Pace in Colombia: il silenzio dei fucili

28.11.2016 Francesco Cecchini
Pace in Colombia: il silenzio dei fucili

Siamo per l’abolizione della guerra, non vogliamo la guerra.

Mao Tse-tung

Le FARC-EP e il governo colombiano di Juan Manuel Santos hanno avviato negoziati e raggiunto accordi perché la soluzione militari, la guerra, erano impossibili. FARC-EP e governo colombiano sono, ora, per l’abolizione della guerra, non vogliono più la guerra.

 Le FARC-EP e il governo colombiano hanno firmato il 24 novembre nel Teatro Colón di Bogotá l’Accordo Finale per porre fine al conflitto armato e la costruzione di una pace stabile e duratura. L’ Accordo sarà discusso nel Congresso il 30 novembre. L’articolo 3 della costituzione colombina  fa obbligo al governo di presentare gli atti di politica pubblica al vaglio del Congresso. E gli accordi di pace sono un atto di politica pubblica. Dunque nessun’altra consultazione popolare, come avrebbero preteso gli oppositori. Santos conta su una maggioranza trasversale riunita in un fronte di partiti favorevoli alla la pace che dovrebbe ratificare la nuova intesa, in tempi brevi. Alla discussione saranno invitati esponenti politici per il NO e per il SI alla pace. L’approvazione permetterà di realizzare l’Accordo Definitivo per la pace.

 “El Silencio de los Fusiles”, Il Silenzio dei Fucili, è il primo documentario colombiano sul processo di pace.

https://vimeo.com/192151228

Va però affermato, con forza, che la pace è molto di più che il silenzio dei fucili.

ACCORDO FINALE

Il nuovo accordo, frutto di 41 giorni di rinegoziati è un documento di 310 pagine, 13 in più del precedente, firmato in settembre. L’aumento si deve all’ incorporazione di alcune proposte degli oppositori vincitori del referendum del 2 ottobre.

Approccio di genere

Correzione influenzata dalla conservatrice Chiesa evangelica che dall’inizio si oppose ai negoziati di pace dell’Avana perché colpivano principi evangelici come l’intagibilità della famiglia. Opportunisticamente si è tenuto conto della forza elettorale della Confederación Evangélica: 10 milioni di fedeli. La Colombia è anche questa. Nell’Accordo Definitivo le menzioni a questioni di genere sono state ridotte da 144 a 55.  Sono state tolte dal testo tutte le frasi che possano minare l’unità della famiglia, cancellato ogni riferimento a gays e così via.

Partecipazione politica

L’ Accordo Finale non specifica l’ammontare del finanziamento che verrà dato alle FARC-EP, trasformate in partito politico.  L’accordo precedente prevedeva un 10% del presupposto che lo Stato prevede per il finanziamento dei partiti politici. Invece alle FARC-EP verrà assegnato un finanziamento medio di quello che hanno ricevuto partiti politici prima degli accordi del 2016. Vengono mantenuti 2 seggi alle FARC, per 2 legislature consecutive all’Accordo Finale, nonostante la forte opposizione di Uribe e dell’uribismo.

Costituzionalità

Il testo dell’Accordo Finale non farà parte della costituzione. Vi sarà solo l’affermazione che le istituzioni e le autorità statali devono rispettare l’Accordo Finale.

 

Restrizione della libertà, incarcerazione

Mentre Uribe e l’uribismo proponevano prigione per determinati guerriglieri il testo accordato stabilisce che il Tribunal para la Paz fissi orari e spazi, che non sono prigioni, dove i condannati  devono scontare la pena. Inoltre vengono definiti i luoghi dove i condannati devono risiedere dopo l’orario di detenzione.

Giurisdizione speciale per la pace

L’opposizione ha ottenuto che i giudici del Tribunal para la Paz siano colombiani e non stranieri. Il Tribunal para la Paz durerà 10 anni con possibile proroga di altri 5.  Solamente durante i primi 2 anni il Tribunale potrà ricevere richieste di investigazioni, con un’eventuale proroga di un anno.

Narcotraffico

L’Accordo Definitivo stabilisce che caso per caso si stabilisca se il delitto di narcotraffico è connesso alla guerriglia.

ASPETTI POSITIVI DELL’ACCORDO FINALE

Uno fra i tanti. Con l’approvazione dell’Accordo Finale il ruolo dell’ONU nel controllare l’attuazione di tutti punti dell’Accordo diventa operativo, quindi la realizzazione della pace diventa effettiva. Devono, però, essere presi in considerazione i limiti dell’Accordo Definitivo, i potenziali rischi.

LIMITI DELL’ACCORDO DEFINITIVO

 

Opposizione di Uribe

Uribe e l’uribismo sono nemici della pace. Il loro obiettivo strategico è la distruzione politica di una guerriglia, le FARC-EP, che ha raggiunto un accordo definitivo con il governo; quello tattico è di alzare il tiro a ogni passo.

