Lotte nonviolente: Rosa si è seduta affinché noi potessimo alzarci…

Ci sono vite stupende di donne coraggiose: noi cerchiamo di raccontarvene qualcuna da un po’ di tempo a questa parte. Pleonastico precisare che la Storia non è solo al maschile e non necessariamente vede coinvolta l’elite intellettuale. Anzi! … Anche se i libri che avete letto da studenti dicono proprio l’esatto contrario.

Il coraggio parte sempre e solo dal profondo, dallo Spirito dentro di noi, dalla luce interiore e fa crescere fiumi di libertà nella forza tranquilla che tutto può cambiare. Sempre a partire da noi stessi.

Si puo’ dire no all’ingiustizia senza imbracciare le armi della violenza o peggio quelle dell’odio e della vendetta (magari di Stato, con tanto di coperture religiose!). Si puo’ dire sì alla vita e ai diritti per tutt* e bere “sia alla fontana dei bianchi che a quella dei neri”. Dei padani e dei meridionali d’Italia. Degli stranieri e degli indigeni. Degli arabi e degli ebrei. Degli infami e dei virtuosi. 

L’acqua è creata per tutt*. Le fontane sono per tutt*

Martin Luther King è oggi “scoperto” dai conservatori americani dei c.d. Tea party, proprio per questo coraggio, piu’ che per i contenuti specifici delle sue lotte. Gli evangelici americani (e il loro satelliti o sedi di espansione in Italia) sperano così di riscrivere la storia, non comprendo che non c’è Pace senza Giustizia, anche se è vero che non basta avere il colore della pelle di un certo tipo per dare rassicurazioni a tutti e avere ricette giuste.

La tragedia nel Golfo del Messico necessitava indubbiamente di scelte risolute e radicali ma non è questo, quello che contestano nei Tea party all’attuale Presidenza americana. Il Creato non è all’ordine del giorno (salvo forse nel lontano Brasile, ove le foreste sono in fase di distruzione ormai avanzata), semmai lo è il proprio portafoglio. In altri termini questi gruppi  non vogliono pagare le tasse per la sanità dei più poveri.

Ma l’Italia non è poi così lontana dall’America del nord. C’è una grande onda, non fatto solo di idrocarburi, che è in movimento. C’è chi sta cercando di scardinare anche qui in Europa la battaglia per la salute di tutti in nome di diritti liberali alla morte individuale. Guarda caso la battaglia è capeggiata da liberali, che stanno anche a sinistra! E non possiamo liquidarlo come un fenomeno solo romano.

Dopo la giornata dei risvegli, cerchiamo di  mobilitarci per il diritto alla salute, alla  compassione, alla tenerezza umana, alla Speranza.

La morte quando arriverà si sorprenderà della vita eterna che è già iniziata qui e senza attendere essa. Senza avere la sua minima considerazione. Perché non ne merita e soprattutto non merita nemmeno le nostre paure. Siamo – è vero – piccole donne e piccoli uomini, ma possiamo essere anche grandi sarti coraggiosi del Regno. E non ci stiamo riferendo a Dolce & Gabbana, che vendono lustrini e strass con tanto di “made in Italy”. Pardon, “made in Legnano”. …

 Non è quello che ci interessa.

