Una nostra pagina del 2008 e ancora attuale

Una nostra Pagina storica del 2008 , tradotta anche in inglese e ancora attuale più che mai. Scritta quando ero un protestante …Al primo Congresso Sufi in Italia

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I segni della speranza

Dedicato alle amiche e agli amici che mi hanno sostenuto nella libertà di coscienza

  1. Benazzi

La traduzione in inglese a fondo pagina è curata da Roberto Pavan

Milano: dal 13 al 23 ottobre 2008

La Confraternita dei sufi Jerrahi-Halveti in Italia

e l’Associazione culturale “Le Ultime carovane”

organizzano a Milano un Simposio internazionale

di Cultura e Spiritualità:

Le Grandi Religioni per la Pace

(Films, concerti, conferenze, mostra e tavole rotonde).

 

 

 

I segni della speranza: Parole, progetti e musica. Di Maurizio Benazzi, teologo indipendente

www.ecumenici.it

 

Non è semplice dare conto in 20 minuti dei segni della speranza nel dialogo cristiano – islamico e ebraico-islamico ma ci proviamo; Grazie prof. Mandel per l’invito e un caro saluto alla confraternita sufi e agli organizzatori tutti. Il rispetto e l’amore per la costruzione della pace ci stimolano a ricercare percorsi teologici, progetti concreti di impegno e iniziative di carattere anche musicale per verificare a che punto siamo esattamente nella ricerca di quella che viene ormai definita come comune Fede abramitica. La ricerca – nonostante in Italia non se ne parla nel modo più assoluto e troppo spesso i teologi stessi sono impreparati o non aggiornati sul lavoro ad esempio fatto nella non lontana Università di Monaco – rischiamo di dire cose parziali.  Molti di loro, consapevoli del clima di cautela nelle tradizioni religiose ma anche di ignoranza (madre soprattutto di pregiudizi ad ogni livello), si limitano a ripetere luoghi comuni.

Le tesi di grandi teologici, come ad es. Hans Kung, di fatto possono essere oggi considerate in gran parte superate. Penso alle risposte esposte dal cattolico Gerhard Gaede nel testo “Adorano con noi il Dio unico” pubblicato da Borla lo scorso gennaio. Un invito dunque per i cristiani cattolici ad equipaggiarsi per il cammino della ricerca. Non basta essere uomini di buona volontà.  In ogni caso non mi sostituirò agli interlocutori cattolici che seguiranno. Un saluto particolare a Don Bottoni e a tutti voi. Il Concilio Vaticano II ha del resto offerto tesi molto interessanti, nonostante nel 2006 Ratisbona abbia segnato una svolta non certo incoraggiante. Occorre cari cattolici lasciare segni di speranza alle future generazioni di ogni latitudine e longitudine geografica. I semi che si lasceranno lungo il percorso germoglieranno quando meno ce lo aspetteremo.

Un botanico statunitense Jack Harlan nel 1948 stava raccogliendo piante in Turchia. Trovò una varietà di grano che non sembrava valesse la pena di essere raccolta: “Era il grano più brutto che avessi mai visto. Rendeva poco e spesso marciva prima di essere raccolto”. Questo botanico morì nel 1982 ma i semi raccolti allora e depositati nella più importante banca dei semi dell’agricoltura mondiale nell’arcipelago delle Svalbard, nelle coste settentrionali della Norvegia, ha consentito recentemente di sconfiggere la ruggine del grano, una malattia che ha messo in ginocchio l’agricoltura statunitense del nord-ovest. Quel grano tanto brutto è servito alle generazioni di oggi per fronteggiare una crisi alimentare, attraverso la creazione di varietà di grano che avevano la stessa caratteristica di quei semi ignorati allora…

Fra islam e cristianesimo si trovano indubbiamente radici comuni profonde: essere creature di Dio e essere sottomessi a Dio, essere responsabili di fronte al tribunale divino, considerare l’essere umano come vicario e servo di Dio, la necessità della lotta per un mondo migliore, più giusto e battersi per i giovani, che possono essere conquistati solo quando l’egoismo degli esseri umani viene sopraffatto dall’amore e dallo spirito di sacrificio. Abbiamo scoperto, grazie anche ad una recente maggiore fiducia reciproca, una teologia pratica e un’ecologia (Dio come padrone della terra) grosso modo uguali nelle fondamenta e dall’altro lato tutti riconosciamo una comune necessità della conversione continua. Abbiamo constatato inoltre che islam e cristianesimo sono iniziate in un clima di persecuzione e che entrambi dobbiamo garantire che non si esaudisce la volontà di Dio se le persone devono fuggire a causa della Fede e che l’amore del prossimo, ci consente di riconoscere la dignità di tutti gli esseri umani e soprattutto il dovere dei più forti di assistere i più poveri.

