Vacanze del pensiero

Con questo articolo di Simon Francesco Di Rupo colgo l’occasione per ringraziare quanti mi sono stati vicini, in particolare col pensiero come Endri o con la presenza fisica come Gianluca. Di fronte a certe frasi antiscientifiche (proprio da osteria o bar del pensiero) lette o ascoltate circa la presunta sofferenza di una persona in coma, ho sperimentato la crisi della Fede. Una crisi nata dalla semplice constatazione di un ictus invalidante di una persona santa. Una serva di Dio, prima ancora che madre. 

Il motivo scatenante di questa crisi è infatti una non comprensione della sofferenza fisica (questa reale e drammatica per chi la ha vissuta in prima persona). Mi è stata di consolazione la frase letta ieri nella inbox, che ritengo utile diffondere. E’ scritta da una persona semplice come te. Non è uno dei pastori dell’otto per mille, che ricordiamo essere un’odiosa tassa ecclesiastica indiretta… per loro infatti i soldi non bastano mai e – a quanto pare – quando servono delle parole non dicono nulla. Sono troppo impegnati nei comizi sul diritto del fine vita.

“Siamo tutti compagni di cordata, oggi si spezza la fune di un amico, poi quella di un nostro caro… fin che un giorno si spezzerà anche la nostra. Il fatto è che solo coloro che sono coscienti di questo, quelli che hanno visto precipitare un proprio caro sanno essere solidali quando questo accade ad un altro, gli altri guardano solo in alto, verso la cima… sono come ubriachi ed euforici e fanno a gara per chi sale più in alto, per chi raggiunge prima la vetta e non vedono chi soffre, chi è pieno di sgomento, chi ha l’attrezzatura difettosa o ha finito i chiodi, non s’accorgono del loro vicino la cui corda sta per spezzarsi, che è in difficoltà o… che ha appena perso il compagno più caro.

Maurizio Benazzi

Per effetto di una particolare forma di autoredenzione, le notizie più disdicevoli trasmesseci dai media vengono automaticamente passate alla catena di montaggio delle nostre opinioni, e svendute ai saldi della moralità estemporanea nella ghiotta occasione dei social network e dei salotti televisivi, moderna versione di ciò che un tempo era il silenzio della difficoltà di comunicazione e diffusione che, oggigiorno, pare fin troppo veloce e confusionaria.

E’ passato ormai un anno dalla morte di Eluana Englaro, il cui caso ha costituito, per il breve tempo che è concesso a qualcosa di sbalorditivo per rendersi  mercé del pubblico, l’epicentro di una lunga e difficoltosa discussione intorno alla questione dell’eutanasia e dell’accanimento terapeutico.

Accanimento che, a ben vedere, si è presto tradotto in un accanimento mediatico, critico, dottrinale, politico e non meno emotivo per l’opinione comune. Emotività tale da concentrare, oramai, tutta l’attenzione verso i temi più ardui nel tempo limitato dalla freschezza della notizia, che ha una data di scadenza ben precisa, di solito coincidente con lo scandalo che la segue nei palinsesti, e non importa se esso riguardi la divisione su temi etici fondamentali o l’attività sessuale di qualsivoglia personaggio politico: basta che sia nuovo.

Eppure la forza, l’energia con cui ci si scaglia contro o a favore di una presunta posizione morale nei confronti dei temi che coinvolgono il concetto che abbiamo della vita, potrebbero presupporre un certo interesse, e se non possono immediatamente costituire una vera e propria presa di coscienza verso il problema, di certo potrebbero fare da anticamera a un dolore condiviso, ponderato e custodito dai pregi di una razionalità che non ci sta a lasciarsi solo andare a giudizi, ma che voglia aprire antri al mistero della vita e della morte, tramutando le acque inquiete dell’emotività nella densità vivificante del Sentimento e della Riflessione, il cui matrimonio è imprescindibile. Ma a tale scopo lo spirito richiede di essere nutrito, e non solo attinto come un inchiostro per la penna della moralità usa-e-getta come risposta per posta raccomandata agli stimoli delle notizie per il semplice gusto del posizionamento nello scontro, come se fosse l’unica occasione per rodare una spiritualità che non si esercita mai altrimenti; scontro che troppo spesso pare essere l’unica dimora per la propria identità spirituale in confuso divenire ma fortunosamente incontrata in dipendenza dei fatti e non del travaglio personale che dovrebbe precederli ed elaborarli in corsa spendendo il patrimonio faticato altrove, dove i fatti ancora non si conoscono. Ma questo “dove” è l’epochè greca, ossia la sospensione del giudizio; è l’empatia, il silenzio dell’opinione e il dialogo con il mistero dell’esistenza che ci reclama il pensiero avvolto dalle trame dell’Essere.

Ma questo è la piazza attuale: colpisce il fatto e non il significato del fatto. E ora c’è il totale distacco pure rispetto al fatto. E pensare che un anno fa, nei social network come in ogni altro spazio telematico di condivisione (nel migliore e più raro dei casi lo è), Eluana Englaro e il suo caso erano pressoché in tutte le discussioni. Allora sembrava che il tema fosse veramente percepito come fondamentale un po’ da tutti. Oggi non pare di vedere nessuno così crucciato. Ora anche Haiti è fuori-moda. Ma esiste uno scetticismo positivo, metodologico, tramite cui evitare le sirene cantanti dell’opinione pubblica che fa  morire anzitempo le riflessioni, spacciandocela sì, questa, per eutanasia: è ora di considerare anche (e soprattutto) gli eventi che ci colpiscono “moralmente” per la tirannia della seduzione che ci suscitano. Solo a quel punto, forse, sapremo gestire l’incontro con la loro complessità per poterla nutrire nella nostra coscienza a lungo termine, per innamorarci dei problemi e per non più solo sfiorarli nella danza compulsiva della autoredenzione della vacanza dal Pensiero a cui troppo, le nostre opinioni, le nostre velocità, le nostre persuasioni cominciano ad assomigliare.

 

 

La giornalista Maria Mantello ha accettato un’intervista a Ecumenici dopo questo evento…

Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”

Fondata nel 1906

www.periodicoliberopensiero.it

col patrocinio

Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione

Istituto Italiano per gli Studi Filosofici -Centro Internazionale di Studi Bruniani “Giovanni Aquilecchia” (CISB

 

invita

alla commemorazione – convegno

 NEL NOME DI GIORDANO BRUNO

il valore laico della libertà
mercoledì 17 febbraio 2010 – ore 16.45
Roma – Piazza Campo dei Fiori 

Cerimonia deposizione corone

partecipazione della Banda Musicale del Corpo di Polizia Municipale del Comune di Roma

 

Saluti

on.Umberto Croppi, Assessore alle Politiche Culturali  e della Comunicazione del Comune di Roma

Bruno Segre, presidente onorario Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”

 

Interventi

Maria Mantello (Giordano Bruno: la forza della ragione – il coraggio della libertà )

Andrea Frova  (l’infinito cosmico di Bruno nei suoi attuali sviluppi)

Luigi Lombardi Vallauri (Il diritto umano alla libertà di pensiero ha vinto a Strasburgo)

 

partecipazione artistica

Fabio Cavalli (Centro Studi Enrico Maria Salerno)

 

parole  e musica

Geovani Ciconte, Filippo Bizzaglia, Alessandra De Angelis, Daria Giacomini, Fabiola Perna

 

presenta: Antonella Cristofaro

Per informazioni:  3297481111; liberopensiero.giordanobruno@fastwebnet.it

www.periodicoliberopensiero.it

 

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