Maurizio Benazzi

Rosa Parks (1913-2005), una sarta contro il razzismo
(Gabrielle Desarzens – V.E.) Rifiutando di cedere il suo posto a un bianco in un bus 55 anni fa, l’afroamericana Rosa Parks ha dato via al boicottaggio dei bus di Montgomery, in Alabama. Ma anche a un vasto movimento che ha messo fine alla segregazione razziale.
Nulla lasciava presagire che Rosa Parks, sarta, fosse destinata a diventare l’icona dei diritti civili negli Stati Uniti o la “madre” di un movimento che ha portato all’abolizione delle leggi razziali.
Il primo dicembre del 1955 rifiuta, in un bus, di cedere il suo posto a un uomo bianco, così come prevede la legge. Si fa arrestare, condannare a pagare una multa e viene in seguito incolpata di disordine pubblico e violazione della legge. Ha allora 42 anni.
Come la maggior parte degli afroamericani di allora, è attiva nella vita di una Chiesa nera. Dal suo libro intitolato “Quiet Strength” (La forza tranquilla), emerge che quasi suo malgrado, ma cosciente della sua dignità di essere umano, suscita un vero e proprio terremoto nell’America del dopo-guerra.
“È spesso stato detto che quel giorno ho rifiutato di alzarmi perché ero troppo stanca, ma non è esatto. Non provavo una sensazione di fatica fisica, o perlomeno non più del solito (…). Non erano i piedi a farmi male, ma il mio cuore di essere umano. La mia stanchezza era piuttosto morale. Ne avevo abbastanza di dover sempre fare ciò che mi dicevano i bianchi. Ero soprattutto stanca di dovermi sempre piegare”.

Fierezza e rispetto
Figlia di un carpentiere e di un’insegnante, Rosa Parks è nata nel 1913 a Tuskegee, in Alabama. Dopo il divorzio dei suoi genitori, con suo fratello e sua madre si trasferisce nella fattoria dei suoi nonni, membri della Chiesa africana metodista episcopale. A quell’epoca, l’organizzazione xenofoba Ku Klux Klan (KKK) ha un’enorme influenza. Terrorizza i neri, li lincia e brucia le loro case. La scuola per bambini neri che frequenta Rosa Parks brucia a due riprese. Suo nonno monta sempre la guardia davanti alla casa familiare, un fucile in mano, e ripete alla nipote: “Non accettare mai trattamenti ingiusti da dovunque vengano. Non abbassare mai le braccia davanti all’ingiustizia”. Anche sua madre le raccomanda di essere degna: “Sii fiera di ciò che sei. Diventa qualcuno che sarà rispettato dagli altri e che li rispetterà a sua volta”.
Per tutta l’infanzia e la sua vita di giovane adulta, Rosa è tuttavia confrontata con il razzismo quotidiano. Nella sua autobiografia, menziona un fatto che l’ha ferita profondamente. Nella città di Montgomery c’erano delle fontane riservate ai bianchi e altre per i neri: “Da bambina pensavo che l’acqua delle fontane per i bianchi avesse un gusto migliore di quella dei neri”.

Segregazione nei bus
In questo Stato del Sud degli Stati Uniti, gli autobus sono il simbolo della segregazione razziale. Sono divisi in tre parti: quella anteriore è riservata ai bianchi e i neri non hanno neanche il diritto di restare in piedi nel corridoio e quella posteriore è riservata ai neri, ma non dispone sempre di posti a sedere. Vi è infine una zona intermedia, accessibile sia ai bianchi sia ai neri. Non appena tuttavia un bianco glielo chiede, un nero deve alzarsi.
Per prendere l’autobus, i neri pagano il biglietto direttamente al conducente, scendono dal mezzo e poi e risalgono nella parte posteriore. Non è raro che l’autista riparta prima che questi passeggeri di seconda categoria abbiano il tempo di risalire, lasciandoli sul posto.
Il 1. dicembre 1955, quando Rosa Park prende l’autobus al termine della sua giornata lavorativa, riconosce l’autista che l’aveva cacciata dal suo mezzo 12 anni prima, dopo che lei si era rifiutata di riuscire dal bus per risalire dietro. Si siede quindi nella zona intermedia e, contrariamente agli altri passeggeri, si rifiuta di alzarsi quando un uomo bianco le chiede di sedersi. Il conducente le ordina di cedere il suo posto. Lei però resiste. In collera, l’autista scende e torna con un poliziotto che arresta Rosa Parks. A quest’ultimo la donna chiede: “Perché tante persecuzioni?”. E lui: “Lo ignoro, ma la legge è la legge, ed io la devo arrestare”.
Entrano allora in gioco i leader dell’Associazione nazionale per la promozione delle persone di colore (National association for the advancement of colored people, Naacp) di cui Rosa è la segreteria. Un avvocato liberale bianco, Clifford Durr, accetta di difenderla e, di fronte alla Corte Suprema, contesta al fianco di Rosa Parks la legge sulla segregazione che ha condotto al suo arresto.

