I quaccheri – Eversione e nonviolenza: raccolta di Giorgio Viola – Thomas Ellwood

I quaccheri – Eversione e nonviolenza:  raccolta di Giorgio Viola

Thomas Ellwood

Dalla Biografia (1714)

II parte

 

… Dicevo prima che da ragazzo avevo fatto buoni progressi in fatto di cultura, ma che poi, prima di divenire adulto, avevo dimenticato tutto. Non ne fui del tutto consapevole finché non divenni quacchero. Solo allora mi accorsi di quanto avevo perduto e me ne dolsi. Ne avevo già parlato tristemente con Isac Penington, mio amico particolare, ma ora lo feci con maggiore franchezza, e con ciò lo indusse a cercare il modo di aiutarmi.

Egli era intimo amico del dottor Paget, professionista di fama a Londra, e questi di John Milton, gentiluomo assai noto per la sua cultura negli ambienti intellettuali, grazie all’importanza delle opere che, su diversi argomenti, aveva scritto in varie occasioni.

Tempo addietro aveva ricoperto un incarico pubblico, ma si era poi ritirato a vita tranquilla a Londra e, avendo completamente perso la vista, teneva sempre presso di sé qualcuno che gli leggesse. In genere si trattava del figlio di qualche gentiluomo di sua di sua conoscenza che, con grande cortesia, ospitava per migliorane la cultura.

… Andai quindi a cercare alloggio il più vicino possibile a casa sua (egli abitava allora in Jewen Street) e da quel momento mi recai ogni pomeriggio da lui, tranne il primo giorno della settimana; gli sedevo vicino in sala da pranzo e gli leggevo i libri in latino che egli desiderava.

La prima volta che andai a casa sua per leggergli, osservando che seguivo la pronuncia inglese, mi disse che, se volevo trarre beneficio dalla conoscenza del latino non solo per leggere e comprendere gli autori, ma anche per conversare con gli stranieri sia all’estero che in patria, dovevo imparare la vera pronuncia. Poiché ero d’accordo, cominciò coll’insegnarmi quella delle vocali.

Ma, quasi che per me la cultura fosse un frutto proibito, aveva appena iniziato il mio lavoro, quando mi trovai di fronte a un altro fatto che per me ne distolse completamente.

Per l’improvviso scoppio di una sommossa, non ricordo per quale aspetto sospetto di complotto e quindi di pericolo per il governo, vennero sciolte in tutte le città le riunioni dei dissidenti, quelle per lo meno che riuscirono a scoprire e che forse non erano molte oltre a quelle dei quaccheri; le prigioni si riempirono di Amici.

Quella mattina, e precisamente il 26 ottobre del 1662, mi trovavo alla riunione  presso il Muso del Toro ad Aldersgate, quando improvvisamente irruppe con grande frastuono una pattuglia di soldati al comando di un certo maggiore Rosewell, un farmacista – se ben ricordo – che all’epoca aveva la cattiva fama di essere un papista.

Appena entrato nella stanza, con alla calcagna una o due file di armati, costui comandò ai suoi uomini di puntare su di noi i fucili, con l’intento, suppongo, di seminare il terrore fra la gente. Poi proclamò che tutti quelli che erano quaccheri, se volevano, potevano andarsene.

…I soldati erano giunti così presto che, al loro arrivo, la riunione non era ancora affollati; quando gli ospiti non quaccheri furono usciti, rimanemmo talmente in pochi , e così sparsi in quella vasta sala, che furono in grado di distinguerci benissimo e chiamarci uno per uno, a loro piacimento.

Il comandante della pattuglia ci ordinò per prima cosa di uscire dalla stanza , ma noi, per volontà di Dio ci eravamo riuniti colà per venerarlo, non ci muovemmo… e restammo al nostro posto. Allora egli mandò fra di noi dei suoi soldati con l’ordine di trascinarci fuori, cosa che fecero abbastanza rozzamente.

….Ci condusse… davanti all’ingresso della prigione; dopo aver bussato, il portello venne aperto e il capo guardia, insieme al portiere, si apprestò a riceverci.

…La prigione di Bridewell era affidata alle cure di due donne oneste, serie, discrete e materne, entrambe vedove, che chiamavano Anne Merrick (in seguito Vivers) e Anne Travers.

Appena compresero che erano stati mesi in prigione degli Amici, procurarono cibi caldi, carne e brodo – il tempo era assai rigido – e, dopo aver ordinato ai servi di portarci le vivande con pane, formaggio e birra, vennero esse stesse. Dopo che il cibo fu posto su un tavolo, ci dissero che esso era stato procurato per tutti coloro che non avevano nessuno che si occupasse di loro o che non erano in grado di procurarselo da se stessi. Fra di noi non mancava certo un siffatto di ospiti….

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