Ancora dal quacchero, socialista religioso, Emil fuchs: “Da Friedrich Schleiermacher a Karl Marx” – “Quel che avete fatto ad uno dei più piccoli fra i miei fratelli … quel che non avete fatto…”

 

Ultima parte

 

3.

 

Tuttavia, a questo punto, venne la potente scrollata. Guerra e rivoluzione parlavano di altre realtà – questo aprì gli occhi per ciò che già da tempo aveva sottratto il significato decisivo a tutto questo sforzo – anche se esso restò in un significato relativo.

C’era stato Ludwig Feuerbach con i suoi pensieri che l’uomo si crea un suo Dio come l’immagine ideale dei suoi fini e desideri più elevati. All’interno del mondo spirituale di Schleiermacher ciò lo si poteva ammettere fino a un certo punto: l’uomo, l’umanità si crea la sua immagine, il suo concetto di Dio sempre nuovamente in condizioni temporali. Ma essi creano questa immagine di Dio (la “visione” della prima edizione dei Discorsi) mossi dall’incontro con il divino che avviene prima di ogni formazione di pensiero e fantasia. E il fatto che quest’incontro con la divinità è una verità, è sicuro perché ogni conoscenza umana potrebbe essere solamente relativa se non portasse in sé, in qualche parte, come fondamento e potese mostrare questo incontro con la totalità, l’universo.

Ma a questo punto venne Karl Marx e diede la spinta decisiva. Tutto questo mondo della scienza e della conoscenza, della filosofia e degli ideali, della fede religiosa e della determinazione etica è certamente un mondo unitario, con scopi unitari. Ma il fondamento unitario non è l’universo, bensì l’ambito formato dalla società nella quale viviamo, divenutoci naturale. Un mondo come quello medioevale che viene sostituito da una organizzazione feudale che rappresenta una scala discendente dalla divinità fino alle più basse forme della vita terrena, percepirà la religione come suo fondamento e riporterà ogni organizzazione e tecnica alla religione, mentre riterrà eresia ed empia rivoluzione ogni tentativo di riconoscere l’organizzativo, il tecnico nella sua propria autonomia. Un mondo che viene sostituito dalla tecnica e quindi dalle conoscenze basate sulla legge della casualità, concepirà questo nesso causale come l’essenza di tutte le cose e riporterà ad esso ogni scienza, organizzazione e pietà. Il materialismo è l’ideologia della società fondata sulla tecnica.

Dunque: tutta questa vita spirituale, nella cui profondità Schleiermacher indicò la verità della religione, è una sovrastruttura su una determinata forma di società. I gruppi sociali che non sono stati ancora vitalmente afferrati dalla durezza e violenza ferrea della loro formazione tecnico-organizzativa, si costruiscono una ideologia. Questi valori e conoscenze di genere spirituale sono realtà per essi, così pure la religione in tutto questo contesto di “vita” spirituale. Per colore, invece, la cui vita è determinata e dominata immediatamente dalla tecnica e dall’organizzazione del lavoro, questi valori e queste verità non esistono e non possono essere loro provati. Mancano tutte le presupposizioni che sono presenti solo in connessione con quella vita spirituale, e quella vita spirituale è l’ideologia necessaria di coloro che si trovano in una sicurezza e agiatezza economica e sociale. Essi conferiscono verità e consistenza in se stessa a questa sicurezza e agiatezza con una tale visione del mondo e verità generale che li pone, anche spiritualmente , al di sopra di quegli orrori che essi lasciano agli altri.

Dal punto di vista spirituale, ciò viene confermato dalla potente opera di Vaihinger La filosofia del “come-se”; anche in essa viene provato che tutto il nostro edificio di conoscenze, chiuso, non è una certezza, ma una interpretazione del mondo. Dappertutto l’uomo considera il mondo  “come –se” esso fosse come egli può comprenderlo, elabora questa convinzione e, consciamente o inconsciamente , corregge i suoi errori affinché il conto sia più o meno esatto senza che in queste “conoscenze” gli si possa rivelare in qualche modo il mistero dell’esistenza.

