Teologie femministe: la parola Abbà / Padre

Abba/ Padre

  1. 36 Dizionario delle teologie femministe

Abbà è un termine aramaico che è stato ampiamente usato per dimostrare che Gesù utilizzava il titolo divino di Padre in modo unico e rivelatore. Numerosi teologi cristiani hanno visto nel “modo di cui Gesù sperimentò l’abbà” una fonte della cristologia. Questa idea si basa principalmente sull’analisi del materiale dei vangeli compiuta da Jeremias (1967, pp 11-65). Essa è stata usata per privilegiare “Padre” come titolo divino e per rifiutare la critica femminista dell’uso di un linguaggio esclusivamente maschili per parlare di Dio e del carattere problematico  del linguaggio parentale per descrivere Dio. La tesi di Jeremias, che è stata mantenuta pressoché inalterata dai suoi seguaci, si basa su una serie di argomentazioni collegate: 1) il termine abbà rappresenta un uso particolare da parte di Gesù, che è stato  centrale per il suo insegnamento; 2) per Gesù questo termine esprimeva un’intimità e una tenerezza particolari, derivanti dalla supposta provenienza del termine dal linguaggio infantile; 3) la pratica di Gesù era distinta da quelle della chiesa delle origini e del giudaismo . Queste argomentazioni furono formulate sotto l’influenza dell’articolo apertamente antiebraico dello studioso nazista Gerhard Kittel, contenuto nel theological Dictionary of the New Testament.

Alcune studiose femministe hanno accolto l’idea secondo cui Gesù utilizzava abbà/padre in modo particolare, collocandone l’uso nel contesto antipatriarcale del movimento all’interno del quale Gesù annunciò il regno di Dio. Affermando un significato non-patriarcale nell’uso Gesù esse hanno tentato di rovesciare l’idea stressa e di porla al servizio della critica femminista. Tuttavia, come ha messo in luce Madeleine Boucher le prove dell’uso di Gesù di abbà o padre sono esigue e problematiche nei contesti antiebraici della discussione originaria sollevano seri dubbi sulla possibilità di riutilizzo di queste in ambito femminista. Studi recenti  danno nuove testimonianze sul giudaismo antico che hanno messo in dubbio che abbà fosse un termine particolarmente centrale nell’insegnamento e porfino che Gesù l’abbia effettivamente usato.  Il termine aramaico abbà è attribuito solo una volta a Gesù nel Nuovo Testamento, in un contesto che probabilmente è di matrice tradizionale (Mc 14,36), ed è attribuito due volte allo Spirito (Gal 4,6 Rom 8,15). Gal 4,6 suggerisce con forza che l’uso di questo termine riflette non il linguaggio infantile ma il passaggio all’età adulta nello Spirito (Gal 3,22 -4,8; GIOVANNI CRISOSTOMO, Commento alla lettera ai Galati, in J.P. MIGNE, Patrologia Graeca 61,657).

Le argomentazioni linguistiche che Jeremias utilizzò o per attribuire il termine a Gesù si sono dimostrate fortemente problematiche. Inoltre, i testi di Qumram portati alla luce hanno dimostrato che gli ebrei del I secolo a.e.v. che vivevano nella terra santa  non mancavano di rivolgersi a Dio chiamandolo “padre mio”. $Q372,1); 4Q460). La rilettura di altre testimonianze giudaiche, sia in greco sia in ebraico, rivela che il titolo evoca autorità divina e affinità con Dio ed era particolarmente importante nei contesti della provvidenza di Dio, del pentimento e della persecuzione dell’ebreo giusto, soprattutto per mano dei gentili.

Il tiolo di Padre per indicare Dio è posto sulle labbra di Gesù in altri tre passaggi di Marco (8,38; 11,25; 13,32) e i sei passaggi di Q, compresa la preghiera modello conosciuta come Padre nostro (Mt 6,9//Lc 11,2). E’ molto più frequente nelle lettere e in Matteo, Giovanni e Luca , ma ricorre anche nella liturgia ebraica. Gesù e/o i suoi compagni usarono forse in qualche forma il titolo di Padre per parlare di Dio, ma ciò non può essere dimostrato con certezza. Se lo fecero, fu perché il titolo aveva un impatto profondo sui loro ascoltatori ebrei, forse perché esprimeva la resistenza al titolo imperiale pater patriae; “il regno di Dio (non quello dell’imperatore) è vicino”, “Dio ( e non l’imperatore) è nostro padre”. La crescente diffusione del titolo divino di Padre tra la fine del I secolo e l’inizio del II secolo fu il risultato dell’interazione di una serie di fatto rilegati l’uno all’altro , tra cui l’emergente speculazione  cristologica, la resistenza o l’adattamento al titolo imperiale pater patria, e una devozione filosofica divenuta popolare che usava Padre come titolo divino per la divinità vista come totalmente trascendente. Oltre a Madeleine Boucher e a Mary R. D’Angelo negli Stati Uniti, continua a lavorare sulla questione di abba come titolo divino la studiosa Martina Gnadt in Germania

 

Boucher, in : WITHERS, a cura di 1984; D’ANGELO 1992°; D’ANGELO 1992b; SHULLER 1992; STROMANN 1991-

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