Festa nel mondo oggi per noi quaccheri

QUACCHERI – MISSIONE IN ITALIA

“La vera Santità non toglie gli uomini dal mondo, ma li porta nel mondo per migliorarli”. Ispirati da queste parole di William Penn, fondatore della Pennsylvania, i volontari quaccheri americano sbarcarono nel nostro paese al seguito delle truppe alleate per contribuire attivamente alla ricostruzione

 

Di Massimo Rubboli, docente di Storia dell’America del Nord all’Università di Genova, dove ha insegnato anche Storia del cristianesimo.

 

Nella foto volontari a Ortona nel settembre 1946

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, gran parte della popolazione italiana sperò che la guerra fosse finita o, comunque, che sarebbe durata ancora poche settimane. La realtà fu ben diversa e alla speranza subentrarono quasi subito delusione, paura, terrore. Infatti, i venti mesi successivi furono i più tragici di tutta la guerra, in particolare per la popolazione civile dell’Italia centrale: la ritirata delle forze armate tedesche di fronte all’avanzata dell’VIII armata britannica e della V armata americana lasciò dietro di sé desolazione e morte, paesi messi a ferro e fuoco e stragi brutali di uomini, donne e bambini, in conformità a quanto disposto dall’alto comando della Wehermacht, con ordinanze quali il famigerato Ordine Nerone (Neo-Befehl) dell’autunno 1943, che prescriveva di fare “terra bruciata” nei territori che dovevano essere abbandonati dalle truppe tedesche.  Oltre alla violenza tedesca, la popolazione civile subì anche le conseguenze di terribili bombardamenti alleati. Le tragiche vicende di quei lunghi venti mesi sono state ricostruite dalla ricerca storica, che però ha lasciato in ombra un aspetto di questo periodo, meno importante ma pur sempre degno di essere ricordato, quello degli aiuti umanitari portati da varie organizzazioni di soccorso. La storia di questi aiuti si evolve quasi di pari passo con l’avanzata delle truppe alleate e diventa poi sempre più significativa nell’immediato dopoguerra. L’offensiva alleata, iniziata nella notte del 10 luglio 1943 con lo sbarco di truppe britanniche nella Sicilia sudorientale e di truppe americane nel golfo di Gela, portò lentamente alla liberazione dell’Italia meridionale ma si arrestò di fronte alla linea Gustav, lo sbarramento creato dalle armate della Wehermacht per fermare o ritardare il più possibile l’avanzata alleata verso nord. Soltanto il 12 maggio 1944 gli anglo-americani sferrarono contro questa linea un attacco decisivo, che si concluse il 6 giungo 1944 con la liberazione dell’Italia centrale che restava sotto il controllo militare tedesco, si intensificarono le distruzioni e le stragi e lo spettacolo che si presentava via via, in ogni nuova zona liberata, all’esercito alleato era sempre più spaventoso. Era quindi urgentissimo portare aiuto a quanti erano scampati ai massacri, ma le forze alleate, impegnate duramente nell’avanzata, non potevano che prestare soccorsi limitati, che ovviamente non raggiungevano le località più isolate. E’ in questo drammatico contesto, alle spalle del fronte che avanza verso nord, che si collocano i primi interventi di volontari di diverse organizzazioni umanitarie, soprattutto americane. Si tratta di oltr venti organizzazioni di carattere laico, come l’American Relief for Italy (Ari) e l’International Rescue ad Relief Committee (Irrc), o legate a gruppi religiosi, come la War Relief Services (Wrs)  della National Catholic Welfare Conference e l’American Jewish Joint Distribution Commitee (Jdc). Non essendo possibile in poche pagine ricostruire adeguatamente la storia delle loro attività in Italia nel periodo che comprende l’ultima fase della seconda Guerra Mondiale e il primo dopoguerra, prenderemo in esame , a titolo esemplificativo, l’opera svolta da una di esse, l’America Friends Service Committee (Afsc), con l’avvertenzache ognuna agì secondo caratteristiche e forme proprie. La scelta dell’Afsc è anche motivata dal fatto che, come vedremo, proprio cinquan’anni fa le fu assegnato , insieme al British Friends Council, il Premio Nobel per la Pace.

