Che cosa è il socialismo religioso? Prima parte

Leonhard Ragaz: Che cosa è il socialismo religioso?

Se debbo tentare di rispondere molto brevemente, più per accenni e allusioni, che sistematicamente ed esaurientemente alla domanda: che cosa è il socialismo religioso, allora sono prima necessarie due premesse:

Prima di tutto quando si parla di socialismo religioso non si può troppo considerare in nome di questa realtà come indicazione del suo essere; per quanto io sappia, esso è sorto casualmente e non bisogna attribuirgli importanza in alcun modo. Paragonandolo con esempi maggiori: esprime tanto poco il senso e la portata della realtà alla quale richiama, quando lo fanno rispettivamente i nomi “Protestantesimo” e “Cristianesimo”. I nomi provengono spesso da circostanze esterne, occasionalmente, come ho accennato da momenti puramente casuali. Perciò si può avere qualche indicazione simbolica, ma non si può pretendere di dedurre troppo da loro, in nessun caso.

La seconda premessa è ancora più importante. Di fronte a un tale fenomeno come il socialismo religioso, facciamo bene a ricordarci delle tesi di Bergson, di definirlo il vivente. In quanto il vivente come tale è in divenire continuo è pieno di sviluppo creativo. Si può definire (vale a dire comprendere e in concetti definiti), solo il perfetto, non ciò che sta sviluppandosi, ciò che sta riposando non ciò che è mosso. Quando abbiamo a che fare con qualcosa di vivente, diveniente, crescente, non possiamo formare dei concetti finiti nei quali incarcerarlo, noi possiamo, per così dire, indicare il posto in cui si sviluppa il suo essere, accennare al suo senso e contesto, possiamo innalzare la sua bandiera ed erigere il suo vessillo. E si capisce allora da se stesso che ogni simile tentativo è soggettivo, anzi in un senso ancora diverso da quanto si verifica in ogni altro tentativo di comprendere un soggetto, pensando e guardando. La cosa si presenta allora così che colui che descrive un movimento è al tempo stesso uno che lo paragona con molti altri e lo comprende proprio nel suo modo particolare.

In questo senso sono da intendere le spiegazioni  seguenti, non vogliono essere una definizione, ma una indicazione e una testimonianza.

Vorrei affrontare il tema in modo tale che per amore di semplicità e trasparenza nella rappresentazione, io prenda l’avvio da due errori che spesso, come mostra l’esperienza, sono inerenti alla realtà chiamata socialismo religioso. Si può credere che si tratti si tratti di socialismo con un po’ di colorazione religiosa, oppure di cristianesimo con un ò di colorazione sociale. Rispettivamente, allora, ci si rivolge contro il socialismo religioso dal punto di vista religioso profondo e autonomo contro qualcosa che si ritiene una pianificazione e uno sdilinquimento preciso, deciso concepito, forse, come fortemente rivoluzionario, come contro qualcosa che si ritiene un indebolimento riformista e una deviazione ideologica e confusione della lotta socialista. Allora il socialismo religioso si trova tra religione e socialismo come qualcosa di torbido, nebuloso, debole prodotto bastardo osteggiato da tutte e due le parti, disprezzato dai più tipici rappresentanti di tutte e due le potenze.

Bisogna quindi spazzar via questo doppio malinteso se vogliamo progredire la nostra causa potentemente.

2

Comincio con ciò che è la religione nel socialismo religioso. E mi si permetta allora di parlare di cristianesimo anziché di religione, oppure quando dico “religione” si comprenda semplicemente “cristianesimo”. Poiché questo tempo davanti agli occhi, solo di questo posso parlare con una certa competenza. Ma quel che dico in proposito può certamente valere –mutatis  mutandis – anche del giudaismo per esempio che si riconosce nel socialismo religioso e felicemente vi è un tale giudaismo e, per di più, nient’altro che disprezzabile, come  pure riguarda il rapporto del protestantesimo e il cattolicesimo al socialismo religioso. Quando io parlo di “cristianesimo” anche questo è ovviamente un concetto problematico, un concetto che forse comprende in maniera esigua quel proprio che noi socialisti religiosi intendiamo, ma è il concetto che più da vicino richiama il nocciolo dell’essenza del nostro problema.

In questo senso dichiaro :il socialismo religioso non deve e non vuole essere solo un socialismo con colorazione religiosa ma semplicemente l’intero cristianesimo senza alcuna diminuzione. Esso abbraccia tutta la verità, non solo una parte di essa. Non si tratta di diminuzioni o divisioni, ma della comprensione del tutto: il socialismo religioso è una comprensione di tutto il cristianesimo di cui mette in evidenza il senso sociale.

