ERMENEUTICA FEMMINISTA

ERMENEUTICA FEMMINISTA

 

L’ermeneutica femminista (dal Greco hermeneuo, “interpretare”) andrebbe più propriamente definite come teoria, arte e prassi dell’interpretazione nell’interesse di donne e uomini.

Anche se le donne e gli uomini di fede hanno sempre interpretato le Scritture, l’ermeneutica femminista è una novità nel panorama della teologia: Solo nel contesto dei movimenti del XIX e del XX secolo le femministe hanno cominciato a eplorare le implicazioni e la possibilità di un’ermeneutica critica che tenga conto del silenzio istituzionalizzato delle donne (e degli uomini non patriarcalizzati) nelle religioni bibliche. Di conseguenza, l’emeneutica biblica femminista mira a conferire autonomia e responsabilità a donne (e uomini non patriarcalizzati) affinché divengano soggetti dell’interpretazione religiosa, impegnandosi nella costruzione critica di significati. Ponendo i soggetti wo/men (il concetto di wo/men, un soggetto politico femminile che non esclude gli uomini non identificati con il patriarcato, è proprio dell’autrice di questa voce; N.d.T) come soggetti religiosi e teologici di interpretazione, l’ermeneutica femminista tenta di riconcettualizzare l’atto dell’interpretazione come un momento nella lotta per la liberazione di donne e uomini.

L’ermeneutica biblica femminista sostiene due posizioni apparentemente contraddittorie. Da un lato la Bibbia è  scritta con un linguaggio kyriocentrico (incentrato sul signore/padrone), ha origine nelle culture patri-kyriarcali (dominio del signore/padrone/padre) dell’antichità e per tutta la sua storia ha contribuito a diffondere mentalità misogine e valori oppressivi. Dall’altro, la Bibbia è servita nel passato e serve ancora oggi a ispirare e autorizzare donne e uomini nelle loro nelle loro lotte contro oppressione disumanizzante. Quantoi è stato detto sulla ricerca ricerca scientifica di Marie Curie sembra applicarsi allo stesso modo all’interpretazione biblica da parte dei soggetti wo/men: serve contemporaneamente per l’empowerment religioso delle donne e per la loro continua vittimizzazione.

Di conseguenza, un’ermeneutica femminista critica non comincia ponendo la Bibbia al centro della propria attenzione, ma si concentra piuttosto sulle lotte dei soggetti wo/men che stanno al fondo della piramide kyriarcale di dominio e sfruttamento, perché le loro lotte rivelano il fulcro dell’oppressione e della disumanizzazione che le/li minacciano. Una simile analisi sistemica basata sull’esperienza fornisce una prospettiva ermeneutica che è conscia della propria collocazione sociale, politica e religiosa, un atteggiamento di sostegno che è condiviso da tutte le forme liberazioniste critiche di ermeneutica, siano esse womanist, mujeristas, asiatiche, africane, latinoamericane, europee o nordamericane.

Le interpretazioni bibliche popolari e accademiche compiute dalle donne, la lettura della Bibbia da donna e la sua interpretazione in termini di genere non coincidono necessariamente con un’ermeneutica biblica femminista critica, in quanto non problematizzano le proprie lenti ermeneutiche culturali kyriocentriche. In contrasto con gli studi accademici femminili e di genere, un’ermeneutica femminista critica si concentra sull’analisi sistematica da parte dei soggetti wo/men, le /i quali che lottano per cambiare le strutture di oppressione patri-Kyriarcarli.