Il metropolita ortodosso Georges Khodr, nel rinomato Istituto San Sergio di Parigi (il pensatore del “Christ qui dort dans les autres religions”),  non solo aveva affermato che il Corano è un legittimo testo di meditazione ma aveva auspicato per i cristiani un atteggiamento di pazienza e pace profonda, una comunione segreta con tutti gli esseri umani e una piena fiducia nella realizzazione escatologica del piano di Dio. Ricordava ai cristiani d’oriente ma è stato ospite anche al monastero di Bose che “Cristo non è un’istituzione, bensì valore, atto, trasformazione dei cuori nel senso della dolcezza, della semplicità dell’umiltà, del gihad (parola che significa sforzo, impegno attivo e non guerra come traducono abitualmente in occidente o i fondamentalisti islamici) per coloro che soffrono.

Il dialogo auspicato fin dopo la seconda guerra mondiale nel Consiglio Ecumenico delle Chiese (ove hanno piena rappresentanza protestanti, veterocattolici, ortodossi e anglicani), è di fatto iniziato dopo la c.d. guerra arabo israeliana detta dei sei giorni del 1967. Motivi politici hanno impedito precedentemente il suo sviluppo e ancora oggi si fatica per tanti ragioni a coinvolgere ad es. le donne nel processo di discussione ad alto livello. Di fatto esiste in Italia un “il confino informativo” di ebrei e islamici ad una giornata di cultura ebraica o ancora di dialogo con l’Islam. Come responsabile della newsletter Ecumenici (www.ecumenici.eu ) non ho esitato a scrivere che si tratta di un limite strutturale del dialogo stesso. Fermo restando che comunque ne diamo conto. Il pochissimo è sempre meglio del nulla e il dialogo rimane sempre “un canto d’amore piacevolmente cantato” (Ez. 32,22).

Ogni schema di sintesi è di per sé limitato ma oggettivamente l’analisi del teologo evangelico di Monaco Reinhard Leuze mi sembra interessante: in primis si riconosce il Corano come una scrittura rivelata analoga alla Bibbia, sebbene il concetto proprio di rivelazione sia differente per l’islam e il cristianesimo, e si comprende insomma l’islam come una via di salvezza ordinaria. Il profeta Muhammad si colloca – consapevolmente – nella tradizione di fede monoteista e il messaggio da lui annunziato dovrebbe essergli stato rilevato dallo stesso Dio di ebrei e cristiani; in altri termini avrebbe eseguito un incarico da parte di Dio. Vi è quindi un soggetto unitario dell’unica storia della salvezza. Il Corano figura come la più recente delle rivelazioni divine e come conclusione provvisoria della storia della rivelazione. Il perché di questa rivelazione ulteriore rispetto a Gesù Cristo potremmo individuarla oggi ad es. nelle diffuse forme di devozione popolare che appaiono come un sincretismo semipagano non più sensibile alla trascendenza e inconcepibilità di Dio. Ma soprattutto alla conversione di interi popoli pagani al monoteismo.

Faccio presente che i cristiani del resto non hanno mai adottato tutta la legge mosaica della Scrittura d’Israele e nonostante questo aspetto di non secondaria importanza continuiamo a considerare tutta la Bibbia come Sacra Scrittura e Parola di Dio in quanto interpretata come Antico Testamento. Per noi protestanti la Parola di Dio è testimonianza umana ispirata da Dio e che vive ancora grazie al soffio dello Spirito nel credente. Vi sono del resto nella Bibbia contraddizioni ed errori storici o scientifici ( pensate allo spessore delle mura di Gerico, allo spessore dell’Arca dell’Alleanza o al fatto di includere la lepre fra gli animali ruminanti), che non compromettono il carattere di Parola di Dio. E in questo senso che possiamo recepire il Corano e considerare ad esempio le sue singole affermazioni contrarie al cristianesimo non necessariamente come Parola di Dio contraddicente la fede cristiana. Chi considera la Bibbia come dettata parola per parola da Dio sono gli evangelici non protestanti ossia gli evangelicali e i pentecostali che non accettano né ora ne mai alcun colloquio, alcun dialogo con l’islam. L’islam in questo senso ha per me e per molti protestanti un posto privilegiato fra le religioni. E’ indubbio che solo una persona piena di Spirito Santo possa scorgere questo Spirito già operante nella molteplicità religiosa in cui gli uomini si indirizzano. Lo spirito è donato infatti a tutta l’umanità e il Logos va solo dove lo Pneuma è già presente (Luca 1,3). Uno zwingliano queste tesi le ha masticate fin dal XVI secolo, in varie forme e direzioni. Per questo posso chiamarvi fratelli aventi in comune una prospettiva di pienezza ecumenica ed escatologica. Dove a Dio spetta l’ultima parola in fatto di Rivelazione finale.

Rileggendo Eb 1,1-2 sostengo come fa il teologo cattolico Gaede che “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri (aggiungiamo noi: E PARLERA’ ANCORA MOLTE VOLTE

(…)

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