Una risposta teologica ma anche pastorale

In merito alla cerimonia valdese di oggi a Milano

Il simbolo del triangolo rosa è sacro per noi, perchè ricorda di fatto il secondo gruppo, dopo gli ebrei, delle vittime della persecuzione etcnica e razzista del nazismo (ben 500.000 omosessuali e lesbiche in Europa!). Pleonastico affermare che riteniamo sacra la vita di un omosessuale e quella di una lesbica in quanto creature amate di e da Dio. Ne più nè meno come le altre persone con orientamento sessuale diverso dal loro. Fratelli d’italia non solo solo i migranti!
Siamo molto fieri  in ogni caso di avere un rimando simbolico, così intriso di sofferenza dolorosa patita; è il nostro fare memoria collettiva: fu attribuitoci da dei sterminatori, benedetti indistintamente all’epoca del terzo Reich  da vescovi cattolici e protestanti: abbiamo quindi non una croce ma una stella di Davide, per ricordare che la semplice analisi del problema sottostante risulta estremamente dolorosa per le Chiese tutte, nelle quali la discussione sulla sessualità umana è abitualmente intrisa di mito, timore, dubbio e colpa. Anche oggi.
L’omosessualità – è bene dirlo a chiare lettere  e a voce ferma – non è in ogni caso un disordine mentale o psicologico e neanche una malattia fisica.
Nessuno di noi ha scelto, e nemmeno Lei pastore, questo “stile” di vita  in quanto in tutte le società le persecuzioni e l’ostracismo caratterizzano l’ambiente circostante di vita, salvo ambiti lavorativi così statisticamente irrilevanti che non ha senso nemmeno parlarne.
Sappiamo anche – purtroppo- come l’ambito ecclesiale sia un paradiso non proprio felice per molte persone (protestanti o cattoliche) che devono giurare fedeltà a confessioni di Fede magari del XVII secolo o ad un’autorità che impongono la rinuncia al dono di Dio della sessualità. Come se la sessualità esercitata nella responsabilità non fosse un dono del Creatore!
Ci rendiamo conto che per chi interpreta letteralmente la Bibbia, la “risposta” ai problemi sia quella dell’omosessualità come disordine e peccato. Solo coloro che accettuano un’interpretazione contestuale i testi solitamente citati in tali circostanze non costituiscono mai degli argomenti definitivi e il problema non può pertanto essere risolto appellandosi ad essi. Anzi! I compagni quaccheri per un certo tratto della mia vita mi hanno spiegato poi altre cose sullo Spirito Santo. Uno sviluppo teologico delle iniziali argomentazioni zwingliane.
Sul tema della schiavitù  (con la legittimazione cristiana, almeno fino all’epoca della nascita dei quaccheri stessi) tutti riteniamo che quelle indicazioni nei testi sacri erano valide per i tempi in cui gli autori biblici scrivevano ma non sono certo un patrimonio peculiare per i cristiani e per i tempi di oggi.
Ci chiediamo anche perchè scegliamo alcune delle 613 leggi contenute nelle Scritture e ne tralasciamo altre, proprio come cristiani. Ma ho letto tesi ebraiche di rabbini americani c.d. conservative che pongono la questione fuori dalla Legge stessa. Non regolata in quanto non regolabile. Che senso di profondità.
Spesso l’omosessualità dai cristiani non è nemmeno trattata in quanto tale (nel senso quindi attuale del termine) nei testi che vengono citati troppo spesso a pappagallo. Ricordo in particolare ai protestanti di labile memoria che la Chiesa Unita del Canada (che unisce Riformati e Luterani) afferma che chiunque (quindi senza escludere gli omosessuali) “indipendentemente dalla sua tendenza sessuale”, può essere ammesso nella Chiesa e partecipare anche al ministero ordinato. Nella Chiesa unita di Cristo (quella di Obama per intenderci) ciò avviene regolarmente, se la comunità locale esprime il proprio consenso.
Il matrimonio non è stato del resto un sacramento per buona parte del Nord america e Europa.
Rammentiamo che dalla sesta assemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese (di cui fanno parte veterocattolici, anglicani, protestanti, ortodossi) del 1983 di tempo ne è passato ma il sud Europa tarda ad arrivare alla promozione della giustizia , in relazione alla sessualità e alle relazioni umane. Le relazioni umane se hanno la componente affettiva prevalente non fanno distinzione sui soggetti protagonisti dell’amore. E non esiste nemmeno un amore peccaminoso, se non si procrea. Questo fa parte di apologie strettamente confessionali e non universali.
Dietro la questione della giustizia su cui mi sono qui soffermato è evidente che vi è in gioco la dignità umana. Alla quale non possiamo proprio rinunciare. Come omosessuali ma anche come credenti!

Maurizio Benazzi, nell’avventura di un povero e semplice cristiano in cammino, che augura luce piena alle persone benedette oggi in un tempio di Milano.

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