Guerra e rivoluzione fornirono un  terribile insegnamento pratico della dottrina di Karl Marx. Era grottesco con quanta leggerezza il mondo istruito “liberale”, allo scoppio della guerra, si buttò su tutte le ideologie che erano ora necessarie per la conservazione di ciò che esso considerava l’esistenza propria e del popolo. Era impressionante con quanta facilità si accettò l’ideologia democratica per necessità di vita, dopo la rivoluzione invece per le stesse necessità vitali si divenne “reazionari” e si pervenne fino alla rielaborazione di una forma autoritaria della pietà. Proprio il comportamento delle Chiese che provocarono a tutto il popolo, quanto poco di “incondizionato” esse avevano da annunciare, era ed è uno dei più grandi insegnamenti pratici di Karl Marx . Certamente non poteva essere dimostrata in modo più chiaro la dipendenza anche della religione dai condizionamenti economici e sociali e questo insegnamento pratico continua giulivamente e inconsciamente nel comportamento dei nostri circoli ecclesiastici dominanti.

A colui che vede veramente dovrebbe essere ora chiaro quanto assurdo è il metodo che con Schleiermacher spiega al “pensante” che la religione è necessaria all’interno del mondo della formazione culturale oppure con Ritsch attira, organizza, educa il “semplice” al riconoscimento dell’autorità dell’edificio storico della Chiesa. Davanti alle porte stanno coloro per i quali tutti e due i metodi significavano esser prigioniero di una grande bugia, dell’ideologia di un tempo passato, o del tempo della schiavitù che tiene prigionieri gli uomini sotto l’autorità, oppure della comoda borghesia che aveva edificato la sua comoda esistenza sociale e spirituale sulla indigenza dimenticata delle masse.

Nessuno dei due ha in sé la possibilità di convincere uomini che si sono veramente sottratti spiritualmente al tempo antico.

4.

Chi ha conosciuto ciò, saprà che egli non ha per se stesso la certezza della sua fede – e meno ancora l’ha per altri finché egli necessita ancora, in qualche modo, di questa esistenza protetta. Il segno più sicuro di miscredenza, che noi nascondiamo solo mediante questo racchiuderci nel mondo di queste sirezze, è che noi abbiamo paura di abbandonare questa esistenza protetta spiritualmente e socialmente, che odiamo chiunque voglia strapparci da questa esistenza protetta. Mi sembra, inoltre, che in ciò vi è una prova che la guida di  Schleiermacher non è stata completamente falsa. Essa mi diede il coraggio e la forza di uscire da questo circolo sicuro. Egli mi aveva istruito in maniera tale che io non mi feci alcuna voluta illusione quando subentrò la verità per la quale si chiudevano tanti del nostro tempo, della nostra generazione di teologi.

Improvvisamente sapevo che l’ultima certezza della fede si trovava solo nel compito che è connesso con il risveglio del mondo in cui viviamo.

Giunsi a Karl Marx. Ma l’occhio istruito da Schleiermacher vide che anche Karl Marx, in un punto, riconosceva quel che per Schleiermacher era l’universo e l’incontro con esso. E’ il passo che Karl Marx accuratamente si nasconde con la parola razionalista “Sviluppo”. Questo è il punto in cui anch’egli, nel suo mondo delle lotte di classi e catastrofi e bisogni naturali, che si oppongono a vicenda, ha sentore di qualcosa, come un senso e una connessione. Questo è il punto in cui appare la domanda: Perché, Karl Marx , l’umanità ebbe bisogno fin dall’inizio di dare in qualche modo , un senso alle sue lotte con una ideologia religiosa? Era solo perché essa vuole e deve sbagliarsi sull’assurdità del tutto? Perché le risplende dal tutto un senso e una necessità ? E allora si poteva rispondere all’altra domanda : l’umanità vivrà nel futuro senza una ideologia religiosa oppure sarà costretta dalle realtà della sua vita a crearsene nuovamente una?

Fin qui il discepolo di Schleiermacher si confronta con Karl Marx. La soluzione delle domande non può e non deve essere cercata presso Schleiermacher, Ritschl o un altro pensatore e teologo. Essa può essere solo cercata e trovata nella realtà delle masse e nella loro stessa sorte. Perciò essa può essere solo cercata e trovata da colui che si pone al centro di questa sorte, esistenza e lotta delle masse.

Essa già stata trovata quando fui costretto a rischiare tutte le sicurezze spirituali e sociali, a prender su di me tutta la forza per l’esistenza, lotta che doveva necessariamente iniziare per il parroco che diveniva socialdemocratico. Nella stessa costrizione c’era la certezza: “Tu sei stato troppo per me  e hai vinto; ma io sono perciò deriso ogni giorno… Ma vi era nel mio cuore come un fuoco ardente chiuso nelle mia ossa che io non potevo contenere e non potevo sopportare “ (Ger 20,7/9).

