Ammissione di colpevolezza

Ad Ecumenici è giunta una protesta (in inglese) riguardo ad alcune posizioni- tutte argomentate – dell’amico Claudio che qui scrive e di cui ignoro i suoi convincimenti religiosi. Noi ci limitiamo a trasmettere le note all’autore ma anche a confermare la nostra stima e il nostro apprezzamento per il contenuto.
A ben vedere noi non siamo solo contro la pena di morte fisica ma anche contro quella spirituale (leggi per favore ergastolo) . Se poi nell’ambito della mailing list cattolici o evangelici ritengono di non identificarsi con gli articoli sono invitati a comunicarci la loro disiscrizione quanto prima. Ecumenici è infatti un foglio di pensiero quacchero e non un forum. Si fa’ testimonianza e se il dissenso verte su questo tipo di tematica siamo ben felici anche degli addii. Inevitabili nella vita di tutt* e che a volte possono essere anche benedetti da Dio. Oltre che dalle persone. E da noi in primis.
La redazione

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Ammissione di colpevolezza
 
 
10 ottobre 2009
Giornata mondiale contro la pena di morte (*)
 
La giustizia americana è infallibile e perfetta. Che sia amministrata con il patteggiamento (se io do una cosa a te, poi tu dai una cosa a me) o, molto raramente, da una giuria, Essa non sbaglia MAI. Lo dimostra, al di la di ogni ragionevole dubbio, il risibile numero di cosiddetti innocenti che sono usciti dalla prigione o dal braccio della morte. Persone che solo quei bugiardi patentati degli abolizionisti possono chiamare innocenti, visto che in realtà sono dei colpevoli sfuggiti al giusto castigo solo grazie a qualche tecnicismo giudiziario.
 
Per noi cinici europei questa fede senza limiti nella giustizia appare mal riposta e, negli altri paesi di common law, la liberazione di alcuni condannati innocenti ha creato grande sconcerto e l’istituzione di commissioni d’inchiesta. Al contrario i più di duecento “graziati” dal Dna non sembrano avere spostato più di tanto l’insieme dell’opinione pubblica americana.
Recentemente l’infallibilità della giustizia statunitense è stata “dimostrata” dal District Attorney Joushua Marquis e le sue lodi “cantate” dal giudice della Corte Suprema Antonin Scalia nella sentenza Kansas contro Marsh. (**)
 
Ma i fatti hanno la testa dura e uno di questi si chiama Cameron Todd Willingham.
 
Willingham è stato condannato a morte per avere assassinato le sue bambine incendiando la casa dove dormivano. Lui si è dichiarato innocente fino all’ultimo respiro e ha rifiutato il patteggiamento che gli avrebbe salvato la pelle. Poco prima dell’esecuzione il famoso chimico Gerald Hurst aveva sollevato fortissimi dubbi sul fatto che l’incendio fosse doloso. Secondo lui era stato accidentale.
 
Purtroppo la sua perizia non infranse la determinazione del Governatore del Terxas Rick Perry di far fuori Willingham e a nulla valsero le richieste di sospendere l’esecuzione. Così Cameron Todd Willingham fu ucciso il 17 febbraio 2004 e le sue ceneri sparse sulla tomba delle bimbe.
 
Il caso però rimase aperto e il Chicago Tribune continuò a investigare e altri esperti giunsero alle conclusioni di Hurst: l’incendio non era stato doloso (arson) e quindi Willingham era innocente. 
 
Probabilmente la sua storia sarebbe rimasta insabbiata come è accaduto per Ruben Cantu, Carlos De Luna, Larry Griffin e altri possibili innocenti uccisi, se non fosse che il Parlamento texano ha istituito la Texas Forensic Science Commission.
 
La TFSC non è nata per bontà d’animo, ma per porre rimedio alle abissali incompetenze che affliggono i laboratori di polizia dentro e fuori il Texas. Gli scandali, da Oklahoma City alla chiusura dello Houston Police Department Laboratory, non si contano più e la sola Contea di Dallas ha, grazie al DNA, rimesso in libertà 18 innocenti. Non sono più solo gli abolizionisti a chiedersi quanti siano gli innocenti fra i 2.500.000 detenuti americani e fra i 3.300 condannati a morte: e quanti siano stati i “giustiziati” che non hanno avuto la possibilità di aggrapparsi a quel test.
 
Per Willingham la  commissione ha chiesto una perizia a Craig Beyler, il più famoso esperto americano di incendi dolosi, e costui è stato chiarissimo: l’incendio in cui sono morte le piccole Willingham NON era doloso e la logica conclusione è che il Texas ha “giustiziato” una persona innocente. No arson, no crime.
 
Beyler avrebbe dovuto testimoniare di fronte alla commissione venerdì 3 ottobre e per il Governatore sarebbe stato un venerdì di passione, se non si fosse ricordato che le cariche di due membri e del presidente erano scadute e così li ha sostituiti su due piedi in modo che il nuovo presidente potesse rinviare sine die l’audizione di Beyler.
 
Una tale sfacciataggine ha sollevato un putiferio in tutta la stampa americana che la paragona al “Saturday night massacre” (quando il presidente Nixon tentò di salvarsi dallo scandalo Watergate cacciando lo special prosecutor Archibald Cox), ma la faccenda va ben oltre le miserabili fregole elettorali texane.
 
Quella del governatore Perry è stata una clamorosa ammissione di colpevolezza. Con il suo goffo tentativo di schivare la verità l’ha resa ancora più evidente: lo stato del Texas ha ucciso una persona innocente e lo ha fatto pur sapendo che c’erano fortissime probabilità che lo fosse. 
I forcaioli americani tacciono o farfugliano giustificazioni, ma la foresta di Birnan sta salendo e il tempo della pena di morte americana è alla fine.
 
 
Claudio Giusti
Via Don Minzoni 40, 47100 Forlì, Italia
Tel.  39/0543/401562     39/340/4872522
e-mail  giusticlaudio@aliceposta.it
http://www.osservatoriosullalegalita.org/special/penam.htm
 
 
 
 
(*) Ricordo che gli americani celebrano il primo marzo in ricordo dell’abolizione (1847) in Michigan (abolizionista de facto dal 1837) e che noi italiani avremmo, oltre il 30 novembre, molte altre date da tenere a mente.
http://www.osservatoriosullalegalita.org/08/acom/07lug1/0505giuspenamors.htm
 
(**) Joshua Marquis, DA della Contea Clatsop (Astoria) in Oregon, lo ha spiegato in diverse occasioni ed è stato così convincente da avere l’onore d’essere citato da Anthonin Scalia in Kansas contro Marsh. Marquis ha diviso il piccolissimo numero di innocenti con l’immensa quantità di condanne emesse dalle corti Usa, dimostrando così che il tasso di successo della giustizia statunitense è del 99,973 per cento.
 
“Only 27 factually wrong felony convictions out of every 100,000!” and “That would make the error rate [in felony convictions] .027 percent – or to put it another way, a success rate of 99.973 percent.”
Justice Scalia in Kansas v Marsh, concurring

 
Questo scritto è dedicato a Paola Biondi, che avrebbe voluto andare in pensione e avere dei nipotini.

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