Naturalmente anche questa definizione deve essere salvaguardata da false interpretazioni. Se il socialismo religioso mette in evidenza il senso sociale del cristianesimo, questo non vuol dire per es. che esso elimini  il senso individuale del cristianesimo. Questo resta ma si unisce al senso sociale. Il rapporto reciproco dei due elementi lo si può concepire diversamente. Lo si può pensare in modo pensare in modo polare ossia che vi sia una tensione tra individuo e comunità oppure si può ordinare oppure sottomettere il momento individuale a quello sociale. Per in nostro problema è secondario se ha luogo la prima o la seconda soluzione. In tutte e due i casi si può sostenere tutta la verità sociale del cristianesimo. Carlyle, Vinet, Tolstoi, Lagarde sostengono con uguale impeto sia i diritti e i doveri  dell’individuo che i diritti e i doveri della comunità.

Il socialismo religioso è una visione sociale di tutto il cristianesimo. Non è neppure, dunque, una certa modernizzazione che porterebbe via dal cristianesimo tutto ciò che potrebbe essere d’intralcio , per es. al socialista comune di tendenze moderne. Esso, in quanto tale, non è quindi razionalismo, liberismo, o modernismo. Per dirla paradossalmente il socialismo religioso accetta non solo la fede della nascita verginale da Maria di Gesù come la presenta il Nuovo Testamento (i teologi comprendono perchè parto proprio da questo esempio!) ma anche la confessione di fede atanasiana e tutto il dogma della Chiesa.  Si voglio parlare ancora più paradossalmente: esso presuppone tutto questo , tutto questo gli appartiene.  Se non vuole perdere qualcosa del suo senso pieno, non le può mancare nessun granello del tesoro autentico e originale della verità cristiana.

Certamente mi debbo affrettare a dire che esso rinuncerebbe anche a se stesso se volesse, per esempio comprendere il credo in senso dogmatico- intellettuale e renderlo suo centro d’interesse. Esso non può essere ortodosso se con questa parola si intende se la forma intellettuale del dogma oppure,  in generale, la comprensione intellettuale a una qualsiasi verità di fede sia essa desunta immediatamente dalla Bibbia, sia essa espressa dommaticamente,  fosse l’essenziale o la condizio sine qua non di tutto il resto. Esso verrebbe eliminato se la concezione verginale di Cristo o tutto il resto del credo atanasiano, in quanto formula, dovesse divenire il distintivo del discepolo di Cristo. Perchè verrebbe cosi eliminato il nocciolo e lo splendore del socialismo religioso: la comunità la cui ultima parola è l’amore per cui resta l’ultimo e il massimo distintivo del discepolo di Cristo. Ogni accentuazione unilaterale della formula allontanerebbe da esso  e porterebbe, in qualche modo, ad un individualismo religioso di falso genere.

Comunque sia – ritorno subito all’argomento – il socialismo religioso deve in ogni caso abbracciare tutto il cristianesimo. Esso si mantiene assolutamente fedele alle verità antiche, fondamentali del cristianesimo, le spiega solo diversamente, le comprende in maniera diversa da come per lo più le si è comprese finora. Da questo punto di vista esso non è assolutamente niente di nuovo, ma solo una spiegazione dell’antico e dell’antichissimo; sì come tutti questi movimenti  sentirà il bisogno e pretenderà di rifarsi proprio all’antico e all’antichissimo e concepirlo in maniera nuova. Il cristianesimo ha annunciato unilateralmente, per lunghi periodi, la verità individuale. Ha fortemente spinto verso il centro il suo annuncio fra Dio e il singolo, dal Dio al singolo e dal singolo a Dio. L’assioma di Agostino “Dio e l’anima, l’anima e il suo Dio” è stato addirittura superato dai riformatori e più ancora dai suoi successori. Il cristianesimo ha annunciato e rappresentato  profondamente, riccamente, e potentemente la redenzione e la salvezza individuale – la vittoria sul mondo, carne, morte diavolo ad opera della potenza di Dio e la sua Grazia apparsa in Cristo, la vita e la beatitudine che ne derivano  – ma quasi sempre con un forte accento sul singolo e uno molto più debole della comunità.  Detto più precisamente: la redenzione sociale, la redenzione del mondo, da peccato,  necessità e morte, il superamento della guerra, del mammone (denaro), della povertà, della malattia, dell’egoismo dell’ingiustizia, la promessa di un nuovo cielo e nuova terra, tutta una metà, forse la più grande dell’annuncio è stata ridotta, mutata, scolorita, è stata di gran lunga insufficientemente espressa nel suo impeto e nella sua pienezza, nella sua attualità, nella sua forza giudicatrice e beatificante.

