Le apostole nascoste dalla Chiesa

Iniziamo da oggi a fissare l’incontro di preghiera in un giorno della settimana : il quarto secondo l’ordine cristiano oggi. I quaccheri delle origini (ben diversi da quelli attuali) nominavano i giorni col numero progressivo per evitare l’uso dei nomi pagani attribuiti dalla tradizione. Non esisteva dunque la Domenica consacrata a Dio o lo Shabbat per il Dio creatore ma tutti i giorni. Dunque alla meditazione giornaliera quotidiana aggiungiamo di privilegiare per la preghiera uno qualunque della settimana. Ma introduciamo un carattere nuovo teologico: la teologia ( e quindi le teologie femministe) come preghiera oltre all’Esegesi neotestamentaria.

Partiamo con le apostole escluse dai canoni della Chiesa ma mai dai Quaccheri fin dal XVII secolo. Viene raccolta nei meeting 2016: le donne della Bibbia

Apostoli/ apostole

  1. 60 del Dizionario di teologie femministe – ed. Claudiana – Usiamo la teologia come preghiera

Il termine apostolo deriva dalla parola greca apostolos, che originariamente significava “inviato”: l’apostolo è un individuo “inviato” da un altro. Nella lingua greca non biblica, il termine non è usato per indicare colui che è incaricato e inviato da una divinità, perciò potrebbe essere stato usato per la prima volta con questo significato dai membri delle prime comunità cristiane. Nella chiesa odierna, il termine è associato in particolare ai Dodici (ovvero i dodici discepoli di Gesù che ricevettero espressamente un incarico da lui e furono inviati a compiere la loro missione) e a Paolo, “apostolo delle genti” (Rom , 11.13). Nell’suo dei primi cristiani, il termine apostolos indicava colore che venivano espressamente incaricati e mandati in missione, e quindi non fu mai usato estesamente come, per esempio , discepolo (dal greco mathetes, letteralmente “allievo”, “seguace”). Apostolos possedeva forse una gamma più ampia di referenti di quanto generalmente si suppone oggi: anzi, probabilmente, agli esordi della chiesa anche alcune donne prestarono servizio come apostoli. L’omissione o la cancellazione delle testimonianze storiche che proverebbero l’esistenza delle apostole è sintomatica di una generale tendenza degli storici, che per secoli hanno tentato di cancellare le donne dagli annali della chiesa (Schuessler Fiorenza 1984/1995 pp 160-204), ed è uno dei molti fattori che hanno contribuito a mantenere in piedi i divieti contro la leadership delle donne in ambito ecclesiastico.

I documenti più antichi che attestano l’uso del termine da parte dei cristiani sono le lettere di Paolo. In Fil 2,25 e II Cor 8,23, Paolo fa riferimento agli apostoli (cioè inviati         o delegati) mandati da particolari chiese. Altrove, Paolo impiega il termine apostolos per indicare i membri di un gruppo scelto di fedeli che sono stati inviati da Dio a predicare e a mettere in alto l’evangelo, con facoltà di compiere prodigi, e destinati a soffrire in modo particolarmente intenso (I Cor 4,9; 12,28-29; II Cor 12,12). Paolo si definisce spesso un apostolo (Rom 1,11; 11,13; I Cor 1,1,ecc) . E’ probabile, tuttavia, che alcuni misero in dubbio le pretese di Paolo (I Cord 9,2; 15,9), e Paolo, a sua volta, conmtestò le rivendicazioni avanzate da altri, chiamandoli (sarcasticamente ) “super-apostoli” (II Cor 11,5; 12,11) e perfino “falsi apostoli” (II Cor 11,13). Da qui si comprende che la definizione del ruolo, in epoca paolina, era ancora variabile.

In Rom 16,7 Paolo descrive Andronico e Giunia come “distinti fra gli apostoli”. In passatosi dava per scontato che Giunia fosse una figura maschile, il cui nome potrebbe essere un’abbreviazione di Giuniano; tuttavia, nella sua forma abbreviata, il nome non compare in nessun’altra fonte antica, mentre Giunia era nome romano femminile molto comune. Praticamente tutti i Padri della chiesa identificarono il partner di Andronico come una donna (LANPEW 1992), ma, alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi secondo cui Andronico e Giunia erano marito e moglie, come Prisca e Aquila (che però non sono mai definiti apostoli del Nuovo Testamento ; vedi Rom. 16,3-5; At 18,1-3.18-19.26; I Cor 9,5). Paolo fa riferimento ad altre donne leader nella chiesa, ma sempre senza usare il titolo di apostolo. Oltre a Prisca, egli cita in particolare Febe, diaconessa e benefattrice di Paolo e altri (Rom 16,1-2), ed Evodia e Sintiche , che “hanno lottato (…) insieme” a Paolo per l’opera dell’evangelo (Fil 4,2-3). Inoltre, diverse leggende del II secolo parlano di una missionaria di nome Tecla che, dopo aver superato numerose prove, fu incaricata di insegnare la parola di Dio (Schuessler Fiorenza 1984/1995 pp. 173-174)

Suppenendo che Matteo e Luca abbiano entrambi usato Marco come fonte, si coglie sul finire del I secolo una crescente restrizione del termine apostolos ai dodici discepoli di Gesù. Luca, usa il termine in riferimento a Paolo solo in At 14,4.14 (dove l’uso potrebbe dipendere da una fonte precedente). Il racconto fornito da Luca dell’elezioni di Mattia per sostituire Giuda Iscariota è istruttivo: il sostituto deve essere uno “tra gli uomini (andres) che sono stati in nostra compagnia” (At 1,21- 22). Viene da chiedersi se qualcuna delle donne citate in Lc 8,2-3 sarebbe stata idonea anch’essa , a parte per il fatto di essere una donna.

Susan R. Garrett

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