Dopo la firma dell’Accordo Definitivo, Álvaro Uribe e suoi seguaci si sono riuniti per più di 7 ore con il governo colombiano, affermando essenzialmente che il nuovo patto è un semplice ritocco di quello bocciato il 2 ottobre scorso. 10 riunioni precedenti tra uribisti e governo sono stati, secondo gli uribisti, inutili. Il governo ha invece affermato che la maggior parte dei temi proposti sono stati incorporati nel nuovo patto. Si è arrivato a prospettare da parte di Uribe un nuovo referendum o un negoziato diretto con le FARC-EP. La risposta del governo, sicuro della maggioranza in parlamento, è stata contundente: l’Accordo Finale non si modifica. Comunque è evidente che le due posizioni sono inconciliabili e che in questa situazione si sta assistendo a un rispuntare del para militarismo.

Para militarismo, una guerra senza fine

Un rapporto del Centro Nacional de Memoria Histórica (CNMH) ha rivelato che tra il 1970 e il 2015 si sono registrate in Colombia 60.630 sparizioni forzate di campesinos, operai, dirigenti sociali. I responsabili furono, nella maggior parte dei casi, i paramilitari. Nel caso di falsos positivos, invece, il responsabile fu l’esercito. All’inizio degli anni 90 vi è stata la creazione di forze paramilitari di destra, in particolare le Autodefensas Unidas de Colombia (AUC). Il loro obiettivo era combattere le guerriglie ma hanno provocato numerosi omicidi politici di persone che disturbavano l’oligarchia. Paramilitari e forze liberiste sono andate, quindi, a braccetto. Forze paramilitari consistenti esistono ancora, vedere lo sciopero armato, paro armado, delle Autodefensas Gaitanistas de Colombia,  dalla mezzanotte del 31 marzo a quella del 1 aprile 2016.  La ONG Somos defensores denuncia più di 15 assassinii di dirigenti politici e sociali nei primi 3 mesi del 2016, la Unión Patriótica (UP) almeno 30. Gli assassinii continuano fino ai giorni nostri, anche se ancora non vi è una contabilità precisa. Quello che è chiaro è che i negoziati e gli accordi tra FARC-EP e governo hanno fatto rispuntare in forza alcune formazioni paramilitari.

Opposizione interna delle FARC-EP e dubbi

Non tutti nelle FARC-EP sono d’accordo a deporre le armi. Il Frente Primero, Armando Riós, che ha circa 200 guerriglieri e opera nelle province di  Guaviare, Vichada y Vaupés, nella Colombia orientale, con il suo comandante, che partecipò anche ai colloqui dell’Avana, ha espresso un disaccordo totale e chiaro. Ma vi sono dubbi sia alla base sia tra alcuni dirigenti e simpatizzanti. Significative sono   dichiarazioni di fine settembre riportate da La Haine di  Miguel Urbano Rodrigues, persona vicina alle FARC-EP, conobbe e intervistò anche Marulanda, che non esprimono ottimismo, ma sottolineano che all’orizzonte vi è anche incertezza. Queste dichiarazioni sono ancora attuali.   La fine del conflitto armato (52 anni di guerra) è una realtà, benché la cosiddetta riconciliazione nazionale è per il momento impossibile. Le FARC- EP sono state una guerriglia gloriosa. Con l’eccezione di quella vietnamita non si incontra un precedente simile al suo nella lotta rivoluzionaria per la libertà, l’indipendenza e la fine dello sfruttamento dei popoli. Ora con il strutturarsi in organizzazione politica, Movimento di Movimenti, come ha dichiarato Timoshenko, va incontro a un futuro irto di problemi: i paramilitari non hanno deposto le armi, continuano a essere uccisi, anche recentemente, dirigenti di comunità sociali, la Colombia è un paese con forti diseguaglianza e dominato da un oligarchia, il cui potere si basa su queste diseguaglianze.

Le FARC-EP, ora Movimento di Movimenti, sapranno contribuire a cambio politico, economico, sociale e culturale se sapranno tradurre con forza, nel contesto colombiano attuale gli obiettivi che si erano date 52 anni fa, quando, fondate da Marulanda, Tiro Fijo, presero le armi.

ELN (Ejército de Liberación Nacional)

Il 27 ottobre scorso era programmato il primo incontro a Quito tra ELN e governo colombiano con un agenda di dialogo e negoziazione definita lo scorso 30 marzo in 6 punti. Partecipazione della società nella costruzione della pace, trasformazione per la pace, democrazia della pace, vittime, fine del conflitto, messa in pratica degli accordi e controlli. Prima del 27 ottobre era stato accordato la liberazione di due ostaggi da parte dell’ELN e un’amnistia da parte del governo. Il 27 ottobre il governo colombiano ha sospeso con decisione unilaterale il tavolo delle trattative. Non vi sono informazioni chiare in merito agli sviluppi di questa vicenda; è chiaro, invece, che senza un accordo con la seconda guerriglia del paese non vi sarà pace in Colombia.


PROSPETTIVE

La proposta di Timoshenko, leader delle FARC-EP, di formazione di un governo di transizione, di unità nazionale con propositi, se accettata, può costituire una prospettiva reale di realizzazione della pace, del superamento degli ostacoli, potenziali rischi, e anche dell’inizio di un cambio politico e sociale in Colombia.

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