20 luglio 1944

Il 20 luglio del 1944 un gruppo di oppositori, raccolto intorno al colonnello Claus Schenk Graf von Stauffenberg (1907-1944), tentò di porre fine alla dittatura nazionalsocialista collocando una bomba nel quartier generale di Hitler, la Wolfsschanze. Hitler sopravvisse all’attentato. I congiurati riuniti intorno a Stauffenberg furono giustiziati. Tra loro, anche il teologo Dietrich Bonhoeffer.

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Le famiglie del gruppo di oppositori dovettero attendere a lungo, dopo la fine della guerra, prima che gli attentatori “venissero considerati non traditori, ma giusti”. Eppure i resistenti riuniti intorno a Stauffenberg sono stati uno straordinario esempio del fatto che non tutti i tedeschi stavano a guardare passivamente o collaboravano mentre i nazionalsocialisti portavano guerra e terrore in gran parte del mondo.

Franz Josef Jung, deputato CDU/CSU al Bundestag, intervenuto durante una commemorazione, ha definito degno di nota il fatto che molti uomini e donne della resistenza abbiano orientato le proprie coraggiose azioni secondo i valori cristiani: il 20 luglio 1944 è strettamente legato con la fede cristiana e la chiesa”. Dai verbali degli interrogatori della Gestapo risulta che oltre una ventina tra gli oppositori più attivi addussero una motivazione cristiana a sostegno delle loro idee e azioni.
Proprio oggi, in un’epoca in cui tutto ciò che ha a che fare con il cristianesimo e con la chiesa viene visto con grande diffidenza, ha detto Jung, questo comportamento dovrebbe indurre alla riflessione. I valori fondanti della nostra tradizione e cultura cristiana occidentale sono la colonna portante della convivenza e costituiscono la base della Costituzione: “Ricordarlo in ogni momento e rinnovare continuamente questa consapevolezza fa parte dei doveri che i resistenti del 20 luglio 1944 ci hanno lasciato in eredità”.

In un contributo apparso nel domenicale “Bild am Sonntag” l’ex presidente federale Richard von Weizsäcker ha definito esemplare la resistenza. Stauffenberg e gli altri uomini del 20 luglio agirono al posto di coloro che avrebbero dovuti intervenire. “Si addossarono la colpa, la nostra colpa per le omissioni di cui ci eravamo resi responsabili. Agirono guidati dalla loro coscienza e dalla loro fede in Dio. Furono abbastanza coraggiosi da vivere in modo consapevole e responsabile. E seppero sacrificare la loro vita per difendere la civiltà e la moralità e per salvare la Germania”. Dopo 70 anni, ha concluso Von Weizsäcker, il loro resta ancora un esempio da seguire.

I resistenti erano guidati dalla coscienza quale “istanza interiore”. Uomini come Stauffenberg, Ludwig Beck (1880-1944), Henning von Tresckow (1901-1944) e Fabian von Schlabrendorff (1907-1980) potrebbero costituire anche oggi un esempio di accettazione del rischio e di coraggio personale, ha affermato Rink. La resistenza militare voleva “cambiare il destino”, ha detto il vescovo citando il teologo Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) e ha manifestato così la volontà incondizionata di fermare il capo del Terzo Reich e la rovina militare della Germania. Il fallimento del tirannicidio contro Hitler costituisce una tragedia per gli anni dal 1933 al 1945. Rink ha ricordato che la mentalità degli uomini del 20 luglio era caratterizzata dall’ubbidienza incondizionata e dal giuramento di fedeltà a Hitler. Da questa si liberarono grazie all’obbedienza alla propria coscienza. L’esortazione biblica a essere sottomessi alle autorità (Romani 13) ebbe grande importanza per la resistenza. Tuttavia gli ufficiali mostrarono che per un cristiano la coscienza non può essere ignorata e deve essere continuamente esaminata alla luce della Bibbia. Una coscienza vigile è sempre indispensabile in una società moderna e costituisce il fondamento di ogni azione cristiana.

(trad. it. G. M. Schmitt VE)

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