a substitute.” Pringle and two fellow Quakers were sent to Virginia where they refused to hold or carry a gun, or perform any military duties. The weapons were buckled to them and they were forced to march. Pringle kept a diary which was later published as “The Record of a Quaker Conscience.” (The Kindle version can be downloaded for free.) On Oct. 3, 1863, at Culpeper, Virginia, Cyrus was tied to the ground with his limbs outstretched and left for hours. He wrote: “This has been the…

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Ricorsi Anti-italicum ecco le novità — Coordinamento Democrazia Costituzionale

E’ stata fissata per il 4 ottobre l’udienza pubblica per la discussione del ricorso sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Messina con ordinanza del 17-24 febbraio 2016, a seguito del ricorso presentato dagli avv. Enzo PALUMBO, Tommaso e Giuseppe MAGAUDDA e Francesca UGDULENA, anche per conto di altri sette cittadini messinesi, che […]

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Tamar

 

Tamar

 

Rimane vedova di Er, primogenito di Giuda, viene data in sposa a suo fratello Onan, secondo la legge del Levirato.  Si accoppia ma il marito disperde a terra il seme al fine di non dare un discendente e non disperdere l’eredità. L’intervento di Dio pone fine all’esistenza del marito per difendere la vedova.  La condizione della donna ritorna sotto la custodia paterna con il marchio di donna “sterile” e “fatale”.

C’è la promessa formale di Giuda di riprenderla nel suo clan quando l’ultimo dei suoi figli sarà cresciuto.

Ma Tamar nasconde la sua identità e alle porte della città si prostituisce col suocero ignaro e si fa consegnare come segno di un promesso compenso i segni della sua identità. Giuda venuto a sapere della gravidanza ordina, ergendosi a giudice, che sia portato a bruciare. Due figli morti sono il segno del maligno… Ma Tamar mostra al suocero la cinta e il bastone che appartengono al lui padre. Ribaltando così la sentenza.

Partorirà ben due figli. E’ conosciuta come matriarca che si è guadagnata il titolo con ingegno. E’, come dire,  sorella di Giobbe, giudicato dagli amici come colpevole e, alla fine, riconosciuto giusto da Dio stesso.

Ha ricercato una giustizia normalmente negata ai senza potere.

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Anche i quaccheri sostengono che l’Europa non è trasparente sulle armi che vende

E’ certo che noi possiamo sempre vivere in prossimità e sotto l’attualità di Dio, e che questa vita è per noi del tutto nuova. Per noi non ci sarà più nulla di impossibile, poiché non lo è per Dio

Dietrich Bonhoeffer

L’Europa non è trasparente sulle armi che vende nel mondo
L’Europa non è trasparente sulle armi che vende nel mondo
(Foto di http://www.enaat.org/)

La Relazione annuale dell’UE sul controllo delle esportazioni di armi e sistemi militari: in ritardo, incompleta e incoerente. Il Consiglio dell’Unione Europea non sta prendendo sul serio il controllo democratico sull’esportazione di armamenti

La Rete italiana per il disarmo (RID) insieme all’European Network Against Arms Trade (ENAAT) esprimono una forte critica nei confronti del Consiglio dell’Unione Europea «per non prendere sul serio il controllo democratico sulle esportazioni di armi e di sistemi militari». Le due organizzazioni rendono nota la loro posizione in un comunicato congiunto emesso oggi a seguito della pubblicazione della “XVII Relazione sulle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari” sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea (UE).

«Nonostante le richieste del Parlamento Europeo e della società civile, anche quest’anno la relazione è stata pubblicata in grande ritardo, è incompleta e presenta dati incoerenti», specifica la nota di ENAAT, rete di diverse organizzazioni nazionali per il controllo del commercio di armamenti in Europa. La rete europea evidenzia che ciò è conseguenza anche del «crescente impatto negativo sul controllo delle esportazioni di armi a seguito della liberalizzazione dei trasferimenti intra-UE.»

I dati della relazione si riferiscono all’anno 2014 e mostrano che la principale zona geopolitica di destinazione dei sistemi militari è stata il Medio Oriente (oltre 31,5 miliardi di euro di licenze): ciò significa che i paesi dell’UE stanno vendendo rilevanti quantità di armi nella zona del mondo col maggior numero di conflitti e regimi autoritari. Nonostante gli espliciti divieti contenuti nella Posizione Comune (2008/944/PESC), i paesi dell’UE hanno continuato ad autorizzare esportazioni di armamenti e di armi leggere a governi che abusano dei diritti umani ed a paesi coinvolti attivamente in guerre, come l’Arabia Saudita (3,9 miliardi di euro), il Qatar (11,5 miliardi), l’Egitto (6,2 miliardi) e Israele (998 milioni).

ENAAT chiede pertanto all’Unione Europea di mettere in atto una risposta globale ai conflitti agendo specificamente sulle cause sociali, economiche, ambientali e politiche, piuttosto che fare il doppio gioco del “pompiere-piromane” per assecondare una politica di benefici a breve termine. «E’ tempo che le ragioni della pace e della sicurezza prevalgano su quelle dei profitti e delle rivalità nazionali», sottolinea la nota di ENAAT.

