Paul Piechowski – Fede proletaria: prospettive (ultima parte)

II
Prospettive? – Bisognerebbe essere profeti per vedere la presenza del futuro nella realtà presente. Noi possiamo solamente dire che questa realtà da parte della organizzazione ecclesiastico-religiosa sta sotto il segno della lotta e delle tensioni. Perciò il quadro di confusione nel quale si rispecchia la situazione presente. Ma ogni lotta chiama la pace e ogni tensione tende alla soluzione. Dobbiamo rinunciare a indicare soluzioni che sono in ogni modo giuste e parlare di una pace che verrà in ogni modo. Noi ci accontentiamo di guardare solamente il presente agli occhi e ci consoliamo con la coscienza che colui il quale ha capito il suo tempo può andare tranquillamente incontro al futuro. Perciò vogliamo concludere le nostre considerazioni, tentando di addentrarci nella lotta spirituale dei nostri giorni e di chiarire a noi stessi, dal punto di vista della religione come in un compendio, le diverse tensioni di cui è piena la vita del proletariato e la vita della chiesa.
1. Le tensioni all’interno del proletariato
All’interno del proletariato una parte decisiva dei compagni è dominata dal libero pensiero. Chi conosce la storia e lo stato attuale del movimento dei liberi pensatori, saprà che anche all’interno di questo movimento lo sviluppo non è stato univoco e rettilineo, che piuttosto resta sempre ancora la tensione tra la parte, piccola per numero, di liberi pensatori religiosi che accettano la religione in un modo libero e agli altri compagni che negano semplicemente tutto il religioso. Anche all’interno del proletariato organizzato, per quanto appartiene al libero pensiero, come abbiamo già accennato precedentemente , si può constatare il fatto che alcuni compagni che si definiscono liberi pensatori proletari, nel senso della nostra esposizione sono piuttosto da annoverare tra i compagni che noi chiamiamo socialisti religiosi. Questo gruppo si trova in forte tensione con i socialisti cristiani, con i compagni , dunque, per i quali il socialismo non è simbolo religioso, non è niente che si possa rapportare, senza mediazione, a senso fondamentale di tutte le cose in un rapporto di necessità. In fondo si tratta in questa tensione della lotta spirituale tra due potenze della storia che, come nient’altro, han mosso e muoveranno l’umanità nelle sue profondità ed altezze: cristianesimo e socialismo. Dobbiamo osservare quanto segue: ogni religione nel suo insegnamento , nelle sue formulazioni si pone assolutamente, vale a dire è missionaria ed è necessariamente intollerante. E’ naturale che quelle due potenze che riempiono la storia e il tempo, il cristianesimo e il socialismo possono percorrere insieme un buon tratto di strada, che nei loro scopi etici (“non uccidere”, santità della vita, pensiero della fraternità ecc) mostrano straordinari punti di contatto, che molto è passato, rispettivamente passerà dal mondo del cristianesimo nel mondo del socialismo che deve essere ancora completato dogmaticamente , come una volta anche il cristianesimo primitivo ha assunto e tramandato materiale di formazione contemporanea, alcuni pensieri e rappresentazioni della filosofia greca oppure di altra origine (culto di Mitra). Ma tutte e due le grandezze, cristianesimo e socialismo, vengono ora concepite religiosamente. Esse tendono agli uomini e alle masse e devono , in fondo, essere nemici, dato che ogni grandezza vuole occupare l’anima per sé sola. Dovrà sopravvivere fra le due una lotta per la vita o per la morte, proprio come il cristianesimo primitivo dovette combattere questa battaglia decisiva, nonostante le sue straordinarie affinità con l’etica della filosofia greca. L’anima dell’uomo non può essere riempita completamente, nelle profondità in cui si trova il santo, da tutte e due, dagli ideali del socialismo che si comprende come religione. Qui vi è solo una unità e uno o-o. In questo contesto, in una sfera , dunque, del religioso-sentimentale, è in parte vero che il cristiano molto difficilmente può aderire veramente al movimento socialista, che lì deve sentire solamente tollerato, che li può ottenere solo con estrema difficoltà un diritto di acclimatazione. D’altro canto, troviamo qui la spiegazione alle dichiarazioni di alcuni compagni che non appena essi vennero in contatto con il socialismo, il cristianesimo finì per loro. Nessun uomo, difatti, può appartenere a due religioni dato che ognuna di esse pretende tutto l’uomo per sé. Capiterà necessariamente che quando la seconda religione è divenuta santa per l’uomo, egli sarà infedele alla prima e si libererà di essa. “Nessuno può servire a due padroni. O odierà l’uno e servirà l’altro. Oppure aderirà all’uno e disprezzerà l’altro.”