Questa cruciale differenza metodologica dall’ermeneutica femminile e dell’ermeneutica degli studi di genere che usano come lenti solo la donna e il genere viene tralasciata quando si dice che le teologhe femministe  devono rispettare le interpretazioni bibliche conservatrici delle donne perché esse danno significato alle loro vite. Un’ermeneutica femminista critica insiste invece nel dire che le interpretazioni conservatrici non sono femministe semplicemente perché sono letture di donne. Nella misura in cui simili letture bibliche conservatrici non impiegano un’analisi femminista della subordinazione ecclesiastico-religiosa e socio-politica dei soggetti wo/men e del trattamento da cittadini di seconda categoria che ricevono , esse tendono a interpretare il rispetto e la dignità per le donne nei termini dei contesti ideologici interiorizzati della femminilità culturale e del “vero carattere della donna”. Di conseguenza, queste letture conservatrici non possono che sostenere le strutture ideologiche dell’oppressione dei soggetti wo/men. Sottolineando che queste letture non sono femministe o liberazionistiche, non si nega tuttavia la capacità di decisione e di azione e il rispetto delle singole donne. Analogamente un’ermeneutica femminista che lo veda il gioco di significati senza soggetti, il nichilismo politico o il relativismo agnostico che è sostenuto da alcune forme di studi di genere post –strutturalisti. Un’interpretazione femminista critica per la liberazione opera non solo all’interno di un quadro teorico post- strutturaliste, ma impiega anche una diversa lettura dei testi, in quanto si concentra sulle dimensioni e sugli elementi retorici che sono generati dalla materialità dei testi, in quanto si concentra sulle dimensioni e sugli elementi retorici che sono generati dalla materialità dei testi, dalla storicità dei lettori e dalla politica di comunicazione nei contesti emeneutici socio-storici passati e presenti. Ne consegue che l’ermeneutica femminista è una pratica di ricerca retorica socio-politica che mira alla formazione di una coscienza religiosa e storica critica. Mentre la teoria ermeneutica cerca di comprendere e apprezzare il significato dei testi, la ricerca retorica rivolge la propria attenzione ai diversi effetti che i discorsi biblici producono, al modo in cui li producono , al genere di pubblico per cui sono prodotti. Si spinge oltre la “mera ermeneutica “ verso un modello complesso critico di interpretazione e valutazione femministe. Cerca di superare il dualismo dell’ermeneutica tra senso e significato, spiegazione e comprensione, critica e consenso e distacco ed empatia, leggendo “davanti” e “dietro” i testi, il presente e il passato. L’interpretazione e l’applicazione, il realismo e l’immaginazione.

Un processo ermeneutico femminista critico di questo tipo implica quattro strategie retoriche di analisi: sospetto, ricostruzione, valutazione e immaginazione. Queste strategie non sono semplicemente fasi di ricerca indipendenti successive né regole metodologiche , sono pratiche che interagiscono l’una con l’altra in un’interpretazione femminista di un testo biblico o di un qualunque altro testo culturale. Queste strategie, tuttavia , hanno un doppio punto di riferimento : i sistemi linguistici, i contesti ideologici e le posizioni socio-politiche e socio-religiose degli interpreti contemporanei da un lato, e i sistemi linguistici e le posizioni socio –storiche dei testi biblici, dei contesti sociali e delle loro effettive storie di interpretazione dall’altro.

Un’ermeneutica femminista critica di liberazione che intenda l’interpretazione biblica come una pratica religiosa e culturale di resistenza e trasformazione utilizza non solo metodi valutativi storici, letterari e ideologici critici che si concentrtano sulla retorica del testo biblico nei suoi diversi contesti storici, ma anche metodi di narrazione, biblio –dramma, poesia, pittura danza, musica e rituali per creare un’immaginazione religiosa “differente”. I suoi processi retorici –ermeneutici critici non sono limitati ai testi bliblici canonici. Si possono anche essere usati, e in passato lo sono stati con successo , per lavorare con donne analfabete, teologhe specializzate e gruppi femministi di studio della Bibbia sparsi in tutto il mondo.

 

DEMERS 1992; FELDER, a cura di, 1991; KWOK 1995; RUSSELL, a cura di, 1985a; SCHUSSLER FIORENZA 1984/1995; SCHSSLER FIORENZA, a cura di, 1993, 1994.

 

ELISABETH SCHUSSLER FIORENZA

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