Paul Tillich: il socialismo come questione ecclesiale

Il socialismo come questione ecclesiale

Di Paul Tillich (prima parte di due)

 

Finora era l’interrogativo dommatico a muovere la chiesa, d’ora in poi sarà quello etico. Le chiese evangeliche non vi sono ancora preparate; né i problemi teoretici, né quelli pratici sono risolti.

Non presumiamo di voler dare delle soluzioni definitive; rivolgiamo al pubblico le seguenti tesi solo per favorire la discussione necessaria. Esse non trattano tutto il complesso del problema “cristianesimo e socialismo”, ma fondano solo l’esigenza di una positiva presa di posizione della chiesa e dei suoi rappresentanti nei confronti del Socialismo.

Il problema si articola secondo tre punti di considerazione:

  • Il rapporto del cristianesimo con gli ordinamenti sociali in genere e con quello socialista in particolare.
  • La posizione del socialismo e dei partiti socialisti verso il cristianesimo e la chiesa
  • I compiti del cristianesimo nei confronti del socialismo e dei suoi partiti

 

  • Il rapporto del cristianesimo con gli ordinamenti sociali in genere e con quello socialista in particolare
  1. Dall’incondizionatezza del principio religioso segue che esso è indipendente da ogni determinata forma culturale e dalle sue caratteristiche spirituali, sociali ed economiche. Bisogna quindi respingere tutti i tentativi di porre il cristianesimo in se stesso allo stesso livello di un determinato ordine sociale e di privarlo del suo carattere, per principio sovraculturale.
  2. D’altro canto, il principio religioso diviene concreto solo nel suo esprimersi in determinate forme della vita culturale. In simil modo sono, quindi, da respingere tutti i tentativi che, misconoscendo questa universalità, vogliono limitare il cristianesimo ad un campo particolare, per es. , della conoscenza (ortodossia) oppure della vita personale (mistica, quietismo).
  3. Non bisogna ora misconoscere che il cristianesimo in questo movimento dall’incondizionato al condizionato diviene una unità inscindibile, quand’anche ogni volta mutevole, con le forme autonome della vita culturale. Così esso è divenuto una unità sia con le forme principali della coscienza filosofica mondiale, dell’esperienza estetica mondiale, dall’ideale etico della personalità, sia con le grandi forme dell’ordine sociale ed economico. Si sono succedute l’una dietro l’altra in stretta connessione sociologica: la chiesa antica con l’economia tardo romana basata sulla schiavitù, la chiesa medioevale con l’economia basata sulla natura, la costituzione feudale e la servitù, il calvinismo con il capitalismo coloniale e la democrazia, la chiesa luterana con l’economia agraria e lo stato autoritario, assolutista – patriarcale, la chiesa moderna con l’altro capitalismo, nazionalismo e stato militare.
  4. In tutti i tempi e in tutte le sue caratterizzazioni il cristianesimo ha considerato l’etica dell’amore di Gesù come norma fondamentale per la vita comunitaria. Rapportato ad essa il cristianesimo ha maggiore affinità per determinante forme dell’ordine sociale che per altre. L’etica dell’amore porta in ogni forma di società ed economia un fermento di critica che è tanto più eccitante quanto più esse si basano sulla violenza, oppressione, sfruttamento. Perciò il cristianesimo poté trovare una maggiore affinità e quindi unirsi maggiormente con la struttura sociale medioevale che con quella tardo romana; perciò , nel momento attuale, secondo la nostra convinzione, deve ora passare all’opposizione contro l’orientamento sociale capitalista e militarista nel quale ci troviamo e le cui conseguenze ultime si sono rivelate apertamente nella guerra mondiale.
  5. L’etica dell’amore cristiano accusa un ordinamento sociale che è edificato coscientemente e fondamentalmente sull’egoismo economico e politico ed esige un nuovo ordinamento nel quale la coscienza della comunità sia il fondamento dell’edificio sociale (Idea del socialismo).
  6. Essa accusa, perciò, il fondamentale  egoismo dell’economia privata e del profitto che, per sua natura, è una lotta di tutti contro tutti ed esige un’economia della solidarietà e della gioia non del guadagno, ma nell’opera stessa.
