Il teologo luterano polacco, socialista religioso: Paul Piechowski

Paul Piechowski, il teologo luterano socialista-religioso

Biografia

Piechowski è nato il 30 giugno 1892  a Turoscheln , Prussia orientale (Turośl moderna, Polonia), ha nel 1911 iniziato a studiare teologia luterana e Filosofia presso l’ Università di Königsberg . 1914 primo esame teologico; 1916 licenziato. Nel ottobre 1916 ha lavorato come pastore a Königsberg e 1917-1919 come Cappellano militare. Nel 1919 entra a far parte del “movimento religioso-socialista” e ha iniziato a lavorare come pastore in Berlin-Neukölln fino al 1928, 1923 dottorato presso la Facoltà filosofica di Francoforte sul Meno; 1927 fondazione dell’associazione dei teologi socialisti di Germania, dal 1928 fino al 1934 in Berlin-Britz . Nel 1924 è diventato il Presidente dell’Unione dei teologi socialisti. Piechowski ha iniziato a studiare a Berlino medicina nel 1932/33, è stato licenziato dalla sua posizione di Pastore nel 1934 e ha lavorato come medico di fabbrica presso l’AEG. Dopo la seconda guerra mondiale, ha praticato a Babelsberg e divenne direttore medico presso l’Amministrazione centrale tedesca della zona di occupazione sovietica . Dal 1946-1953 Piechowski era un membro del ramo medico del l’amministrazione comunale di Berlino . 1953 prassi a Moabit. Fino al 1961 ha praticato come medico a Berlino-Moabit .

Piechowski era un membro del Partito socialdemocratico tedesco e morì nel 1961 a Bad Godesberg

Fede proletaria: risultati e prospettive

(prima parte)

I.

Come considerazione conclusiva vogliamo porre una considerazione molteplice: Dapprima qualcosa che non segue dalla nostra esposizione, ma che merita di essere sempre nuovamente mostrato co ogni energia. Si tratta dell’assoluta indifferenza che il proletario mostra nei confronti di tutte le realtà ecclesiastico-religiose. Essa è documentata non solo dal 90% dei compagni di fabbrica e del 100% dei compagni del parlamento che, ignorando il nostro questionario, sono passati all’ordine del giorno, ma anche diversamente la si può constatare in ogni momento nella vita di partito e di sindacato. Manca, allo stesso tempo, la comprensione e la possibilità interna per tutte le relative spiegazioni. Infatti il religioso-ecclesiastico non interessa. Gli è inerente l’”odio” che si ha verso l’irrealtà , un vagare intorno nel nebuloso, un bearsi di grandi parole che trascurano le necessità di questa terra. Sociologicamente si può fondare più da vicino un tale atteggiamento dei compagni. In questo contesto, però, è secondario. Qui si tratta piuttosto di comunicare che l’indifferenza religiosa nel proletariato ha raggiunto una misura tale di cui la persona che sta all’esterno non può rendersi conto. E’ vero che, nei due anni dopo la rivoluzione , nelle serate a pagamento ( riunione dei membri) dei partiti di sinistra e dei sindacati vennero tenute , stranamente spesso, conferenze e discorsi sul tema religione (cristianesimo) e socialismo. Ma il presupposto sotto cui ebbero luogo queste spiegazioni era per lo più che i dirigenti – senza cattiva volontà, piuttosto in modo ingenuo – volevano servirsi della religione come mezzo per il fine, come mezzo ausiliario per la propaganda di idee socialiste specialmente nel campo borghese, giacché il socialismo stava stabilmente come la grandezza sovrastante cui tutto il resto doveva assoggettarsi. Corrispondentemente anche quelle numerose conferenze passarono quasi senza effetto. In verità non si notò un approfondimento del movimento socialista tramite lo spirito cristiano-religioso. Quelle spiegazioni ebbero, forse, il solo risultato di scuotere la coscienza proletaria anche in questa direzione: la nostra religione è il socialismo.

