Da Davide Puglisi: Il socialismo buddista

Estraggo alcuni spunti interessanti dal saggio di Buddhadasa intitolato ‘Socialismo Dhammico’ tutte le tradizione spirituali hanno uno sfondo socialista; non sono democrazie individualistiche in cui tutti agiscono a proprio piacere. I fondatori (sasada) delle religioni vogliono che gli uomini vivano nel rispetto dei principi sociali e operino nell’ interesse della società. Ogni volte che il vantaggio personale viene anteposto al bene comune, si fanno avanti gli inquinanti mentali e si cade sotto il dominio degli appetiti individuali. Sopratutto il Buddhismo si può definire una tradizione sapienziale socialista. Una buona definizione del vero socialismo è il principio di non prendere di più di quanto serva, in modo che restino beni da ripartire tra i bisogni di tutti. Tanto nei discorsi del Buddha che nelle regole monastiche viene detto che un monaco deve limitarsi ai bisogni primari. facciamo un esempio: un monaco ha diritto a tre soli abiti. Più di tre è considerata una violazione della disciplina. Se entra in possesso di abiti in sovrannumero, il monaco è tenuto a farne dono al Sangha, la comunità dei monaci…. tali regole servono a garantire che il monaco non disponga di cose che eccedono i bisogni, di modo che tutti i membri della comunità ne siano ugualmente forniti. Una ciotola di cibo deve bastare. Chi ne riceva in misura maggiore, deve ripartirlo con la comunità… * * * I problemi che dobbiamo affrontare sono prodotti dall’aggregazione sociale. Nell’età della pietra, quando gli individui vivevano isolati o in piccoli gruppi, non esistevano. I problemi sociali sorsero con l’aumento della popolazione e la progressiva aggregazione in gruppi sempre più numerosi. Crescendo e sviluppandosi i gruppi in una dinamica di oppressione reciproca, i problemi hanno assunto proporzioni drammatiche. Poiché si tratta di problemi indotti da un contesto sociale, e non solo individuale, dobbiamo prendere in considerazione la causa: la società. qualunque sia il sistema a base del funzionamento del gruppo, deve richiamarsi a principi che vogliano il bene della comunità, non il vantaggio di un individuo o di pochi. Se l’interesse personale viene preposto a quello comune, i problemi non si possono risolvere. Lo spirito del Socialismo è la realtà naturale (dhamma jati), Il fine del socialismo è seguire la via della natura. limitando la proprietà ai reali bisogni viviamo in armonia con le leggi di natura, che ne siamo consapevoli o no…. Secondo i testi buddhisti, i problemi sorsero nel momento in cui qualcuno ebbe l’idea di accumulare scorte, causando di conseguenza scarsità agli altri. con la tesaurizzazione dei beni, nacque il problema della diseguaglianza nella distribuzione e nell’accesso ai beni. Col tempo i problema si aggravò. I capi detenevano l’accesso alle scorte del gruppo. Le lotte divennero inevitabili. La tesaurizzazione del surplus era già iniziata quando l’uomo primitivo abitava le foreste, e proprio per limitarne gli abusi vennero sviluppati i sistemi morali.. ( TRATTO DA: IO E MIO, UBALDINI EDITORE)

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