Questo è ciò che il socialismo religioso deve mutare. E’ un correttivo contro una unilateralità vecchia e potente e perciò esso stesso deve essere unilateralmente. Deve espressamente porre l’accento in maniera diversa. Ma ancora una volta: esso non può tagliare e sfigurare l’annuncio. Esso studierà il senso sociale del vecchio annuncio senza diluirlo o accorciarlo. Sì, esso troverà il sociale nella sua forza nella sua profondità più intensa  del religioso. Parlerà di Dio in modo tale che sarà chiaro che Dio è anche il legame più stretto dell’uomo con l’uomo, l’obbligo più forte della società. Se esso concepisce Dio non come idea. Ma come il Dio vivente, forte personale, allora questi è il Dio che può e vuole giudicare e redimere la realtà del mondo, il Dio che non sopporta idoli si chiamino essi mammone o Marte, Baal o Cesare, il Dio per il quale l’anima è incomprensibilmente  più importante di oro o macchina. Esso a Natale non parlerà di un amore vago, o di una “scolorita pace sulla terra”, ma cercherà di comprendere tutte le profondità del messaggio natalizio che consiste nell’incarnazione di Dio, e poi di dimostrare come questa incarnazione deve portare in Cristo questa mondanizzazione, ad un mondo di Dio e dell’uomo. Il Venerdì Santo non “svuoterà” la croce ma la annuncerà in tutta la sua “stoltezza”, ma la spiegherà  come l’amore di Dio, che discende nella colpa della società, che scopre tutta la solidarietà della colpa sociale e, allo stesso tempo, la forza di questa grazia che annulla e annienta anche questa colpa. Proclamerà l’annuncio pasquale in tutta la sua magnificenza, ma non parlerà soltanto di una resurrezione che salva il singolo dalla tomba per un lontano al di là, ma di quella resurrezione che salva il singolo dalla tomba per un lontano al di là, ma di quella risurrezione che assoggetta nel mondo la potenza della morte ed eleva la potenza di Dio. A pentecoste renderà testimonianza dello Spirito Santo che procedendo da un Dio Santo e forte e dal Verbo incarnato è la forza del rinnovamento e della rivoluzione del mondo. Proclamerà l’annuncio della comunità come di una società che non si esaurisce in un culto con alcuni aderenti, ma è portatrice della causa di Dio nel mondo e per il mondo, in tutta la verità cristiana, tutta, renderà così vivo il potente senso sociale, senza toccare il senso individuale, anzi proprio così adempiendo lo; esso , se posso ora esprimermi così, farà erompere dalle stesse profondità della religione, l’onda del socialismo religioso.

Se dunque, il socialismo religioso è semplicemente una nuova comprensione di tutta la verità cristiana, si pone la domanda se questa nuova comprensione non richiede anche una nuova concezione di ciò  che viene comunemente detto essenza del cristianesimo, diciamo giungere semplicemente il sociale all’individuale, oppure è necessaria una nuova, radicale comprensione affinché esso acquisti la sua autonomia?

