Bayard Rustin : un gay quacchero a fianco di Martin Luther King

Un quacchero per me imponente …se Dio accoglie la mia preghiera di essere un piccolo come lui ne sarei grato

Sono già comunista e non temo la valanga di insulti anzi….

 

Visto da un protestante, cosa che noi non siamo…. Ben inteso

 13 mar

 

Bayard Rustin (1912-1987), fratello outsider
(Martin Rothe) Quando nel 1963 Martin Luther King tenne il suo famoso discorso “I have a dream”, a Washington, dietro di lui c’era Bayard Rustin. Sebbene fosse egli stesso un brillante stratega del movimento per i diritti civili e mentore di King, rimase in disparte. Perché la sua omosessualità era considerata uno scandalo. Una statua sul National Mall Il National Mall a Washington è il luogo sacro della democrazia americana: lungo quattro chilometri, dal Campidoglio al fiume Potomac, il sontuoso viale simile a un parco è fiancheggiato da musei e monumenti dedicati ai principali fondatori e custodi della Repubblica. Nel 2011 accanto alle statue di George Washington, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln e Franklin D. Roosevelt, è comparsa per la prima volta un monumento dedicato a un afroamericano: l’attivista di colore per i diritti civili Martin Luther King jr. Il monumento a King, una scultura di grandezza superiore al naturale, è stato inaugurato il 28 agosto 2011 dal primo presidente di colore degli Stati Uniti – esattamente 48 anni dopo quella “marcia su Washington che ha rappresentato la svolta per il movimento per i diritti civili afroamericano. Accanto a Martin Luther King La marcia non fu un “one man show”: era stata organizzata da Bayard Rustin, una delle menti più originali e influenti del movimento per i diritti civili. Era stato lui per primo a costruire con successo un ponte tra gli attivisti di colore per i diritti civili, la gente di chiesa, i sindacalisti e i liberal bianchi. Si era preoccupato affinché quella che sarebbe stata sino ad allora la più grande manifestazione di massa della storia degli Stati Uniti si svolgesse in modo pacifico e dignitoso – e ottenesse così l’effetto desiderato sulla società americana. Oggi Bayard Rustin continua a essere misconosciuto. Finora né Washington né un’altra città americana gli hanno dedicato un monumento. C’è un motivo per questo: Bayard Rustind era apertamente omosessuale. Per non compromettere il movimento per i diritti civili scelse un basso profilo. Poiché gli avversari, sia bianchi, sia di colore, lo stigmatizzavano. Notizie biografiche Martin Luther King restò fedele a Rustin, poiché lo apprezzava come pioniere e come organizzatore. “Ciò che teneva strettamente uniti i due era il loro approccio popolare e la loro forte convinzione che i problemi politici e sociali devono essere risolti senza alcun ricorso alla violenza”, riferisce il teologo tedesco Heinrich Grosse, il quale nel 1967, da studente negli Stati Uniti, conobbe King e il movimento della gente di colore. Bayard Rustin fu una di quelle personalità che segnarono il giovane Martin Luther King. Si erano incontrati nel 1955, in occasione delle proteste contro la segregazione razziale negli autobus di Montgomery, in Alabama: “Soltanto allora, per mezzo di persone come Rustin, King venne a conoscenza delle tecniche di resistenza nonviolenta del Mahatma Gandhi”, afferma Grosse. Bayard Rustin aveva conosciuto la filosofia della nonviolenza già nella sua Pennsylvania. Nato cent’anni fa, Bayard nacque il 17 marzo 1912, crebbe con la nonna Julia, quacchera convinta e impegnata. Da lei imparò a battersi contro le ingiustizie, ma senza violenza. In un ambiente ampiamente diviso in base alla razza fu uno dei pochi neri a frequentare la scuola superiore, in cui divenne una stella del football. Rustin era noto perché recitava versi classici quando aiutava i giocatori avversari a rialzarsi dopo uno scontro. Già da studente iniziò la sua marcia per la pari dignità che avrebbe proseguito per tutta la vita, insistendo, quando la sua squadra giocava fuori casa, che giocatori neri e bianchi venissero alloggiati insieme e non, come usava allora, divisi per razza. Quando al cinema o al ristorante si sedeva nei posti riservati ai bianchi ed era disposto a farsi arrestare per questo. Il suo motto era: “The proof that one truly believes is in action” (“La prova che qualcuno crede davvero è in ciò che fa”. Coraggio e carisma “Bayard era un giovane di gran bell’aspetto e sapeva cantare come un usignolo”, afferma entusiasta una ex vicina nel documentario “Brother Outsider. The Life of Bayard Rustin” (“Fratello outsider. La vita di Bayard Rustin”). Durante gli studi partecipava con il suo quartetto vocale a eventi in tutto lo Stato. Più tardi incise dei dischi con le proprie canzoni. Fece capire ben presto alla nonna che si sentiva attratto dagli uomini. Lei lo rispettava. E da allora Rustin non tenne più nascosta la propria omosessualità. Dopo una breve infatuazione per i comunisti statunitensi, Rustin iniziò a impegnarsi nell’organizzazione ecumenica e pacifista “Fellowship of reconciliation” (“Associazione per la riconciliazione”). Lì ebbe come mentore il teologo politicamente impegnato A. J. Muste. “Quando lo incontrai nel 1940”, disse Rustin in seguito, “rimasi molto colpito. Muste non credeva che il lobbismo e le petizioni da soli fossero sufficienti. Bisognava agire e mettersi in gioco in prima persona”, con sit-in e altri atti di disobbedienza civile. Ben presto l’appena trentenne Rustin iniziò a viaggiare per gli Stati Uniti e