Bollettino di guerra: obbligo di uccidere

In queste ore sto leggendo un romanzo di Edlef Koeppen pubblicato nel 1930, al termine della repubblica di Weimar, dal titolo “Bollettino di guerra” (Oscar Mondadori). Descrive gli orrori della Prima guerra mondiale. Il giovane studente Adolf Reisiger, partito volontario per il fronte francese come artigliere impara a conoscere la carneficina del fronte. Gettato letteralmente in un bagno di sangue scopre che eroismo, abnegazione, trionfi sono parole vuote, dietro le quali resta solo il cieco, brutale, insensato obbligo di “obbedire all’ordine di uccidere”. Proibito dai nazisti, inascoltato per decenni in Germania, restò a lungo inedito in Italia. Immaginate le ragioni…

Di altissimo livello letterario è una delle espressioni più lucide sull’esperienza della guerra. Per l’Impero Germanico o per Eretz Israel, mi domanderete: provate a spiegare ad una persona non fanatica la differenza dopo aver letto questo brevissimo assaggio contenuto alla pagina 195:

 

“… il nemico arava tra le tombe. Queste si aprivano . I morti tornavano alla vita, sotto l’impeto dei colpi gli scheletri saltavano fuori, costretti a contorcersi e disarticolarsi. Che ora terribile!

Mosel cercò di ottenere la comunicazione con il comando locale dell’artiglieria: restare ancora è una follia!”

 

L’autore – dopo la guerra – lavorò fino all’avvento del nazismo quale responsabile delle trasmissioni letterarie per la prima radio tedesca di Berlino e morì dopo sei anni per i postumi delle ferite riportate in guerra.

 

Noi aspettiamo di sentire a Tel Aviv una voce libera!

 

Maurizio Benazzi

 

 

(AGI) – Gaza, 14 Jan – Not even the white flag in the Gaza Strip was enough to save a Palestinian family from Israeli rockets. The accusation came from ‘B’tselem’, the Israeli pacifist group, who say that yesterday, during an attack on the villane of Khuza in the central section of the enclave, Israeli soldiers deliberately shot at a woman and three men who were trying to abandon their home, waving a white flag. Munir a-Najar, a neighbour and relative, told ‘B’tselem’ activists of the incident, though they managed to get away from the soldiers’ fire. Nobody knows what happened to the four, said Najar. It is known only that the woman, Rawhiya a-Najar was the first to be hit. She had put herself at the head of the group leaving the building. For hours, says the witness, Rawhiya lay on the round with her relatives and ambulances unable to reach her. ‘’We had received information which we found to be unfounded’’ an Israeli military spokesman said. In the meantime the Israeli air force bombed and destroyed the Sheikh Radwan cemetery, the main one in Gaza. From there, according to Israeli military heads, several rockets had been launched in the last two days. The destruction of the cemetery risks becoming another unbearable problem for the people in Gaza, increasing the risk of an epidemic. It is becoming difficult to bury bodies in the city: the other cemeteries have all been either occupied by the Israeli army or destroyed by the bombings.

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Gaza, 14 gen. – Nella Striscia di Gaza nemmeno la bandiera bianca e’ bastata per mettere al riparo una famiglia palestinese dai proiettili israeliani. La denuncia e’ venuta da ‘B’tselem’, gruppo pacifista dello Stato ebraico, secondo il quale ieri, durante un attacco al villaggio di Khuza, nel settore centrale dell’enclave, soldati dello Stato ebraico hanno deliberatamente sparato contro una donna e tre uomini che, mostrando appunto una bandiera bianca, stavano tentando di abbandonare la loro casa. A informare gli attivisti di ‘B’tselem’ e’ stato Munir a-Najar, un vicino di casa e parente dei fuggiaschi, riuscito invece a sottrarsi al fuoco dei soldati. Nessuno sa che cosa ne sia stato dei quattro, ha raccontato Najar. Di certo c’e’ solo che la donna, Rawhiya a-Najar, e’ stata la prima a essere colpita. Era stata lei a mettersi alla testa del gruppo nell’uscire dall’edificio. Per ore, ha riferito il testimone, Rawhiya e’ rimasta a terra senza che i suoi congiunti o le ambulanze potessero raggiungerla e prestarle soccorso. “Avevamo ricevuto informazioni poi rivelatasi infondate”, ha tagliato corto un portavoce militare israeliano con riguardo alla vicenda. Nel frattempo l’Aviazione dello Stato ebraico ha bombardato e ridotto in rovine il cimitero di Sheikh Radwan, il principale a Gaza. Da li’, stando ai vertici militari d’Israele, negli ultimi due giorni erano stati lanciati diversi razzi. La distruzione del cimitero rischia di diventare un ulteriore, insostenibile problema per la popolazione della Striscia, e accrescere il rischio di epidemie. In citta’ sta diventando difficile anche seppellire i cadaveri: gli altri cimiteri sono infatti stati occupati dall’Esercito israeliano, o distrutti dai bombardamenti.

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