King organizza il boicottaggio
In brevissimo tempo la comunità nera, ovvero il 75% dei clienti della compagnia che gestisce gli autobus cittadini, si organizza per boicottarla. E cammina: “Oggi cammino affinché i miei nipoti possano un domani prendere l’autobus senza essere umiliati”, si sente dire dai più anziani.
Alcuni taxi fanno la loro apparizione e trasportano le persone per 10 centesimi, il prezzo di un biglietto del bus. Gli organizzatori mettono anche in opera un servizio parallelo di autobus. In breve tempo la società dei trasporti pubblici è a rischio di fallimento. Un giovane pastore popolare è scelto per dirigere questa campagna: Martin Luther King.
La stampa internazionale si fa allora eco del movimento. Il mondo ha gli occhi puntati sull’America. Fondi, scarpe e vestiti vengono inviati da tutto il mondo per sostenere i camminatori. In reazione, il Ku Klux Klan si scatena: telefonate notturne, minacce, arresti ingiustificati, attentati, rinvii illegali,… La stessa casa di Martin Luther King è obiettivo di un attentato esplosivo, mentre sua moglie e il loro bambino di due mesi sono all’interno dell’abitazione.
Apostolo della non-violenza, Martin Luther King chiede a tutti di non reagire se non continuando il boicottaggio degli autobus, affinché i neri e i bianchi possano sedersi dove vogliono, gli autisti siano più cortesi nei confronti di tutte le persone e siano assunti dei conducenti di colore.
Nello stesso periodo, la Corte Suprema è incerta sulla validità costituzionale della condanna di Rosa Parks. Il 13 novembre 1956, quasi un anno dopo l’arresto di quest’ultima, rende il suo verdetto: le leggi segregazionistiche di Montgomery sono dichiarate illegali. Il 20 dicembre 1956, la Corte Suprema obbliga la società dei trasporti ad applicare la sentenza.
Il boicottaggio cessa l’indomani, ma la violenza contro i leader del movimento e le chiese frequentate dai neri raddoppia. La repressione si abbatte sui Parks e i membri della loro famiglia. La maggior parte di loro perdono il lavoro o sono molestati dai bianchi. Nel 1957, Rosa e Raymond Parks anch’egli militante a favore dei diritti civili, decidono di traslocare a Detroit, nel Michigan. La coppia trova finalmente del lavoro: Rosa diventa l’assistente di John Conyers, democratico afroamericano alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti.

Molti riconoscimenti
Dopo la morte del marito nel 1987, Rosa crea una fondazione destinata ai giovani. Il suo scopo: insegnare agli adolescenti che è necessario impegnarsi in favore della giustizia e della libertà. Far loro conoscere la storia del movimento dei diritti civili, e iniziarli a una cultura della pace.
Tra le numerose onorificenze che le sono conferite vi è anche la Medaglia d’oro d’onore del Congresso americano, che le viene assegnata nel 1999 e che rappresenta la più alta distinzione onorifica conferita a un civile. In quest’occasione, dichiara: “Questa medaglia rappresenta l’incoraggiamento da parte di tutti a continuare affinché tutti abbiano gli stessi diritti”.
Allora unico nero nel Senato americano, l’attuale presidente degli Stati Uniti Barak Obama ha definito Rosa Parks “un’autentica eroina americana (…) Era molto umile e molto misurata nelle sue parole. Ma possedeva una grande determinazione. (…) Con il suo coraggio e il suo esempio ha gettato le basi che hanno permesso al Paese di vivere in accordo con i suoi principi”. Rosa Parks si spegne il 24 ottobre 2005, 37 anni dopo l’assassinio di Martin Luther King, che aveva definito il “Mosé del popolo nero americano”. Il Reverendo Jesse Jackson ha detto di lei: “Si è seduta affinché noi potessimo alzarci” (trad. it. Amanda Pfändle)

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