Gonnella, presidente di Antigone: “Sulla tortura è Alfano il capo del governo”

 

Gonnella, presidente di Antigone: “Sulla tortura è Alfano il capo del governo”
La sede della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Foto di CherryX)

Ha vinto Alfano. Il 19 luglio il Senato ha rinviato la discussione del disegno di legge per l’introduzione del reato di tortura a data da destinarsi. Evidentemente nel giro di una notte il Ministro dell’Interno è riuscito a convincere il Presidente del Consiglio Matteo Renzi a non tenere fede all’impegno assunto nell’aprile dello scorso anno, quando disse che chi governa un paese doveva rispondere alla condanna di Strasburgo per le torture nella scuola Diaz approvando una legge che le punisse quelle torture.

Ora il rischio tangibile è che per l’ennesima volta, come nei 28 anni passati, l’Italia resti senza una legge che consenta di perseguire chi si macchia di questo crimine contro l’umanità.

Ancora una volta i cittadini vittime di tortura nel nostro paese saranno costretti a rimanere senza giustizia in Italia e a rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per vedersela riconoscere. Cosa accaduta nel caso Diaz e che accadrà già nei prossimi mesi per le torture al carcere di Asti e per quelle alla caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova.

“L’esito della seduta del 19 luglio è vergognoso – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. “Per questo ci appelliamo al presidente del Consiglio Renzi e al Ministro della Giustizia Orlando affinché si assumano in prima persona l’impegno di far approvare questa legge”.

“Dopo il tweet dell’aprile 2015 Renzi non si è mai pronunciato apertamente sul percorso parlamentare del ddl. Dato che lo ha fatto ieri così nettamente un esponente del suo governo – sottolinea Gonnella – è bene che lo faccia anche il Presidente del Consiglio, per dimostrare che quella di Alfano non è la posizione dell’attuale esecutivo”.  “Ad ogni modo – conclude il presidente di Antigone – chiediamo che si vada in aula e si voti, così che ognuno si possa assumere le responsabilità politiche e morali delle proprie posizioni, risparmiandoci questa insopportabile melina”.

Sui social network Antigone lanciò l’hashtag #SubitoLaLegge per spingere il Parlamento all’approvazione. Ora viene cambiato in #SenzaGiustizia per denunciare quanto sta avvenendo.

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