Salvate i bambini di Calais

Salvate i bambini di Calais

Responsabili religiosi esortano Theresa May ad accogliere 400 bambini bloccati a Calais

(Isabelle Demangeat) In una lettera aperta diversi responsabili religiosi britannici, tra cui l’ex arcivescovo di Canterbury, il dr Rowan Williams, hanno ingiunto al loro primo ministro di accogliere i bambini attualmente bloccati nella giungla di Calais.
La giungla di Calais è “una macchia sulla coscienza della Francia e della Gran Bretagna”. Sono parole forti che rispecchiano l’esasperazione e l’indignazione dei responsabili religiosi del Regno Unito che le hanno utilizzate il 9 ottobre in una lettera aperta indirizzata al primo ministro britannico e diffusa dal “Daily Mail”.

Dalle parole ai fatti
Facendo riferimento al primo grande discorso di Theresa May al congresso del partito conservatore a Birmingham, pronunciato mercoledì 5 ottobre, nel corso del quale aveva confidato il suo scopo ultimo di “trasformare il Regno Unito in un paese in cui il merito vale più della ricchezza, […] dove tutti giocano con le stesse regole”, […] in cui il suo partito deve “lottare per i deboli e resistere ai forti”, questi responsabili religiosi le hanno ingiunto di accogliere i bambini attualmente bloccati nella giungla di Calais, lontano dai loro genitori e “profondamente traumatizzati”.

Agire adesso
“Lei ha chiamato il suo governo ad agire con giustizia […] e a lottare contro lo schiavismo moderno”, le ricordano nella lettera sostenuta dall’associazione Citizens UK. “Il momento di agire è adesso”, hanno aggiunto, ingiungendole senza mezzi termini di accogliere, prima dello smantellamento del campo previsto entro l’inverno, i 387 bambini identificati come aventi diritto a un trasferimento nel Regno Unito, in quanto la loro famiglia si trova oltremanica.
Le chiedono inoltre di agire affinché quelli che non lo sono beneficino di “una protezione adeguata in Francia”, suggerendo anche l’idea di creare “a lungo termine un sistema di centri per bambini, situato lontano dalla regione di Calais”.
“Dal Kindertransport al Kosovo, la Gran Bretagna ha una fiera storia in materia di reazioni in caso di bisogni umanitari urgenti”, scrivono rabbini, vescovi anglicani, responsabili musulmani e altri responsabili religiosi. “Noi le chiediamo ancora una volta di agire nel solco di questa tradizione di leadership morale e di proteggere i più vulnerabili tra noi”, hanno esortato.

Sostegno dalla diocesi di Arras
Dall’altra parte della Manica la diocesi di Arras (Passo di Calais) applaude l’iniziativa. “Non possiamo che sottoscrivere la richiesta di proteggere i più fragili: donne e bambini”, è la reazione di monsignor Jean-Paul Jaeger, vescovo della diocesi, che aggiunge: “È un bel segnale quello dato dai nostri amici britannici”. “Perché si tratta anche di far rispettare il diritto: diritto al ricongiungimento familiare e alla presa a carico, in quanto minori, sul suolo francese”, aggiunge padre Vincent Blin, vicario generale, precisando che non si può tuttavia immischiare “in un’iniziativa di cittadini, britannici, rivolta al loro governo”.
A fine febbraio monsignor Jaeger aveva invitato, con un comunicato, a “non smantellare le persone”, ricordando che gli “esseri umani non possono mai essere spostati come i pezzi di un gioco strategico”.

Quasi mille minori a Calais
A Calais i minori che vivono nell’insalubre baraccopoli sarebbero “tra i 900 e i 950” secondo Bernard Cazeneuve, ma quasi 1.200 secondo due associazioni, ossia più di un decimo della popolazione totale. Il loro numero è salito rapidamente negli ultimi mesi.
Se i più giovani hanno una decina d’anni, la grande maggioranza ha un’età compresa tra i 15 e i 18 anni e quasi tutti sono non accompagnati oppure con uno zio, un cugino… Tra il 20% e il 25% di loro potrebbero avere dei familiari in Gran Bretagna. (da La Croix; trad. it. G.M.Schmitt/voceevangelica.ch).

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