Un fondatore del socialismo religioso: Hermann Kutter

Hermann Kutter
Hermann Kutter (12 settembre 1863 – 31 marzo, 1931) è stato un svizzero protestante teologo . Insieme a Leonhard Ragaz , è stato uno dei fondatori del socialismo cristiano in Svizzera . E ‘stato fortemente influenzato da Christoph Blumhardt . Ha combinato l’aspettativa di Blumhardt di una venuta del Regno di Dio con una fede nel socialismo in corso. Ha visto la socialdemocrazia come uno “strumento” del Dio vivente, e dei suoi seguaci come servi inconsapevoli di Dio. E ‘autore di 11 libri.
Biografia
Kutter è nato a Berna , il figlio di Wilhelm Rudolf Kutter (1818-1888), un ingegnere, e Marie Albertina König (1833-1923). Dopo lo studio della teologia a Berna con Oettli ed Adolf Schlatter, primo esame teologico nel 1992. Nel 1883/84 studia a Balisea con F. Overbeck, R. Staehelin, J. Kaftan e R. Smend. Egli sposò Lydia Rohner (1868-1936) nel 1892. E ‘cresciuto in una casa pietistico e ha studiato teologia a Basilea , Berna e Berlino . Nel 1844 divenne parroco a Vinelz (Bielersee), Parroco del Neumuenster a Zurigo 1898; dal 1903 scritti polemici e amicizia con Ragaz; dal 1906 collaborazione con il movimento religioso-sociale. Nel 1912 a causa della solidarietà di Ragaz con gli operai in sciopero, in occasione dello sciopero generale di Zurigo, allontanamento dai socialisti religiosi; dal 1914 al 1918 simpatizzante per la Germania. 1923: dottorato onorario della Facoltà teologica di Zurigo; nel 1926 ritiro anticipato dalla parrocchia per motivi di salute; dal 1926 al 1931 riposo a Sciaffusa e Zurigo Morì a San Gallo il 22 marzo 1931
Filosofia
Sotto l’impressione di una combinazione di Christian per l’attesa del Regno di Dio, Kutter ha raggiunto una visione dinamica della Dio: Dio, che per mezzo di Cristo penetra l’uomo e il mondo in realtà eterna è l’unica realtà della vita. Con questa teologia teo-centrica Kutter ha spianato la strada per la cosiddetta “teologia dialettica” ( Karl Barth , Emil Brunner , Eduard Thurneysen ). Per Kutter, il ritorno alla “vita diretta” si completa nella storia del genere umano; il socialismo è un segno di questo. Ma per Kutter questo ritorno alla diretta è allo stesso tempo il senso e il fine della cristianità. Per lui, i socialdemocratici sono strumenti del Dio vivente; “Devono” annunciare al mondo la propria sentenza sia la grande svolta nel loro servizio a Dio, senza rendersene conto se stessi. Tuttavia, Kutter mai ha aderito al partito socialdemocratico (come Leonhard Ragaz fatto e Karl Barth); né ha fatto identificare il Vangelo con il socialismo.
Era un pacifista.
 
La questione sociale
Predica
“Perché calpestate il mio popolo e opprimente la persona dei miseri? Dice il Signore, Il Signore di Sebaoth (Is 3,15)”
La questione sociale! Perché ne parliamo tanto? Non vi sono altre questioni che, come questa, attendono con uguale urgenza una risposta? Son tutti risolti gli enigmi che affliggono il pensatore solitario, sono rischiarate dal raggio della luce tutte le oscurità e le imperscrutabilità che gravano su migliaia di anime tribolate? Quanti uomini vi sono che, lontano dall’affanno del frastuono pubblico devono confrontarsi con le struggenti questioni che irrompono impetuosamente , dolorosamente nella loro vita personale, tendendo con ardente desiderio verso una risposta dalla quale dipende la pace della loro anima – e tu, noncurante di questi affanni del cuore, parli della questione sociale come se fosse l’unico mezzo di salvezza per le mille ferite del nostro tempo! Non vi è una sola questione, ve ne sono innumerevoli.
