Tutto il meglio

Abbiamo mangiato insieme delle specialità siciliane e bevuto una birra, ci siamo scambiati alcuni consigli sulle migliori letture buddiste, abbiamo ironizzato sugli italiani in perenne attesa di miracoli (buddisti o cristiani che siano) o sulla fede superficiale della recita a ripetizione dei “mantra “: ne è nata un amicizia ed  un’intervista. E’ questa che proponiamo oggi, chiedendo di citare la fonte www.ecumenici.eu in caso di diffusione della stessa.
Essendo “quasi” vicini di casa e per molti aspetti del pensiero, non possiamo escludere di progettare nel futuro iniziative in comune. Di persone fuore dall’ordinario – del resto – non ne capitano proprio tutti i giorni… La dottoressa Aloi di Milano ci ha gia’ invitato in queste ore a fruire dei locali delle Officine della Psiche in pieno centro della metropoli.
Un rilievo a Davide? Spero solo di far  comprendere all’amico caro che qualsiasi confessione religiosa deve essere una cosa distinta dallo Stato, che i seguaci di un credo non possono fare la carita’ con i soldi degli altri (anche quelli dei non credenti, tanto per essere chiari). Il fatto che lo facciano  cristiani ed ebrei non e’ proprio una buona ragione per rinunciare alla liberta’ religiosa, alla separazione fra Stato e religioni e in ultima analisi al nostro essere credibili nelle idee che professiamo e soprattutto nelle azioni conseguenti.
L’amicizia e’ bella perche’ possiamo dirci liberamente anche quello che non ci accomuna, senza perdere mai la consapevolezza delle ragioni profonde che ci uniscono. Grazie Davide dell’intervista: e’ un prezioso dono formativo che non dimenticheremo.

 
Buongiorno Davide Puglisi ti autopresenti ai nostri lettori e lettrici?
Beh, che dire su di me, sono una normalissima persona sui trenta anni, con interessi del tutto normali, a cui si aggiunge l’interesse per la pratica interiore e l’impegno sociale. Vedo questi due aspetti della mia vita come le due facce di una stessa medaglia..
 
Abbiamo invitato diversi buddisti sulle nostre pagine ma non amano molto scrivere a quanto pare. Tu sei un’eccezione?
Molti Buddhisti nostrani sono spesso molto presi dalle loro vicissitudini, dal loro piccolo e rassicurante mondo fatto di incontri settimanali presso il centro buddhista a cui sono affiliati, lezioni, ritiri e rituali, e magari poco inclini ad un discorso di compartecipazione e di “pratica aperta” ovvero di impegno sociale e dialogo vero. A mio avviso c’è troppa chiusura nel mondo buddhista. Non parlo di singole persone, ma del movimento buddhista italiano nel suo insieme.
Per quanto riguarda l’impegno sociale,I buddhisti organizzati dovrebbero imparare da altri gruppi religiosi o spirituali, molto attivi in certe battaglie per i diritti civili.
 
 
Ci descrivi il tuo percorso di ricerca spirituale e di approfondimento nella vita? Non c’è solo il Dalai Lama mi pare di aver capito, anzi…
Il mio percorso all’interno del Buddhismo è iniziato quando avevo 13 anni. Incontrai l’insegnamento del Buddha in un libro scolastico, e fu un colpo di Fulmine! Da allora ho incominciato ad appassionarmi sempre di più a questa forma di pratica spirituale, studiando in varie tradizioni, tra cui quella tibetana. Crescendo mi sono accorto che la forma di pratica più adatta alla mia sensibilità era quella del Buddhismo Theravada, in particolar modo nel segmento riformato e socialmente impegnato del Buddhismo Theravada Thailandese.
 
 
La questione tibetana in che luce dobbiamo inquadrarla a tuo avviso?
Bella domanda…ci sono a mio avviso due approcci correnti: Il primo è quello dei sostenitori del governo tibetano in esilio, caratterizzato da un sentimento anti cinese molto marcato e da una conoscenza della storia politica del Tibet e della Cina molto superficiale.
In genere costoro non approfondiscono tali aspetti storici, e non prendono minimamente in considerazione ( o forse alcuni fanno finta di non sapere??) la storia del Tibet, che di fatto era una teocrazia basata su un sistema di tipo feudale in cui venivano  praticate la schiavitù, il concubinaggio, e la tortura, solo per citare alcuni degli aspetti peggiori.
A mio avviso, è una modalità basata sull’ingenuità e molto idealista. Poi c’è il governo Cinese con la sua propaganda, che tenta di far apparire la situazione tibetana come idilliaca, omettendo molte cose poco onorevoli da loro commesse in quel territorio negli ultimi 50 anni.
Forse come diceva il Buddha, la verità la si trova trascendendo gli opposti estremi..
Penso che si debba studiare la storia e l’attualità del Tibet e della Cina in maniera più approfondita e senza pregiudizi di sorta, e sviluppare una propria comprensione di questa complicata questione politica.
 
