I dannati di Fukushima

Lo sapete che i bolscevichi si sono ormai insediati all’Economist ma pare che il complotto mondiale abbia raggiunto anche gli States: il New York Times sostiene – senza mezzi termini – nell’articolo di Hiroko Tabuchi che l’inferno è sulla terra. Di questi tempi è proprio in Giappone.

Non date retta a chi vi proponi gli inferi fra i cieli. Non hanno capacità di osservazione. Non sanno toccare coi piedi la terra.

Una fotografia della città di Odaka, a meno di 20 Km dalla centrale nucleare di Fukushima, non lascia dubbi su quanto di drammatico e indescrivibile sia successo  ma soprattutto mostra chiaramente le conseguenze di questa catastrofe, che ha sconvolto la sensibilità umana dell’intero pianeta.

L’abbandono totale di una città ormai al tramonto ti rimane impressa nella mente. Non riesci a passare oltre la pagina; a cambiare articolo. Vuoi capire. E si leggono cose sconvolgenti, che in Italia non sono state specificate. Per la signora di Marcegaglia forse si tratta di un articolo di giornale “imprevisto”, che toglie la maschera ai comportamenti criminali della classe dirigente imprenditoriale di quel paese.

Forse Marchionne nella sua visione di grezzi interessi personali e di gruppo non comprende bene la complessità e la varietà degli Stati Uniti. Come sono strani quelli del NYT, vero?

Ad Odaka non arrivano le telecamere della Rai o di altri circuiti televisivi. Quella città mi sembra del tutto simile a quelle di paesi, paesoni e paesini che circondano la mia zona. Case a due piani nei centri storici, tutte uguali e attaccate l’una altra. Eppure c’è un insegna in lingua asiatica che non lascia ombra di dubbio sulla locazione geografica.

Qui in Italia nessuno intervista gli operai della centrale nucleare giapponese. Vengono diffuse sapientemente commenti di  esperti nipponici di comunicazione che hanno l’evidente compito di rasserenare gli animi agitati della gente con gli occhi a mandorla. E del resto cosa potranno mai dire loro…?

Non dimentichiamocelo in Italia il giornalismo indipendente è spesso una cosa rara e non sempre compresa. Molto meglio intervistare Pisapia sul caso Battisti o lanciare proposte demenziali sul boicottaggio del campionato in Brasile del 2014: come se molti calciatori fossero vergini immacolate. Abbiamo scoperto che possono permettersi perfino di evocare scenari del passato come piazzale Loreto. E siamo certi che non facessero riferimento ai partigiani trucidati molto prima del dittatore. Forse il portiere Buffon dimentica le “imprese” dei soldati della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti che fucilarono lì quindici partigiani antifascisti, sul lato compreso tra viale Andrea Doria e corso Buenos Aires.

Ma è l’articolo che merita l’attenzione di essere esposto e commentato: le centrali giapponesi impiegano operai precari e senza formazione. Un rischio per la sicurezza di tutti. Molti di loro sono reclutati nei cantieri edili, altri sono contadini del posto. Secondo l’Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare e industriale (NISA), l’88% dei circa 83mila operai delle 18 centrali nucleari giapponesi, fra l’aprile 2009 e il marzo 2010, avevano un contratto temporaneo. Grandi aziende come la Tepco coinvolta nella vicenda (ma si può parlare anche della Toshiba e di Hitachi) si occupano della manutenzione ma le regole del libero mercato gli consentono appalti, subappalti e sub-subappalti , con stipendi, diritti e sistemi per proteggere i lavoratori dalle radiazioni che si riducono passando dal vertice alla base della piramide.

E’ stato calcolato che nel 2010 gli operai temporanei sono stati esposti a livelli radioattivi 16 volte più alti dei dipendenti Tepco. Sono proprio questi lavoratori a tempo determinato che hanno oggi un ruolo decisivo nel limitare i danni del disastro di Fukushima. Non si tratta comunque solo di un gravissimo problema di salute personale: è in gioco una questione di sicurezza dei 55 reattori presenti in Giappone.

E’ quello che in Italia non si è detto. E’ il volto nascosto dell’industria nucleare.

Il Partito democratico è del resto troppo impegnato a celebrare la Legge Biagi. La scienziata comunista filonucleare preferisce i proclami sulla libertà di ricerca, ma gli operai intervistati ammettono di essere costretti a lavorare a temperature altissime quando rimuovono i depositi radioattivi delle vasche di contenimento dei reattori e dalle vasche di combustibile esausto dei reattori usando spugne e stracci (un’operazione necessaria prima di ogni visita ispettiva  dei dipendenti tecnici della Tepco).

Sebbene la fonte nell’articolo non sia citata a questo proposito si parla anche di reclutamento nella malavita locale per il personale precario. Ovviamente tutti cercano di nascondere le lesioni subite attraverso l’uso di bendaggi di color pelle: lo scopo è di evitare il licenziamento se si vedessero tagli e contusioni. C’è chi racconta che gli operai devono darsi il turno – per i rischi – anche solo per aprire una valvola. Queste operazioni sono necessarie proprio nei tre reattori spentisi automaticamente nella centrale di Fukushima. Se si supera il livello di 50 millisievert quale cumulo giornaliero di radiazioni il licenziamento scatta comunque. Non basta nemmeno la furbizia e nemmeno la disperata necessità di guadagnare. Il dosimetro segnala i livelli di esposizione radioattiva.

Fra gli anni 70 e oggi circa 50 ex operai sono riusciti a ottenere un risarcimento a seguito di leucemie e altre forme di cancro. Il dimostrare in Tribunale le cause dei mali non è affatto cosa semplice. Parliamo di un nemico invisibile e della scarsità di strumenti idonei alla prevenzione. Gli operai hanno perfino usato stracci contaminati per asciugarsi il sudore. Ufficialmente adesso la Tepco fornisce stracci appositi per asciugare il sudore.

Agli operai rimasti nella centrale è proibito parlare coi media per la semplice ragione che sono alloggiati in un luogo pare inaccessibile. A quelli ritornati a lavorare dopo l’incidente hanno offerto guadagni da 239 yen fino a 80.000 yen al giorno, a seconda della messa in sicurezza dell’impianto in cui si lavora e dei potenziali rischi di contaminazione.  Occorre tener presente che dal 2000 i problemi di manutenzione sono aumentati con l’invecchiamento dei reattori.

La parola alla fine viene data a Tetsuen Nakajiuma cofondatore del primo sindacato dei precari giapponesi degli impianti nucleari: denuncia le violenze e le aggressioni subite dai suoi colleghi dirigenti sindacali da parte di criminali ben assoldati.

Il problema che in Giappone  non si trova proprio un lavoro sicuro, è la sua tremenda affermazione – verità …  E sembra di ascoltare i nostri lamenti nostrani fra la disoccupazione cronica e le spinte verso la dannazione dell’inferno nucleare.

 

I testi sacri sono scritti oggi da uomini come lui. Lo Spirito soffia veramente dove vuole. Non si è fermato nella storia del passato. I profeti continuano a parlare… hanno le lesioni sulle braccia, i segni dei pestaggi subiti, la forza e il coraggio dei testimoni veraci.

 

Maurizio Benazzi

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