Pena di morte: la barbarie che ancora non si arresta

Dossier pena di morte
A cura di Amnesty International
 
Nel 2008 il mondo si è ancora più avvicinato all’abolizione della pena di morte.
 
A dicembre, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato, a larga maggioranza, una seconda risoluzione che chiede una moratoria in vista dell’abolizione della pena di morte, consolidando tre decadi di progresso costante. Gli sviluppi conseguiti alle Nazioni Unite hanno rappresentato un incoraggiamento per chi è impegnato nel mondo a vietare l’uso della pena di morte e hanno spinto a compiere piccoli ma significativi passi a livello regionale. In particolare, la Commissione africana dei diritti umani e dei popoli ha richiamato gli Stati africani che mantengono la pena di morte ad osservare una moratoria sulle esecuzioni nella regione in vista dell’abolizione.
 
L’Europa e l’Asia centrale sono praticamente zone libere dalla pena capitale, a seguito della recente abolizione della pena di morte per tutti i reati avvenuta in Uzbekistan. Le esecuzioni continuano in un unico Stato: la Bielorussia. Nelle Americhe, solo una nazione – gli Stati Uniti d’America – continua a mettere a morte in modo sistematico. Ciononostante, anche gli USA si sono allontanati dall’uso della pena di morte, poiché nel 2008 si è registrato il numero più basso di esecuzioni avvenute in un anno dal 1995. 
 
La maggior parte degli Stati si astiene dall’uso della pena capitale. Amnesty International ha documentato che solo 25 dei 59 paesi che la mantengono ha eseguito condanne nel 2008. Ciò indica che è in atto un consolidamento crescente del consenso internazionale per il quale la pena di morte non si può conciliare con il rispetto dei diritti umani.
 
Sebbene vi siano stati sviluppi positivi, permane una serie di sfide durissime. Nel 2008 i paesi asiatici hanno messo a morte più di tutti gli altri Stati del mondo messi insieme. Il Medio Oriente è al secondo posto per numero di esecuzioni avvenute.
 
Nel 2008, almeno 2.390 persone sono state messe a morte in 25 paesi e almeno 8.864 sono state condannate a morte in 52 nazioni. 
 
Tra i metodi usati per mettere a morte vi sono stati la decapitazione, la sedia elettrica, l’impiccagione, l’iniezione letale, la fucilazione e la lapidazione. 
 
Proseguendo la tendenza degli anni precedenti, nel 2008 Cina, Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Stati Uniti d’America, sono stati i paesi con il più alto numero di esecuzioni registrate. Insieme hanno eseguito il 93% delle condanne a morte avvenute in tutto il mondo.
 
In alcuni Stati l’uso della pena di morte rimane avvolto nel mistero. In Cina, Bielorussia, Mongolia e Corea del Nord, le condanne sono eseguite in assoluta segretezza e senza trasparenza.
 
Come gli anni precedenti, un gran numero di condanne è stato emesso a seguito di processi che non hanno rispettato gli standard internazionali sull’equo processo. Un numero preoccupante di esecuzioni è avvenuto a seguito di procedimenti basati su confessioni estorte con la tortura, in violazione delle leggi internazionali. Le autorità dell’Iran continuano a mettere a morte prigionieri che avevano meno di 18 anni al momento del reato,  otto nel 2008, in palese violazione del  diritto internazionale. 
 
 
Verso l’abolizione
 
Nel 2008, c’è stata una crescente riluttanza da parte dei paesi che ancora detengono la pena capitale nell’applicarla. I paesi che scelgono questa punizione crudele, inumana e degradante rappresentano ormai una minoranza.
 
Vi è stata una riduzione del numero dei paesi che la prevedono. Due nazioni l’hanno abolita per tutti i reati: l’Uzbekistan e l’Argentina. Riforme in vista dell’abolizione della pena capitale sono in discussione in Burundi, nel Mali e in Togo. In Libano, il Ministro della giustizia ha presentato una bozza di legge che ne chiede l’abolizione. In Algeria, un gruppo di deputati dell’opposizione ha presentato in parlamento una bozza di legge che propone l’abolizione in occasione del 60mo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani.
 
Vari paesi hanno intrapreso primi passi per ridurre l’applicazione della pena di morte, incluso il Vietnam. Sebbene la proposta avanzata dal Ministro della giustizia vietnamita di eliminare dal codice penale la pena di morte per 70 reati non sia stata accolta dall’Assemblea nazionale, essa rappresenta un primo passo incoraggiante.
 