Io credo  che la seconda soluzione sia la migliore. Il movimento del socialismo religioso dovrà necessariamente operare  uno spostamento di comprensione di tutto il cristianesimo. Voglio subito toccare il punto in cui , a mio giudizio, ci si imbatterà. La comprensione del cristianesimo contro la quale si leva il socialismo religioso è statica. Proviene da quel pensiero secondo il quale il mondo è finito, secondo il quale le concezioni del mondo esistenti sono contemporaneamente ordine divino, certamente solo temporanee, tuttavia tali che per questo mondo non vi è speranza di un mutamento sostanziale. Per un’espressione forte: Dio è un Dio che riposa e il mondo è un mondo che riposa. Va da sé che la salvezza è una salvezza essenzialmente per il singolo e l’apertura verso l’al di là rafforza ancora questo individualismo. Si capisce da questa rappresentazione che su tutto questo quadro grava l’ombra paralizzante del pessimismo. Contrariamente, il socialismo religioso sostiene un modo di pensare dinamico. Esso crede al dio vivente che non solo ha creato, ma crea tendendo al futuro, che non conosce un mondo stabile, finito, ma vuol mutare, rinnovare il mondo al Dio che continuamente opera, che è l’eterna rivoluzione del mondo. Esso crede al “regno di Dio” che è espressione del Dio vivente nel mondo. La parola del regno diviene necessariamente la grande parola del socialismo religioso. Questo regno avanza vivacemente. Abbatte i regni del mondo; come ha abbattuto Ninive e Babilonia, così abbatterà Roma , come ha abbattuto Moloch e Baal abbatterà anche il capitalismo e il militarismo. E se necessario, può, alla stessa maniera, abbattere anche il tempio, religione, cristianesimi che diventano loro benedizioni e protezioni. Il Regno di Dio abbatterà  tutti gli altri regni e realizzando se stesso, realizzerà anche l’uomo. Come questo regno è passato da Mosé a Geremia, così da Cristo si estenderà nel mondo finché il mondo non gli appartenga. La parola dello Spirito Santo, la preghiera delle preghiere divenuta per Christoph Blumhardt, il più grande rappresentante del socialismo religioso, il terzo motto dopo quello del Dio vivente e del regno di Dio. Come con tutto ciò viene superato un certo individualismo , così viene anche superato quel pessimismo che escludeva ogni vittoria decisiva del regno sulla terra. Il socialismo religioso, fortemente antinomista, come esso è secondo la sua natura, non considera meno del cristianesimo agostiniano la potenza del male, ma crede molto di più che la potenza di Dio può vincere questa potenza del male, crede alla forza della resurrezione di Cristo nel mondo, in mezzo al mondo, crede alle vittorie di Dio operate insieme ad uomini e comunità di uomini che hanno veramente fiducia in lui. Perciò la sua ultima parola è la speranza – la speranza per il regno sulla terra; perciò il suo atteggiamento è rivolto in avanti , in attesa della venuta del regno sulla terra; perciò il suo atteggiamento è rivolto in avanti, in attesa della venuta del regno di dio e del suo Cristo ed è , in questo senso, orientato verso l’ultimo: escatologicamente . Ma il Dio vivente non può , tuttavia, stare solo alla fine della storia, egli che era e viene , e anche – è ora e qui il vivente che crea il suo regno.

Io credo che il socialismo religioso, non appena comprende se stesso rettamente, deve avviarsi sempre sulla strada di una tale comprensione del “messaggio”. Questo lo mostra chiaramente anche tutta la storia fino a questo punto. Gli sarà certamente proprio un atteggiamento rivoluzionario nel senso più profondo e da questo fuoco si dipartirà tutta l’irrigidita lava della verità cristiana in fiume vivente.

Certamente non se ne può sviluppare una nuova dommatica religioso-sociale. Piuttosto bisogna dire ora ancora una parola sul metodo del suo pensiero. Sarà possibilissimo che a volte prorompe la corrente infuocata del socialismo religioso senza che riesca ad esplicarsi tutta la verità alla quale esso appartiene fondamentalmente. Per ritornare ancora una volta al rapporto con gli altri partiti religiosi, esso può prorompere tanto dal liberismo quanto dall’ortodossia e precisamente così che tutte e due restino inizialmente immutati. Ma esso significherà certamente un cambiamento fondamentale del metodo. Poiché l’accento sarà ora posto in maniera diversa. Ho già accennato che porre l’accento su forme intellettuali, siano esse liberali od ortodosse, significherebbe mutare il centro del socialismo religioso : la comunità e l’amore. Non cambio punto di vista se ora dico: il centro del socialismo religioso è l’attenzione prestata all’agire del Dio vivente e la fede nel suo regno. Sottolineare formule, significa un ripiegamento nel modo di pensare statico. Formulato diversamente: il dogmatico subentrerebbe al posto del profetico (in senso lato) che appartiene al socialismo religioso e la filosofia al posto dello Spirito Santo. Perciò sarà cura del socialismo religioso non fissarsi su una controversia riguardante la Bibbia, il miracolo, la divinità di Cristo, ma indicare semplicemente il vivente , il suo regno e il suo Spirito. Chi lo lascia regnare, viene introdotto in ogni verità. Non già che il socialismo religioso riterrebbe superfluo il lottare per quei problemi – questo è un grave malinteso che non ha alcun fondamento nella realtà – esso vuole solo che questa lotta non abbia luogo in uno spazio privo d’aria, ma vuole che avvenga nel mezzo della lotta con quella realtà nella quale il regno irrompe combattendo e il Dio vero si annunzia. Così esso supera liberalismo e ortodossia senza opporre loro una nuova dogmatica. Conserva una grandiosa libertà di movimento nell’unione con il Dio vivente, senza doverla mercanteggiare con una diminuzione della profondità e serietà religiosa. Per dirla in breve, il suo metodo è: “cercate prima il regno e la sua giustizia , e tutto il resto vi sarà dato” – anche tutta la necessaria comprensione della Bibbia, di Cristo, degli uomini, delle opere di Dio. E credo che questo metodo ha dato buona prova!

Segue

Commenti disabilitati su Che cosa è il socialismo religioso? Prima parte

Archiviato in Sabato alla Ragaz

I commenti sono chiusi.