La vita ai bordi

“LA VITA AI BORDI: STORIE D’AMORE E DI SOFFERENZE”
Di Giliola Galvagni
Arca Edizioni Trento 2007,  pagine 130, euro 10,00

RECENSIONE DI GRAZIA ALOI, PSICOANALISTA

Per www.ecumenici.eu

Chi è Giliola Galvagni? È una domanda spontanea che potrebbero farsi i lettori del libro. È una scrittrice, una giornalista, una ex internata? Della autrice, poco emerge dal libro e dai racconti in esso contenuti. Ma la domanda ha valore in quanto si avrebbe voglia di conoscere, di sapere di più di Giliola Galvagni, proprio nel momento in cui leggi, non dopo o prima, magari documentandoti.
Allora tenterò di dare una risposta. Giliola è una narratrice della sofferenza e il motivo per il quale racconta diventa irrilevante se non, appunto, in funzione del desiderio di conoscere una di noi, una nostra vicina e amica di casa che ci racconta, in semplicità, che cosa c’è stato oltre il “muro”.
E lo fa sicuramente caparbiamente per tutti, anche per gli addetti ai lavori, che ben sanno cosa c’è o c’è stato dietro il muro della malattia mentale, oppure – ma è la stessa cosa – al di qua.
Al di là c’è la sofferenza dell’incomprensione, dello spazio mentale precluso agli intrusi, c’è la irreversibilità della conoscenza, c’è la simulazione ignara della guarigione, c’è la perplessità verso la ragionevolezza.
Al di qua c’è ugualmente sofferenza, quella del non poter entrare nello spazio mentale: si può cercare di capire, ma non si può essere “dentro” o “come” coloro che abitano il giardino oltre il muro di cinta. Però si può tentare di entrare per portar fuori, al di qua.
Giliola sembra dirci questo, attraverso i suoi racconti semplici, snelli, quasi crude fotografie nate in bianco e nero e successivamente colorate dall’amore per tutti coloro che hanno vissuto nel mondo rarefatto della disuguaglianza del pensiero e dell’azione.
Sono racconti brevi, appunto, ma non manca nulla: ci sono le parole della storia e ci sono gli affetti senza parole, che emergono come zampilli di fontane che arredano le piazze della vita. Sono racconti di vite vissute nel silenzio dell’impossibile, ove tutto diventa passaggio obbligato davanti ad un camice bianco che valuta, senza lasciare traccia emotiva.
Giliola sicuramente la traccia emotiva l’avrà lasciata e l’avrà raccolta, per poi farla asciugare al sole, come si fa con i fiori recisi, per custodirli teneramente dentro le pagine dei libri più cari.

Si ringrazia sentitamente anche l’amico Giuseppe Renato de Stasio per l’opera pubblicata in bacheca di Gruppo Ecumenici su facebook.

 

 

 

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