Julian Assange, prigioniero politico

06.11.2016 Leopoldo Salmaso
Julian Assange, prigioniero politico
(Foto di Wikimedia Commons)

Da quasi sei anni Julian Assange è prigioniero politico di tre paesi (Svezia, Regno Unito e USA) le cui costituzioni vietano la prigionia politica, e i cui media mainstream si spacciano per araldi della libertà.

 

Julian Assange, cittadino australiano, è il fondatore di Wikileaks che ha pubblicato milioni di documenti segreti i quali rivelano all’opinione pubblica nei paesi di tutto il mondo le malefatte dei loro governi. Gli apparati USA sono molto più coinvolti di tutti per la semplice ragione che dominano il mondo.

Il governo USA considera J.A. nemico pubblico numero uno. Se catturato dagli USA, J.A. rischia la pena di morte per rivelazione di segreti di stato. Ma il rischio reale è che J.A., per non essere riconosciuto come martire molto più di quanto non lo sia già, venga eliminato simulando un qualche incidente o armando la mano di qualche “pazzo isolato” tipo Lee Oswald, Jack Ruby o altri sicari così regolarmente presenti nella storia degli USA, da Lincoln in poi.
Per poter avere J.A., gli USA hanno inscenato a suo carico un caso di violenza sessuale in Svezia.
La donna implicata nell’accusa ha dichiarato che fu tutta una montatura della polizia.
In Svezia J.A. non è mai stato formalmente incriminato e infine il pubblico ministero ha riconosciuto il “non luogo a procedere”.
I governi di Svezia e Regno Unito, telecomandati dagli USA, continuano a perseguire J.A. illegalmente.

L’Ecuador, dopo aver esaminato il caso di J.A. e riconosciuto che egli è un perseguitato politico, gli ha concesso asilo nella sua ambasciata a Londra, dove J.A. resta confinato da quasi 6 anni.

Il Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie delle Nazioni Unite (UN-WGAD) ha deliberato che la “persecuzione” di J.A. è illegale non solo secondo i trattati internazionali, ma ancor prima secondo le leggi di Svezia, Regno Unito e USA. In punta di diritto, i tre governi sono tenuti ad attuare l’ordinanza del UN-WGAD desistendo da ogni atto ostile nei confronti di J.A., ma non lo fanno.
Il governo britannico mantiene l’ordine alla polizia di presidiare l’ambasciata equatoriana e rifiuta di garantire che, se J.A. uscisse di lì, non lo estraderebbe negli USA o in Svezia.
Il governo svedese rifiuta di garantire che non estraderebbe J.A. negli USA.
J.A. è prigioniero politico di tre paesi le cui costituzioni vietano la prigionia politica, e i cui media mainstream si spacciano per araldi della libertà.

Recentemente Wikileaks ha pubblicato oltre 30.000 mail che rivelano la natura pericolosamente guerrafondaia di Hillary Clinton, facendole perdere molti punti nei sondaggi elettorali.

L’ambasciata equatoriana ha limitato i collegamenti internet di J.A. per non essere accusata dagli USA di favorire interferenze nella campagna elettorale statunitense, ma Wikileaks continua a pubblicare autonomamente da molti paesi europei.

L’entourage di Hillary Clinton accusa la Russia di passare a Wikileaks documenti compromettenti, cosa ufficialmente smentita da Wikileaks.

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