La confusione della situazione attuale viene condizionata dal fatto che questa liberazione dal campo cristiano si è già verificata da lungo tempo presso moltissimi compagni, ma questo mutamento dello stato della loro coscienza, del fondamento della loro fede non è divenuto chiaro per loro nel senso che ora accettino anche le conseguenze esterne e completino l’uscita dal tempio della vecchia religione (il cristianesimo). Si può comprendere dialetticamente questo perseverare nelle vecchie forme come la contraddizione di vivere il nuovo, come una tensione che deve esserci in favore di una conoscenza superiore (sintesi). Tuttavia bisogna anche dire che ogni principio dialettico viene meno di fronte al sorgere di una religione, nei confronti degli effetti di impulsi religiosi. Questi sono sempre e completamente imprevedibili. Essi, se bisogna parlare di un rapporto logico, non si lasciano catalogare né nel rapporto di causa ed effetto (causalità), né di quello degli opposti che porta ad una unità superiore (Dialettica). Essi si lasciano piuttosto comprendere come il senso progrediente dell’immediato ed eterno in una catena di forme susseguentesi, il cui destino è di sottomettersi allo spirito della finitezza in esse dimorante, risolversi in se stesse nella lotta e nel dolore ed essere ingoiate da nuove forme di vita. Visto così il rapporto tra cristianesimo e socialismo, resta solo: la lotta per la vita o la morte. Da qui si diffonde una nuova luce sull’inimicizia della chiesa contro la socialdemocrazia. E’ come un istinto sicuro di colui che sente che di là spira alito di morte per il suo essere più intimo. Non nel senso che la socialdemocrazia “aizza” le masse e le conduce al “materialismo”, ma nel senso molto più ampio che essa deve semplicemente annientare le chiese , poiché pone un nuovo assoluto al posto del vecchio o piuttosto comprende l’assoluto in una nuova forma di vita, perché essa in questo modo annuncia un nuovo vangelo al posto del vecchio, il vangelo della liberazione con le forze che il socialismo risveglia nell’umanità.
I socialisti religiosi sono essenzialmente impegnati in questo fluttuare e lottare. Essi verranno considerati all’interno dei partiti e dei sindacati di poco valore, come mezzi socialisti o cattivi cristiani. Questa valutazione è per noi di nessuna importanza, fin quando si accompagna alla nota specie di libero pensiero che è contraria a tutto il religioso. Ma noi riteniamo di essere autorizzati, in base all’esposizione fin qui fatta, a ritenere che quel disprezzo dei socialisti cristiani sia, molte volte, causato dall’intolleranza che è congenita ad ogni nuova, forte esperienza religiosa, che effettivamente i compagni per i quali il socialismo è divenuto l’esperienza religiosa decisiva non possono fare a meno di considerare tutti gli altri compagni, soprattutto i socialisti cristiani, come lottatori per la vita non ancora completamente svegli, come compagni che non hanno ancora compreso il senso vero del movimento socialista. Naturalmente, anche dall’altra parte, nelle file dei socialisti religiosi, non mancano simili scoppi di intolleranza. In modo dispregiativo si parla qui della “religione sostitutiva del socialismo”: “Ah, questa è una miserevole, secolarizzata religione della felicità dove Dio è diventato la sana ragione dell’uomo, che s’incarica freddamente della formazione del mondo senza demoniaco, senza estasi, senza slancio delle anime, calcolando solo l’utilità. Bisogna opporre una difesa energica a queste pretese di voler mutare il mondo in un regno di giustizia e ragione, per così dire, con mano piatta. Tali religioni illudenti ed idolatriche debbono essere smascherate. Bisogna sempre nuovamente presentare loro il socialismo nella sua profanità, senza alcuna apparenza di santità in tutta la sua peccaminosità, affinché sian resi impossibili tali tentativi di idealizzazione religiosa”. Ancora non si è imparato ad accettare il fatto che per molti compagni vi è stata effettivamente una rottura definitiva, che partì dal proletariato sono andate definitivamente perdute per la religione cristiana e che gli impulsi religiosi sono presenti ed integrati in quell’abbozzo di opera nuova e nel movimento socialista son divenuti una fiamma santa che risplende a innumerevoli proletari