Cammini dell’uomo

Riflessione alla Chiesa cristiana di Mazzo di Rho (MI) durante il culto di domenica 6 febbraio

La conoscenza della creazione continua e si rimane nello stupore: a 2000 anni luce dalla terra c’è un sistema solare composto da sei pianeti che ruotano intorno a un loro sole chiamato Kepler 11. E’ quanto ci suggerisce in questi giorni la rivista Nature. Sono ormai ben 500 i pianeti scoperti dall’uomo grazie al suo cammino nella ricerca, con strumentazioni sofisticate e  al di fuori del sistema solare.  Possiamo perfino immaginare la fondatezza dell’ipotesi teologica che la creazione continui ancora oggi, ossia sia ancora in corso. Una creazione che chiede all’uomo un ruolo partecipe e attivo in quanto creato ad immagine e somiglianza di Dio: Dio ci ha dato infatti l’intelletto per usare a fini di bene, e non certo per costruire ordigni nucleari o armi, ma anche le mani per asciugare le lacrime di un bimbo che piange, per offrire una piatto di minestra a chi non ha più un lavoro, a chi cerca scampo e rifugio da paesi martoriati dalla guerra o da dittature o a chi …cerca una stretta di mano per amicizia o per cooperare in un progetto di sviluppo sociale o spirituale.

Dio ci ha dato uno Spirito per camminare verso anche di noi: un ritornare a noi stessi avrebbe scritto Martin Buber. Lui discepolo del teologo Leohnard Ragaz da cui apprese il concetto di Regno e abbandonò così il sionismo. Questo cammino è inteso essenzialmente come una rinuncia all’egoismo spirituale ossia al preoccuparci della sola salvezza della nostra anima, per dedicarsi soprattutto al mondo, al fine ultimo ed essenziale di Dio. Si tratta a ben vedere di un impegno verso tutto il creato visibile che ci è dato di conoscere e alla missione specifica affidataci per il Regno. Riflettiamo un istante che ci sono persone ancora oggi che pensano che il Regno di Dio inizia solo dopo la morte terrena, sostenendo di fatto la tesi amata dagli atei, della religione come fatto strettamente privato, in un mondo senza Dio. Senza suoi testimoni.

L’Eterno ci ha dato anche dei piedi per camminare. E dell’ importanza del camminare ce ne rendiamo forse conto quando improvvisamente siamo costretti ad essere  immobilizzati a letto per tanto tempo. Infatti il camminare ci consente di sentirci veramente vivi. Mia madre colpita da un ictus invalidante chiedeva 20 volte al giorno, insistentemente, di poter accedere al bagno. Non si rassegnava all’idea di essere privata della sua intimità, di non poter camminare, e coglieva nei 10 passi che la separavano da quella stanza il senso della libertà data da Dio anche a lei, donna di fede fervente. La stessa cosa ho sperimentato nello scorso mese di dicembre, quando fui colpito da una trombosi imprevista alla gamba sx che mi costrinse a letto, border line, incapace di muovermi. Anche per me la libertà era tornare a vivere pienamente con quei dieci passi da compiere.  Non era certo fruire del PC, che potevo usare comunque  con le mani.

Siamo quindi come piccoli uomini e donne spinti a camminare fra mille incertezze, imprevisti e situazioni anche complesse da superare. Sperimentando nuove strade, creando nuovi sentieri, al fine di generare mappe, guide e  predisporre attrezzature per il viaggio della vita, sia materiali che spirituali. Il camminare ci lascia liberi a ben vedere di pensare a recuperare la nostra relazione fra la vita personale, quella degli altri  e del rabbi crocefisso. E camminando c’è anche la possibilità  di fare memoria dei nostri martiri anabattisti per trarre insegnamento per l’oggi.

Ho pensato la scorsa settimana alla persecuzione degli anabattisti di Zurigo del 1635, quando dopo 21 anni di tolleranza vennero costretti di nuovo a fuggire, coi loro beni confiscati, per non finire come i loro fratelli incarcerati o uccisidi 110 anni prima… Ai giorni nostri le Chemin des Anabaptistes è un percorso culturale sulle tracce degli aderenti alla riforma popolare che hanno trovato rifugio sulle Alpi giurassiane svizzere e grazie alla pastorizia, dopo un cammino di fuga, hanno potuto sopravvivere.

Oggi attraverso un percorso fra pascoli, viali alberati e gole profonde è possibile ancora visitare le grotte, usate da loro come frigoriferi naturali, in cui si trovano varie iscrizioni sulle pareti. Sul Sonnenberg, nell’Archivio dei Mennoniti, si può scoprire un’antica Bibbia. una delle prime stampe della traduzione di Zwingli. Una delle tappe più interessanti del percorso è il  “Pont des Anabaptistes”, gettato sopra la gola di Combe du Bez, dove le famiglie nascondevano i loro testi proibiti.

Camminare è quindi libertà contro l’oppressore. Per rimanere ancorati alla nostra Luce interiore. Vivi e testimoni del Risorto nell’era della conoscenza degli spazi  al di fuori del nostro pianeta.

In conclusione come augurio e preghiera desidero leggere queste poche righe sul cammino dedicate

A chi sogna e a chi lotta

a chi continua a camminare domandando

a chi continua a camminare anche quando le risposte non gli piacciono

a chi ha le risposte ma si chiede se le domande sono ancora quelle

a quelli che costruiscono insieme le domande e risposte

a chi continua a costruire il futuro anche quando altri distruggono il presente

a chi crede che la solidarietà si dimostrerà più forte dello sfruttamento, la libertà dell’arbitrio, l’amore della sopraffazione

a tutti noi insomma.

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