 
Il buddismo non è affatto aperto nei confronti dell’omosessualità: il discorso “contro natura” sembra attecchire nei pensieri di molti dei vostri. Ma la natura per voi non è un concerto polifonico? Una varietà di differenze da valorizzare?
Nell’etica Buddhista l’omosessualità non è di per se un fenomeno negativo, non più di quanto lo sia l’eterosessualità.
Dipende sempre dall’attitudine, dall’intenzione, e dal modo in cui le cose vengono fatte.
L’etica naturale del Buddhismo o Sila Dhamma concepisce come “akusala” o malsane quelle azioni che hanno come risultato la sofferenza per l’agente e per il recipiente. Quest’ etica si basa sulla comprensione della legge delle azioni e dei loro risultati ( karma), e non sull’imposizione dall’alto di una norma morale a cui sottostare.
Sulla base di queste considerazioni possiamo asserire che per quanto riguarda il Buddhismo delle origini, la sessualità, (inclusa quindi l’omosessualità) in sé non rappresenta un problema di ordine etico, ma può diventarlo, se vissuta in maniera inconsapevole, egoica, e non etica.
Più che il buddhismo, inteso come movimento culturale, sono forse certi buddhisti ad essere chiusi nei riguardi dell’omosessualità, ma la loro chiusura nei confronti dell’ omosessualità può dipendere da fattori culturali ed ambientali esterni all’ambito buddhista.
Il buddhismo non supporta alcun tipo di discriminazione,razziale, sociale o di genere.
 
Cosa è il buddismo sociale nella pratica e chi lo attua? Tu personalmente come ti impegni?
Il buddhismo sociale o sanghama niyama Dhammika in lingua pali, è l’applicazione dell’insegnamento del Buddha per la risoluzione radicale dei problemi sociali; E’ radicale perché va alla radice delle cause dei problemi della società umana, (i conflitti tra nazioni, tra persone, ma anche lo sfruttamento delle persone tramite il lavoro salariato, la distruzione sistematica dell’ambiente, la discriminazione di genere, il razzismo) che il Buddha indica negli inquinanti interiori: L’ignoranza, l’avversione, il desiderio illusorio, l’egoismo, la paura, etc, elementi che stanno alla base di molte delle nostre azioni e scelte quotidiane. Negli antichi discorsi del canone buddhista, questa questione è trattata in maniera molto dettagliata.
In quei discorsi, Il Buddha offre un analisi molto dettagliata di quello che è il processo di co produzione dipendete del conflitto sociale, mostrando al contempo una soluzione, una “road map” per poter sviluppare una società più armoniosa ed equilibrata.E’ un discorso interessante, ma poco conosciuto in occidente.
 
 
Come vanno gli affari di cuore? Come si corona il sogno d’amore nella tua comunità?
Gli affari di cuore? hanno alti e bassi, come tutte le cose della vita!
La cosa importante è come prima cosa imparare ad accettare se stessi, ad amare noi stessi, a perdonarsi e volersi bene, a prescindere dagli altri.
Per il buddhismo, far dipendere la propria felicità da qualcosa di instabile ed incontrollabile come i sentimenti di un’altra persona, ancorché sinceri e puri è un atteggiamento pericoloso, e penso che tutti noi abbiamo una certa esperienza in tal senso…
 
 
Esiste un buddismo senza tempio e senza monaci?
Per il praticante, Il proprio corpo e la propria mente-cuore sono il tempio, il luogo della contemplazione. Per il buddhismo antico, per monaci (samana) si intende quelle persone che decidono di dedicare la propria vita alla ricerca interiore a beneficio di tutti gli esseri; I monaci e le monache non sono quindi ministri di culto, né figure mediatrici con un divino al di fuori di noi, anche se in tutti i paesi dove il Buddhismo è arrivato, l’ordine monastico alla fine si è trasformato in un qualcosa di molto simile al clero della chiesa cattolica.
Anche le ragioni sono abbastanza simili: una pericolosa commistione di potere politico e religione, che alla fine ha finito per snaturare l’idea originaria di comunità spirituale disegnata dal Buddha. A questo proposito ritengo preziosa  l’opera dei  riformatori come il monaco Thailandese Ajahn Buddhadasa, o Ajahn Chah nel tentare di riformare l’organizzazione monastica, ritornando  alla semplicità e purezza  tipiche del primo buddhismo.
I luoghi di studio e pratica, i monasteri, hanno la loro importanza, sono luoghi deputati alla coltivazione della consapevolezza, luoghi dove i laici si recano per poter trarre ispirazione per la propria pratica quotidiana, grazie al contatto con i monaci e le monache, i coltivatori del Dharma, la via indicata dal Buddha.
Non vanno quindi presi come luoghi per scappare, o per anestetizzare quei sintomi di disagio che invece necessitano di essere osservati con quello che giustamente qualcuno definiva L’oppio dei popoli. In ultima analisi dipende sempre da noi, dallo spirito con il quale ci avviciniamo alle cose.
 