Cari amici! Chi ragiona in questo modo non comprende le forze che causano il progresso dei tempi. Non è vero che vi sono molte questioni, ogni tempo vien sempre nuovamente mosso da una sola questione. Solo i sognatori hanno molte questioni. Solo coloro che, fuori dalla grande corrente degli avvenimenti, si sono escogitati un proprio essere limitato e chiuso, o che noncuranti del resto del mondo si sono votati ai loro passeggeri interessi quotidiani, interrogano molto; i dolori e le lotte di chi cerca la verità sono sincronizzati con la ricerca del tempo.
Quando il giovane cristianesimo si scagliò contro le vecchie barriere della cultura romana, si levarono molti uomini sapienti e ragionevoli che lo accusavano di unilateralità e parlavano di un giusto impasto delle sue impetuose verità con l’antico. Non lo capivano! Non capitavano che la nuova religione aiutava il sorgere di un nuovo mondo, che una nuova vita si annunziava, che non si aggiungeva armonicamente all’antica. Vie era una sola questione, non molte! E più tardi quando dalla coscienza ferita fu dichiarata guerra ad un cristianesimo divenuto fiacco e corrotto e i riformatori rivelarono apertamente l’inganno della Chiesa, allora i “moderati” e gli “assennati” levarono nuovamente la loro voce in nome della giustizia per ammonire contro il crollo e il fanatismo – essi non vedevano che un novum era cresciuto e si era sostituito al vecchio; essi con le loro molte domande volevano soffocare l’unica e sola domanda.
Questo avviene nuovamente oggi. Gente “saggia” e “moderata” cerca nuovamente anche oggi di spezzettare l’unica grande domanda del nostro tempo – la sociale – in mille innocue domande particolari, beatamente ignorando che un nuovo mondo si annunzia nella questione sociale, che l’interesse dei contemporanei è divenuto così “unilaterale” e “passionale” solo perché il vecchio essere cade a pezzi.
1.
La questione sociale ! Che cosa cerchiamo in essa? Ci vogliamo far introdurre da essa nei diversi campi dell’economia nazionale? Deve essa insegnarci la differenza fra proletario e borghesia? Esigiamo da essa informazioni sulla regolazione dei rapporti di salario o una giusta divisione dei beni sociali? No. Tutto questo appartiene alla questione sociale, ma non la esaurisce. Oppure vogliamo informarci sull’odio sociale che spumeggia sempre più violento, divide sempre più nettamente la società in due schiere nemiche? No. Queste sono le nuvole di polvere che fa mulinare la entrata della questione sociale, non essa stessa. Chi si lascia impaurire dalla polvere, non ha qui il diritto di parlare. Cari Amici! I molti pregiudizi , le molte e stupide opinioni sulla questione sociale provengono dal fatto che la gente vede solo le nuvole di polvere, la confusione attuale, i peccati dei singoli uomini e classi, ma non la grande forza creatrice che vi si nasconde dietro. E proprio questo è il nostro dovere, non guardare scoraggiati e sbigottiti nel fremente abisso del caos attuale, ma riconoscere il regno dello spirito creatore che aleggia sulle acque agitate, minacciose.
La questione sociale è la questione dell’umanità. Essa, oltre che alla regolazione dei rapporti economici, tende verso quella fraternità umana nella quale tutte le differenze di nazione e di razza non si impediscono e combattono, ma si completino in una vera comunità, dove non regnino più astrazioni e chimere, non più pregiudizi causali e secondari, non più assiomi giuridici nati dalla necessità, non più diverse religioni, ma la stessa umanità. Fin qui i popoli son vissuti sotto la tirannia di ideali immaginari; ora debbono creare il senso della loro vita a partire dalla loro anima. La stessa personalità dell’uomo deve essere valorizzata dopo una lunga schiavitù sotto il falso dominio di forze spirituali. Queste forze: religione, diritto, morale hanno versato un’ondata di miseria e necessità sugli uomini. Se si troverà l’umanità, allora le guerre e le lotte sociali che sono sorte appunto per il disprezzo dell’uomo, cesseranno.
Questa è la questione sociale: un’unica umanità in cui abita la giustizia; dove le cose non dominano ma sono al servizio, dove le differenze formano tutte le correnti viventi della comunità
2.