IL MOVIMENTO QUACCHERO: PACIFISMO E IMPEGNO SOCIALE IN TUTTO IL MONDO

In questa tradizione di pacifismo e impegno sociale, motivato dall’amore e dal rispetto per ogni persona, si colloca l’AFSC, creata il 30 aprile 1917 a Filadelfia per rispondere all’entrata in Guerra degli Stati Uniti nel primo conflitto mondiale e alla necessità di provvedere un servizio alternativo per gli obbiettori di coscienza alla guerra e al servizio militare . Diversi giovani obiettori furono inviati, dopo un periodo di preparazione, in Francia per portare soccorso, insieme all’organizzazione Friends War Victims Relief Committee dei quaccheri britannici, ai rifugiati  e alla popolazione civile vicino al fronte di guerra: Anche le donne, secondo la tradizione quacchera che non opera discriminazione di sesso, parteciparono attivamente ai programmi d’aiuto che comprendevano cure mediche per madri e bambini, assistenza nel riparare o ricostruire le abitazioni civili e consulenza nel settore agricolo. Dopo l’armistizio, all’Afsc fu affidato l’incarico di organizzare massicci programmi di assistenza alimentare per i bambini tedeschi e di ampliare gli interventi umanitari già in atto in Russia. L’opera di soccorso venne svolta anche in Austria, Polonia, Serbia, Siria, Bulgaria e Albania. Più tardi, l’Afsc creò dei centri internazionali in Francia, Germania, Svizzera, Austria e Polonia per continuare a sovraintendere ai programmi di aiuto e anche per offrire un punto di riferimento a quanti erano interessati a lavorare per la pace. A partire dagli anni Venti, giovani quaccheri (ma non solo, perché nell’Afsc hanno sempre operato volontari di qualunque fede o posizione) iniziarono a svolgere attività sociali negli Stati Uniti, in aree povere, nei ghetti urbani, nelle scuole per neri degli Stati del Sud e nelle riserve indiane.

Durante la Grande Depressione, a queste attività si aggiunse un programma di assistenza alimentare per i bambini della regione degli Appalachi (Nord America), dove l’Afsc aiutò i minatori disoccupati a costruire cooperative e a costruire case per sé e per altri.

Contemporaneamente, l’Afsc s’impegnò nella promozione dell’educazione alla pace con iniziative di carattere nazionale. L’educazione alla pace e alla giustizia è rimasta fino ad oggi una delle sue attività principali.

I QUACCHERI INTERVENGONO A FAVORE DEGLI EBREI E DEI PAESI DISTRUTTI DALLA GUERRA

Nel 1936, volontari dell’Afsc – insieme a rappresentanti di altre Chiese pacifiste storiche, come i Mennoniti e la Chiesa dei Fratelli – andarono nella Spagna sconvolta dalla guerra civile per distribuire generi alimentari ai bambini di entrambe le parti in lotta. Quando i nazisti iniziarono a perseguire gli ebrei, una delegazione dell’Afsc andò in Germania per cercare di fermare la persecuzione e poi, visto l’insuccesso della missione, creò una rete internazionale per aiutare gli ebrei tedeschi a trasferirsi negli Stati uniti e in altri Paesi. Nel maggio 1940, l’Afsc ottenne il permesso di aprire un ufficio a Roma dove, per oltre un anno, collaborò nell’assistenza ai profughi con la Delasem (Delegazione per l’assistenza agli emigrati) l’organizzazione assistenziale dell’Unione delle comunità israelitiche , e con l’Opera San Raffaele (Sakt – Raphaels-Verein) di Amburgo, che aveva la propria sede romana nel convento dei Pallottini. Anche dopo la chiusura dell’Ufficio di Roma, l’attività continuò per tutta la durata della guerra e riguardò non solo ebrei ma altri rifugiati. Inoltre, volontari dell’Afsc si unirono a quelli della Friends Ambulance Unit (Fau), un’organizzazione creata da quaccheri inglesi ma senza legami formali con la Società degli Amici, nel portare soccorso medico in Cina e in India.

