Referendum: la democrazia è un ostacolo allo sviluppo?

27.11.2016 Gerardo Femina
Referendum: la democrazia è un ostacolo allo sviluppo?

Se si crede che gli stati sono ormai delle aziende, dove i governi sono una specie di consiglio di amministrazione il cui ruolo è facilitare gli investimenti, allora il voto coerente sul referendum costituzionale è senz’altro il SI. In questa visione uno stato è come una specie di filiale di una grande banca mondiale e il suo compito è solo quello di facilitare le transazioni finanziarie, gli investimenti economici, riducendo al minimo gli ostacoli. In questa direzione gli ostacoli possono essere idee “primitive” come per esempio i diritti dei lavoratori o il diritto ad una educazione e a un sistema sanitario pubblico. Da questo punto di vista la stessa democrazia è un’idea vecchia, obsoleta che era valida per un mondo ormai passato. Inoltre la democrazia ha un costo: le elezioni, i parlamentari, i rappresentanti a vari livelli e tutta la macchina burocratica necessitano molto denaro. E questo costo non è giustificato perchè la macchina non è efficiente. I politici e i partiti non si mettono d’accordo, le decisioni importanti da prendere non vengono prese o si realizzano solo in tempi lunghissimi. In sintesi la democrazia rallenta lo sviluppo. Serve un sistema più efficiente, snello e meno costoso per gestire la res pubblica. Bisogna accettare l’idea che gli uomini non sono tutti uguali ed alcuni, più dotati, hanno il diritto di decidere per altri.

Ma se al contrario si crede che l’idea moderna di democrazia rappresentativa, con tutti i limiti che ha, è una grande conquista dell’umanità e in quanto tale va difesa per essere migliorata, allora il voto coerente è il NO. In questa visione lasciare il controllo dello stato nelle mani del potere economico è un’ideologia primitiva e aristocratica. Un’ideologia primitiva che ha portato alla situazione in cui oggi 85 uomini hanno la ricchezza del 40% della popolazione mondiale e che alcune multinazionali sono più potenti e ricche di interi stati nazionali. Un’ideologia primitiva che vuole la privatizzazione dello stato, l’appropriazione della res pubblica da parte della logica economicistica dello sviluppo e sottomettere i diritti umani alle leggi del mercato.
Al contrario si crede che gli esseri umani sono tutti uguali e che hanno tutti gli stessi diritti. Al contrario si crede che il potere reale è e deve essere della gente. Si crede che il vero sviluppo è liberarsi dalla schiavitù dei vari Wall Street, dei titoli nasdaq, dello spread e del tasso di crescita. Al contrario si crede che la vera crescita consiste nella ridistribuzione della ricchezza e non in politiche che la concentrano sempre di più nelle mani di pochi. Al contrario si crede che la vita umana è molto più grande e dignitosa di questo modello primitivo e obsoleto che vogliono imporre.

Interessante è osservare come l’Italia è sempre all’avanguardia. Il modello Berlusconi – un miliardario che occupa anche il potere politico – è stato poi esportato anche in altri paesi, per ultimo gli Stati Uniti. E’ stata all’avanguardia con il governo Monti, un rappresentante della banca messo dall’alto a capo del governo, senza nessuna elezione. Ora sarà un esempio anche nello “snellimento” delle democrazia? Per questo c’è tanta attenzione in Europa e nel mondo sulle vicende politiche italiane di questi giorni. Un esperimento che se riesce poi si potrà esportare. La riuscita significa che la gente lo accetta “democraticamente”.

Se non si vuole che questo referendum sia solo un’arma di “distrazione” di massa, come sono state le elezioni USA, bisogna coglierne il senso profondo. L’Italia è una grande nazione con una importante storia democratica che non sceglierà di essere ridotta ad un topolino da laboratorio per gli esperimenti del grande capitale finanziario.

E’ chiaro che un cambiamento è non solo necessario ma urgente e che non basta solo dire no. Serve un lavoro sostenuto per arrivare non ad una riforma qualsiasi ma ad una rivoluzione nonviolenta che nelle cose essenziali andrà esattamente nella direzione opposta a quella che gli aristocratici vorrebbero far passare con questo referendum. Questa azione nonviolenta si svilupperà soprattutto nei comuni e nei quartieri dove si vive e prenderà da esempio gli insegnamenti di Ghandi e M. L. King. Farà pressione sui centri di potere con la grande forza di cui dispone. Comprenderà che in nome di dio, dello stato e del denaro si sono spesso compiute e si compiono le più grandi mostruosità contro la gente. Per questo compierà una rivoluzione dei valori, mettendo al centro l’essere umano concreto, con le sue reali esigenze e necessità, sia fisiche che spirituali. Si darà valore all’economia reale e non alle speculazioni finanziarie. Con la pratica della democrazia diretta e del cooperativismo in campo economico ci si muoverà verso un nuovo umanesimo e un nuovo mondo.

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