Scomuniche e non

Sindone e scomunica

In occasione dell’esposizione della Sindone il vescovo di Torino ha concesso la revoca della scomunica alle donne che avendo commesso il peccato di abortire ed essendo state di conseguenza scomunicate che si fossero presentate in confessionale. Su questo provvedimento di natura giuridico-disciplinare le Comunità cristiane di base del Piemonte (Chieri, Torino, Pinerolo, Piossasco, Alba, Cuneo) hanno espresso in un comunicato il loro pensiero. Facendo riferimento all’insegnamento evangelico il documento esprime il disaccordo di questi credenti riguardo all’impostazione giuridico-formale di molti atteggiamenti della chiesa cattolica lontani dallo spirito dell’Evangelo.
Riportiamo di seguito il comunicato

NON E’ QUI, E’ RESUSCITATO (Lc 24,5-6)
Maggio 2010

Abbiamo un sincero rispetto delle molte migliaia di cristiani che in questi
giorni vengono a Torino per vedere la sindone. Non giudichiamo la fede di chi, vedendo l’immagine di un corpo martoriato impressa in un vecchio lenzuolo, prova emozione, si sente confortato nella sua fede. Non ci permettiamo di giudicare la fede di nessuno.
Né ci interessa argomentare sull’autenticità del “sacro lino”, anche se
concordiamo con chi ritiene che non abbia veramente avvolto il corpo di Gesù.

Come cristiani e cristiane appartenenti a piccole comunità sparse per il
Piemonte (Chieri, Torino, Pinerolo, Piossasco, Alba, Cuneo) riteniamo che i
vertici della chiesa cattolica abbiano perso una occasione per ricordare al
popolo dei credenti che Gesù non lo incontriamo in un lenzuolo ma nella vita,nella sofferenza, nelle lotte e nelle speranze dei poveri, perché Gesù è vivo, è presente nella storia.
Crediamo che non ci sia bisogno di immagini per vivere la fede: Dio si rivolge a noi con la forza della sua parola che ci richiama a cercarlo tra i vivi, a
testimoniarlo tra le tante persone che vivono con fatica.

Riteniamo invece gravissima la scelta del vescovo di Torino di utilizzare la sua autorità per concedere alle donne che, nei giorni dell’ostensione della sindone, confessano a un prete di aver abortito, l’automatica cancellazione della scomunica che, altrettanto automaticamente, era stata loro comminata.

Gesù aveva affidato la responsabilità di “legare e sciogliere” alla comunità
intera, in una relazione di amore reciproco che è il cuore della sua preghiera
eucaristica, così come leggiamo nel Vangelo di Giovanni: “Questo è il mio
comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato” (Gv 15,12).
Davanti a lui nessuno aveva tirato la pietra a quell’adultera… Invece questa
responsabilità comunitaria è stata trasformata in un “potere” esclusivo dei
“sacri gerarchi”.

Viene utilizzata l’occasione dell’ostensione per arrogarsi il diritto di
condonare una scomunica, data arbitrariamente per un atto così delicato che provoca enormi sofferenze alle donne che lo vivono.
Ci limitiamo a constatare quanto poco amore evangelico ci sia in queste assurde scelte della gerarchia.
La gerarchia della chiesa cattolica insiste nel culto delle reliquie; non ci
stupisce, ma ci amareggia profondamente, perché così facendo sposta l’attenzione dei fedeli dalla testimonianza alla superstizione.

Noi, cristiani e cristiane delle comunità di base del Piemonte, con umiltà
pensiamo che nell’oggi difficile che stiamo vivendo non dobbiamo cercare il
volto di Gesù nelle immagini e nelle reliquie, ma nel volto del nostro prossimo, qualunque sia la sua cultura o la sua fede.
Solo tentando di vivere la fede in Gesù in questo modo, nella fatica di tutti i
giorni, possiamo essere un segno, una testimonianza utile a costruire una
società meno divisa, più accogliente, più cristiana.

Le comunità cristiane di base del Piemonte

.

Parole molto interessanti quelle qui lette e speriamo che la posizione sull’otto per mille, lo sarà altrettanto, almento in un prossimo futuro… Intanto c’è chi sta studiando l’obiezione fiscale sul tema ecclesiastico- finanziario; chissà se vinceranno ancora le sirene valdesi sui fratelli cattolici di base: l’indipendenza delle chiese e dei cristiani e il concetto di laicità dello Stato non sono di certo quelle sbandierate dalla Moderatore di Torre Pellice.
Noi, non ci abbandoniamo mai alla sfiducia, nemmeno di fronte alle martellanti campagne mediatiche.
Resistere! E resisteremo!

PS: durante la seconda guerra mondiale i quaccheri USA rifiutarono – per
l’applicazione rigorosa del principio della nonviolenza e del rifiuto della
guerra – i contributi dello Stato concessi agli americani, per l’aiuto delle
proprie famiglie. Il caso volle che non furono i progressisti democratici ad
apprezzare la situazione ma i conservatori. Come dire in questo pazzo mondo tutto puo’ capitare… anche di separarci dai vicini e avvicinarci ai lontani.
Anche solo per una questione di risparmio per l’economia nazionale. Non
giudichiamo comunque la fede degli altri anche perché ognuno di noi ha degli elementi per farsi un’idea dello status quo.
Non c’è bisogno di scomodare gli immigrati.

Commenti disabilitati su Scomuniche e non

Archiviato in chiese, Quaccheri del mondo

I commenti sono chiusi.