Caini

18/12/1865      Gli USA aboliscono la schiavitù

18/12/1965      l’Inghilterra abolisce la pena di morte

LA FURBATA DEL TROMBONE, DELLA SANTA E DEL FICO FIORONE.

C’era una volta il Movimento Abolizionista.
Era un movimento piccolo ma tosto.

Era solito vincere le sue battaglie perché formato da gente preparata che leggeva, scriveva e convinceva.

Ottenne il suo successo più grande nel 1989, quando le Nazioni Unite approvarono il Secondo Protocollo: quello al cui primo articolo si legge che “Nessuno … sarà giustiziato”.

http://www.worldcoalition.org/modules/smartsection/item.php?itemid=378
Purtroppo le risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU non hanno potere coercitivo e non possono costringere un governo a fare quello che non vuol fare. Così il Secondo Protocollo si aggiunse ai molti atti abolizionisti delle NU; mentre il Movimento continuava a convincere i paesi a chiudere con la pena capitale.

http://www.paulrougeau.altervista.org/foglio%20145.htm

Fu a questo punto che arrivarono i Furbini.

Costoro, che nulla sapevano di pena di morte e diritti umani, ma erano bravissimi a farsi pubblicità, si proclamarono gli unici veri abolizionisti e tirarono fuori la Furbata del trombone, della santa e del fico fiorone.

Perché chiedere l’abolizione della pena di morte? – dicevano – Perché condurre queste assurde battaglie fondamentaliste?

Lavoriamo da furbi, agiamo d’astuzia, facciamo un passo verso i forcaioli e offriamo loro un “punto di equilibrio”. Chiediamogli solo una moratoria delle esecuzioni. Così da portarli dalla nostra parte senza che nemmeno se ne accorgano.
Proponiamo quindi:

 “un compromesso creativo con la pena di morte, un luogo di incontro, il minimo comune denominatore tra abolizionisti e mantenitori: i paesi che la hanno abolita fanno un passo verso coloro che ancora la prevedono nelle leggi e la praticano, i paesi che la mantengono e la praticano fanno un passo verso gli abolizionisti e, pur mantenendola nei codici, decidono di non eseguirla.”
I Furbini non furono mai in grado di spiegare per quale oscura ragione i paesi forcaioli avrebbero dovuto accettare la moratoria e per quale arcano motivo avrebbero dovuto abboccare al “compromesso creativo” sospendendo le esecuzioni, ma l’idea piacque (anche se solo in Italia) e l’avventura ebbe inizio.

Incredibilmente, nel 1994 e nel 1999, la Furbata parve funzionare.

Alle Nazioni Unite i paesi forcaioli si mostrarono disposti ad approvare un documento in cui si proponeva una sospensione delle esecuzioni. Purtroppo lo avrebbero votato solo se questo avesse contenuto il famoso “Emendamento Singapore”. Ovvero: i forcaioli firmavano una Risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni che non valeva nulla e non li obbligava a nulla, ma intanto ci infilavano dentro la perentoria affermazione dell’assoluta sovranità statale in materia di pene e punizioni. Per fortuna i paesi abolizionisti mandarono tutto all’aria.

Anatema! Anatema!

I Furbini starnazzavano.
Anatema! Anatema!

Avete distrutto le speranze dei condannati a morte!

Siete complici dei boia!

Siete solo degli antiamericani!

Anatema! Anatema su di voi!

Così, di insulto in insulto, si è arrivati a una nuova edizione della Furbata del trombone, della santa e del fico fiorone.

I Furbini ora si pavoneggiano, ma, intanto che loro starnazzavano, il Movimento aveva portato il numero dei paesi abolizionisti a superare quello dei forcaioli. 

I Furbini si vantano, ma i paesi forcaioli, alla faccia del compromesso creativo, non hanno votato la Risoluzione sulla moratoria del 2007 perché questa non contiene il famigerato “Emendamento Singapore”.

Comunque, al di fuori del nostro paese, nessuno si è accorto di nulla.

C’era una volta il Movimento Abolizionista.
Speriamo ci sia anche domani.

Dott. Claudio Giusti

Via Don Minzoni 40, 47100 Forlì, Italia
Tel.  39/0543/401562     39/340/4872522
e-mail  giusticlaudio@aliceposta.it 

http://www.osservatoriosullalegalita.org/special/penam.htm

Claudio Giusti ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al primo congresso della sezione italiana di Amnesty International e in seguito è stato uno dei fondatori della World Coalition Against The Death Penalty. Fa parte del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti.

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