L’ingresso degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale creò di nuovo la necessità di provvedere un servizio alternativo per gli obbiettori di coscienza. Insieme al Brethen Service Committee e al Mennonite Central Committee, l’Afsc collaborò all’organizzazione del Civilian Public Service, che prevedeva l’utilizzo degli obbiettori nel settore agricolo e della riforestazione , nella prevenzione degli incendi e in diverse forme di servizio sociale. Durante la guerra, quando le autorità americane trasferirono la popolazione di origine giapponese sulla costa occidentale a campi di concentramento, l’Afsc protestò vivacemente contro questa violazione delle libertà civili e si preoccupò poi di aiutare gli internati a ritrovare la libertà e un lavoro.

Verso la fine della guerra, l’Afsc si mobilitò per attuare interventi di aiuto immediato alle popolazioni civili che avevano più sofferto a causa del conflitto. Questi interventi vennero diretti all’Europa, all’Asia, all’India e poi anche al Giappone.

I Paesi europei che beneficiarono degli aiuti dell’Afsc furono l’Italia, la Francia, l’Austria, la Germania, la Polonia, l’Ungheria e la Finlandia. Per quanto riguarda il nostro paese, bisogna ricordare che i primi contatti fra l’Afsc e l’Italia risalgono alla prima guerra mondiale, quando alcuni volontari collaborarono con la Croce Rossa Americana nell’opera di assistenza ai rifugiati nelle provincie di Avellino e di Ancora e a Milano. La prima organizzazione quacchera che operò in Italia dalla fine del 1943 fu la Fau, che collaborò in Sicilia con la Commissione di alleata controllo, nella parte già liberata, e con il Governo militare alleato nelle zone di guerra. Agli inizi del 1944, la Fau partecipò a Napoli alla lotta contro un’epidemia di tifo e poi si occupò di campi per rifugiati italiani. Il primo coinvolgimento diretto dell’Afsc risale all’incontro svoltosi ad Algeri nel gennaio 1944 tra gli alti ufficiali del Governo militare alleato e rappresentanti dell’Afsc, della Fau e del Jdc per discutere degli aiuti ai campi per rifugiati nella parte d’Italia già liberata. Il rappresentante dell’Afsc dichiarò l’interesse della propria organizzazione ma informò che una partecipazione attiva dipendeva dalle trattative in corso col governo americano.

 

L’AFSC ARRIVA IN ITALIA NEL 1944 E ORGANIZZA I PRIMI CAMPI PER I RIFUGIATI

Il 17 aprile 1944, in risposta ad una richiesta ufficiale presentata dall’Inter-Governmental Committee for Refugees (Igcr), il Comitato esecutivo dell’Afsc approvò il trasferimento di due dei suoi rappresentanti a Bari per collaborare con Sir Clifford Heathcote- Smith, il delegato ufficiale dell’Igcr.

Il primo,  David Hartley, arrivò il 14 maggio e il secondo , Howard Wriggins, sei giorni dopo. I due si incontrarono la prima volta con Sir Heathcote-Smith nel campo profughi di Ferramonti, nei pressi di Taranto, dove iniziarono il lavoro di controllo delle liste per rifugiati che dovevano imbarcarsi per la Palestina. Nell mese di giungo, Wriggins fu in grado d’inviare a Filadelfia un progetto di intervento in Italia da parte dell’Afsc, d’intesa con l’Igcr, la Commissione alleata di controllo, l’Jdc e la Fau, che prevedeva una raccolta di dati su tutti i rifugiati non italiani che richiedevano di emigrare negli Stati Uniti, l’inserimento nella società italiana di quei rifugiati che non potevano emigrare, la riunificazione delle famiglie dei rifugiati, la creazione di attività comunitarie nei centri di raccolta dei rifugiati e qualche forma di assistenza economica. Il progetto fu approvato e subito avviato: i due membri dell’Afsc avrebbero lavorato con due volontari della Fau, Sam Marriage e Dennis Mann, in ogni attività nelle zone di Bari, Potenza, Napoli e Salerno, fino a quando Wriggins non sarebbe stato trasferito a Roma per coordinare il lavoro da un ufficio centrale, cosa che avvenne il 15 agosto 1944.

Nei vari campi furono avviati laboratori per confezionare vestiti, riparare scarpe e produrre altri oggetti utili, anche al fine di ridare una certa fiducia in loro stessi e nelle loro capacità. Oltre a distribuire gli aiuti finanziari, quelli alimentari e gli indumenti (soltanto nel mese di ottobre, vennero spedite da Filadelfia all’Italia dieci tonnellate di vestiario) che giungevano direttamente dalla sede centrale, l’Afsc fu anche coinvolta nella distribuzione dei fondi per l’aiuto ai rifugiati stranieri messi a disposizione dell’Agenzia finanziaria alleata.