La questione sociale è la questione dell’umanità. E proprio perciò la questione di Dio. La questione della realtà di Dio. Dove la umanità crea se stessa; lì cerca anche Dio. Solo l’uomo corrotto, schiavo, oppresso da false potenze può dimenticare Dio, l’uomo stesso non lo può. Da questo dipende che oggi il desiderio di Dio, l’uomo respinga da sé la vecchia divinità e allora risplende nella sua anima il vero Dio ad immagine del quale egli è creato. Le false potenze divine lo avevano piegato sotto la schiavitù delle religioni, delle confessioni e dei dogmi e gli avevano insegnato a vedere la verità nel dominio senza senso di una sorte che schiacciava tutto il Vangelo del Dio vivente gli propose l’amore come unica legge del suo essere, l’amore che sottomette tutte le differenze al suo dominio. Dio è l’amore. Dio unisce e lega. Egli solo.
Gli uomini di oggi più di quelli di una volta sentono che la loro unione è solamente possibile se quel che ci unisce è più grande di ogni pura astrazione o filosofia. I pensieri su Dio dividono, il vero Dio unisce. Non vogliamo sapere più niente di soli dogmi ; noi stessi siamo più che un dogma. Così anche quel che tutti ci unisce deve essere di più. Non qualcosa di pensato, non una formula di fede, non una confessione , non un cristianesimo, no, ma una forza reale che penetra la nostra personalità e porta frutti: Dio, come egli vive, non una religione; Dio che ci si dà da sperimentare, questo noi sentiamo e comprendiamo. Lui, lui solo, come si è rivelato in Gesù cristo, noi dobbiamo nuovamente avere.
Questo è il vero grido verso Dio nella questione sociale, più potente e passionale quanto la questione sociale è più importante di tutte le altre finora.
Il grido verso Dio! Se c’è un Dio vivente allora egli ci si deve rivelare e far conoscere. Finora la questione di Dio era unita a tradizioni religiose, cosa di preti, parroci e cristiani “credenti”, ora essa si deve liberare di questi involucri. Il Dio vivente non si può trovare nei comandamenti e negli assiomi che prescrivono i ministri della religione, no, piccolo e grande debbono poterlo comprendere, deve essere un piacere e una gioia avere il nome di Dio sulle labbra, non tormento e paura dell’inferno . Se Dio vive veramente , l’amore di cui parla il Vangelo non può essere una beata devozione di pii cristiani, ma la luce riscaldante e illuminante che rispende nelle masse, la forza irresistibile che spezza in due il male sotto il quale essi soffrono e rappacifica i cuori degli uomini che ora sono divisi dall’odio. Se vi è un amore esso deve regnare. Come l’odio estende il suo spaventoso dominio sul mondo, così anche l’amore deve essere una forza riconoscibile e percepibile ad ognuno. Se l’amore è vero, allora deve esserci un regno dell’amore, non solo sentori e comandamenti dell’amore. Un amore che viene solamente insegnato e al quale si e no riesce di essere accettato ed obbedito qua e là in piccoli gruppi, non è amore. Grazia, misericordia, pace, queste belle parole del Vangelo devono diventare opere, realtà. Esse debbono assoggettare i cuori in modo tale che rapporti, produzione, interpersonalità, in breve , tutto ciò in cui sono impegnati gli uomini, deve essere illuminato dal suo raggio, se non dobbiamo credere che queste parole sono state scoperte solamente per piegare una massa paziente e silenziosa sotto lo scettro di preti sfruttatori. Non più compromessi, non più zoppicare dalle due parti, più amore a metà, non più Vangelo a metà: O tutto o niente.
Così parla il nostro tempo. Vi è un potente fermento creativo in tutti i circoli. Il seme sparso da cristo nei cuori è cresciuto e porta il suo frutto. Dio si manifesta. La questione sociale è la questione di Dio.
3.
