Apriamo ai messaggi promozionali per autofinanziarci

Cari amici,

mantenere la gestione di un foglio informativo ha molte spese: si cerca di tagliare qualsiasi costo non strettamente indispensabile. Di certo non sono soggetti a sforbiciate i libri, indispensabili per rimanere aggiornati sui temi chiave: la teologia politica, l’ermeneutica, il dialogo fra le religioni, l’approfondimento delle tesi confessionali di singole chiese, questioni etiche,…

Per questa ragione e al fine di garantire un servizio minimo di informazione tramite il consueto canale gratuito di Ecumenici proporremo iniziative promozionali di aziende che non hanno alcun legame “speciale” con la nostra redazione ma che possono offrirci dei vantaggi in caso di vostra adesione alla promozione. Pensiamo a Sky, Fastweb, ecc.  Suggerite anche Voi iniziative, a condizione di aver sperimentato favorevolmente la proposta. Penso a dei Bred & Breckfast, riviste, caffè, …

Deleteremo contestualmente dal sito l’indicazione per la libreria virtuale – shop denominata IBS, in attesa di coinvolgimenti più interessanti. L’Edizione “Quale vita” e’ stata con noi più generosa nel 2009 dei polpettoni tritatutto e indifferenziati.

Ecumenici – Ragaz  sarà invece pronta da settembre e dovrà cercare di mantenersi invece con le forze economiche dei membri finanziatori e degli ospiti invitati.

Bella sfida eh?, Ma – come si dice in questi casi – se non sono in un certo “complesse” e “alte” forse non ci piacciono proprio.

Buona estate per chi inizia ad andare in vacanza.

maurizio_benazzi@fastwebnet.it

L’account Tiscali viene mandato a binario morto. Cancellatelo dalle vostre rubriche, grazie.

PS: Per chi scende liberamente a questa tappa, auguriamo comunque tutto il meglio. Il nuovo viaggio per noi continua dal 5 luglio. L’indipendenza dallo Stato e delle Chiese costa. Abbiamo infatti risparmiato altri sette euro mensili col canone dell’attuale operatore oltre ai risparmi consistenti per i domini web. Precisiamo infine che gli inviti accettati per partecipazioni a Conferenze, con presentazione di relazioni scritte, sono soggetti a un contributo volontario minimo, oltre al rimborso spese.

Bellaria, 30.06.2010

Spett. le Redazione de:

Ecumenici

APPELLO PER LA LIBERAZIONE DI MUHARREM GASHI

Antichi testi sacri affermano che chi salva una vita salva il mondo.

Per salvare una vita non è sufficiente la buona parola, occorre intervenire, “esserci”, mettersi in gioco, a volte rischiare.

Scrivo a Voi perché, come giornale, siete stati fra le poche testate a dare spazio alla sfortunata vicenda di mio marito, Muharrem Gashi, a spezzare una freccia a favore di un innocente, illegittimamente detenuto da un anno. Per questo mi sento in obbligo di ringraziare la sensibilità ed il cuore dei giornalisti che hanno dato una speranza alla soluzione della tragedia di una famiglia; della mia famiglia. Grazie per aver dato voce al mondo formato da una famiglia di onesti lavoratori.

Grazie a Voi molti hanno letto della tristissima vicenda di mio marito, di una vittima innocente della tragedia della guerra del Kossovo, una pagina di storia che appartiene anche a loro, a noi tutti: la pagina di una sofferenza che nasce dall’odio pregiudiziale.

Negli anni di permanenza in questo Paese ho sempre provato un sentimento di ringraziamento per l’Italia, per averci accolto, per averci dato la possibilità di lavorare e ritrovare la serenità che ogni famiglia cerca; di averci dato la speranza di un futuro assieme alla nostra bambina, cosa che non potevamo chiedere, in questo momento, alla nostra terra, l’amato Kossovo, che deve risollevarsi da un destino che la storia, amaramente, gli ha riservato.

In questo anno, però, la mia gratitudine si è trasformata in disperazione e collera, quest’ultima è montata contro la criminale burocrazia che, prima, non ha estradato mio marito in Kossovo per essere processato dalle infamanti accuse mossegli, poi, dopo l’assoluzione avvenuta nel gennaio scorso, lo ha detenuto e lo detiene ancora nel carcere di Bologna, contro ogni ragionevole motivazione, allontanandolo ancora dagli affetti della famiglia, privando la piccola Floriana della dolcezza del padre e me della sua sicurezza ed energia.

La collera contro l’ingiustizia che stiamo subendo è esplosa e mi ha fatto seriamente ammalare.

Mi rivolgo a Voi che avete già dimostrato correttezza professionale ed alto senso etico dando eco alle vicende in cui è incappato, suo malgrado, mio marito Muharrem Gashi, affinché riportiate sul Vostro giornale l’appello disperato di una moglie che non chiede solo la liberazione di suo marito, ma attraverso questa, vuole riconquistare la voglia di lottare per vivere, avere il riscontro che il   sentirci vicini ed il soffrire assieme allevia la nostra fatica di vivere ed esorcizza l’inquietudine di sentirci soli in un mondo che sembra volerci spingere al conflitto ed alla sopraffazione.

Ringrazio di cuore per quanto farete e Vi auguro, per parafrasare un vecchio detto albanese, che almeno la Vostra vita sia tutta zucchero e caffè, dove lo zucchero sta per dolcezza ed il caffè per energia.

Distinti saluti,

                                                                                                          Xheva Kelmendi Gashi

ULTIMA ORA

Caro Maurizio,

                    stavo inviando l’appello della Sig. ra  Xheva Gashi per la liberazione del marito quando è giunta  la buona novella  che il nostro Gashi sarà scarcerato forse il 10 luglio, per decorrenza dei termini, ma con una classica soluzione all’italiana, gli verrà riconosciuto l’asilo politico. Questo fatto è si positivo, se pensiamo al rischio di essere scarcerato ed espulso, ma nasconde insidie non indifferenti.

Nei tempi brevi gli verrà consegnato l’asilo politico o dovrà fare la domanda di asilo? In quest’ultimo caso, se dovrà fare regolare richiesta ed attendere i tempi canonici per la risposta (normalmente circa due anni) vorrà dire che negli anni di attesa non potrà essere assunto da nessuna ditta perché i richiedenti asilo, per legge, non possono lavorare. Dovrà lavorare in nero per aiutare la propria famiglia già duramente provata. In questo modo non avrà ancora finito di pagare il Suo alto tributo alla burocrazia ed all’ ignavia di chi doveva muoversi a tempo e rispettare le leggi.

Il rischio attuale è che, dopo avere fatto un anno di galera, sarà costretto a non poter avere un’attività regolare, quindi neppure un regolare stipendio ed a non poter tornare nella Kosova.

Queste cose sono da denunciare.

Da parte nostra, come Associazione Skanderbeg di Bologna, provvederemo a fare gli sforzi necessari per raccogliere fondi che consegneremo alla famiglia per un aiuto immediato e concreto e come tangibile segno di solidarietà umana, affinché possano ricominciare il percorso della loro vita, così sfortunatamente segnato.

Cordiali saluti,

Giuseppe Chimisso

POST SCRIPTUM: l’appello è stato inviato al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, ai Presidenti della Camera e del Senato ed al Ministro della Giustizia.

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