Speriamo che… posta

Da Flavia Dragani:

Essere penisole 

Ho esordito dicendo che il fanatismo prende sovente le mosse in casa. Permettetemi di concludere dicendovi che anche l’antidoto è reperibile in casa, letteralmente a portata di mano. Nessun uomo è un’isola, dice John Donne in questa meravigliosa frase cui umilmente oso aggiungere: nessun uomo e nessuna donna è un’isola, siamo invece tutti penisole, per metà attaccate alla terraferma e per metà di fronte all’oceano, per metà legati alla famiglia e agli amici e alla cultura e alla tradizione e al paese e alla nazione e al sesso e alla lingua e a molte altre cose. Mentre l’altra metà chiede di essere lasciata sola di fronte all’oceano. Credo che ci si debba lasciare il diritto di restare penisole. Ogni sistema sociale e politico che trasforma noi in un’isola darwiniana e il resto del mondo in un nemico o un rivale è un mostro. Ma al tempo stesso ogni sistema sociale, politico e ideologico che ambisce a fare di noi null’altro che una molecola di terraferma, non è meno aberrante. La condizione di penisola è quella congeniale al genere umano. E’ quello che siamo e che meritiamo di restare. Così, in un certo senso, in ogni casa, famiglia, in ogni relazione umana, stabiliamo un contatto con un certo numero di penisole, e faremmo meglio a rammentare tutto questo, prima di tentare di foggiare l’altro, di farlo voltare e pretendere che imbocchi la nostra strada quando invece ha bisogno di trovarsi di fronte all’oceano, per un certo tempo.
Ciò vale per gruppi sociali e culture e civiltà e nazioni e certamente anche per israeliani e palestinesi. Nessuno di loro è un’isola e nessuno di loro potrà mai amalgamarsi completamente con l’altro. Queste due penisole dovrebbero essere in contatto e al tempo stesso sole con se stesse. So bene che è un messaggio insolito, in questi tempi di violenza e rabbia e ritorsioni e fondamentalismo e fanatismo e razzismo sfrenati in Medio Oriente, così come altrove. Ma il senso dell’umorismo, l’immaginare l’altro, riconoscere la comune natura di penisole possono rappresentare una parziale difesa dal gene fanatico, che tutti abbiamo insito in noi.

Amos Oz, Contro il fanatismo

Da  Atena Bianchi

Ciao ecco la mia recensione sul libro che ti avevo detto:  Ipazia di J.Toland

Intanto chi è l’autore. È un giovane intellettuale nato e vissuto nel secolo dei Lumi; è pervaso di un ottimismo caratteristico dell’epoca; ha una vasta cultura storica e filosofica. Quindi non stiamo parlando di un semplice intellettuale ma di un profondo conoscitore delle idee di Cartesio e di Giordano Bruno. Infatti, non a caso è uno dei pochi, se non l’unico biografo di Ipazia. J.Toland sceglie di scrivere la biografia di Ipazia per dimostrare e confermare ancora una volta quanto la chiesa cattolica sia stata cieca e ingiusta verso una donna così particolare. Stiamo infatti parlando di una delle poche intellettuali dell’Antichità. Una donna nata e vissuta ad Alessandria d’Egitto che era chiamata la filosofa. Governatori e magistrati la consultavano per la sua saggezza e per ascoltare le sue lezioni si era pure a pagare ! Una donna dalla vasta cultura ma anche modesta e riservata. Ma come ce la racconta questa donna il nostro buon J.Toland ? Come farebbe un padre verso una figlia. Con un atteggiamento paterno. Quindi dando per scontato le fonti perché il suo obiettivo è elogiare questa donna di cui ci continua a ripetere quanto fosse colta e in gamba ma non riporta mai quello i suoi scritti. Insomma l’idea di fondo è interessante ma difettosa perché non riesce a trasmettere nei lettori di oggi il valore per questa donna. Siamo con in mano il libro e ci chiediamo continuamente dove sta la sua saggezza e la sua bravura come filosofa. Manca quindi un lavoro di esegesi, che J.Toland accenna solo quando cita allievi e collaboratori che l’hanno frequentata. Anche qui però ci sarebbe piaciuto una ricerca più approfondita invece abbiamo solo accenni.

Da Mosè Dileren

Se curi la malattia puoi vincere o puoi perdere,
se curi la persona vinci sempre!

Penso in particolare a Welby ed a Eluana!
I familiari di Welby ed il Dott. Riccio, come anche il padre di Eluana hanno curato la persona, per amore, …hanno vinto!

Caro Endry, io avendo visto coi miei occhi le reazioni di mia madre in coma profondo (status 3-4 su una scala di 15, ove lo stadio 15 è l’essere svegli) che i medici chiamano non ragionate: dalla crisi di pianto, alla stretta della mano di mia sorella, ai movimenti del corpo col sollecito delle carezze, al tentativo di emissioni di suoni dopo la visita eccezionale di suoi fratelli e sorelle, alle smorfie del viso, al movimento libero degli occhi… No. Non potrei mai chiedere l’interruzione dell’alimentazione per la persona cara. Anzi dentro di me cova il pensiero che il lunedì prima, per un problema di diarrea, fu interrotta l’alimentazione tramite PEG e conoscevo  bene la possibile reazione di mamma in stato di coscienza nel toglierle il cibo… diceva sempre che la cosa le faceva venire mal di testa e che non poteva mai rimanerne senza. Ho pensato che forse Dio ha ascoltato questo suo attaccamento alla terra e la ha liberata dal suo bisogno materiale.
Buona giornata caro.
PS: non avrei mai voluto un padre come quello di Eluana. Se non voleva più lottare doveva farsi semplicemente da parte…C’è chi è disponibile invece.  La sua battaglia e’ stata ideologica e non umana. Diventerei cattolico (non romano beninteso) solo per questa ragione, qualora nel mondo evangelico si sposasse la causa valdese-radicale. Cosa che non è! Nev può creare tutte le vagonate di comunicati stampa che vuole… Molti evangelici dentro questo Mailing List sono stufi della politica della Moderatora e dei suoi supporti. E su questo punto è anche bene affermare che non siamo un forum: chi  non condivide è invitato ad uscire da Ecumenici. Non ci fa nessun dispetto, anzi! Preferisco non avere simili amicizie. Speriamo che nel Lazio vinca la Polverini: è più attenta al sociale e alle persone.

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