addestrò gruppi locali alla resistenza nonviolenta contro la segregazione razziale. Il suo riferimento è l’azione condotta da Gandhi in India. All’entrata in guerra degli Stati Uniti alla fine del 1941, Rustin obiettò per motivi di coscienza e ciò gli costò tre anni di carcere. Questo periodo gli servì a imparare a suonare il liuto. Il suo compagno di allora, uno studente bianco, gli aveva contrabbandato lo strumento in carcere. E dopo la scarcerazione di Bayard si trasferirono insieme in un appartamento di New York. Arrestato venticinque volte Nel 1947 Rustin verificò l’applicazione di una nuova sentenza della Corte suprema statunitense che proibiva la segregazione razziale negli autobus di tutto il Paese. Nel corso di questo viaggio, il primo dei cosiddetti “Freedom Rides”, venne arrestato nel North Carolina e condannato da un giudice razzista a diverse settimane di lavori forzati. Bayard Rustin finì in carcere ben venticinque volte. Dopo ogni arresto per motivi politici, Rustin si sentiva più forte. Quando tuttavia nel 1953 a Pasadena, in California, fu arrestato per “oltraggio alla morale” dopo essere stato trovato sul sedile posteriore di un’auto abbracciato a due uomini, la sua voglia di vivere subì un duro colpo. Da allora fu pubblicamente discreditato quale “perverso”. Lasciò il suo lavoro presso il pastore Muste perché l’organizzazione non ne subisse il danno. E molti compagni di colore si allontanarono da lui. Martin Luther King, di diciassette anni più giovane, non si distanziò da Rustin Bayard: dal loro primo incontro nel contesto del boicottaggio degli autobus a Montgomery nel 1955 il pastore battista cercò spesso il suo consiglio. Insieme organizzarono una federazione e diverse campagne nonviolente. Rustin funse probabilmente anche da ghostwriter per King, che diventava sempre più l’immagine pubblica del movimento. Rottura tra King e Bayard Nel 1960 la collaborazione tra i due fu messa tuttavia a dura prova. Per far sì che il Partito democratico dell’allora candidato alla presidenza John F. Kennedy si impegnasse risolutamente per l’uguaglianza tra le razze, il deputato del Congresso Adam Clayton Powell insistette affinché l’“immorale” Bayard Rustin venisse allontanato dalla dirigenza del movimento per i diritti civili. In caso contrario avrebbe fatto girare la voce che Rustin e King avevano una relazione. Di fronte a tale minaccia, King rinunciò a Rustin, il quale si ritirò deluso. L’amicizia tra i due pionieri del movimento per i diritti civili fu da allora compromessa. Fu A. Philipp Randolph, nel 1963, a far riavvicinare King e Rustin, prima della “marcia su Washington”. Randolph, un grande vecchio del movimento sindacale afroamericano, fu una delle poche persone che tenne sempre le parti di Rustin. Il suo sostegno fu ancora una volta utile quando un politico razzista come il senatore Strom Thurmond cercò all’ultimo momento di impedire la “marcia su Washington” sventolando un incartamento dell’FBI di diecimila pagine. Tuttavia questa volta la dirigenza del movimento per i diritti civili prese le difese del proprio organizzatore. La marcia orchestrata da Rustin ebbe un successo sensazionale: “Scosse l’America. Scosse il presidente e tutta la sua amministrazione. Elevò il movimento a un nuovo livello e ci spinse verso nuove, sconosciute sponde”, ricorda la deputata afroamericana Eleanor Holmes Norton, che allora prestava aiuto come volontaria. E undici mesi dopo la marcia il successore di Kennedy Lyndon B. Johnson firmò il “Civil Rights Act”, con il quale le discriminazioni razziali ancora in vigore vennero abrogate. Compromesso necessario Per i neri ebbe inizio una nuova era. Bayard Rustin riconobbe: “Adesso passiamo da un periodo di proteste a uno di responsabilità politica”. Ciò esigeva il compromesso. Affinché il movimento per i diritti civili continuasse ad avere il sostegno dei sindacati e del Governo Johnson e per mitigare lo stato d’emergenza sociale di tanti afroamericani, Rustin reputò più saggio non opporsi alla guerra in Vietnam. Ciò gli costò la simpatia di molti compagni pacifisti, anche se con il prosieguo del conflitto corresse la sua posizione. Altrettanto aspre furono le sue discussioni con i nazionalisti di colore: mentre questi sostenevano in modo aggressivo la separazione e il “Black Power”, Rustin si batteva per l’integrazione. Negli anni Settanta e Ottanta, colui che nel frattempo era divenuto il “public intellectual” dai capelli bianchi viaggiò per il mondo impegnandosi a favore dei profughi e contro le armi atomiche e l’apartheid sudafricano. In politica interna mise però in primo piano la battaglia per la parità di diritti degli omosessuali, uomini e donne. A metà degli anni Ottanta affermò: “Il barometro in base al quale valutiamo il problema dei diritti umani non è più costituito dalla gente di colore, ma da omosessuali e lesbiche”. Allo stesso tempo esortò i “gay” ad adoperarsi in favore di altre minoranze: “Siamo tutti uno!” In qualsiasi contesto gli fosse concesso di parlare al microfono il suo messaggio di fondo era sempre: “Ogni comunità ha bisogno di un gruppo di sobillatori angelici!” Bayard Rustin, il grande “angelic troublemaker”, morì a New York il 24 agosto 1987. (da “Zeitzeichen, agosto 2012; trad. it Giacomo Mattia Schmitt) Link: Brother outsider. The life of Rustin Bayard

 

 

Commenti disabilitati su Bayard Rustin : un gay quacchero a fianco di Martin Luther King

Archiviato in Diritti civili, Personaggi, Uncategorized

I commenti sono chiusi.