Richiesta di ospitalità a Milano

Si ringrazia – fra gli altri – la presenza inattesa di Marco Melodia al culto del silenzio di Milano di ieri – L’obiettivo comune degli Amici è uno/due incontro/i mensile/i. C’è una possibilità di ritrovo in provincia ma cerchiamo in primis ospitalità in Milano centro. Per varie ragioni.
Qualcuno puo’ ospitarci la domenica?

 

SILENZIO E PACE

di Davide Melodia

(Fil.4.7; Giac.3.18)

Un accostamento molto comune, anche se spesso non è meditato, è quello fra silenzio e pace. La pace ha rapporto col silenzio quanto il tormento o l’angoscia o la paura, o il senso di solitudine, di liberazione o di costrizione. Ciò dipende dallo stato d’animo, dal carattere, da un eventuale complesso, dalle situazioni.

Di certo il silenzio è necessario nel raccoglimento e nella meditazione, nella preghiera e durante un lavoro delicato, e allontanando il rumore e le distrazioni la concentrazione è facilitata.

Non c’è però certezza di pace nell’assenza di rumori e di confusione, a meno che nell’atto della concentrazione non intervenga uno spirito particolare, come nel culto, diciamo in ogni forma di culto.

Tra le forme di culto che ho sperimentate, cattoliche, protestanti, ortodosse, ebraiche, ed alcune meditazioni di tipo hindù o buddista – quella che più spesso da frutti di pace spirituale è la forma di Culto Silenzioso in uso fra i Quaccheri. E non c’è Quacchero degno di questo nome che non cerchi di tradurre la somma di pace di cui gode nel culto in attività che portino pace concreta al prossimo.

Se il nostro prossimo a causa di un conflitto bellico o psicologico, di ingiustizia, di miseria, di repressione, di isolamento individuale e sociale (follia, prigionia, malattia….) non ha pace, è primo dovere, per chi gode il privilegio della pace, di far sì che diventi fruizione per chi pace non ha.

Il dono divino della pace che sopravanza ogni intelligenza non può diventare nelle nostre mani uno strumento di egoismo, di ritiro dal mondo, di indifferenza alle varie forme di “non pace” di cui soffre il nostro prossimo.

Basterebbe ricordarsi di tutti i momenti, e certamente sono tanti da non potersi contare, in cui tutti noi non abbiamo avuto pace e in cui avremmo accettato volentieri l’offerta di pace di una mano amica. Se troviamo una qualche forma di pace in un culto od altra benedetta forma di elevazione spirituale – comunque di “silenzio irenico”- non teniamola per noi. Ne tradiremmo l’essenza.

 

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