Alcuni Stati hanno commutato le condanne a morte in ergastolo. A 31 prigionieri rinchiusi nel braccio della morte del Kazakstan le condanne sarebbero state commutate. A Cuba, il Presidente ha annunciato che praticamente tutte le condanne a morte sarebbero state commutate. In Camerun, il Presidente ha annunciato la commutazione di alcune condanne a morte, sebbene non sia chiaro quanti prigionieri siano coinvolti nel provvedimento.
 
 
Gli organismi regionali e internazionali

 
Il 18 dicembre, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 63/168 (2008) “Moratoria sull’uso della pena di morte”. La risoluzione 63/168 si basa sulla risoluzione del 2007 che esprime preoccupazione sull’applicazione della pena di morte e richiama gli Stati che ancora la mantengono a – inter alia – rispettare le salvaguardie internazionali che tutelano i diritti dei condannati a morte, ridurre il numero dei reati per i quali la pena di morte possa essere imposta e  stabilire una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena capitale. La risoluzione del 2008 chiede al Segretario generale di fornire un rapporto sui progressi compiuti nell’implementazione delle risoluzioni 62/149 e 63/168 da sottoporre alla 65ma Assemblea generale del 2010 e agli Stati membri di fornire al Segretario generale le informazioni necessarie.
 
L’adozione di una seconda risoluzione sulla moratoria, da parte di un organismo composto da tutti gli Stati membri, è una riaffermazione potente e opportuna degli impegni assunti dalle Nazioni Unite a lavorare verso l’abolizione della pena di morte.
 
La risoluzione del 2008, co-sponsorizzata da 89 Stati, ha ottenuto 108 voti a favore, 46 contrari e 34 astensioni. Il risultato rappresenta un miglioramento significativo rispetto al voto espresso nel 2007. È altrettanto importante sottolineare che otto membri della Lega degli Stati arabi si sono astenuti. L’Algeria ha co-sponsorizzato la risoluzione che ha ottenuto voto favorevole anche dalla Somalia. Tutti gli emendamenti proposti allo scopo di indebolire la risoluzione sono stati battuti. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite discuterà una nuova risoluzione nell’ottobre del 2010, dopo aver esaminato il rapporto del Segretario generale.
 
Le due risoluzioni rappresentano strumenti importanti che possono essere usati per incoraggiare gli Stati che mantengono la pena capitale a rivederne l’uso e ad abolirla per tutti i reati.
 
In occasione dello svolgimento del dibattito sulla pena di morte presso la Terza commissione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2007, Amnesty International organizzò una tavola rotonda alla presenza di giudici e pubblici ministeri provenienti dal Giappone, dalla Giordania e dagli USA. I partecipanti spiegarono ai delegati delle Nazioni Unite i motivi per cui i sistemi giuridici, anche quelli più sofisticati, falliscono nel prevenire errori irreversibili nei casi di pena di morte e le ragioni per le quali si oppongono ad essa.
 
Nel novembre 2008 la Commissione africana dei diritti umani e dei popoli ha adottato una risoluzione che richiama gli Stati parte della Carta africana dei diritti umani e dei popoli ad osservare una moratoria in vista dell’abolizione della pena di morte. La risoluzione esprime preoccupazione rispetto al fallimento da parte di alcuni Stati africani nell’applicare quanto previsto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite e dalla stessa risoluzione della Commissione africana. La risoluzione, inoltre, esprime preoccupazione sull’uso della pena di morte quando non siano rispettati il diritto a ricevere un processo equo e altri diritti umani. Con la sua adozione, la Commissione africana si è allineata al trend globale che va verso l’abolizione della pena di morte.
 
Rappresentanti della società civile araba, la Lega degli Stati arabi, l’Ufficio dell’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali non governative (inclusa Amnesty International) si sono incontrate a maggio 2008, in Egitto, per discutere l’implementazione della risoluzione 62/149 del 2007. Al termine dell’incontro i presenti hanno emesso una dichiarazione congiunta “richiamando gli Stati arabi ad implementare la risoluzione 62/149 sull’applicazione di una moratoria sulla pena di morte” (Dichiarazione di Alessandria). La Dichiarazione richiama i governi arabi a intraprendere passi concreti per l’abolizione progressiva della pena di morte e a considerare l’emendamento dell’articolo 7 della Carta araba sui diritti umani, per assicurare che la pena capitale non sia comminata a coloro che hanno meno di 18 anni all’epoca del reato.

Informazioni dettagliate e diversi file  di A.I. sono richiedibili a ecumenici@tiscali.it

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