Nel mese di agosto si svolse a Roma anche la prima riunione del comitato di coordinamento di tutte le agenzie, pubbliche e private, coinvolte nell’opera di soccorso. Ne facevano parte rappresentanti della sezione  “Refugees and Displaced Persons” del Quartier generale delle forze armate alleate, dell’Unrra (United Nations Relief and Rehabilitation Administration, creata nel novembre 1943 da 44 governi per aiutare le popolazioni nelle zone che stavano per essere liberate), la Commissione alleata di controllo, la Croce Rossa Americana e quella Britannica, l’Afsc, il Jdc, l’Igcr e la Fau. Venne deciso di incontrare mensilmente per scambiarsi informazioni, evitare sovrapposizioni e rendere più efficiente l’opera di soccorso in Italia. Nell’autunno i responsabili dell’Afsc e della Fau pensarono di elaborare un piano di intervento comune per la ricostruzione di villaggi distrutti e, dopo alcuni viaggi di ricognizione, decisero di avviare un progetto pilota nella provincia di Chieti.

Disponendo di volontari ma non di mezzi sufficienti per realizzare un progetto di ricostruzione, le due organizzazioni legate ai quaccheri stipularono degli accordi con la Commissione alleata di controllo e con l’Unrra, che fornirono gli automezzi necessari al trasporto del materiale edile e un’assistenza logistica.

Lo scopo principale del progetto era quello di “incoraggiare le persone a ricostruire”, ridando loro fiducia nelle proprie capacità e nel futuro. L’intervento ebbe inizio ufficialmente alla fine di aprile 1945 nella valle dell’Avventino, ai piedi della Maiella, e interessò le località di Casoli, Colledimacine e Montedormo. Durante l’estate, con l’arrivo di nuovi volontari e di nuovi mezzi di trasporto, il programma di aiuti si estese a Palena, Lettopalena e Taranta Peligna e la base operativa fu spostata da Casoli a Palena. A novembre, però, a causa delle neve, tutto il gruppo si trasferì ad Ortona, dove era già attiva un’unità dell’Unrra, di cui facevano parte anche volontari del Servizio Civile Internazionale (Sci).

Nel gennaio 1946, su richiesta dell’Unrra, l’Afsc e la Fau assunsero la gestione della ricostruzione in un area più vasta, che comprendeva anche Villa Santa Maria e Castel di Sangro (in provincia dell’Aquila).

Il programma, oltre al trasporto di materiale edile, comprendeva anche la distribuzione di generi alimentari (soltanto durante la prima settimana di maggio, ad esempio, vennero distribuite nella provincia di Chieti undici tonnellate di cibo, inviate dall’American Relief for Italy) e l’assistenza agli internati nei campi profughi. La creazione del programma Unrra- Casas nell’aprile 1946 determinò un ulteriore ampliamento degli interventi e le due organizzazioni, insieme all’Sci, furono coinvolte in altre due aree, quella di Carrara e quella di Frosinone.

Il Maggiore impegno portò anche all’inserimento di giovani italiani, che collaborarono con americani, inglesi e svizzeri, anche se per loro era difficile comprendere fino in fondo le motivazioni spirituali che animavano i volontari quaccheri. Furono proprio queste motivazioni e soprattutto il desiderio di aiutare stando a fianco delle persone  e non sopra di loro che spinsero l’Afsc a rinunciare ad amministrare il programma Casas nell’autunno 1946: il lavoro, infatti, stava diventando sempre più di tipo amministrativo e istituzionale, e rischiava di snaturare lo spirito dell’Afsc che voleva offrire il proprio contributo nell’ambito di un rapporto umano. “Sentiamo che in Italia”, scriveva nel gennaio 1947 il responsabile dell’Afsc al direttore del programma Casas “il sospetto e la mancanza di fiducia che pervadono gran parte della vita italiana, come un’eredità della generazione del fascismo e degli anni di guerra, hanno effetti ancor più devastanti della carenza di materiali e di capitali da investire.

