C’è differenza…

Siamo ancora increduli di fornte a un recente intervento di Rinascita in piena solidarieta’ al regime teocratico iraniano… come dire i comunisti italiani pensano di essere piu’ intelligenti degli altri. E appoggiano uno stato criminale. Dottrine deliranti e idoli religiosi.

Non vale la pensa approfondire: ci interessano sotto il profilo culturale maggiormente i marxisti del nord europa. Ci domandiamo però a chi andranno a chiedere a breve voti questi signori.

Da noi non possono bussare perchè la porta rimarrà saldamente chiusa. Possono sempre rivolgersi alle frange estremiste dei militanti antimperialisti islamici e non.  Noi non stiamo fra quella gente. Rimaniamo socialisti e liberi.

Käthe Kollwitz, il dramma e la speranza


(Paolo Fabbri) Ci sono vocazioni che Dio affida a persone particolari, di straordinaria intensità; vocazioni che richiedono un coinvolgimento completo di passione, di partecipazione alle sofferenze altrui, di espressione del proprio sentire.

Amore per i poveri
Qualcosa di simile deve avere animato Käthe Kollwitz, nata a Königsberg, la città di Kant, nella profonda Prussia del nord, da genitori di cultura aperta e liberale, nipote di Julius Rupp, fondatore della prima comunità evangelica libera in Germania.
Si tratta di un gruppo di chiese uscite dalla chiesa luterana riconosciuta dallo Stato per predicare un evangelo libero dai vincoli posti dalla struttura ecclesiastica «ufficiale», più aperto alle idee proposte dalla cultura liberale e alle istanze della giustizia sociale. Il catechismo dei giovani nella chiesa del nonno, oltre all’insegnamento della Bibbia, prevede letture di poeti come Goethe, Schiller, Klopstock, abituando i ragazzi al linguaggio dell’arte accanto alla teologia. Probabilmente è qui che nasce la vocazione di Käthe: rappresentare, con la sua arte, i poveri, gli emarginati, i vessati dai potenti; le donne in particolare, nel loro ruolo di mogli e di madri, che lottano per i propri figli con tutti, anche contro la morte. Non è consentito alle donne di frequentare l’Accademia (siamo nella seconda metà del 19. secolo), ma i genitori, riconoscendo il dono e la vocazione della figlia, trovano il modo di iscriverla a corsi privati, presso maestri che ne intuiscono subito il talento.

Denuncia della povertà
II matrimonio con Karl Kollwitz, medico e amico d’infanzia del fratello Konrad, la conduce a Berlino, nella periferia operaia, dove la professione di medico sociale del marito la porta a contatto con operai e disoccupati, che non sono in grado di pagarsi una visita. Si può dire che la povertà le entri in casa ed è questo un incontro che Käthe attendeva. La sua vocazione urge; cerca di inserirsi nell’attività del marito, ma sente che a lei si richiede altro. L’occasione scaturisce da un’opera teatrale di Gerhard Hauptmann: I tessitori, che rappresenta la vita estremamente misera dei tessitori durante la «guerra dei trent’anni», ma in realtà è anche una potente denuncia dell’ingiustizia sociale nella società di fine ‘800.
Nasce così il primo grande ciclo: La rivolta dei tessitori, composto da 3 litografie e 3 acqueforti, dove la miseria tremenda fa spazio alla dignità nel momento in cui si cospira per organizzare la lotta e poi nella marcia dei tessitori, nella loro battaglia contro un ricco proprietario, che nulla concede, per ritirarsi nuovamente nel momento della fine, con la sconfitta e la morte di tanti. Passa un po’ di tempo prima che le opere vengano esposte, nel 1898, a un concorso di grande importanza. L’impressione, anche fra gli artisti, è straordinaria, per il potere evocativo che hanno i 6 fogli. Le viene conferita la medaglia d’oro, che l’imperatore Guglielmo II si rifiuta però di consegnarle, sia per il contenuto dei disegni, sia per il fatto che l’artista è una donna.

Il marxismo
Konrad, il fratello dell’artista, simpatizza per Engels e Käthe stessa diventa amica del socialista marxista Karl Liebknecht. La sua simpatia per il movimento marxista è evidente, ma l’artista non mescola mai la sua arte con l’attività politica iscrivendosi a un partito. Per lei l’ideologia marxista raccoglie il grido di dolore dei poveri ridotti alla fame, alla malattia senza cure, privati della loro dignità, e lei si affianca alle istanze di giustizia sociale con il suo messaggio aspro, diretto come un pugno nello stomaco, ma intriso di un’umanità che proviene dall’insegnamento di Cristo, appreso fino dal catechismo.

La guerra e il lutto
In occasione della prima guerra mondiale, Käthe Kollwitz perde il suo secondogenito Peter. II dolore incide in lei una ferita che non si rimarginerà più e la sua riflessione si sposta sulla guerra, con il suo risvolto naturale: la pace. È da un desiderio di pace che, nel 1922-23, nasce il ciclo successivo: Guerra, composto da 7 xilografie.
La pace sarà un tema che animerà ancora altre opere, tra cui alcuni manifesti famosi come Mai più guerra. Non c’è traccia di sentimentalismo nella Kollwitz, né di romanticismo sdolcinato; la dolcezza bisogna scorgerla dietro la compassione con cui vengono rappresentati i volti dei suoi «miserabili», che popolano anche la quarta serie: Proletariato, che inizia con il durissimo Disoccupato.
II nazismo la mette a tacere, la costringe a sospendere la sua attività, a rifugiarsi presso amici, ma prima c’è ancora il tempo di un’ultima serie, necessariamente più intima, in cui emerge ancora il suo dolore di madre che ha perso un figlio. La serie si intitola Morte ed esplora il dolore delle madri che perdono un figlio. La morte in fondo è un tema costante nell’opera di Käthe Kollwitz, è il momento culminante del dramma umano, non privo tuttavia di speranza.

La Kollwitz muore nel 1945 poco prima della caduta di Hitler, lasciando una traccia profonda nell’arte tedesca ed europea e un messaggio che risuona ancora adesso intatto per l’altissimo valore etico ed estetico (Paolo Fabbri, Riforma)

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