La questione di Dio. Perciò essa non ci lascia più in pace. Le parole del nostro testo: “perché calpestate il mio popolo e opprimete la persona dei miseri? Dice il Signore di Sebaoth” bruciano in tutti i cuori. Noi non possiamo liberarcene. Esse non sono solamente un verso della Bibbia, no, esse sono scritte a carattere di fuoco sui fogli della coscienza moderna. Se noi tutti, altolocati e umili, ricchi e poveri, per quanto diversi possiamo altrimenti essere, crediamo in qualcosa, questa, è la convinzione che bisogna aiutare i miseri. Noi tremiamo di fronte alla grandezza di questo compito poiché esso non è stato mai proposto agli uomini in questa assolutezza, – ma non possiamo far diversamente, dobbiamo impegnarci alla sua soluzione, render possibile l’impossibile. Come aiutare i bisognosi? In questa domanda c’è tutto l’oscuro mistero, ma anche tutto lo scottante interesse del nostro tempo. Fino ad oggi tutte le più grandi forze si sono paralizzate a questo punto; sullo scoglio di questa domanda si è infranta l’antichità, essa era il contenuto dell’appassionata inquietudine della storia cristiana fino ad oggi. Essa è l’abisso nel quale minaccia di affondare la nostra cultura. Essa, nonostante ogni arte e scienza umana. Lo spirito mondano sottomette tutto il resto , solo essa, no. Il mondo deve ignorare la miseria. Dio la supera. Perciò abbiamo detto: la questione sociale è la questione di Dio. Ma la questione di Dio che deve essere risolta oggi: Che grande impresa ! Oggi viene attaccato il punto in cui il mondo viene sempre colto da paralisi. La più grande stoltezza e impossibilità – il benessere del piccolo uomo – il nostro tempo la realizza. Lo spirito del Vangelo, al quale niente è impossibile, aleggia su di esso.
Tutto il resto passa, al confronto , in secondo ordine. Noi abbiamo il vivo sentimento che ogni tendenza, ogni opera è passeggera, vana e inutile se non è in relazione alla nostra questione. Solo con cattiva coscienza agiamo diversamente. Solo con animo diviso seguitiamo ad occuparci dei beni tramandati, consci che esso non si rivolge più primariamente ad essi. I problemi scientifici e religiosi perdonosemprre più terreno . Non ci interessa più se l’uomo si sia sviluppato da un contrasto: Mosé o Darwin non ci tiene più col fiato sospeso. Siamo stanche di stare a sentire le liti ecclesiastiche; insegnamenti di fede e confronti di dogmi ci lasciano indifferenti . Brucia solo come fuoco nel nostro spirito: “Perché calpestate il mio popolo e opprimete la persona dei miseri”?.
Coi maestri, ricercatori e professori tutti, noi vi crederemo nuovamente quando ci direte come si può venire incontro ai miseri – non prima. Fin quando la vostra sapienza trascura i mille mali che lì affliggono, noi ne abbiamo orrore. Il nostro tempo non accetta più la vanità di maestri e professori, esso è troppo serio. Voi preti, parroci e predicatori tu8tti, la vostra testimonianza non impressiona più. Non vi si crede più poiché non avete altro a disposizione che informazioni imbarazzate per l’unica domanda che oggi vale: come aiutare i bisognosi? Quel che voi predicate sulla redenzione, la grazia e l’amore è falso finché non sapete dirci come possono essere liberati i miseri dalle loro catene. Sono passati i tempi quando la Chiesa riteneva accordabile con la sua fede spiegare con “l’imperscrutabilità dei consigli divini” la miseria degli uomini e procurare a se stessa, dai loro dolori, un’esistenza sazia, comoda. Nessuno crede più alla favola di un tale Dio, la cui inscrutabilità può essere fatta responsabile di ogni male. Se per secoli la pia cristianità ne ha avuto bisogno per coprire la propria ipocrisia e per tenere in alto il suo credito, oggi anche i più piccoli sanno che non è niente, oggi che lo stesso Dio vivente spazza via nella tempesta di un nuovo movimento la cultura cristiana divenuta marcia. No, la questione sociale deve essere risolta. Ogni resistenza, ogni sospetto, ogni maledizione non aiuta più. Tutto ciò che si leva contro viene spazzato oppure strappato via come gli alberi sradicati che la corrente scatena trascina sui suoi flutti agitati. I secoli antichi conobbero pure l’indigenza , ma riuscirono ad accordarsi con essa. E’ la grandezza del nostro tempo non accordarsi più, ma tentare il tutto per tutto per superarla. Esso non conosce più compromessi, non vuole più vivere in situazioni rabberciate e provvisorie, non lasciarsi più ingannare, non rifuggire più dalla dura realtà nel regno degli ideali che fioriscono nell’al di là. Esso si confronta con la domanda : “Perché opprimete il mio popolo e calpestate la persona dei miseri”?
(…)
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