come la luce della loro vita, tanto che al confronto tutti i fuochi degli altri si sono spenti nella loro coscienza. Ma anche all’interno dei socialisti cristiani si notano tensioni di ogni genere. Esse hanno il loro fondamento nella rispettiva formulazione religiosa. Quest’ultima oscilla tra forme radicali e liberali fino alle formulazioni di una moderna teologia ortodossa, di cui però non si può dire con sufficiente chiarezza come essa insegni completamente nel vuoto rivolgendosi alla capacità di comprensione del moderno proletariato della grande città, liberatosi da tutti i vecchi legami, come inoltre causi la più forte reazione nel proletariato a causa della sua combriccola con la teologia dominante la vita ecclesiastica delle classi possidenti. Perciò i socialisti cristiani che si trovano sotto il segno di questa teologia non hanno alcuna forza di incidenza nella massa proletaria, ma operano solo nelle regioni –limite in cui si confondono gli elementi proletari e borghesi. La forza d’influsso del socialismo cristiano cresce nella misura in cui esso si libera dalle formulazioni della teologia ecclesiastica e dagli appesantimenti causati dalla chiesa, si orienta verso la realtà della vita e valorizza il socialismo come adempimento parziale del cristianesimo, come pietra di costruzione per il regno della nuova società. Di ciò, tuttavia, non vuol sapere niente lo strato di coloro per i quali il socialismo in quanto tale è finito oppure è divenuto fortemente problematico e che perciò anche al di là della linea di confine che tirano le parole socialismo e proletariato, quindi nel vasto campo della borghesia raccolgono tutti gli impauriti, vedono in tutti gli impauriti la schiera di combattenti per il regno di Dio. Ora è al di sopra di ogni dubbio che membri dello JUNGDO possono essere mossi, nella corrente degli avvenimenti contemporanei, da potenti forze religiose. (L’abbiamo potuto occasionalmente constatare in maniera chiara nella celebrazione della festa ecclesiastica di Pasqua). Ugualmente è al di sopra di ogni dubbio che membri dell’associazione dei combattenti del fronte rosso (lo sentimmo molto interessante in occasione di un funerale per un giovane comunista entusiasta caduto nelle lotte sulle strade) possono appartenere a coloro che sono più profondamente scossi, in cui rivivono potenti energie, indirizzate escatologicamente. Ma sarà molto difficile trovare qui una linea comune di esperienza interna e ancora più difficile trovare qui una linea comune di esperienza interna e ancora più difficile trovare qui una linea di collegamento con l’esperienza generale cristiano-religiosa che, in ogni caso, non ha niente a che fare con spirito di vendetta e spirito di violenza. In questo gruppo di socialisti cristiani vi è quindi bisogno di una riflessione e limitazione progressivo-religiosa. Anche la domanda sulla chiesa non è chiarita, bensì discussa tra i socialisti cristiani. Tuttavia si fa sempre più strada la convinzione, dato che cristianesimo e chiesa si trovano in una necessaria connessione, che bisogna impegnarsi attivamente per la formazione della vita ecclesiale, che il proletario deve esser condotto a prender coscienza del suo compito ecclesiale, che bisogna accettare la tensione tra profondità religiosa e necessità di agitazione e prender parte alle votazioni ecclesiastiche, che bisogna far valere, per questa strada, la propria nuova esperienza anche nelle associazioni e sinodi ecclesiali. Tuttavia vi è, inoltre, un gruppo di coloro che senza attenersi alle formulazioni della tradizione cristiana, si trovano come nella piena corrente del tempo e da un atteggiamento generale fondamentalmente religioso cercano di comprendere ed ordinare il tutto con una responsabilità profondamente sentita. Per questi socialisti orientati più intellettualmente la domanda sulla chiesa non è più scottante. La chiesa è divenuta per essi assolutamente irreale. Tuttavia non si può , d’altro canto, dimenticare che anche queste persone, anche se seguono in forma radicale una “religione senza Dio e senza l’al di là”, hanno desunto le più tenaci radici della loro forza dal fondo di vita protestante, che essi non possono essere in nessun modo considerati come portatori della religione proletaria, come noi li abbiamo definiti.

