Il quaccherismo nella vita quotidiana

Il quaccherismo nella vita quotidiana

Vorrei dividere questo discorso in tre parti: i fondamenti, cioè la base delle nostre convinzioni di Quaccheri; il culto silenzioso; e le conseguenze pratiche di una tale fede nella vita quotidiana.

C’è in ognuno una scintilla divina, una luce che è Dio. Questa luce è la nostra autorità principale e il nostro criterio, e ci orienta nella vita. Si chiama anche luce di Cristo nel cuore.

I primi Quaccheri dicevano che Cristo era venuto a insegnare al suo popolo Lui stesso – senza l’intermediario delle chiese con le loro gerarchie, senza l’uso dei sacramenti esterni, senza sacerdoti, anche senza fare ricorso a un libro, per quanto esso sia sacro o speciale.

Questa luce può brillare in chiunque, sia cristiano che non cristiano; ma noi cristiani ne vediamo i raggi soprattutto nella vita, nell’insegnamento e nella morte di Gesù di Nazaret. Lui è l’esempio che noi cerchiamo di seguire – e qui poniamo l’accento non sulla dottrina della chiesa, non sui credi, ma sul modo di vivere.

Per noi le azioni sono più importanti delle parole. Le formule con cui si tenta di descrivere le realtà più profonde sono sempre limitate; le parole posssono dividere le persone, nonché condurle ad uccidersi a vicenda, mentre le azioni animate dal senso di rispetto per tutto il creato sono capaci di conciliare.

Vediamo nella storia del cristianesimo troppi esempi di odio e di rivalità fra gruppi che si sono opposti gli uni agli altri, e questo a causa delle parole di cui si sono serviti per fare della loro verità parziale un grido di guerra.

Amiamoci gli uni gli altri, ecco il nuovo comandamento di Gesù.

L’amore è il contrassegno di una vita vissuta secondo le direttive di questa luce interiore.

Ma, mi chiederete, come sappiamo che questa luce viene da Dio e non dalla propria volontà? Come possiamo constatare che la voce interiore che ci parla e ci guida è veramente una voce divina?

La convinzione della luce interiore in ognuno può portare a uno sfrenato soggettivismo – e di quando in quando mi pare di far parte di un gruppo tanto individualistico da temere che non saremo mai d’accordo – ma, malgrado tutto, ci sono momenti in cui sentiamo fra di noi una forza che ci unisce, una forza divina che opera nel silenzio.

Tale unità risulta dal fatto che vediamo, oppure tentiamo di vedere i raggi di questa luce divina non solo nel nostro cuore ma anche nel cuore altrui. Come dicevano i primi Quaccheri, l’eterno in me si rivolge all’eterno in te. L’unità risulta dal fatto che aspettiamo insieme nel silenzio della riunione di culto.

Che cosa aspettiamo? Aspettiamo che le esigenze della vita quotidiana si plachino, che i rumori della vita affaccendata tacciano; che possiamo sentire quella voce calma che ci parla di cose importanti, anzi essenziali. Naturalmente questa voce non si fa sempre sentire; possiamo partecipare al culto senza che niente sembri succederci, ma per lo meno seduti lì con gli altri Amici che condividono l’attesa con noi, possiamo dichiarare a Dio con una voce interiore: « sono qui, perdonami di non essere stato quanto avrei potuto essere; ti ringrazio di tutto ciò che hai fatto per me; aiutami, perché senza di te non trovo il mio cammino. »

A me, per esempio, piace sentire il silenzio stesso. Rendo più regolare il respiro, svuoto la mente per quanto sia possibile. E così creo uno spazio affinché lo Spirito lo riempia.

Benché ciò non accada spesso, ci sono momenti in cui mi sento liberato da tutti i rumori del mondo, circondato da una amichevolezza preziosa, e molto vicino al silenzio stesso di Dio (un silenzio che non è assenza, ma pienezza di possibilità).

Qui non c’è bisogno di preghiere prestabilite, né di cerimonie che distraggono la mente da quella luce che brilla in tutti i partecipanti al culto, da quella piccola voce calma che ci parla sempre – benché a volte non vediamo brillare questa luce in tutta la sua energia né tendiamo l’orecchio a quella voce.

Luce, voce – immagini del rapporto sacro fra Dio e noi, immagini che per i Quaccheri rappresentano lo Spirito Santo che adoriamo con amore e verità.

Tale silenzio è alla base delle nostre riuniuni di lavoro, in cui il gruppo decide le priorità per l’avvenire: esse si svolgono nella stessa maniera delle riuniuni del culto.

Per gli Amici la vita non si divide in due aspetti – non c’è contrasto fra sacro e profano, fra religioso e quotidiano – e tutti abbiamo una parte da svolgere, donne e uomini, tanto nelle riunioni di lavoro che in quelle del culto.

Siamo tutti uguali, possiamo tutti dare un contributo, ciascuno ha diritto di parlare – e di essere ascoltato con rispetto e con amore. Cerchiamo di esprimere per gli altri e per noi stessi la volontà di Dio. Se nelle riunioni di lavoro non si può giungere ad una decisione unanime, la questione si ripropone in seguito. Spesso ci vuole una attesa più lunga.

Non si ricorre a una votazione; non si tratta di maggioranza o di minoranza – la voce della persona più modesta può essere il mezzo col quale si fa sentire la voce di Dio. Tutto stà nell’ascolto, e per essere Quaccheri bisogna saper ascoltare.

Quest’accettarsi gli uni gli altri è la forza dell’azione Quacchera, quella della semplicità, della pace, della schiettezza, quella della uguaglianza di tutti (donna e uomo, persona di colore e bianco, bambino e adulto), del darsi del tu, derivano tutte da questa vita vissuta in armonia con Dio, con il prossimo e con l’ambiente.

Non siamo semplicemente un’organizzazione di lavoro assistenziale, né di pacieri: siamo un piccolo gruppo (circa duecentomila nel mondo), ma facciamo parte di un’avventura spirituale.

Le sue fonti sono religiose, le sue conseguenze sono sociali. Se tentiamo di trovare una pace interiore, possiamo lavorare per una pace sociale e internazionale; se cerchiamo segni divini in tutto il creato, possiamo lavorare per la salvaguardia della natura e contro l’inquinamento del pianeta; se trattiamo il vicino da uguale, da immagine di Dio, possiamo aiutare nelle loro lotte per i diritti umani quelli che sono più lontani.

Ci adoperiamo per costruire, per così dire, una città nuova spirituale, umana, libera, in mezzo alla città vecchia materialistica, consumista, disumana.

A volte ci sentiamo troppo stanchi, troppo pochi, e gli ideali sembrano impossibili; ma il nostro cammino di Quaccheri è di vivere come se questi ideali fossero attuabili. E non agiamo da soli.

di Harvey Gillman
[ da: I Piccoli Quaderni Quaccheri – Resp: Luciano Masolini ]

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