La Relazione dell’UE peggiora di anno in anno

La 17° Relazione dell’UE sulle esportazioni di armamenti relativa all’anno 2014 è stata resa ufficialmente pubblica oggi, 4 maggio 2016. «La pubblicazione tardiva della relazione rende il controllo democratico una specie di farsa – commenta Martin Broek, ricercatore dell’associazione olandese Stop Wapenhandel. <<I dati dei trasferimenti di armi da gennaio 2014 saranno discussi 27 mesi dopo il rilascio delle autorizzazioni all’esportazione e le consegne delle armi. Se l’Unione europea e i suoi Stati membri intendono prendere seriamente il controllo dell’export di armamenti, devono migliorare i tempi di pubblicazione della relazione».

Non è solo una questione di tempi, ma di contenuti. Diversi Stati membri non comunicano secondo gli standard comuni richiesti, il che rende impossibile confrontare i dati e avere una visione chiara e coerente delle esportazioni di sistemi militari dei paesi dell’UE. Molti dei maggiori esportatori non forniscono all’UE i dati sulle esportazioni effettive (consegne) di armamenti, come il Regno Unito e la Germania, o non rivelato i dati sulle esportazioni secondo le specifiche categorie di sistemi militari, come la Francia e l’Italia.

«Invece di migliorare – commenta Giorgio Beretta, analista della Rete Italiana per il Disarmo – la relazione sta peggiorando di anno in anno e questo nonostante i ripetuti appelli delle associazioni della società civile e le esplicite richieste del Parlamento Europeo. Una tale mancanza di trasparenza non dovrebbe più essere tollerata».

Lo scorso dicembre il Parlamento Europeo ha chiesto che la relazione venisse pubblicata per tempo, in modo completo e secondo i criteri stabiliti per consentire un adeguato dibattito pubblico e il necessario controllo e ha proposto di implementare delle sanzioni in caso di violazioni. ENAAT ricorda che ricade sui governi degli Stati membri la responsabilità di fornire un adeguato quadro giuridico e la trasparenza delle informazioni necessarie per il dibattito politico e il controllo legale: le esportazioni di sistemi militari sono tuttora principalmente di competenza nazionale.

Per quanto riguarda l’Italia, i dati riportati nella Relazione dell’UE sono in linea con quelli pubblicati nella Relazione governativa relativa all’anno 2014. «Ma va notata una grave mancanza aggiunge Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana per il Disarmo. <<Nonostante le nostre reiterate richieste, da diversi anni l’Italia non rende noti all’UE i dati sulle consegne (esportazioni) secondo le specifiche categorie di sistemi militari rendendo così impossibile il controllo sulle operazioni effettivamente effettuate».

Gli Stati membri dell’UE stanno giocando ai “pompieri piromani”

Ulteriori e preoccupanti considerazioni possono essere tratte riguardo sia alle esportazioni effettive sia alle autorizzazioni rilasciate nel 2014: queste ultime permettono infatti uno sguardo sulle politiche messe in atto dai governi degli Stati membri (quali paesi destinatari sono considerati ammissibili, per quale tipo di prodotti militari, ecc.) e sul futuro del commercio di sistemi militari dell’UE armi (le licenze di oggi sono le esportazioni di domani).

L’Arabia Saudita è la principale destinazione di armamenti dell’UE degli ultimi quindici anni e tra i maggiori clienti di armi europee nel 2014 figurano anche Qatar, Algeria, Marocco, Egitto, India, Emirati Arabi Uniti e Turchia. Considerando i livelli di povertà di alcuni di questi paesi, il loro coinvolgimento in conflitti e i legami sospetti con gruppi terroristici è sorprendente che i governi europei li considerino destinatari accettabili per una politica di esportazioni di armamenti chiara e responsabile.

Invece di contribuire alla sicurezza comune, le esportazioni di sistemi militari dell’UE stanno alimentando conflitti, come quello in Yemen, regimi repressivi come l’Arabia Saudita, Israele e l’Egitto: tutto questo finisce con l’incrementare i flussi di migranti e rifugiati e le pressioni alle frontiere europee, ma contemporaneamente permette di aumentare i contributi finanziari dell’UE per azioni infinite di peace-building e di ricostruzione.

«Con governi dei paesi dell’Unione Europea impegnati a promuovere le proprie esportazioni di armi, il controllo rimarrà un insignificante esercizio sulla carta fintantoché azioni legali da parte della società civile non saranno rese possibili e non avverrà un effettivo cambiamento delle politiche», ha commentato Ann Feltham, coordinatrice parlamentare della Campaign Against Arms Trade (CAAT) del Regno Unito.