2. La situazione della chiesa
Non diverso è il quadro all’interno della chiesa. Anche qui vi è lotta e tensione, suscitate dal proletariato che bussa alle porte della chiesa desiderando entrare od uscire.
Il movimento di uscita che viene essenzialmente combattuto dal popolo lavoratore scuote potentemente le fondamenta della chiesa. Negli anni 1919/1924 uscirono 1.111.359 evangelisti dalla chiesa. Se si sottraggono coloro che son ritornati, resta sempre una perdita di 1.020.505 membri per lo spazio di soli sei anni. Di fronte a queste cifre il risultato inizialmente comunicato delle nostre precise ricerche sull’appartenenza alla chiesa non dovrebbe più meravigliare. Ha proprio ancora senso e fine parlare con tanta enfasi di una chiesa popolare in questa situazione e nella evidente, perdurante disgregazione? Dall’altro lato, queste cifre rafforzano le nostre riflessioni. Dato che la dimensione religiosa è una funzione della nostra coscienza umana, non può venir meno naturalmente non ha più niente a che fare con la chiesa, anzi appartiene, forse, a una associazione ateista! Così le energie religiose divenute libere vanno avanti e proliferano nel popolo. Lì dove esse si incontrano con la nostalgia del socialismo, è pronto il terreno sul quale irrompe la religione del socialismo.
Ma intanto il socialismo cristiano deve adempiere ancora una missione per la chiesa. In questo contesto ci sembra essenziale indicare ancora una volta che numerosi proletari sperano in un fondamentale rinnovamento cristiano-socialista. Nel momento in cui vien meno questa speranza ed escono dalla chiesa vengono perduti per il cristianesimo – bisogna sempre tener presente questa possibilità. Qui si presenta un compito serio e grande alla cristianità. Potrà essa essere recepita ancora una volta come chiesa popolare e come forza della vita pubblica, come la coscienza sociale del nostro tempo? Sarà accettata con comprensione la mano che i proletari cristiani tendono alla chiesa?
Vedrà e comprenderà la chiesa i segni dei tempi? Non le sarà, forse fatale che essa è, come sembra, irrimediabilmente inserita e legata con tutta la sua struttura a potenze che sono divenute nemici mortali del proletariato? Non appare, perciò, segnata la sorte della chiesa popolare evangelica? Il futuro della chiesa si presenta a tinte fosche . Il suono delle sue campagne si dissipa nella tempesta che rumoreggia intorno ai suoi campanili.
