Quei conservatori così attraenti, così veri, così ribelli

I memmoniti non li troverete di certo impegnati in riunioni di partito progressisti anzi è molto più facile che il loro segreto orientamento culturale sia indirizzato piuttosto verso posizioni politiche conservatrici. Ma nessuno a sinistra in Italia (e non solo) riesce a essere più coerente di loro nelle posizioni antimilitariste e nella netta separazione fra Stato e chiese. Inutile cercare nel PD, in Sel o altrove. Lo dico, purtroppo, per esperienza o contatti diretti di tanti anni.

Nella migliore delle ipotesi (ma è proprio la migliore!) si deve fare i conti coi baciamani papali o vescovili del capoccia di partito di turno e ascoltare tanti loro discorsi superficiali sulla bontà dell’impegno sociale del papa. I manifesti di Ancona lo dicono chiaramente alla sinistra stessa. Sono troppo recenti e bruciano nelle nostre coscienze di liberi pensatori. Non mi riferisco alla sinistra del 2%, per motivi di rappresentanza popolare e di retroterra esperienziale.

Eppure questi “conservatori” mennoniti sono tremendamente attraenti. Sono sparsi in piccoli gruppi qua e là. Da noi soprattutto nel sud Italia e in particolare in Sicilia. Non temono il dividersi anzi spesso è la “tentazione” che determina un costante arricchimento sempre vario e interessante nel panorama non cattolico dell’Italia. Palermo sembra essere una sorta di avanguardia in tal senso. C’è chi fa infatti dell’unità un vanto o un obiettivo da raggiungere anche in ambito ecclesiale e chi invece considera i diversi carismi come il bene più prezioso delle comunità di fede. La coerenza ai valori di Gesù è insomma l’elemento essenziale per il credente adulto. Altro che obbedienza alle gerarchie!

 

L’identità mennonita è stata sempre fortemente segnata in primis dalla nonviolenza. I mennoniti hanno sempre rifiutato infatti l’uso delle armi. In Svizzera, ad esempio, sono perciò sempre andati in prigione per obiezione di coscienza. “Fino alla metà dell’Ottocento”, dice Paul Gerber (presidente della Conferenza mennonita svizzera, che ha scontato quattro mesi di carcere a Saignelégier), “i mennoniti emigravano in America piuttosto che prestare il servizio militare”.

Altro elemento fondante della chiesa mennonita e tutt’altro che secondario è la difesa della separazione della chiesa dallo stato: in passato era inconcepibile che un mennonita assumesse una funzione nell’amministrazione pubblica o intraprendesse una carriera politica. Oggi le cose sono un po’ cambiate, ma non troppo a dir il vero. Paul Gerber, che ha studiato teologia presso il Centro di formazione mennonita di Bienenberg, a Liestal, tiene infatti a precisare che “il Regno di Dio viene comunque prima dello stato”.

 

Il terzo pilastro della fede anabattista è costituito infine dalla pratica del battesimo degli adulti. Il battesimo, per i mennoniti, è l’espressione di una intima convinzione di fede. All’età di quindici o sedici anni, i giovani scelgono se fare parte della comunità o meno e possono richiedere il battesimo. Alcuni, nell’adolescenza, si allontanano. Molti tuttavia ritornano.

I loro legami di amicizia con gli Amish non hanno giovato di certo al rinnovamento interno da cliché folcloristici e hanno pesato non poco nelle relazioni con le altri confessioni. Ci sono voluti oltre 500 anni per fare pace coi riformati o calvinisti. I segni di distensione sono iniziati solo nel 2007 con la deposizione congiunta di una lapide commemorativa nella città del riformatore zwingliano, per ricordare l’eccidio anabattista avvenuto nel XVI secolo.  Ancora oggi i mennoniti non possono essere ricondotti nel mondo pentecostale e neppure in quello valdo-metodista o protestante in genere. Sono un mondo a sé. Un mondo a parte.

 

Inutile forse precisare per i nostri lettori che il mondo Amish non è identificabile tout court col mondo quacchero che in Europa è di orientamento esclusivamente liberal. Ricevo ancora corrispondenza di persone culturalmente conservatrici che hanno un gran confusione mentale al riguardo. Ma se la ha “Voce evangelica”, ritengo che anche loro siano legittimati ad averla o no?…

 

Qualche volta i conservatori sono meno peggio dei progressisti.

 

Segnalo infine che il 27 novembre 2007 moriva a Milano, a 97 anni, il Prof. Ugo Gastaldi, un eccezionale storico che ha dedicato gran parte della propria vita allo studio dell’Anabattismo e ai vari movimenti internazionali. La sua “Storia dell’Anabattismo, dalle origini ai tempi nostri”, pubblicata dall’Editrice Claudiana in due volumi (1972-1981) di complessive 1500 pagine, rimane e rimarrà una pietra miliare per lo studio di questa espressione di fede cristiana verace. Il più bel testo storico della casa editrice di Torino, fuori dai confessionalismi e senza temere di usare parole troppo forti. 

 

Maurizio Benazzi

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