La prima osservazione che presentiamo dunque è che, visto dal proletariato, il religioso –ecclesiastico è sempre più cosa di una piccolissima parte dei compagni e, per quanto noi possimao vedere, resterà ancora tale per lungo tempo. La constatazione significa l’attenuazione dell’affermazione ripetuta così solennemente , che la questione religiosa è semplicemente la domanda vitale per ogni uomo, la vera e decisiva di tutta l’esistenza. Questo può essere vero per l’appassionato di religione che vede tutte le cose intorno a sé alla luce della religione. Ma significherebbe cozzare contro la realtà, se si volesse sostenere la validità di quella affermazione anche per la massa del proletariato. Il contrario di questa affermazione corrisponde a verità. Di 100 compagni, nel caso migliore reagiscono 10 a domande religiose e di questi 10 quasi tutti negano il diritto di esistenza della chiesa attuale, e 6/7 il valore della religione cristiana in genere. Questa è la realtà di fronte alla quale ci troviamo.

2.

La seconda osservazione che noi sottolineamo è che lì dove si fa notare una vita interna, spirituale – e così quanto detto qui nel libro cade sotto il punto di vista della nostra considerazione – lì si mostra chiaramente la totale frammentarietà del punto di vista proletario. Pazzo e confuso, variopinto e arruffato, uno spettacolo di decomposizione  e dissoluzione, un quadro di consolante desolazione, una ricerca e un palpare spirituale insicuro, ma anche un quadro pieno di tendenze all’apertura e un campo solcato da passioni e pieno di sordi impulsi vitali, sotto il quale vi è fermento e gorgoglio esplosivo, sussulto e strepito, così ci si presenta l’ani9ima proletaria, dal lato religioso. Nel corso della nostra esposizione abbiamo spesso sottolineato la frammentarietà del punto di vista proletario. Le più diverse opinioni e tendenze si scontrano qui vicendevolmente. Da nessuna parte ci si mostrano linee unitarie.

Volontà di critica e scetticismo si introducono in ampia corrente nel pensiero proletario e pongono sempre nuovamente la domanda della verità. La prevalenza razionalista è inconfondibile. Ma non sempre mancano romanticismo e fanatismo per natura. Tuttavia dappertutto si spalancano contraddizioni. L’esaltazione, per esempio, della natura come espressione di forza divino-creatrice ci viene incontro nel freddo fuoco dell’ateismo, per il quale non vi è più addirittura un divino. Ma a volte, si possono leggere tutti e due sullo stesso , unico foglio. Similmente, da una parte si mostra nel proletariato la volontà conscia di entrare nella cultura borghese per assimilare ed usare i suoi mezzi di formazione e dall’altra parte, nuovamente come in una sconsolata disperazione, la coscienza dell’impotenza, della debolezza, la consapevolezza che non si è all’altezza dell’”altro” ( con la sua cultura borghese) e che perciò deve chiudersi in se stesso ed edificarsi per se stesso un nuovo mondo sulla strada della dittatura. Risuonano voci di rabbia. Il sentimento della delusione di fronte all’indegnità della religione e della chiesa, di fronte al loro influsso che frena il movimento operaio trabocca in odio feroce che sempre nuovamente ci arde contro nel questionario. Inoltre rumoreggia nell’anima proletaria una specie di energia religiosa contenuta e il sentimento di una missione si fa strada in essa. Ma dal mare dei suoni si rendono discretamente percepibili espressioni : l’odio contro la chiesa, il relativo riconoscimento del cristianesimo e il grido fremente: la nostra religione è il socialismo.

3.