E’ questo il problema che ci interessa di più. Sappiamo che il nostro contributo sarà comunque piccolo, ma pensiamo che valga la pena tentare (…) di stimolare gli abitanti dei villaggi ad affrontare alcuni dei loro problemi insieme e cooperativamente, sperando che attraverso il lavoro comune possano trovare anche un maggior senso di interdipendenza e di rispetto e costruire un po’ alla volta dei nuovi modi di sentire”.

IL “PACIFISMO PARATICO”: NEL 1947 L’AFSC RICEVE IL PREMIO NOBEL PER LA PACE

Nel 1947, quindi , l’Afsc – pur continuando una parziale collaborazione con il programma Casas in diverse località – elaborò e realizzò un proprio programma di aiuti, finalizzato a fare lavorare le persone per un obiettivo comune, nella fiducia e nel rispetto. Alla fine del 1947, l’importanza del lavoro svolto dai quaccheri in diversi paesi del mondo ottenne un altissimo riconoscimento : il premio Nobel per la Pace.

In occasione della consegna del premio, l’allora presidente dell’Afsc, Henry J. Cadbury, disse: “ (…) a nome dell’Afsc accetto, la nostra parte di questo premio con umiltà e gratitudine. Umilmente, perché riconosciamo che noi quaccheri di oggi siamo debitori alle generazioni di quaccheri che per tre secoli hanno mostrato la strada del pacifismo pratico che noi tentiamo di seguire (..) Siamo grati che in questo premio l’attenzione sia di nuovo rivolta al bisogno degli ideali che noi professiamo: rifiuto di tutte le guerre, amicizia concreta al di là delle frontiere, riconciliazione con ex nemici ed ex amici.

La ricostruzione, per essere duratura, doveva fondarsi sulla riconciliazione. Questa convinzione ha continuato ad animare l’attività umanitaria dei quaccheri e, in particolare, dell’Afsc anche negli anni seguenti. In molti Paesi, nella Corea al Vietnam, dalla Nigeria al Bangladesh, dal Nicaragua al Medio Oriente., i volontari dell’Afsc hanno portato avanti tenacemente la loro testimonianza di pace, che non si è limitata allo sforzo di ricostruire quanto era stato distrutto dalla guerra ma è stata anche, e continua ad essere oggi, impegno contro la corsa agli armamenti, a livello nazionale e internazionale, e lotta contro la povertà e l’ingiustizia politica, economica e sociale.

 

L’articolo si conclude con la foto della prima pagina dell’Avanti del 4 aprile 1946 che parla dei quaccheri americani in Italia.

 

L’impegno dell’AFSC (quaccheri americani) nella ricostruzione di Marciano in Garfagnana

Marciaso, un piccolo paese nel comune di Fosdinovo in provincia di Massa Carrara, fu distrutto dai tedeschi nell’agosto del 1944 per rappresaglia contro un’azione di partigiani che operavano nella Lunigiana. I primi interventi per la sua ricostruzione risalgono al campo di lavoro organizzato nell’estate del 1946 da Brigate Bunting, dell’Afsc. E da Charles Gros, dell’SCI, al quale parteciparono anche alcuni studenti italiani: Alessandro Lovatti, Franco Morozzo della Rocca, Paolo Pignatelli e Adriano Tommasini. Dopo una breve visita al campo di lavoro verso la fine d’agosto, Irwin Abrams – responsabile della formazione dei volontari dell’American Friends Service Committee – scrisse nel suo diario: “ Uno degli aspetti più significativi del lavoro dell’Afsc in Italia è il fatto che i nostri volontari sono arrivati in paesi sperduti come Marciaso, posti che sarebbero certamente rimasti fuori da ogni programma governativo per la ricostruzione.

Quale peso politico hanno poche centinaia di contadini di Marciaso? Politicamente, sono solo una frazione di un comune e, nonostante i loro bisogni, non avrebbero ricevuto alcun aiuto se non fosse stato per l’interesse e l’impegno di Bob (Barrus, responsabile della sezione di Carrara dell’Afsc) e degli altri.

La guerra non ha discriminato : ha distrutto luoghi storici come Cassino, che tutto il mondo sembra pronto ad aiutare a ricostruire, e ha anche distrutto paesi insignificanti come Marciaso, di cui nessuno si preoccupa”.

Massimo Ruboli

 

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