Il controllo dell’export di armamenti: le ambiguità dell’UE

Nonostante la conclamata volontà di «evitare esportazioni di armi che potrebbero essere utilizzate per la repressione interna, l’aggressione internazionale o che potrebbero contribuire all’instabilità regionale», di fatto l’Unione Europea sta abbassando gli standard di controllo del commercio di armamenti, coprendo l’operazione come liberalizzazione del mercato interno. La Francia, ad esempio, nel giugno del 2014 ha intrapreso una revisione completa del sistema di controllo delle esportazioni nell’ambito della “Direttiva sui trasferimenti di prodotti della difesa”.  «Questo nuovo regime – spiega Tony Fortin, Presidente dell’Observatoire des Armements (Francia) – esenta lo Stato dalla responsabilità per il controllo delle esportazioni e aumenta il rischio di abusi, limitando il controllo democratico»

Allo stesso modo – secondo l’associazione Vredesactie (Belgio) – nelle Fiandre (la regione fiamminga del Belgio) l’uso delle “licenze generali” rende molto più difficile conoscere l’utilizzatore finale soprattutto nel caso dei componenti di materiali di armamento: di conseguenza circa la metà delle esportazioni di beni non sarà più soggetta a controlli.

Firmato da:

– BUKO: Campaign stop the arms trade (Bremen – Germania)

– Campaign Against Arms Trade (CAAT) (Londra – Regno Unito)

– Centre Delàs d’Estudis per la Pau (Barcellona – Spagna)

– Committee of 100 (Finlandia)

– Human Rights Institute (Slovacchia)

– International Peace Bureau (IPB)

– NESEHNUTÍ (Repubblica Ceca)

– Norwegian Peace Association (Norvegia)

– Observatoire des armements (Francia)

– Peace Union of Finland (Finlandia)

– Quaker Council for European Affairs (QCEA)

– Rete Italiana per il Disarmo (Italia)

– Stop Wapenhandel (Paesi Bassi)

– Swedish Peace and Arbitration Society (Svezia)

– Vredesactie (Belgio)

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Dina, una storia di violenze di sempre

Oggi parliano di Dina, una storia di donna attuale di migliaia di anni fa
 
Dina
Questa è una storia di una catena di violenze che ha come apice il genocidio e il saccheggio.
Dina è il pretesto la causa scatenante. Sappiamo poco di lei: figlia di Lia e di Giacobbe. Sappiamo della violenza che subì un giorno, uscita dal suo accampamento per vedere le donne di Sikem: violata dal figlio del capo tribù. Un’esperienza di cui non dice nulla a conferma della gravità del fatto.
Dopo la violenza il ragazzo si pentì e scoprì di amare la ragazza e la Scrittura si dilunga su questo sebbene il silenzio di lei perdura. Nulla sappiamo sul suo chiederla in sposa. Conosciamo l’uso strumentale della sorella dei fratelli di Dina.
La condizione del matrimonio fu l’accoglimento della circoncisione di tutto il popolo, come suggerito dai fratelli. Giacobbe al fine della sua vita si dissocerà di quanto tramato per indebolire quella gente. Ma fu complice. La scena del serpente, il più astuto degli animali, rappresenta il quadro creatosi con l’inganno.
A tre giorni dalla circoncisione tutto il popolo era a riposo dolorante e due dei figli di Giacobbe attaccarono il paese, uccidendo tutti i maschi e riportando a casa Dina.
Gli altri fratelli saccheggiarono il villaggio, stuprarono le donne e rapirono i bambini. Dina esce dalla scena biblica senza parlare. Niente anche sull’uso di Dio con il pretesto della circoncisione per dare sfogo alla vendetta.
Leggiamo in tutto questo l’abuso della religione e il giocare sui sentimenti dei forti. Dio è nascosto fra le lacrime e il silenzio di Dina. Non nella religione, che invoca il nome di Dio invano.

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Happy birthday

Happy birthday, Ruth First (May 4, 1925 – Aug. 17, 1982)! ‪#‎Communist‬. ‪#‎Feminist‬. Anti-apartheid activist. Journalist. Editor. Member of the Communist Party of South Africa. Author of “117 Days: An Account of Confinement and Interrogation Under the South African 90-Day Detention Law” (1965). Assassinated by letter bomb, sent to her by the South African Police while she was in exile in Mozambique. Born in Johannesburg. Died in Maputo, Mozambique.
~The Marginal Mennonite Society Heroes/Martyrs Series.

foto di Marginal Mennonite Society.


Happy birthday, Jane Jacobs (May 4, 1916 – April 25, 2006)! Journalist. Anti-war activist. Author of the best-selling and influential book “The Death and Life of Great American Cities” (1961). As a female writer in the field of urban planning, Jacobs endured much scorn from the men who dominated the field. We can thank Jane and her fellow Greenwich Village activists for the survival of Washington Square Park. The evil “city planner” Robert Moses wanted to build an expressway that would have passed directly through the park and necessitated the destruction of hundreds of historic buildings. Plans for the expressway resurfaced multiple times in the 1960s, but Jacobs and her band of activists were able to prevent Moses from prevailing every time. In 1968 Jacobs moved to Canada so that her two sons could avoid the draft. They moved to an area of Toronto known as the “American ghetto” because of its population of U.S. draft dodgers. While living in Toronto she participated in the grass-roots opposition to the Spadina Expressway. Her oft-repeated question was: Are we building cities for people or for cars?

foto di Marginal Mennonite Society.

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