La Verità buddista in noi

Sta proseguendo con celerità italiana l’iter parlamentare dei sei disegni di legge (ddl) che danno esecuzione alle Intese tra lo Stato italiano e altrettante confessioni religiose: ortodossi, mormoni, apostolici, buddisti, induisti, e testimoni di Geova. Le Intese (previste dal III comma dell’art. 8 della Costituzione) erano già state stipulate nel 2007 ma ancora se ne attendeva la ratifica da parte del Parlamento. Come cristiani ci sentiamo fortemente impegnati nel riconoscimento delle confessioni orientali, non solo cristiane, che ci donano un apporto così ricco e vitale di spiritualità. Che Roma. Ginevra e Wittemberg forse non sono più in grado di esercitare. Non si tratta esattamente di rifiuto dell’eurocentrismo religioso ma di dinamiche di interscambio che ci arricchiscono enormemente. Ci consentono di riscoprire le “ragioni” anche della nostra fede.

Eccone un esempio pratico che cattolici e protestanti sottovalutano, pensando magari di dover dare retta alle “papesse” o ai papi di turno.  Che importanza fa se si chiamano Maffei, Bonafede o Ratzinger?

Io lo ho sperimentato recentemente l’esperienza qui sotto descritta quando dei folli d’amore violento,  che ancora devono essere individuati dagli organi della Magistratura,  hanno lanciato molotov contro la mia auto e mi sono ritrovato in un batter d’occhio solo con le mie gambe. Che sono diventate anche la mia auto.

Riflettiamoci  in queste ore di riposo e grazie anche a Davide Puglisi.

Di Buddhadasa Bhikkhu,

Traduzione di Alessandro Selli.
Adesso vorrei dire qualcosa su un insegnamento del Cristianesimo per il quale i cristiani stessi non hanno interesse. È un passo del Nuovo Testamento, dall’ Epistola ai Corinti, nel quale Paolo di Tarso riassume l’intero insegnamento di Gesù. È un breve passo che contiene un’esortazione al popolo di Corinto: Se hai moglie, pensa come se non avessi moglie. Se possiedi ricchezze, pensa come se non avessi alcuna ricchezza. Se stai soffrendo, pensa come se non stessi soffrendo. Se sei felice, pensa come se non fossi felice. Se vai al mercato per fare i tuoi acquisti, non portare nulla a casa. [Prima epistola ai Corinti, 7, 29-30. (N.d.T.)]Qui abbiamo l’essenza dell’insegnamento del Buddha nella Bibbia: «Se hai moglie, pensa come se non avessi moglie». Paolo si rivolge agli uomini; non dice esplicitamente che una donna che ha marito dovrebbe pensare come se non avesse marito, ma si intende che l’affermazione vale sia per la moglie che per il marito. Il significato è: «Non nutrire acquisività, attaccamento; non identificatevi con il “mio”». Se possedete ricchezze, non siatevi attaccati, pensando ad esse come alle vostre ricchezze; pensate di non averne in realtà. Se sorge una sofferenza, prendetela per quale è, e se ne andrà. Non pensate ad essa in termini di sofferenza vostra. Se avete un motivo di felicità, non consideratelo il vostro motivo di felicità. Se andate a fare acquisti al mercato, non riportate niente a casa. Questo vuol dire: portando i nostri acquisti a casa dal mercato, la nostra mente non li identifica come «nostri». In questo senso non riportiamo nulla a casa. Questo è un insegnamento cristiano, l’essenza del Cristianesimo. Una volta ho chiesto a un cristiano, una persona di elevata condizione sociale, un insegnante, in che modo avesse inteso il passo che abbiamo citato. Inizialmente non sapeva che dire, poi mi ha risposto: «Non gli ho mai prestato interesse». Non aveva mai avuto alcun interesse per questo passo della Bibbia perché lo riteneva senza importanza. Aveva prestato grande interesse alla questione della fede, eccetera, ma nessun interesse a questa questione, che è la più importante di tutte. Ogni religione degna di questo nome tende fondamentalmente a insegnare a essere liberi dall’autoriferimento. In ogni religione c’è l’importante insegnamento della libertà dal sé e dalla preoccupazione per il sé. I fedeli però non hanno interesse per questo insegnamento. Sono come noi buddhisti, che non prestiamo interesse alla dottrina della suññata e dell’anatta, la dottrina che caratterizza il buddhismo.

Aggiungiamo solo che dobbiamo anche domandarci autocriticamente come cristiani come mai le comunità cristiane “entusiaste” in quelle terre sia scomparse dopo non molto tempo. Lo Spirito va dove vuole e anche le comunità c.d. carismatiche sono soggette a questa libertà di Dio, che poco bada alle teatralità e all’appariscenza sfrenata del culto e dell’autosuggestione religiosa. Non è quello che ci rende veramente liberi. Ossia suoi Amici. I buddisti hanno molto da trasmetterci in questi tempi in cui imperversano sette e gruppi estremisti di varie matrici.

 

Rosita Forestiere: Grazie Maurizio per questo messaggio, l’ho trovato davvero illuminante. Io rispondo dicendo: Vorrei approfondirlo parlando del rabbi Gesù che era verosimilmente sposato… non poteva essere altrimenti un rabbi. E come testo non porto l’apocrifo del vangelo di Maria, dove lui bacia Maria Maddalena… Aveva ben incarnato proprio questa idea dell’amore non possesso. Il fatto che non sia espressamente detto del suo matrimonio rientra in questa logica: era già chiamato rabbi. Non c’era bisogno di spiegare nulla ai contemporanei di allora. Era tutto scontato.

Il suo celibato, trattandosi di una situazione non comune fra gli ebrei, avrebbe dovuto essere menzionato e spiegato. Il che non è avvenuto. Non era un dettaglio insignificante. Anzi centrale per comprendere la sua ebraicità e il suo inserirsi nelle attese messianiche proprie del mondo ebraico dell’epoca.

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