Una panoramica diversa sul buddismo, dalla Svizzera

17 febbraio 2010

Il buddismo è la più amata tra le religioni non cristiane in Svizzera

(Sabine Schüpbach) Molte persone, in Svizzera, sono incuriosite e attirate dal buddismo. Alcune possiedono solo una statuina del Budda, appoggiata sullo scaffale, come un soprammobile. Altre si dedicano invece allo studio della filosofia e della spiritualità buddiste, praticano esercizi di meditazione, si interessano di Zen, frequentano centri o gruppi buddisti.
“Il buddismo è la religione noncristiana più amata in Svizzera”, dice Georg Schmid, collaboratore del Centro di documentazione “Kirchen-Sekten-Religionen”. Schmid ritiene tuttavia che molte persone abbiano “un’immagine sbagliata” del buddismo. “Vedono solo la dottrina e la prassi meditativa”, osserva. Il buddismo della gente comune, nei paesi asiatici, è una cosa diversa, in cui confluiscono credenze negli spiriti e culto degli antenati.
Capita così che il buddismo degli svizzeri e quello degli immigrati – provenienti ad esempio dalla Thailandia o dal Tibet – siano profondamente diversi. Schmid dice che spesso gli immigrati rimangono a bocca aperta di fronte alle conoscenze teoriche degli adepti svizzeri del buddismo.

Siddharta in Occidente
Ma come ha fatto il buddismo ad arrivare in Occidente? Tra i pionieri si annovera il filosofo Arthur Schopenhauer (1788-1860), il quale trovò nel buddismo una conferma delle sue intuizioni. Nella seconda metà del Novecento molti intellettuali tedeschi si interessarono di filosofia e spiritualità buddista. Testi buddisti furono tradotti nelle lingue occidentali e molti temi e motivi di ispirazione buddista furono accolti nella letteratura occidentale. L’esempio forse più celebre è il romanzo “Siddharta”, di Hermann Hesse, del 1922. E infine molti giovani europei e americani compirono, negli anni Sessanta, dei viaggi di ricerca spirituale in India, dai quali riportarono impressioni e suggestioni.
Georg Schmid dice di comprendere il fascino esercitato dal buddismo su parecchie persone. Il pastore e docente, ora in pensione, dice addirittura che farebbe della filosofia buddista la propria religione, se non ci fosse il cristianesimo. A differenza della fede cristiana, la filosofia cosiddetta theravada non conosce un Dio, spiega Schmid. Il traguardo più alto è quello di raggiungere il nirvana, che corrisponde all’eliminazione di ogni sentimento di odio, di accecamento, di brama e quindi con il venire meno di quelle forze che determinano il ciclo senza fine delle nascite, morti e reincarnazioni. “E la prospettiva di avere una fede che non conosce nessuna relazione con un Dio personale”, dice Schmid, “è per alcune persone, in Occidente, molto allettante”.
Schmid critica tuttavia decisamente il fatto che molti svizzeri abbiano una visione “ingenua” del buddismo. L’idea che il buddismo non conosca violenza, ad esempio, è del tutto sbagliata. Schmid ricorda gli avvenimenti in Sri Lanka: “Nella lunga storia dei conflitti tra cingalesi e tamil, i monaci buddisti sono intervenuti, a tratti, con inaudita ferocia”.

Buddismo egoista?
Il noto ricercatore Michael von Brück ritiene che il buddismo stia entrando “in una nuova fase della sua storia”. I buddisti in Occidente starebbero dando un nuovo aspetto al buddismo. In Occidente, ad esempio, sono i laici a studiare la filosofia buddista, mentre tradizionalmente, in Oriente, questo è un esercizio affidato ai monaci. Inoltre, i buddisti occidentali ritengono importante l’impegno sociale ed ecologico: anche in questo campo, la cultura cristiana occidentale, con i suoi ideali umanitari, influenza il buddismo.
E il Budda appoggiato sugli scaffali, come un soprammobile? Franz-Johannes Litsch sostiene che il buddismo non debba essere in nessun modo trasformato in oggetto di consumo, cedendo “alle mode occidentali”. Al contrario, sostiene, la disciplina buddista della coscienza deve spingere l’uomo e la donna occidentali a riflettere criticamente sulla cultura

(voce evangelica.ch)

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