  7. Essa accusa il fondamentale egoismo di una divisione della società secondo classi, tramite la quale la lotta di classe viene necessariamente perpetuata; accusa il privilegio della formazione basato sul denaro e sull’eredità. Privilegio che ha creato il contrasto moralmente demolitore tra i “colti” ed “incolti”; essa esige una società in cui le posizioni sociali non divengano classi e esige le stesse possibilità di istruzione ai dotati di ogni stato sociale.
  8. Essa accusa il fondamentale egoismo della politica di potenza nazionale e la giustificazione della menzogna e dell’oppressione con l’idea nazionale ed esige la sottomissione di tutti gli stati ad un ordinamento di diritto sovrastatale.
  9. Il socialismo può richiamarsi all’etica dell’amore cristiano non solo nell’accusa contro l’ordinamento sociale capitalista, ma anche nella sua difesa contro gli attacchi sia del capitalismo che della chiesa.
  10. Viene rimproverato al socialismo di paralizzare la produzione con l’eliminazione dell’egoismo quale impulso economico; esso può rispondere nel senso dell’etica cristiana, che non è l’uomo che esiste per la produzione , ma la produzione per l’uomo e che lo scopo morale dell’economia non è la produzione di beni di lusso nel maggior numero possibile per i singoli, ma dei beni necesari alla vita di tutti.
  11. Viene rimproverato al socialismo di essere contrario all’ordine naturale e divino, volendo eliminare le differenze degli uomini e dei popoli. A ciò esso può rispondere che una forma sociale basata sulla comunione e sull’amore non ha niente a che fare con l’ideale egualitario, ma deve riconoscere un ordine di grado secondo le capacità ed accettare il singolo nella sua peculiarità.
  12. Al socialismo viene attribuito un idealismo fanatico che trascinerebbe la realtà della vita, in modo particolare del peccato. Il socialismo scientifico e pratico può giustamente respingere da sé il rimprovero di fanatismo: lo scientifico poiché esso non vuole affatto promuovere, bensì costatare le necessità di sviluppo, il pratico perché, nella sua rigida disciplina ha sufficientemente dimostrato di conoscere la natura umana. Ma finché il socialismo sostiene un ideale etico secondo il quale può essere causa di rinuncia all’ideale stesso, si trova nella stessa condizione di ogni idealismo etico. Anche ogni lavoro della Chiesa vive di questo idealismo.
  13. Viene rimproverato al socialismo che esso con il suo ideale intramondano si oppone alla trascendenza del cristianesimo. Ma proprio come è essenziale all’etica dell’amore voler modellare anche l’al di qua a partire da se stessa, così il socialismo può riconoscere un modo di vedere che pone tutto il condizionato, temporale, sotto il punto di vista dell’incondizionato, eterno.
  14. Infine viene rimproverato al socialismo di voler mutare l’uomo con il mutamento delle sitazioni. Mentre dovrebbe essere percorsa la via inversa. Esso può obiettare che è dovere dell’amopre elimiare gli ostacoli esterni, segnatamente la schiavitù del lavoro che rende ottusi, che rende difficili, anzi psicologicamente quasi impossibile, ad innumerevoli persone di tutti i ceti, l’aprirsi alla vita spirituale in genere e quindi anche alla religione.
  15. Se il punto di vista dell’amore cristiano non dice niente contro, ma tutto a favore del socialismo, allora anche la considerazione storicofilosofica porta alla conclusione che cristianesimo e socialismo sono detinati all’unione. Sempre, nella storia, ad una unità economica era legata una unità spirituale, ma il punto d’unità dello spirito è la religione. Ma dove l’unità economica si sciolse, lì anche la vita spirituale diovenne piena di contraddizioni e la religione perse la sua forza unificatrice. Noi ci troviamo in un tale periodo di disfacimento. Inizia una nuova era dell’umanità; il socialismo formerà il suo fondamento economico e sociale. Il cristianesimo, invece, si trova di fronte al compito di apportare a questo sviluppo le sue forze morali e religiose e di spianare così una nuova grande sintesi di religione e cultura sociale.

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