I termini teologici del socialismo religioso

BREVE PRESENTAZIONE DEI PRINCIPALI TERMINI TEOLOGICI

 

Se alla domanda: che cosa è il socialismo religioso, si è potuto rispondere convenientemente solo tramite la sua storia, la sua teologia – o meglio le sue teologie – non deve essere trascurata. Questo aspetto acquista anzi un significato particolare. Quando un partito ecclesiastico non si lascia identificare primariamente con la usa teologia, allora si pone in modo più drastico la domanda del ruolo che in esso spetta alla teologia.

Ma non si può più parlare convenientemente “della” teologia dei socialisti religiosi. Si dovrà piuttosto presentare una serie di termini teologici principali che si differenziano essenzialmente da un autore all’altro.

Li schizzeremo brevemente , in ordine , senza aver però la pretesa di presentare esaurientemente la teologia dei singoli autori.

HERMANN KUTTER: IL DIO VIVENTE

Hermann Kutter sottolinea nuovamente, con enfasi, l’importanza centrale e unica del Dio vivente. Egli giunge fino al punto di respingere ogni comprensione concettuale. Non si può incontrare il Dio vivente per via di concetti. Per Kutter questo significa cavillare in vuoti raggiri intellettuali. Poiché non c’è verità affianco a ciò che realmente accade. Perciò la realtà non può essere compresa da un pensiero distaccato per principio dalle cose. Ma allora come ci si può +avvicinare adeguatamente al Dio vivente? Kutter risponde: nel vivere ed esperimentare. Poiché “quel che è sempre e solo vero, quel che solo deve valere, è la stessa vita”. La vita è vita. Essa non riceve il suo significato da pensieri e concetti, ma porta in se stessa il senso della sua verità.

La vita si esplicita anche da se stessa, non ha bisogno di spiegazione. L’uomo solo può percepire, godere ed amare. Tutto quello che si pone davanti all’uomo come grandezza irrazionale e tutto ciò che in lui ama, questa è la vita. “E’ questo che è : l’immediato, la comunione degli uomini con Dio, amore in ogni strato del creato”.

Il Dio vivente esperimentato, dunque, senza meditazioni di alcun genere, come esperienza contingente; egli non è rapportato alla coscienza, ma compreso tramite l’atto immediato dell’essere. Poiché l’essenza delle cose sta nella loro vita, non nel loro concetto.

GEORGE WUENSCH: LA NCESSITA’ CHE MUTA L’INDIGENZA

Anche per Wuensch è proprio di Dio incontrare l’uomo nella contingenza. Anche egli non conosce un agire di Dio staccato dalla storia profana. E la realtà non si realizza tranquillamente ed egualmente in tutti i tempi, ma è movimentata. La realtà si  mostra in ogni momento diversa, con nuove richieste e nuovi compiti.

Diversamente da Kutter, però, Wuensch esperimenta la contingenza della realtà più attraverso la sofferenza che l’amore. Nella sofferenza egli sente la voce della storia che si rende percepibile nel rispettivo presente e che egli comprende contemporaneamente come voce di Dio e vocazione per un compito oggettivo. Wuensch cerca, dunque, di precisare la contingenza della realtà tramite “ciò che la rispettiva indigenza impone come tensione e contrasto. Tramite il comandamento dell’indigenza storica, profonda, Dio ci mette in rapporto con “ciò” che deve esser fatto”.

La volontà di Dio si mostra nello scorrere necessario della storia. Questo richiede obbedienza. Ne è metro d’indigenza che richiede mutazione. E anzi la riospettiva indigenza più grave. “Così la presenza deve essere scoperta con sforzi e ricerche diviene rivelazione di ciò che Dio vuole si debba fare”.

PAUL TILLICH: IL KAIROS

Per Paul Tillich la questione dell’assoluto diviene rilevante dove vi è decisione. L’assoluto  però, non diviene visibile in ogni decisione arbitraria, ma solo quando la decisione è concreta e giunge nella profondità dell’incondizionato. Perciò ne segue: non si può fa tutto in ogni tempo. Ma ogni tempo ha il proprio compito specifico in cui si si articola il suo senso specifico. Tillich descrive questo stato di cose come il carattere di Kairos del tempo.

Per lui il kairos è tempo adempiuto, vale a dire momento concreto, storico in cui si realizza la pienezza dei tempi in senso profetico. In esso avviene l’irrompere dell’eterno nel tempo. Il kairos, dunque, in qualche maniera è l’intervallo mutevole di tempo, ma il tempo in cui si compie la pienezza di significato in quanto tale. Considerare un tempo come kairos significa considerarlo nel senso di una decisione inevitabile, di una imprescindibile responsabilità.

Vi è una pienezza del tempo, poiché il momento storico è capace nella sua provvisorietà di cogliere il definitivo. Così vi sono momenti nel tempo “Quando la storia è divenuta matura per l’evento che non proviene da essa, che neppure viene gettato in essa come un corpo estraneo, ma che erompe in essa e può essere colto”. Il kairos è dunque quel momento che è pieno di contenuto e pretesa incondizionata. E’ il momento in cui si toccano il presente e il futuro, la santità data e richiesta. Così che dalla sua tensione concreta promana la nuova creazione. Nel kairos si realizza il contenuto santo nella debita forma.

L’agire secondo il kairos è incondizionatamente legato al destino e perciò incondizionatamente libero. E’ agire in direzione dell’utopia in ogni momento, nella sua lontananza dall’eternità. Agire secondo il kairos richiede perciò la strutturazione di forme finite come indirizzo verso l’incondizionato. L’agire deve indirizzare, ma non fissare. Così non può essere introdotto nel tempo come, per esempio la costruzione di una società che rappresenta fine e scopo. L’eterno è irruzione verso la quale si può indicare , ma non è qualcosa fissabile oggettivamente. Il richiamo all’incondizionato nella formazione dell’esistenza e della società avviene nell’atteggiamento del realismo credente; né realismo incredulo, né idealismo utopico vi sono capaci.

Il realismo credente considera la realtà sotto il segno dell’incondizionato. Solo così essa acquista il suo vero significato, sia tramite il rapporto all’assoluto, sia tramite la sua messa in questione come non eterna. Ne segue un incondizionato prender sul serio della situazione concreta. E solo quando la realtà viene considerata sotto la pretesa e la critica dell’assoluto, diviene possibile superare la decisione puramente soggettiva, irresponsabile. Solo la conoscenza e l’agire a partire dal kairos non si basano su un tempo arbitrario e causale, ma sul senso qualificante del tempo stesso.

LEONHARD RAGAZ: IL REGNO DI DIO

Si legga il sito Quaccheri alla pagina La fede dei socialisti religiosi o ancora sul sito Ecumenici alla pagina del teologo svizzero

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