Anche gli scienziati piangono. La scienza e i cattivi scienziati

08.11.2016 Damiano Mazzotti
Anche gli scienziati piangono. La scienza e i cattivi scienziati

Enrico Bucci è un giovane scienziato molto innamorato del suo lavoro. Per difendere la scienza ha deciso di pubblicare un libro molto scorrevole che esce dai soliti schemi: “Cattivi scienziati. La frode nella ricerca scientifica” (www.addeditore.it, 2015, 157 pagine, euro 14).

 

Bucci ha esaminato molto ricerche e dai sui studi emerge che dal 5 al 25 per cento dei lavori scientifici presi in esame sono frodi. Questa percentuale varia molto a seconda del settore di riferimento. Inoltre il 68,7 per cento degli articoli ritrattati, cioè non considerati più validi e ritirati dalla letteratura scientifica, “contenevano dati falsi o fabbricati, oppure risultavano plagiati”. E bisogna considerare che “le frodi vengono scoperte di rado” (p. 88).

La frode scientifica più antica è il comportamento di hoaxing: “consiste nel raccontare storie e inventare fatti non reali (hoax) per supportare qualcosa di inesistente” (p. 32). La forma di adulterazione più eclatante è il forging: i ricercatori in questo caso arrivano fino al punto di produrre dei dati riferiti a osservazioni mai condotte.

La forma di frode più artistica è il cooking: lo studioso che cucina i risultati sceglie “fra cento misure le quindici o venti che più gli aggradano, trova l’accordo con una teoria predefinita, oppure cercando fra i lavori altrui – cui ad arte con risparmia lodi – seleziona un po’ qui e un po’ là, fino a ottenere valori tali da poter dimostrare i propri dati” (p. 35).

Infine la forma più lieve di alterazione degli studi scientifici è il trimming, che “elimina porzioni di informazioni che sarebbero utili in tutti quei casi in cui vogliamo sapere non solo il valore medio di una misura, ma anche il suo ambito di variazione… persino quando non alterano il risultato finale” (p. 35). Infatti negli studi di valutazione dei farmaci queste variazioni sono importantissime, perché i valori estremi possono comportare delle reazioni gravi o mortali in una popolazione umana.

Anche i revisori delle varie riviste, che sono anonimi non sono esenti da cattivi comportamenti: possono “rallentare la revisioni di articoli buoni, e alla fine dare un giudizio sfavorevole… questi trucchi screditano il sistema di peer review e perpetuano la pubblicazione di articoli di standard basso. Alcuni frodatori rubano le idee dei loro competitori, rallentano l’accettazione dei manoscritti di questi ultimi chiedendo revisioni non necessarie ed esperimenti aggiuntivi faticosi, mentre allo stesso tempo spingono per la pubblicazione dei propri lavori” o delle ricerche di amici o di colleghi (p. 81). Invece alla nascita del sistema di peer review i revisori erano noti e criticabili.

Naturalmente esistono gli errori e le condotte in buona fede: “talvolta alla base di azioni condannabili può esserci un profondo autoinganno”. In molti casi può esserci stata una selezione inconscia dei dati in supporto e lo scarto di “evidenze contrarie, senza che vi fosse alcuna volontà di trarre un ingiusto vantaggio da quanto fatto”. Per evitare questa distorsione in alcuni casi si possono adottare gli studi in doppio cieco in cui anche i ricercatori incaricati delle misurazioni sono all’oscure delle reali motivazioni dello studio.

Quindi “prima di accusare un ricercatore di frode scientifica, è necessario stabilire intenzionalità e vantaggi conseguiti” (p. 44). In ogni caso se uno studioso aumenta il numero delle sue pubblicazioni riesce a fare carriera in modo più veloce e riesce ad ottenere più potere e più soldi.

Comunque tutto il mondo è paese e anche il mondo della scienza è popolato da persone troppo narcisiste, da mitomani o da veri e propri truffatori interessati solo al proprio conto in banca. Anche gli scienziati possono truffare, rubare e piangere (soprattutto quando vengono puniti dalla dura realtà dei fatti). Ma purtroppo troppi scienziati non vogliono rendere pubbliche le indagini e gli esiti sulle frodi scientifiche poiché pensano che vi possa essere “una perdita di fiducia nella figura del ricercatore o dello scienziato. Anche gli scienziati sono essere umani inseriti in un particolare gruppo e tendono a difendere il loro gruppo.

 

Enrico Bucci è nato nel 1972, si è laureato in Biologia nel 1997 e nel 2001 è diventato ricercatore presso l’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini del CNR di Napoli. Successivamente ha fondato due aziende innovative (Bionucleon e www.biodigitalvalley.com). Nel 2014 ha lasciato il suo lavoro al CNR per dedicarsi a Biodigitalvalley e all’analisi delle frodi nelle pubblicazioni scientifiche. Biodigitalvalley si occupa dell’analisi dei dati biomedici pubblicati nel mondo (alcuni milioni di ricerche possono essere analizzate in pochi secondi). Per ottenere un breve approfondimento video: www.youtube.com/watch?v=8jV4rdUFs-A.

 

Nota sulle pubblicazioni – Pub Med è un portale biomedico aggiornato e gratuito: www.pubmed.com. Purtroppo non esiste un database pubblico e accessibile che elenchi le pubblicazioni ritrattate. Inoltre, il tempo che intercorre tra una ritrattazione e la pubblicazione della corrispondente nota da parte degli editori scientifici è lungo (anche tre anni), e un numero compreso tra un quinto e un terzo delle pubblicazioni ritrattate non viene segnalato come tale” (p. 88). Quindi per tanti motivi la stima minima dei ricercatori truffatori si aggira intorno al 2 per mille. Invece una stima basata su una serie di questionari anonimi ha scoperto che circa il 2 per cento degli scienziati ammette di aver falsificato i dati (Daniele Fanelli, Stanford University). Mentre la percentuale raggiunge il 14 per cento quando viene chiesto se qualcuno è stato testimone della fabbricazione di dati o della manipolazioni delle immagini (una frode molto diffusa).

Nota personale – Nel libro “Il grande inganno sulla prostata” Ablin descrive il più grande esempio di frode commerciale medica degli ultimi anni (Raffaello Cortina, 2016). Ablin ha scoperto il Psa, l’antigene specifico della prostata e negli ultimi anni ha denunciato l’uso scorretto e reiterato di un test riguardante la concentrazione di un antigene che non è un vero marcatore tumorale, soprattutto se considerato come indicatore isolato. E i probabili interventi chirurgici collegati ai test positivi che mirano all’asportazione del tumore della prostata sono in molti casi molto debilitanti, poiché possono causare l’impotenza e l’incontinenza. Inoltre il tumore è presente in una forma più o meno inoffensiva nella maggioranza degli uomini sessantenni e nella quasi totalità di quelli che hanno superato gli ottanta. Inoltre Einstein ha affermato che la Scienza è il raffinamento del pensiero comune, quindi ogni persona e ogni giornalista può provare a indagare un particolare fenomeno e può smascherare alcune frodi. Io partirei con l’indagare sui numeri che sostengono il cambiamento climatico, dato l’enorme interesse che hanno le grandi multinazionali bancarie e finanziarie nel gestire gli innumerevoli crediti legati all’anidride carbonica.

Nota finale – “La grande tragedia della Scienza: il massacro di una bella ipotesi da parte di un brutto dato di fatto” (Thomas Henry Husley).

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