Spiritualità

Dopo la notte bianca milanese per i saldi…

 

(VE) Un giorno qualcuno chiese a un monaco zen quale fosse il senso della meditazione. Il monaco rispose: “Quando mangio, mangio; quando sto seduto, sto seduto; quando sto in piedi, sto in piedi; e quando cammino, cammino”. L’interlocutore disse che queste cose non avevano nulla di particolare e che tutti si comportano a quel modo. Il monaco rispose: “Non è vero. Quando tu mangi, pensi a ciò che farai dopo avere mangiato; quando sei seduto, stai già per alzarti; e quando sei in piedi, stai già camminando”.
Occorre stare in silenzio per poter far cessare il tumulto che è dentro di noi e imparare a vederci così come siamo veramente. Il primo scopo della spiritualità consiste nel farci raggiungere la lucidità necessaria per vederci così come siamo. Spesso ci capita di mentire agli altri, ma almeno con noi stessi cerchiamo di essere sinceri. E se riusciamo a vederci come siamo, lasciando da parte le false immagini di noi stessi, possiamo vedere anche gli altri sotto una nuova luce.
Sono molte le persone convinte della fecondità della spiritualità, ma sono poche le donne e gli uomini che coltivano regolarmente la loro spiritualità. Non è facile prendersi il tempo necessario per mettersi di fronte a se stessi e stare davanti al proprio Dio. Troviamo sempre qualcosa di più urgente da fare, compiti più impellenti a cui rispondere, giustificazioni per rimandare. Eppure non c’è niente di più importante che di prendersi il tempo necessario per fermarsi e smettere di vivere la nostra vita in maniera superficiale.
Il presidente e poeta Vaclav Havel ha parlato in di questa situazione dicendo: “Ciò che è tragico, nell’uomo moderno non è tanto il fatto che egli ignori sempre di più il senso della sua vita, ma che ciò lo disturbi sempre meno”.
La spiritualità è un modo di resistere al fascino delle molte sirene che popolano il nostro mondo. Il sociologo francese Luc Ferry a questo proposito ha detto: “Viviamo in una società caratterizzata dall’iperconsumismo, nella quale tutto, potenzialmente, diventa mercanzia, oggetto da comperare e da vendere”.
Il modello della consumazione pura è quello dell’accumulo. Il vero problema è che per avere voglia di consumare, e dunque di acquistare, bisogna essere in uno stato di insoddisfazione, essere preda di una logica di desiderio che ci fa sentire, prima di tutto, mancanti di qualcosa. Per fare in modo che un individuo si trovi in un simile stato d’animo, occorre privarlo dei suoi valori spirituali e morali che gli permetterebbero di avere un mondo interiore tanto ricco da non avere bisogno in permanenza di acquistare per sentirsi soddisfatto.
Cerchiamo dunque di liberarci da ciò che abbiamo molte volte inutilmente accumulato per diventare ciò che siamo veramente.

 

Paolo Tognina

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