Storia di operai e ferrovie: l’evangelizzazione fra gli ultimi in Svizzera

Per chi non non aveva un lavoro in Italia la Svizzera era il rifugio, la speranza. I comunisti come Ferrero, Vendola o ancora gli ecologisti (a cui sono tanto cari i diritti degli animali ma non quelli degli omosessuali!) non dettavano  ancora la legge e spesso la violenza al popolo italiano. Nella seconda metà dell’ottocento l’evangelizzazione aveva ancora un significato fra i più poveri. Ancora non si delirava su Riforma circa l’importanza maggiore dell’otto per mille rispetto al Vangelo.
Nel 1890 furono assunti 12.000 operai italiani – in maggioranza giovani e celibi – per la costruzione della nuova linea ferroviaria verso la città di  Zwingli. Quell’armata di “proletari del Sud”, provenienti per la maggior parte da Lombardia, Romagna e Veneto, campava in baracche a Tiefenbrunnen, vicino a Zurigo. Erano sterratori, manovali, muratori; la giornata lavorativa di 11 ore (per sei giorni settimanali) era stata introdotta nel 1872. Nel 1891 essa verrà ridotta a 10 ore, per complessive 60 ore settimanali.
Il libri a me regalati sugli operai  italiani in Svizzera dall’Avvenire dei lavoratori e dal locale ristorante cooperativo testimoniano il disprezzo verso gli italiani da parte della popolazione cantone. Si riusciva a superare perfino le frasi antimmigrati diella TV Italia 1mandati in onda stasera nel c.d. TG. Il premio Nobel Josif Brodskij disse in un’intervista: “…io continuo a vagabondare sotto il dettato divino, gli esiliati veri sono i boat people, i Gastarbeiter in Germania, i messicani che attraversano la frontiera americana…”. Alla fine del secolo scorso, tra gli “esiliati veri” si sarebbero potuti contare quei “proletari del Sud”, uomini che per tutta la settimana lavoravano duro, in condizioni disagevoli, e si trasformavano di domenica in un popolo senza tetto né patria. Furono loro a formare il primo gruppo dei membri della chiesa evangelica di Zurigo! La non conoscenza della lingua non facilitava i contatti con la popolazione locale che mal giudicava l’esuberanza rumorosa di quei poveracci; i rapporti non erano migliori con gli emigrati nordici. Fu allora che un gruppo di persone della media ed alta borghesia zurighese, colpite da tanta miseria morale e materiale, decise di creare un Comitato per l’evangelizzazione tra gli operai italiani.
La allora rinomata e poco affaristicica Tavola Valdese  inviò a Zurigo l’evangelista Pugno. Uomo generoso, dal contatto facile, Pugno riuscì presto a intrecciare relazioni amichevoli con i suoi concittadini. E ben presto una cinquantina d’operai presero l’abitudine di venire di domenica mattina in una sala dell’Augustinerhof a sentire la parola di Dio e a cantare. Furono queste voci maschili a fare sentire i nostri inni in italiano nella Zurigo della fine del secolo. Nacque così la prima Comunità evangelica di lingua italiana di Zurigo. Il Comitato per l’evangelizzazione tra gli operai italiani dovette lottare per ottenere aiuti dal Kirchenpflege Grossmünster che desiderava evitare che si facesse proselitismo. La Guerra del Sonderbund, che aveva opposto i cantoni cattolici ai cantoni protestanti, aveva lasciato tracce dolorose. I lavori di costruzione della linea ferroviaria durarono due anni, poi la maggioranza degli operai italiani tornò in patria. Con loro rientrò anche il colportore Pugno. Gli altri trovarono lavoro a Zurigo, fecero giungere le loro famiglie o si sposarono sul posto. Un nucleo di dieci famiglie circa chiese al Comitato che si proseguisse per loro l’annuncio dell’evangelo. Mancando i mezzi per fare giungere dall’Italia un pastore, fu l’arrotino Pomi ad assumersi il compito della predicazione. Pomi, un credente schietto e fedele, seppe mantenere compatto quel primo gruppo di evangelici italiani. La sede delle riunioni fu spostata alla Glärnischstrasse, nei locali dell’associazione cristiana dei giovani.
Questo è in sintesi il senso dell’affermazione di ieri contro i manifestanti NO TAV e in favore degli operai (che importanza fa poi se sono di una coop del PD? ) Io non ho le loro tessere ma capisco come figlio di operaio la necessità di tornare a casa con la possibilità di avere un piatto di minestra da mangiare. Mi fanno ribrezzo i deliri saccenti del sig. Travaglio di turno e respingo nel modo più categorico qualsiasi violenza a cui siamo abituati da anni dalle frange estremiste. A Milano i No Tav impediscono, occupando le stazioni ferroviarie, ai lavoratori di rientrare a casa dopo una giornata di fatica, di sudore o di impegno intellettuale.Mi fa pena quel giovane valdese di Roma che mi invitava ad un dialogo coi manifestanti. Non immagina  probabilmente (data la mancanza di quasiasi esperienza e formazione storica) che per molti anni abbiamo tentato come Ecumenici di postare qualche articolo sulla Mailing List della Val di Susa. Eravamo considerati come indesiderati, soggetti in qualche modo protestanti che potevano impacciare i locali preti della zona.
Non ci pentiamo di aver accolto la richiesta di disiscrizione di un giovane al nostro gruppo. Non è nemmeno all’altezza della storia della sua Confessione ma più in generale dei colportori di ogni tempo.Noi compresi, che tentiamo di scavalcare i recinti con le mancate autorizzazioni, che circondano le loro zone nere. Di preti e di laici. Anche quando per la TV non era così importante quella zona del piemonte.
Francamente al buddista sessantottino e al giovanotto gay un po’ insulso preferiamo la non risposta rispetto agli insulti e mancanza di idee.
Diffonderemo l’iniziativa SI TAV, anche se sponsorizzata dall’ex maggioranza di governo.

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