Haim Baharier

Un intervento nell’ambito del Festival Torino Spiritualità
Pubblichiamo il testo dell’intervento con cui Haim Baharier, studioso ebreo di esegesi biblica, ha aperto il suo dialogo con Alberto Melloni sul tema “Bereshìt / In principio” nell’ambito della giornata conclusiva del festival Torino Spiritualità.

(Haim Baharier) Rabbi Zadoq Hakohen, maestro hassidico, sosteneva: “La verità va perseguita e l’intelligenza deve essere al servizio della verità. Quando però l’intelligenza contraddice la verità, l’intelligenza non va né piegata né soffocata. Occorre dire non so, e studiare”. Spaccati tra creazionisti e anticreazionisti, gli studiosi di fine Ottocento non raccolsero la lezione di Zadoq come battuta riconciliante. La diatriba perdura ancora oggi. Ogni serio studioso sa bene che il problema non è considerare il testo biblico verità o meno. È invece scorgere un percorso tra le boe senza mai considerarle punti fermi, acquisiti una volta per tutte. Si può annegare nelle certezze o aprirsi alla pluralità.

Nel testo della Creazione ciò che sorprende è che né Dio né l’uomo si pongono come entità sfumate; anzi, si presentano come due evidenze che si confermano a vicenda. Quasi volessero deviare il nostro interesse verso ciò che la tradizione ebraica considera l’enigma più grande nell’ambito della creazione: il mondo. Un mondo che nasce prima di tutto come tempo, non come luogo. Secondo la Torah, cieli e terra vengono poi, una materialità successiva a quel “in principio” (Genesi, 1,1) che è innanzitutto accensione del tempo. A contropelo rispetto al primo impulso del pensiero che lega a maglie strette spazio e tempo, la Torah viene a dirci che tra il tempo prima e lo spazio dopo, si annida (o si estende, non lo sappiamo poiché lo spazio è ancora di là da venire!) la volontà creatrice.
Chi crea libera per fare posto, si stringe, si ritira. Perché è lo spazio concesso che permette all’altro di vivere in dignità. Si dona l’essere all’altro da sé. Tra tempo e luogo germina non una legge metafisica, ma un imperativo morale. Potremmo spiegare che la Genesi biblica, Bereshìt in ebraico, custodisce questo principio nella sua lettera iniziale Bet, che ha valore di due: da assumere prima come un due temporale, poi spaziale, in quanto numero minimo per dare un confine, per avere un vicino… Concetto non facile da digerire e che è anche suggerito da una mishnà secondo la quale il mondo è stato creato con dieci dire. Perché dieci dire, quando – ci immaginiamo – sarebbe bastato un solo colpo d’ interruttore? Si parla del Creatore e Lui non dovrebbe avere di questi problemi.

Intuiamo dalle parole parsimoniose della Bibbia quanto poco Egli sprechi. La mishnà avverte che questi dire molteplici non esprimono una vicinanza tra la parola e l’effetto di questa parola, bensì una distanza tra la parola e ciò che succede a seguito di questa parola, una presa di distanza rispetto a quello che si materializza dal dire. In questa distanza che separa il dire dal fare, lì siamo noi.
Perché? È una forma di protezione della creazione: questa distanza da una parte allontana gli incoscienti, coloro che vogliono distruggere la creazione, costringendoli a percorrere distanze infinite, mentre dall’altra serve ai giusti come percorso: percorso conoscitivo. Distanza che contempla due aspetti: positivo per il giusto che può avvicinarsi alla parola e ai suoi effetti, può interiorizzarli ed elaborarli; cautelativo nei confronti dell’incosciente che, tenuto alla larga, non riesce a combinare tutto il male che vorrebbe. Il nostro habitat è una distanza “di sicurezza”.

Dunque creare non è mai una gettata a presa rapida; esiste un pensiero che smaglia e allarga le trame in virtù del quale anche ciò che in apparenza è già fatto, già creato, ci appare incompiuto… Penso a quel mutamento di identità che la Torah attribuisce ad Adamo quando diventa “nefesh haià”, persona vivente. Dopo che nelle sue narici viene insufflato il vento. Solo allora l’uomo diventa una persona. Si può essere un uomo e anche un vivente, e non essere una persona, dice la Torah.
Bisogna essere attraversati dal vento. Qui sta secondo me la chiave dell’accoglienza: quando scopro che l’altro non è soltanto un essere vivente ma è una persona, quando conosco l’alito che lo muove, i sogni che lo fanno vivere, solo in quel momento accolgo (in “Corriere della Sera” del 2 ottobre 2011).

 

Invito di Laura Tussi:

 

DON GALLO a NOVA MILANESE

“PER NON DIMENTICARE”

Stagione 2011/2012

Staffetta benefica in favore delle comunità di Don Gallo

Presentano LAURA TUSSI e RENATO SARTI

Intervengono con DON GALLO

MONI OVADIA, BEBO STORTI, ALBERTO PATRUCCO, DIEGO PARASSOLE,

DANIELE BIACCHESSI, GIULIO CAVALLI, ANTONIO PIZZINATO, GIULIO CRISTOFANINI,

I 7GRANI

Con la partecipazione di RAI NEWS 24, TGRAI, EMERGENCY

Sabato 29 Ottobre 2011 ore 17.00

AUDITORIUM COMUNALE- Nova Milanese

 Con il patrocinio:

             Città di Nova Milanese

Comune di CesateMedaglia d’argento al Valore Civile

Comune di Cologno Monzese

Comune di Cormano

Città di Desio 

Città di Bresso

                  Città di Cinisello Balsamo (Milano)

                  Comune di Sinalunga (Siena)- Assessorato alla Memoria

In collaborazione con:

ANPI, ANED, APEI, ARCINOVA, CAMPAGNA DI OBIEZIONE DI COSCIENZA ALLE SPESE MILITARI, CASA DELLA CULTURA-Milano, CENTRO STUDI SERENO REGIS-Torino, CENTRO INTERDISCIPLINARE DI SCIENZE PER LA PACE-UNIVERSITÀ DI PISA, FLC-CGIL, DIFESA AMBIENTE, EMERGENCY, FONDAZIONE GIANFRANCESCO SERIO, IL DIALOGO.org, ISTITUTO PEDAGOGICO DELLA RESISTENZA, OSSERVATORIO NAZIONALE ED EUROPEO PER IL RISPETTO DELLE PARI OPPORTUNITA’- ONERPO, PEACELINK, RETE ANTIFASCISTA NORD OVEST MILANO, TEATRO DELLA COOPERATIVA, TEMPI DI FRATERNITA’, LAVORATORI LARES METALLI PREZIOSI….e tanti altri. 

 

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