E’ un grido che ci costringe ad edificare il regno di Dio e a riconoscerlo come metro per misurare lo stato del nostro mondo. Ed è un grido che attraversa la storia dell’umanità indipendentemente da chiesa e “religione”. Oggi a partire da Karl Marx esso ha acceso tra le masse la rivoluzione per la quale esse debbono e vogliono edificare non solo la comodità della loro esistenza, ma anche il nuovo mondo della giustizia, della libertà e della fraternità.

Questo era il grido che risuonava quando Gesù viveva tra gli uomini: “Ma io vi dico”. Similmente oggi dall’afflizione, miseria indigenza di milioni di persone, dalla contesa, odio e lotta di questo mondo e dell’infinita nostalgia che pervade tutto ciò, risuona un nuovo potente; “Ma io vi dico…”!

Colui per il quale ciò è solo ripetizione patetica di pensieri socialisti non sa di che cosa si tratta. Si tratta del fatto che all’uomo preso nella realtà piena di incredibile orrore, si mostra uno sfondo pieno di doveri, spinte e impulsi. Esso lo trascina nel compito che va al di là di se stesso, valorizza la sua persona solo come servizio al tutto. Gli fa apparire uno scopo pieno di santità al quale egli deve obbedire e immolare i sacrifici più duri. Fa del popolo calpestato e disprezzato una unità. Supera rabbia e amarezza delle masse in progetto e chiarezza. Da singoli uomini che combattono contro la miseria personale, forma un grande corteo, il “corteo di milioni di persone” che “esce senza fine dal letargo”.

Noi veniamo trasportati da una realtà che non è solo teoria, che non è solo scienza e conoscenza e viene da esse riconosciuta, ma da un vero movimento, vera forza, vera esigenza, vera offerta di sacrifici e vero divenire nelle anime e nelle masse – verso ciò che Gesù chiamava il Regno di Dio.

Questi milioni di persone di persone non lo sanno. Essi l’hanno.Essi non possono chiamarlo Dio, poiché chiesa e il mondo borghese chiamano Dio e le loro leggi e i loro valori più eccelsi. Non posso chiamarlo regno di Dio, poiché ad esso è capitato lo stesso. Venne relegato nel cielo ciò de cui essere non si cercava e non si voleva saper niente sulla terra.

Ed ora improvvisamente noi ci troviamo in mezzo ad esso e lo vediamo la sua potenza immensa e dobbiamo e possiamo dargli un nome e sappiamo , all’improvviso, con tutta chiarezza dove ciò che abbiamo portato in noi per tutta la vita e cercavamo di comprendere con tutte le autoillusioni di una aristocrazia superata dalla dura realtà.

Certo, ora lo possiamo riconoscere anche nuovamente con Schleiermacher e con Karl Marx e con Karl Marx interpretato dalla conoscenza di Schleiermacher nella sua necessità scientifica. Ma ciò è secondario. E’ decisivo , invece, che noi sappiamo che nell’umanità e nella sua lotta vi è un comando e questo grido ci ha raggiunti ed ora noi siamo uniti in obbedienza verso il grido e in grande corteo a lottare per la realizzazione di ciò di cui siamo stati incaricati.

“Essere responsabili” nella nostra vita personale e lasciarsi trasportare dalla responsabilità per gli altri, l’umanità, questa è la grande, chiara, immediata rivelazione della divinità che avviene sempre nuovamente. Essa è così infinitamente grande ed incredibile che l’uomo più forte può consumarvi le sue energie e il pensatore più acuto venir meno di fronte ai suoi misteri, questa realtà che noi siamo chiamati a condividere la stessa responsabilità con tutta l’umanità, responsabilità che nessuno che vi è chiamato, può allontanare da sé. Averla qui in realtà e lasciarsi portare alla decisione , dà senso alla vita dell’uomo e solo allora si può pensare, scrivere, discutere, filosofare del senso della vita dell’uomo.

Chiesa, religione, cultura sono assurde in un mondo che vive comodamente sulla miseria delle moltitudini. Essi non sentono il grido e non lo portano in se stesse.

Ma dove il grido è stato ascoltato e ci si trova nel “dovere” che va verso il futuro, lì c’è certezza e tranquillità e diviene certezza e tranquillità, qui si edifica il nuovo mondo della devozione – e questo è quello antichissimo del detto:

“Quel che avete fatto ad uno dei più piccoli fra i miei fratelli …

quel che non avete fatto…”

 

 

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