Chat pubblica di Ecumenici su Skype dopo le h. 20

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Il dono dell’amicizia

 

Parlando dell’amicizia lo scrittore francese Michel de Montaigne, vissuto nel sedicesimo secolo, ha scritto pagine fulminanti: “Quella che noi solitamente chiamiamo amicizia”, dice, “non è spesso altro che abitudine e familiarità”. La vera amicizia è un sentimento più profondo e più coinvolgente. E perciò molto più raro.
“Di qualunque cosa si parli”, con l’amico, “le nostre anime si uniscono fino a confondersi”. E se dovessi dire perché io amo l’amico, aggiunge Montaigne, non potrei fare altro che dire “perché è lui. E perché sono io”. Sono parole dette a proposito del suo grande amico Etienne de la Boétie, morto di peste nel 1563, che Montaigne ha accompagnato fino all’ultimo, senza preoccuparsi del pericolo di ammalarsi a sua volta.
Ci sono tanti modi di diventare amici. Ci sono amicizie che risalgono agli anni dell’infanzia e che durano nel tempo; ci sono amicizie nate per caso e che con il passare degli anni sono maturate; ci sono amicizie nate su banchi di scuola o sul lavoro; amicizie sbocciate durante le vacanze; amicizie nate frequentando un’associazione, o allo stadio; amicizie che risalgono ai primi tempi della vita di coppia. L’amicizia ha tanti aspetti, tanti modi, varia con il passare del tempo e dell’età. Nella sua espressione più alta è sempre caratterizzata dalla gioia per l’esistenza dell’altro.
L’amico non desidera altro che la gioia dell’amico, l’amicizia vera non tollera egoismo. È una delle più importanti ed essenziali realtà umane. È una pausa nella lotta della vita, un tempo di riposo, di gratuità. Non c’è nulla di peggio che soffrire senza amici.
L’amicizia è sorprendente perché può nascere tra esseri che apparentemente non hanno nulla in comune. Può superare le barriere dell’età o del sesso, delle culture e anche delle religioni. A condizione di fare i conti con l’estraneità dell’altro, senza negare né nascondere le diversità, e senza rinnegare se stessi. E a condizione di prendersi tempo e pazienza.
“L’amico viene donato all’amico non dal greve suolo dove sangue, stirpe e giuramento sono potenti e santi, ma dal libero piacere e dalla libera esigenza dello spirito che non ha bisogno del giuramento né della legge”, scrive – a un amico – il pastore Dietrich Bonhoffer, dalla sua cella nel carcere militare di Berlino, nell’agosto del 1944. E conclude: “Lontano o vicino, nella felicità o nell’infelicità, l’uno riconosce nell’altro colui che fedelmente aiuta alla libertà e ad essere uomo”.
Quali sono i frutti dell’amicizia? La gioia di una presenza, la scoperta di un’intesa, di un’armonia. L’amico sa tenere per sé ciò che non si deve divulgare e sa dire al momento opportuno ciò che va detto. Ricorda i benefici e lascia sempre spazio al perdono.
Quando l’amicizia assume queste caratteristiche, essa parla di Dio. “Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite da mio Padre” (Giovanni 15,15). Sono parole dette da Gesù di Nazareth, poco prima di essere tradito da uno che diceva di essergli amico.

(ve- Paolo Tognina)

Complimenti a Gruppo ecumenici su Facebook primo recruiter nella raccolta di firme sull’abolizione delle barriere architettoniche a danno dei disabili e in particolare per:

  1. Obbligare Comuni e Provincie al rispetto della L.13/89
  2. Adeguamento dell’Edilizia Pubblica
  3. Adeguamento della Viabilità Pubblica e Privata
  4. Obbligare i Costruttori al rispetto di ulteriori norme oltre la L.13/90 attraverso i Regolamenti Edilizi & Urbanistici
  5. Redigere una Bozza di Legge da sottoporre all’Opinione Pubblica e al Ministero Competente

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