 
Perché l’UBI ha chiesto di accedere ai fondi otto per mille? Lo trovi personalmente giusto?
L’UBI, iniziò la trattativa per il riconoscimento del buddhismo da parte dello stato italiano ormai più  di venti anni fa.
All’epoca, la guida carismatica dell’UBI era Vincenzo Piga, un Ex europarlamentare socialista e persona di grande esperienza politica. Le ragioni di tale richiesta erano essenzialmente quelle di voler estendere i diritti costituzionali in materia di culto e associazione anche ai cittadini italiani seguaci del Buddhismo.
Oggigiorno, i buddhisti, come altre minoranze religiose del nostro paese sono di fatto discriminati, a causa del mancato riconoscimento legale da parte dello stato. Penso che se altri gruppi religiosi  possono usufruire dell’otto per mille, anche i Buddhisti debbano avere  la stessa possibilità di finanziare le proprie attività tramite questo sistema.
Per me, si tratta di una questione di pari dignità e di eguaglianza fra tutti i cittadini, come sancito dalla costituzione repubblicana nata dalla resistenza al totalitarismo fascista, che di fatto poneva il Buddhismo ed altre minoranze religiose in una condizione di inferiorità giuridica rispetto alla religione di stato.
Detto questo, se potessi preferirei devolvere il mio otto per mille ai disoccupati, o a sostegno dei lavoratori precari che non hanno una continuità di reddito, o magari a chi, come L’associazione Libera di Don Luigi Ciotti, si batte concretamente per combattere la criminalità organizzata attraverso forme di antimafia sociale.
 
 

Mi pare che l’UBI non sia tra l’altro l’unico interlocutore buddista dello Stato italiano, è vero e perché?
E’ vero, parallelamente all’iter burocratico iniziato dall’ UBI, anche l’associazione buddista italiana Soka Gakkai ha intrapreso un percorso per il riconoscimento del proprio stato giuridico da parte dello stato italiano.
La Soka Gakkai Italiana non aderisce all’UBI in quanto non si riconosce in alcuni elementi fondanti espressi nello statuto dell’UBI, che sancisce pari dignità a tutte le scuole buddhiste senza distinzioni, e che riconosce come entità suprema la figura del Buddha Storico o Gautama Buddha, mentre la SGI riconosce come entità suprema il monaco Nichiren Daishonin, fondatore dell’omonimo movimento (la scuola Nichiren) di cui la Soka Gakkai è una delle tante ramificazioni.
 
 

Il miracolismo ricercato dagli italiani nelle vostre adunanze non ti disturba?
Certamente che il miracolismo di disturba, vuoi perché sono una persona razionale e tendenzialmente scettica nei confronti di certe manifestazioni folkoristiche di religiosità miste a superstizione, vuoi anche per il fatto che mi riconosco nell’insegnamento originario del Buddha storico, che era fermamente contrario a questo tipo di cose.
In molti passaggi del Canone Buddhista il Buddha afferma chiaramente l’inefficacia e l’inutilità delle credenze non verificate, del ritualismo, dei sacrifici fatti agli dei per ottenere favori mondani, delle cerimonie religiose atte a conseguire poteri miracolosi, in quanto il fine ultimo del Buddhismo è l’ottenimento della liberazione dal condizionamento degli inquinanti mentali, la causa profonda della sofferenza esistenziale. D’altro canto, dobbiamo cercare di capire il background culturale ed anche psicologico dell’italiano medio che si avvicina al Buddhismo, la sua storia personale ed umana, al fine di comprendere le ragioni di così tanto interesse nei riguardi di certi aspetti tipici delle culture asiatiche che stanno filtrando in occidente assieme al più genuino insegnamento buddhista.
 
 
Quali miti o leggende vuoi sfatare che riguardano i seguaci del Buddha? Che messaggio spirituale intendi invece lasciarci?
Il Buddhismo è ancora una novità in occidente, e come tale è soggetto a moltissimi fraintendimenti e mistificazioni. Forse una leggenda che vorrei collaborare a sfatare è quella che vede tutti i buddhisti, specie quelli agghindati con abiti dal sapore esotico, indistintamente come puri e santi e al contempo come persone indifferenti a ciò che succede nel mondo.
E’ un grosso fraintendimento, perché in realtà i Buddhisti, monaci e laici sono persone come tutti gli altri, nonostante lo sforzo che mettono nel praticare la consapevolezza e gli altri aspetti del sentiero spirituale buddhista.
Il messaggio che vorrei condividere con gli amici ed i lettori di Ecumenici è quello che sta alla base del sentiero Buddhista, ovvero di cercare di rendere significativa la nostra preziosa vita umana, di non sprecarla nell’ inconsapevolezza e nella chiusura mentale.
Questa preziosa vita umana è più grande ricchezza che abbiamo, ma diminuisce costantemente, che ci piaccia o meno.
Dobbiamo quindi essere premurosi e solleciti nell’ utilizzare questa vita al meglio, cercando di non sprecarne neanche un attimo, investendola in attività che siano di reale beneficio per noi stessi e per gli altri.
La pratica Buddhista è serve a questo scopo, ad ottimizzare al massimo in nostro capitale umano, trasformandolo in ricchezza per noi stessi e per gli altri esseri viventi.
Tutto il meglio.

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