Padova e la città del santo

Il Duomo di Padova, il sabato di due settimane fa alle ore 19 per la messa prefestiva, è praticamente vuoto: infinite file di panche senza alcuna presenza di persone. Scatto una foto dal cellulare quasi incredulo.

Mi trovo di fronte ad una situazione inaspettata, imprevista, quanto meno non pensata: il tempio immenso raccoglie poco più di una ventina di persone. Sono veramente sconcertato. Mi domando dove siano i cattolici ? Tutti divenuti improvvisamente quaccheri che si ritrovano nelle case a pregare? Non penso proprio. La risposta la trovo il giorno dopo nella Basilica del santo: stracolma fino all’inverosimile ma – a ben vedere – si tratta soprattutto di turisti e gruppi di seminaristi che vengono da fuori. I bus parcheggiati in città lo attestano.

Talvolta mi capita di varcare un tempio per ascoltare le sole letture dell’Antico Testamento e dei Vangeli: preferisco poi ascoltare dal mio profondo la riflessione e creare una meditazione nella mia mente, sui testi ascoltati e su cui mi impegno di elaborare piste di ricerca spirituale. Evito onestametne di ascoltare prediche di preti o pastori/e. Sono generalmente di una noia mortale, coi nomi di Maria o di Cristo, ripetuti in modo ossessionante, stile mantra. La sottolineatura antigiudaica sui testi non riesco proprio a sopportarla.  Non partecipo nemmeno a nessun rito sacramentale, ritenendo la vita stessa il solo e autentico sacramento.

Sono insomma un quacchero eretico, che non lascia solo spazio al silenzio: ma sono contento dell’osservazione fattami da un presunto “purista” (sigh) che lambisce a mio avviso la superficialità settaria; sono contento di non essere incasellato in qualche categoria di “ortodossia”. Amo l’ortoprassi ed è forse proprio per questo che posso ancora definirmi cristiano, nonostante i cristiani. Con la loro pigrizia mentale ma soprattutto di fatti, opere, testimonianze verso il prossimo che non siano le pubblicità dell’otto per mille per raccattare soldi più che firme.

L’appello di Kung delle scorse settimane qui in Italia non è stato ripreso dalle Agenzie anche specializzate: lui ritiene che la chiesa romana sia giunta a un possibile stato terminale. E come dargli torto dopo aver visto di persona  la situazione in Veneto?

Diamo spazio ora ad alcune considerazioni del prof. Paolo Ricca, sui Beati e sui Santi, attraverso le quali il cattolicesimo cerca in qualche modo di sopravvivere. A Padova ma non solo. Vi sono spunti interessanti di analisi ma come dire si ha anche il fondato sospetto che è  “l’ortodossia” che voglia farla da padrone nelle sue osservazioni. Evitando accuratamente la questione centrale del Dio vivente, delle altre Fedi e della pratica cristiana (sostanzialmente passiva e apatica, soprattutto nel protestantesimo!). Personalmente non conosco ad esempio in Italia pensatori cristiani di fede evangelica che elaborino cammini autonomi dalle chiese istituzionali. E’ questo è oggettivamente una povertà per tutti. Se nei templi valdesi prevalgono ora i capelli bianchi oltre a un lento declino di anno in anno di membri di chiesa paganti una ragione pure ci sarà….

Forse servirebbe più etica e pratica nelle Facoltà teologiche e meno dottrine. Che sono poi sono solo commenti, supposizioni umane. Niente di concreto, di aiuto per agli essere umani. A questa generazione confusa.

(ve/riforma) Perché nel protestantesimo non esistono “beatificazioni”, e quindi non c’è nulla di simile a quello che è accaduto in piazza S. Pietro, a
Roma, il 1. maggio scorso, e in tantissime altre occasioni? E perché il protestantesimo non “beatifica” nessuno, neppure grandi testimoni cristiani di fede protestante come Albert Schweitzer, Dietrich Bonhoeffer o Martin Luther King? Il teologo valdese Paolo Ricca ha risposto a questi interrogativi sulle pagine del settimanale protestante italiano “Riforma”, indicando quattro motivi che spiegano l’avversione protestante alle beatificazioni papali.

La chiesa non sa

“Ogni volta che le Chiesa canonizza una persona – qualunque essa sia – si arroga un diritto che non ha, svolge un compito che non le compete perché
appartiene a Dio soltanto”, ha affermato Ricca. “La Chiesa non è padrona del cielo: può legiferare sulla terra, ma non in cielo”. Anche perché, ha precisato il teologo: “Il Regno è di Dio, non della Chiesa. Per di più Gesù ci ha avvertito che nel Regno ci saranno delle sorprese: “Molti primi saranno ultimi, e molti ultimi primi” (Matteo 19,30), cioè molti nostri giudizi saranno capovolti da Dio”.

Solo Dio conosce

La seconda ragione dell’avversione protestante per ogni tipo e rito di beatificazione, ha proseguito Ricca “è che nessuno conosce il cuore dell’uomo, tranne Dio, e per questo Dio solo può giudicare le persone, sia i buoni che i malvagi. Noi giudichiamo in base a ciò che vediamo, Dio giudica in base a ciò che non si vede: il cuore non si vede”. Questo vuol dire che i santi non ci sono? No, sostiene Ricca, ci sono, “ma sono nascosti agli occhi degli uomini che, a differenza di Dio, non possono vedere il cuore”. E dunque, in una prospettiva evangelica, la verità è che “non sappiamo chi siamo e tanto meno lo sanno altri, compresi i tribunali incaricati di vagliare le cause di beatificazione. Solo Dio ci conosce – lui che in Cristo si è fatto nostro affinché potessimo diventare suoi”.

Cristo e i santi

Ma per il teologo valdese esiste anche un terzo motivo di avversione: “tutti questi santi e beati popolano non solo il cielo, ma anche l’anima dei fedeli togliendo spazio a Cristo e alla centralità che gli è dovuta”. Ricca ricorda che il Concilio di Trento ha stabilito “che i santi possono e devono essere “invocati”, ricorrendo “alle loro preghiere, al loro potere e aiuto per ottenere benefici da Dio”, mentre sono “dichiarati empi coloro che negano il dovere di invocare i santi”, cioè i protestanti”. Che dire di tutto ciò? “Qualunque sia il tipo di culto reso ai santi”, osserva il teologo, “la centralità di Cristo ne risulta menomata. È vero che egli non è dimenticato né ignorato e che in qualche modo è tenuto presente, ma non è in primo piano, e questo contraddice la natura stessa della fede cristiana”.


Comunione dei santi

Un ulteriore motivo dell’avversione protestante alle beatificazioni, citato da Paolo Ricca, è che il “culto dei santi” diffonde un’idea di “santità” fuorviante rispetto a quella del Nuovo Testamento dove sono “santi” tutti i credenti e “santo” è sinonimo di cristiano.
I santi, cioè, non sono una categoria speciale, diversa dai semplici credenti. La Chiesa è tutta quanta “un sacerdozio santo”, “una gente santa” (I Pietro 2,5.9). E quando il Credo apostolico parla di “comunione dei santi”, intende appunto la Chiesa come comunione dei credenti, vivi e defunti. Ma una cosa è la “comunione dei santi”, un’altra completamente diversa è il “culto dei santi”. “Quello che la Scrittura autorizza e raccomanda è di seguire l’esempio dei testimoni di Cristo che ci hanno preceduto: “Imitate la loro fede” (Ebrei 13,7)”, conclude Ricca. “Quello che invece la Scrittura non autorizza in alcun modo, né esplicito né implicito, è il loro culto”.

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