Nuove tensioni si mostrano lì dove i socialisti cristiani sono entrati nelle associazioni e sinodi ecclesiastici e sono divenuti portatori della vita comunitaria ecclesiastica. Proprio qui nel tentativo di lavoro all’interno della chiesa si fanno sentire più volentieri i contrasti tra i socialisti cristiani e gruppi cristiano – borghesi. Così il lavoro all’interno della chiesa viene necessariamente ridotto a una lotta per il potere ecclesiastico. Se la base ecclesiale su cui si trovano i socialisti non si estende precedentemente , l’elemento proletario resta sempre insignificante nella comunità. Frattanto i vecchi detentori del potere ecclesiastico impediscono continuamente ai socialisti l’accesso alla chiesa. Poiché essi, come stanno ora le cose, controllano dappertutto la maggioranza, la minoranza viene continuamente battuta dalla maggioranza nelle votazione. E’ chiaro che ciò , a lungo andare, verrà sentito come sopruso e che una tale esperienza riduce ancora la già scarsa volontà di lavorare nella chiesa dei socialisti. In realtà il persistere in una opposizione forzatamente infruttuosa, la sconfitta elettorale in tutte le proposte decisive (per esempio nelle elezioni dei parroci) ad opera della maggioranza ecclesiastico-borghese, il dover partecipare a rappresentazioni ufficiali, ecclesiastiche che non suscitano alcun eco interno e significano la negazione di una migliore comprensione, l’essere spinti, costretti in forme ecclesiastiche (liturgia e costrizione confessionale) tutto ciò e ancora altro è una prova dura, pesante per la forza e la pazienza del proletario cristiano. Vi sono numerose riunioni che sono pressoché una tortura per i rappresentanti socialisti della comunità. Inoltre esse impongono un doppio superamento a colui il quale nel suo cuore ha forse perso la fede nel cristianesimo, senza esserne ben reso conto ed è divenuto già da socialista cristiano un socialista religioso.
In ogni caso, in base a questi contrasti non si può affatto parlare di una comunità ecclesiale. Non vi è qui una comunità, bensì, nel caso migliore, solo una comunità d’interessi in rapporto alla vita ecclesiastica esterna. Dato che la lotta del proletariato per il diritto di voto ecclesiastico è solo di recente data, non si può dare un giudizio definitivo se per questa strada viene pianificato quell’abisso tra chiesa e mondo operaio e può essere formata una comunità ecclesiastica popolare. Forse sarà necessario di fronte alle grandi difficoltà accennate, percorrere, per un certo tempo di transizione, (se la chiesa ha in sé veramente una seria volontà di giungere a una chiesa popolare) anche l’altra strada che è stata presentata nel 1920 all’assemblea ecclesiastica costituente prussiana del memorandum di Neukoelln dell’associazione dei socialisti religiosi (cristiani): la formazione di singole comunità proletarie, libere, all’interno dell’unione ecclesiale nei punti focali della vita industriale. Per questa strada il proletariato cresce organicamente e in piena, autonoma attività nei suoi diritti e doveri ecclesiastici. D’altro canto, vengono evitate, in questo modo, gravi scosse alla vita della comunità e viene ugualmente evitato il pericolo che alcune volte si vede sorgere nella situazione esistente che con la amarezza e la passionalità con la quale si giunge all’accomodamento dei contrasti, vengano lacerate e sconvolte le rispettive corporazioni ecclesiali.
Vogliamo chiudere con il richiamo che, come in tutti gli altri campi della vita, la via del proeltariato verso l’alkto, cioè verso una attiva partecipazione al processo culturale è stata e resta una via spinosa, così anche all’interno della chiesa la via del proletariato quale portatore cosciente e formativo della vita comunitaria continuerà attraverso molti impedimenti e delusioni, molti errori e confusioni , molte oppressioni e abusi. Consola sola la consapevolezza che solo in tali tempeste e guai maturano le forze per il superamento. In fondo ogni tempesta e pena, ogni lotta e contesa si comprendono come destino di coloro che si sentono responsabili, che sentono un nuovo in sé e son chiamati come da un santo dovere a organizzare vivamente questo nuovo. Questo è il servizio che il proletariato presta, deve prestare alla vita con tanto sacrificio. Ma su di lui risplende come un’aurora: la fede in una comunità di coloro che sono di buona volontà.

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