Questa è dunque, la terza osservazione che noi facciamo: il rifiuto dell’eccesiasticismo tradizionale. Lo stato di fatto da noi inizialmente espresso con maggiore accuratezza che, secondo nostre precise statistiche, circa i tre quarti di tutti i compagni organizzati ha rotto il filo esterno che li teneva uniti alla chiesa, conferisce a questo rifiuto una serie validità. E l’umanità con la quale esso avviene è ciò che conferisce un gusto amaro al rifiuto di ogni esistenza ecclesiastica. E’ una realtà spaventosa che anche i pochi compagni che appartengono alla Chiesa, salvo eccezioni irrilevanti, si pronunciano con eguale drasticità e radicalità di rifiuto sulla chiesa, come i dissidenti. Si pone perciò con tutta serietà la questione se è ancora possibile una società ecclesiastica, in presenza di tendenze così opposte quali sono quelle causate dalla lotta politico-economica tra gli imprenditori orientati capitalisticamente e il mondo operaio orientato socialisticamente (comunisticamente). Forse lo spasmodico discorso di una comunità popolare ecclesiale ci illude su una realtà rotta in se stessa. Poiché le riunioni ecclesiastiche son diventate completamente vuote e senza significato pratico per il proletario. Anche un proletario inglese afferma:

“Nella chiesa il proletario sta affianco all’imprenditore e il parroco predica: Amatevi l’un l’altro. Ma il lunedì mattino l’imprenditore sta a fianco al fianco all’operaio con il suo nodoso bastone e lo minaccia : “Se non lavori quanto più duramente puoi, guai a te”. A chi debbo ora credere , alla parola del parroco che sta al servizio della società capitalistica, oppure alla dura , spietata esperienza della mia vita? Posso discutere le parole, ma non ciò che sperimento. La religione può tuttavia , avere un valore. Non lo so. Ma ci può convincere solo se essa significa qualcosa di pratico nella nostra vita”.

Da questo punto di vista le difficoltà che si frappongono sulla strada di ogni annuncio ecclesiastico sono insuperabili. La chiesa e il proletario si separano completamente l’uno dall’altro, verticalmente e orizzontalmente. Non bisogna negare che la parte della chiesa sono stati fatti alcuni sforzi per il superamento di questo problema. Ma per colui il quale si trova in mezzo al proletariato questi sforzi della chiesa, tutte le diverse tendenze sociali, le scuole sociali, i convegni sociali e qualsiasi nome abbiano questi tentativi, appaiono completamente senza senso e miserabilmente falliti come tentativi di equilibrare quelle tensioni, dapprima perché essi vengono condotti nel loro spirito che si propone a priori lo scopo di portare il socialismo, in quanto eresia, ad absurdum, e poi soprattutto perché (almeno finora) coloro che sono interessati, i dirigenti e la massa del proletariato socialista (comunista), non sono mai stati fatti partecipare, né ascoltando, né organizzando, a queste trattative. Il proletariato, trascurando i tentativi della chiesa, di giungere ad un accordo con lui, passa all’ordine del giorno perché non crede né alla serietà effettiva né allo scopo pratico di tali sforzi.

Porta ugualmente fuori strada, fidarsi come spesso succede, degli impulsi religiosi congeniti al proletariato più o meno nel senso in cui si dice: anche il socialista vive del cristianesimo: Anche il proletario si piega rispettosamente davanti alla figura del Salvatore. Perciò la predicazione di Gesù raggiungerà anche lui. No, non lo raggiungerà e la ricettività dell’operaio per la personalità di Cristo, vista chiaramente, potrebbe esse causa di poca gioia per il punto di vista cristiano. Noi aggiungiamo in riferimento a quanto detto nella parte II, capitolo IV: niente unisce così strettamente il proletario con la chiesa quanto la sua posizione nei confronti dell’uomo Gesù, e niente lo separa tanto dalla chiesa quanto la sua posizione nei confronti di Cristo, Figlio di Dio. Egli ama  l’uomo Gesù, respinge Cristo, Figlio di Dio. Egli non gli è necessario per la salvezza nel senso della chiesa. Non vuol sapere nulla della valorizzazione culturale-religiosa. In questo modo salta l’Assolutezza del cristianesimo per la coscienza proletaria. Per il resto, gli impulsi religiosi immanenti del proletariato, di cui bisogna ancora parlare in seguito, stanno scavandosi, in una misura decisiva, un altro letto per divenire fluide e attive in una direzione che non ha più niente a che fare con la chiesa cristiana.

(segue)

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...